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L’esperienza scolastica di don Milani oggi non è ripetibile
perché non c’è più un don Milani. L’eredità che ci ha lasciato
però, è
un modello antropologico del modo di concepire la cultura,
l’insegnamento, la pedagogia, la formazione, la classe dirigente
di una società. Sono questi i profili che riguardano la sua
opera ed il suo pensiero. La cultura scolastica italiana è stata
storicamente condizionata dai politici governanti. Nel
dopoguerra il Ministero della Pubblica Istruzione è sempre stato
affidato, per 50 anni, alla Democrazia Cristiana. Quando poi si
è avvicinato un ministro della sinistra, l’eredità di don Milani
non ha trovato nessuna applicazione. Oggi poi destra e sinistra
sono identici nel disegno di affossare la scuola: ha iniziato
Berlinguer e siamo finiti all'avvocata, dopo la manager Moratti.
Tutti ministri benestanti, lontani dalla realtà di chi deve
sbarcare il lunario e affida alla scuola il futuro dei propri
figli.
La scuola continua, ancora
oggi, ad avere l’insegnante che “boccia e parte per il mare”. Don Milani si è occupato degli
emarginati, degli ultimi perché la scuola era (ed è rimasta)
classista, nonostante la scolarizzazione di massa. Don Milani
contrapponeva i “Pierini” (figli di papà) ai suoi scolari
poveri. Faceva studiare i suoi ragazzi per 12 ore al giorno e
quando non capivano qualcosa dovevano alzare la mano per
chiedere spiegazioni all'insegnante. Diceva loro: "Quello che
non capite oggi in classe, è un calcio nel culo che domani la
società vi darà".
Se dalla scuola si mandano via i brutti, cattivi e poveri,
allora non è più una scuola, ma un ospedale che cura i sani e
respinge i malati. Bisogna che nella scuola si sostituisca la
bocciatura con il tempo pieno per chi sembra il più zuccone. Non
si può essere razzisti a scuola. La scuola serve a trasformare
le persone in uomini e donne con dignità propria e autonomia di
pensiero. |
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La pedagogia ritengo che vive da
anni una profonda crisi d’identità, giacché i pedagogisti
annaspano nel vuoto, presi e persi a discutere sull'oggetto della pedagogia stessa:
si deve occupare di formazione, d'educazione, d'intercultura, di
didattica speciale, di marginalità, di storia della pedagogia o di cosa?
Il risultato è che
mentre all'università è chiaro che il pedagogista insegna e si capisce
cosa fa, nella società non è facile intuirlo.
Appena ne incontri uno, hai l'impressione che gioca a fare lo
psicologo, vale a dire, pensa, parla e ragiona da psicologo, senza
essere tale. Ti chiedi, allora: forse è un complesso d'inferiorità
alimentato dal fatto che lo psicologo ha l'ordine professionale (geniale
invenzione!) e il pedagogista no?
Quando poi conosci uno
psicologo, hai la sensazione che parla e ragiona come uno psichiatra. Ti
chiedi allora: forse ha il complesso d'inferiorità perché lo psichiatra
prescrive farmaci e lui no?
Che cos'è allora che accomuna, oggi, in senso antropologico
culturale, queste figure professionali? La tendenza che dimostrano di
avere nel considerare ogni comportamento una devianza o patologia.
Così facendo, anche senza volerlo, aiutano la cultura autoritaria che
vede in ogni devianza o patologia una norma penale da emanare o
inasprire.
Il risultato di tanta frustrazione qual è? Che, per esempio, mentre prima
si sapeva che a scuola sono sempre esistiti i bambini (ed i ragazzi)
difficili e si cercava un approccio educativo, culturale ed umano, oggi,
con la psicologia che avanza come un virus, al posto del cuore si usa il
codice penale ed al posto della ragione la stigmatizzazione. (Ecco,
il retroterra che agevola il compito e la scelta di un ministro della
scuola con la forma mentis da avvocato!).
Dove non
arriva la psicologia, ci pensa la psichiatria a chiudere il cerchio: una bella diagnosi che trasforma
i nostri bambini e ragazzi in portatori d'handicap, scegliendo un numerino tra i 374
disturbi mentali contemplati nel libro d'oro (nel senso di business)
del Manuali Diagnostico DSM-IV. Nessuno di noi è al riparo da quei 354
numerini. C'è una diagnosi per tutti e tutto: se fumi sei malato
(dipendenza), se smetti di fumare sei malato (astinenza), se
mangi troppo sei malato (obeso), se mangi poco sei malato
(anoressico), se sei felice sei malato (isterico), se sei triste sei
malato (depresso), se hai difficoltà a fare i calcoli sei malato
(discalculo), se hai difficoltà a scrivere sei malato (disgrafico),
se hai difficoltà a parlare sei malato (dislessico), se un po'
parli e un po' no sei malato (balbuzie), se non accetti la
schiavitù e desideri la libertà sei malato (drapetomia), se sei
una donna che ti ribelli al maschio sei malata (isteria uterina),
se sei un bimbo e non riesci stare seduto per un quarto d'ora sei malato
(iperattivo)... Insomma, chi si salva?
In una scuola elementare di Firenze la maestra ha chiamato i carabinieri
perché non riusciva a badare a due bimbi di prima elementare. Prima, col
preside, avevano persino assunto una guardia giurata: ma, ci rendiamo
conto? A Catania, un preside,
all’inizio dell’anno scolastico, ha chiamato la Digos perché
controllasse nell'istituto l’entrata degli studenti e ha
proposto l'uso di un metal detector. In un liceo di Catanzaro, un preside ha
chiamato la guardia di finanza perché perquisisse, con tanto di unità
cinofila ed in tuta mimetica militare, gli zaini dei ragazzi e delle
ragazze, senza poi trovare nulla, tranne uno spinello nella tasca di un
ragazzo più impaurito di tutti.
Insomma, codice penale e pugno di ferro, a che serve la pedagogia?
Come criminologo clinico più volte vengo chiamato nelle scuole a tenere
incontri su situazioni spiacevoli, ma preferirei essere chiamato come
docente, non come criminologo.
Il luogo dove criminologi, psicologi e psichiatri non dovrebbe mettere piede (se non per insegnare) è
proprio la scuola. Ad eccezione del pedagogista capace di parlare
d'educazione e di dare un senso non di "cura" (iatria) al disagio
giovanile ed alle difficoltà nell'apprendimento, ma di buon senso. A scuola, si dovrebbe insegnare a vivere ed a volersi
bene l'un l'altro, non ad essere i numero uno e spararsi a vicenda, con
il supporto o senza degli psicofarmaci. |
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Le pseudoscienze (psicologia e
psichiatria) sono sempre più intraprendenti nella scuola. Mediante degli
espedienti semantici e dei giochi linguistici, spacciano per diagnosi le
stigmatizzazioni e per cura l'avvelenamento dei bambini con
psicofarmaci. Scrive in modo acritico Mariolina Iossa sul Corriere della
Sera del 24.10.08 p- 10: «Dislessici,
esercito di fantasmi. Un milione e mezzo, ogni anno 25 mila nuovi casi».
Ma se non è una sciocchezza, cos'è? Se davvero ci fossero 25 mila
ragazzi dislessici all'anno, essendo la popolazione scolastica pari a
circa 2.300.000 mila, tra meno di 10 anni sarà tutta dislessica? Via!
La dislessia non è una malattia né una patologia, ma un'invenzione del
linguaggio della psichiatria. Questa etichetta genera negli studenti un complesso d'inferiorità che
mina l'autostima e la sicurezza in se stessi; mentre ai genitori crea la
falsa consapevolezza che il proprio figlio ha una sorta di strana
"malattia", generando ansia, oltre al rischio di fare il salto
breve dal disturbo allo psicofarmaco.
Mariolina Iossa nell'articolo citato tra i
personaggi storici e famosi che sarebbero effetti da dislessia cita: Tom
Cruise, Walt Disney, Agatha Christie, John F. Kennedy, Fabio Picasso
ecc. ecc. Ebbene, paradosso vuole, che se Tom Cruise (e così tutti gli
altri citati) è diventato "Tom Cruise" e J. Kennedy è
diventato il presidente degli Stati Uniti, ossia della prima potenza
mondiale, pur essendo "dislessici", allora
vuol dire che la dislessia non è un problema dell'apprendimento né un handicap né una malattia! (Leggi
articolo correlato )
P.S.: A proposito, la scuola non dovrebbe nemmeno formare giornalisti che poi pubblicano la
velina della Questura (senza scomodarsi a fare investigazione) e si
limitano a lisciare il pelo ai politici ed ai potenti. Tuttavia, se le scuole di
giornalismo sono riservate ai Taccati dalla Grazia che possono pagare 10
mila euro all'anno e le scuole sono di comproprietà di chi detiene i giornali
stessi, come si farà a non pubblicare solo la velina della Questura ed a
non lisciare il pelo ai politici ed ai potenti?
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