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Dalla Barbie alla Bratz
I fattori diseducativi del giocattolo sex
di Letizia Neri
(studentessa IV C, Istituto "F. Martini" di Montecatini Terme
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Durante un viaggio in Germania nel 1952, Ruth Handler comprò tre esemplari di una piccola bambolina che vendevano nelle tabaccherie, il suo nome era Lilli. Fu da questa che trasse ispirazione per creare una bambola appositamente per far contenta la figlia Barbara.

In breve tempo diventò la bambola più popolare del mondo. Non si trattava più della classica bambola-bebè che le bambine si divertivano a tenere tra le braccia, tutt’altro: era la bambola-simbolo, la giovane emancipata e libera che ogni donna avrebbe voluto essere (guarda caso è proprio in questo periodo che emerge la questione femminile…).

La Barbie è stata in primis la bambola più famosa, bionda, elegante e slanciata vestita a tema in decine e decine di versioni. Il mondo, oggi!
Mia nonna mi diceva che aveva le bambole di lana, quelle morbidose con gli occhi fatti da bottoni, è all’epoca di mia nonna era considerato un lusso, credo, avere un giocattolo del genere (dato che allora si scucivano letteralmente i cappotti una volta consumati e si ricucivano completamente rigirando la stoffa)

Cosa succede oggi girando per gli scaffali di un qualsiasi negozio di giocattoli? Toh! Nina Moric confezionata impacchettata su uno scaffale di un negozio di giocattoli. [E non è che io poi ce l’abbia con Nina Moric! Era solo per prendere uno dei tanti esempi di donne di “plastica” che invadono il mondo (della tv)]

No! Okay... okay, perché altrimenti passo come quella che è invidiosa della gente famosa e siccome io sono per la "par condicio" (come cavolo si scrive?) farò un esempio, come dire? Più terra-terra, quindi dirò: Toh! La mia datrice di lavoro ( che era talmente rifatta che quando accendeva una sigaretta le labbra, sapientemente imbottite di silicone, le si arricciavano per il troppo calore e questo contribuiva maggiormente ad aumentare i miei, già abbastanza brutti, sogni) confezionata impacchettata su uno scaffale di un negozio di giocattoli.

Scherzi a parte…Ragazzi se qualcuno ancora non l’avesse capito parliamo delle Bratz (che sempre di più assomigliano alle ragazzine adolescenti che vediamo in giro e non so se è meglio così o viceversa), le più strepitose, supertrendy, supercool, fashionable (e chi si vuole divertire con questi anglicismi si faccia pure avanti) bambole mai esistite.

E se per caso volete andare oltre io vi dico:  strappate di mano la “Jade” la “Sasha” o la “Dana” che vostra figlia (o sorella) ha in mano (è spero che sia così, perché se ce l’ha vostro padre vi conviene chiamare immediatamente la Neuro..) e guardatela, dio mio!, guardatela e ditemi se non assomiglia ad Alba Parietti! E che diamine!! Inoltre, la differenza con una ormai soppiantata Barbie sta non solo nell’aspetto di vestire: la Bratz ha i supercriticati pantaloni a vita bassa, le micromagline che scoprono l’ombelico e le calzature (che mi ricordano tanto le zeppe anni ’70 de "I Cugini di Campagna") che sembrano per lo più scarpe correttive. Un look che rispecchia in tutto e per tutto la moda di oggi. E secondo voi dietro quella bambola non c’è un messaggio? O meglio: quella bambola non è essa stessa un chiaro messaggio per una bambina di che so… cinque, sei anni, di come vestirsi?

Andiamo! Chi non avrebbe indossato il vestito di Barbie stile “principessa” se solo fosse esistito?

Quindi: se il sabato sera uscite e andate in discoteca e vedete una Bratz che balla sul cubo (bisogna averci buon occhio, perché la differenze tra lei è una giovane media di oggi sta diventando sottile) non vi stupite…

O se a Dicembre vi hanno indotto a fare i soliti regali natalizi passando la giornata in un centro commerciale, spero vi siate fermati un attimo nel reparto dei giocattoli ed avrete visto lì, immortalata in miniatura,  la vostra compagna di banco, impacchettata, confezionata su uno scaffale qualsiasi, che diamine!!!! Tiratela fuori!!! Non vorrete mica che incontri un Bratz Boy?

Questa riflessione è soltanto un' angolazione fotografata per soffermarsi sul tema dello stereotipo di bellezza, della moda, degli atteggiamenti che dai primi del ‘900 si sono evoluti(?) fino ad oggi. Da un semplice oggetto-simbolo che è la bambola, si capisce che evidentemente le cose sono cambiate e, forse, non in meglio.