SE LA SCUOLA DIVENTA AZIENDA, AVREMO ESCALATION DI CRIMINI E PSICOFARMACI, DI SAVERIO FORTUNATO

CRIMINOLOGIA.IT, RIVISTA INTERNET DI TEORIA E SCIENZE CRIMINALI


Il prof. Saverio Fortunato sul sito ufficiale di Barack Obama 
"I FATTORI CRIMINOGENI NELLA SCUOLA AMERICANA"


 

 

Se la scuola diventa azienda,
avremo escalation di crimini e psicofarmaci
UN MINISTRO INCOMPETENTE?  E’ UTILE, E' UTILE!
di Prof. Saverio Fortunato
(Specialista in Criminologia Clinica,
Docente di Devianze e Tecnologie Educative e di Contrasto all'Università di L'Aquila)




E. Galli della Loggia
,
già professore di Storia economica italiana dall'Unità nazionale presso la Facoltà di Scienze economiche e bancarie dell'Università di Siena

Ormai in Italia le cose funzionano così: la mattina si alza il Toccato dalla Grazia della situazione e decide l’argomento su cui spararla grossa. Pensiamo alla scuola, scrive Ernesto Galli della Loggia (Corsera del 25.8.08): «Tra neppure un mese la macchina della scuola italiana ricomincerà a macinare lezioni ed esami. Una gigantesca macchina fatta di circa un milione di dipendenti, di migliaia di edifici frequentati da milioni di studenti, pronta anche quest’anno ad allestire milioni di iniziative le più varie, a sfornare tra circolari, lettere, verbali e registri, il solito astronomico numero di tonnellate di carta. Una macchina gigantesca, appunto. Ma senz’anima: che non sa perché esiste né a che cosa serva, e che proprio perciò si dibatte da decenni in una crisi senza fine».
Mi domando, ma che linguaggio è? “Macinare”, “macchina”, “sfornare”, parla di un mulino, di una fabbrica o di cosa? Beh, forse è facile spararle grosse quando s'insegna "scienze" (?) bancarie a Siena (città del Palio e del Monte dei Paschi) e si ha la pagina del Corriere della
Sera a disposizione! Quale altra anima arriva così in alto e riesce ad esternare tanta finezza di pensiero, con un linguaggio così delicato, rispettoso e scientifico-bancario, in termini di rendimento e produttività? Chissà qual è il master giusto (pubblico o privato?) da frequentare per giungere a cotanta genialità?
Prima di lui, si era alzato bene Umberto Bossi affermando che un avvocato non è adatto a guidare la scuola italiana, ma la ministra ha replicato: «Io non sono un'insegnante, ma anche Bossi non è un costituzionalista...». In questo modo la ministra ha pensato di pareggiare i conti, ma è un doppio (tragico) errore. La ministra Gelmini, per occuparsi utilmente della scuola, dovrebbe prima togliersi la forma mentis dell'avvocato (ossia, portatore d'interessi di una parte contro un'altra), per evitare di vedere tutto, gira e rigira, in termini di norma e di codice civile o penale.




La Ministra Gelmini
Da Brescia a Reggio Calabria
Così la Gelmini diventò avvocato
di Gian Antonio Stella



Il Ministro Bossi

 

 

Con la cultura del  codice civile e penale si dirige un tribunale, non una scuola

La ministra invece cosa fa? C’è il fenomeno definito (erroneamente dall’onnisciente psicologia) bullismo? Ecco la ricetta: inasprimento della pena, ossia voto basso in condotta e bocciatura!
Galli della Loggia dice che c’è il problema che la “macchina” della scuola “macina” lezioni ed esami? Il ministro ha subito annunciato che nella prossima finanziaria ci saranno tagli al personale che «dovremo dolorosamente attuare: 87mila docenti e 45mila dipendenti dell'area amministrativa. È ora di riorganizzare il sistema e voglio farlo in comune accordo con tutti gli attori coinvolti nel mondo della scuola: le regioni, le parti sociali, gli insegnanti e anche le famiglie
»
(così al meeting di Rimini il 27 agosto 2008).
Si potrebbe continuare, ma fermiamoci all’idea finale riportata su La Nazione del 28.8.08, dove si dice di voler trasformare le scuole in fondazioni, dove possono partecipare le famiglie (quali famiglie? Quelle che conosco io dei miei studenti non hanno soldi abbastanza per comprare tutti i libri!).
Insomma, ormai siamo di fronte un meccanismo di liquidazione del pensiero critico e della ragione, attraverso espedienti semantici (macchina, macina, sforna) di un linguaggio irriguardoso o seducente si vuole trasformare:
l’incompetenza in politica, l’egoismo in corporativismo, la prevaricazione in libertarismo, il vuoto intellettuale in avanguardie e sperimentalismo, l’autoritarismo in autorità, l’aggressione in aiuto fraterno o umanitario? Questa operazione sembra essere praticata cercando di demonizzare o squalificare, attraverso opposti espedienti semantici, le sgradite verità contrarie e disingannanti come qualunquismo, retroguardia, moralismo, pessimismo, autoritarismo, mistificazione, provocazione, arroganza, macchinazione, ecc. cercando così di zittire, con ampi successi, gli isolati tentativi di un pensiero critico. Scrive a riguardo, F. Mantovani: “Attraverso il gioco dell’investitura di progressismo e della stigmatizzazione dell’oscurantismo e antidemocraticità del pensiero divergente tutta una “intellighenzia” (intellettuali scrittori, mass-media), produttrice d’opinione attraverso l’appropriazione dei mezzi d’informazione, si è assicurata l’inattaccabilità della propria mediocrità ed il successo della “genialità compresa”.

Bella la scuola a "consorzio" con le aziende, dove un master costa 10 mila euro all'anno!



Il Presidente del Gruppo Mediaset,
Dott. Fedele Confalonieri,
e il Rettore dell'Università IULM,
Prof. Giovanni Puglisi

http://www.campusmultimedia.net/
 

Sulla scuola, la scelta di un ministro  che Bossi definisce "incompetente", forse non è casuale perché può fare davvero molte cose.
Intanto, può favorire il privato rispetto il pubblico. (A proposito, un master in giornalismo presso il consorzio Libera Università di Lingue e Comunicazione IULM e Gruppo Mediaset costa 9.500 euro all’anno!). Poi, può distruggere ciò che il mondo c'invidia: il modello pedagogico della scuola di don Milani. A che serve che i poveri vadano a scuola? Meglio riservarla ai Toccati dalla Grazia. Vuoi mettere un master di "scienze" bancarie con uno in filosofia? Via!
Nella scuola-azienda gli studenti sono considerati capitale umano (nell'azienda-scuola si parla invece di risorse umane) e le "scienze" bancarie insegnano, che un capitale o è vivo (e serve a qualcosa) o è morto (e non serve a nulla).

 


Giannelli sul Corriere della Sera


I FATTORI DEGENERATIVI DELLA SCUOLA

Nell’analisi dei fattori criminogeni della scuola americana (ossia, della scuola-azienda per eccellenza) va indicato:
-
«L’impreparazione, specie sulle materie scientifiche, dei docenti provenienti dagli strati più poveri dei laureati e preparati più sul metodo che sulla sostanza dell’insegnamento.
- L'indisciplina endemica, l’irresponsabilità delle famiglie e degli studenti (con gli aggravamenti, nelle metropoli, della droga e della violenza contro le cose e le persone, non di rado degli insegnanti, e tra bande, e con la conseguente istituzione di servizi di sicurezza interni e, in certe università, di corpi di polizia);
-la “ritirata” dei curricula su livelli minimi;
-la devastazione dei curricula attraverso i corsi facoltativi, che hanno sostituito alle discipline di base le più strane materie, privando lo studente di un sapere organico e sistematico, e attraverso inconcludenti attività extrascolastiche. E come rimedi vengono fra l’altro suggeriti la rivalutazione degli insegnanti attraverso non solo migliori retribuzioni ma anche incentivazioni con graduatorie di merito (i migliori devono percepire di più, ricoprire gli incarichi più importanti, beneficiare di molteplici agevolazioni);
-l’introduzione di una serie di corsi obbligatori comuni a tutti gli studenti per la salvaguardia dell’insegnamento delle materie fondamentali contro le improvvisazioni ed approssimazioni dei corsi facoltativi;
-l’introduzione di nuovi orari e calendari che impongano un minimo d’ore giornaliere e di giorni di frequenza;
-l’introduzione d’esami che premino i “compiti” fatti a casa e l’attività assidua dello studente, penalizzino l’assenteismo e l’insufficienza, selezionino i candidati ai collages
». (Cfr.: F. Mantovani, Il problema della criminalità, Cedam, Padova 1989).
Molti mali della scuola statunitense sono anche tipici della scuola italiana.
In Italia si assiste alla  dequalificazione dalle elementari all’università (attraverso l’immissione d’insegnanti poco preparati, le riforme demagogiche, l’illimitata proliferazione di corsi universitari facoltativi in concorrenza spesso negativa con i corsi sulle materie di base, l’indottrinamento al posto della scienza) e a contrabbandare, da parte di troppi, le decadenza scolastica come conquista, progresso, innovazione, ostacolandosi attraverso queste tecniche giustificazionistiche i necessari processi critici e finendosi anche in materia d’istruzione per pretendere di curare i mali potenziandone le cause. Con tutte le implicazioni negative circa le nostre capacità non solo di affrontare le sfide tecnologiche degli altri paesi, ma anche e soltanto di assicurare servizi sociali fondamentali, funzionanti e qualificati, a cominciare da quello sanitario. Secondo Mantovani, inoltre, un terreno d'indagine criminologica è lo stato di profondo degrado scientifico, culturale e morale, in cui è caduta la scuola italiana. A mo avviso, gli bassi stipendi dei docenti, da una parte, e l'alta disponibilità di denaro e potere ai presidi, dall'altra, minano alla radice l'insegnamento come passione, trasformandolo in un "affare", in una corsa al guadagno facile, con le logiche dell'impresa. Non è un caso che i presidi vorrebbero stipendio da top manager, contro docenti con stipendio da fame e sottostimati.


LA CRISI DELLA PEDAGOGIA (E DEI PEDAGOGISTI)
 

 

L’esperienza scolastica di don Milani oggi non è ripetibile perché non c’è più un don Milani. L’eredità che ci ha lasciato però, è un modello antropologico del modo di concepire la cultura, l’insegnamento, la pedagogia, la formazione, la classe dirigente di una società. Sono questi i profili che riguardano la sua opera ed il suo pensiero. La cultura scolastica italiana è stata storicamente condizionata dai politici governanti. Nel dopoguerra il Ministero della Pubblica Istruzione è sempre stato affidato, per 50 anni, alla Democrazia Cristiana. Quando poi si è avvicinato un ministro della sinistra, l’eredità di don Milani non ha trovato nessuna applicazione. Oggi poi destra e sinistra sono identici nel disegno di affossare la scuola: ha iniziato Berlinguer e siamo finiti all'avvocata, dopo la manager Moratti. Tutti ministri benestanti, lontani dalla realtà di chi deve sbarcare il lunario e affida alla scuola il futuro dei propri figli.
La scuola continua, ancora oggi, ad avere l’insegnante che “boccia e parte per il mare”. Don Milani si è occupato degli emarginati, degli ultimi perché la scuola era (ed è rimasta) classista, nonostante la scolarizzazione di massa. Don Milani contrapponeva i “Pierini” (figli di papà) ai suoi scolari poveri. Faceva studiare i suoi ragazzi per 12 ore al giorno e quando non capivano qualcosa dovevano alzare la mano per chiedere spiegazioni all'insegnante. Diceva loro: "Quello che non capite oggi in classe, è un calcio nel culo che domani la società vi darà".
Se dalla scuola si mandano via i brutti, cattivi e poveri, allora non è più una scuola, ma un ospedale che cura i sani e respinge i malati. Bisogna che nella scuola si sostituisca la bocciatura con il tempo pieno per chi sembra il più zuccone. Non si può essere razzisti a scuola. La scuola serve a trasformare le persone in uomini e donne con dignità propria e autonomia di pensiero.

 

La pedagogia ritengo che vive da anni una profonda crisi d’identità, giacché i pedagogisti annaspano nel vuoto, presi e persi a discutere sull'oggetto della pedagogia stessa: si deve occupare di formazione, d'educazione, d'intercultura, di didattica speciale, di marginalità, di storia della pedagogia o di cosa?
Il risultato è che mentre all'università è chiaro che il pedagogista insegna e si capisce cosa fa, nella società non è facile intuirlo.
A
ppena ne incontri uno, hai l'impressione che gioca a fare lo psicologo, vale a dire, pensa, parla e ragiona da psicologo, senza essere tale.  Ti chiedi, allora: forse è un complesso d'inferiorità alimentato dal fatto che lo psicologo ha l'ordine professionale (geniale invenzione!) e il pedagogista no?
Quando poi conosci uno psicologo, hai la sensazione che parla e ragiona come uno psichiatra. Ti chiedi allora: forse ha il complesso d'inferiorità perché lo psichiatra prescrive farmaci e lui no?
Che cos'è allora che accomuna, oggi, in senso antropologico culturale, queste figure professionali? La tendenza che dimostrano di avere nel considerare ogni comportamento una devianza o patologia. 
Così facendo, anche senza volerlo, aiutano la cultura autoritaria che vede in ogni devianza o patologia una norma penale da emanare o inasprire.

Il risultato di tanta frustrazione qual è? Che, per esempio, mentre prima si sapeva che a scuola sono sempre esistiti i bambini (ed i ragazzi) difficili e si cercava un approccio educativo, culturale ed umano, oggi, con la psicologia che avanza come un virus, al posto del cuore si usa il codice penale ed al posto della ragione la stigmatizzazione. (Ecco, il retroterra che agevola il compito e la scelta di un ministro della scuola con la forma mentis da avvocato!).
Dove non arriva la psicologia, ci pensa la psichiatria a chiudere il cerchio: una bella diagnosi che trasforma i nostri bambini e ragazzi in portatori d'handicap, scegliendo un numerino tra i 374 disturbi mentali contemplati nel libro d'oro (nel senso di business)  del Manuali Diagnostico DSM-IV. Nessuno di noi è al riparo da quei 354 numerini. C'è una diagnosi per tutti e tutto: se fumi sei malato (dipendenza), se smetti di fumare sei malato (astinenza), se mangi troppo sei malato (obeso), se mangi poco sei malato (anoressico), se sei felice sei malato (isterico), se sei triste sei malato (depresso), se hai difficoltà a fare i calcoli sei malato (discalculo), se hai difficoltà a scrivere sei malato (disgrafico), se hai difficoltà a parlare sei malato (dislessico), se un po' parli e un po' no sei malato (balbuzie), se non accetti la schiavitù e desideri la libertà sei malato (drapetomia), se sei una donna che ti ribelli al maschio sei malata (isteria uterina), se sei un bimbo e non riesci stare seduto per un quarto d'ora sei malato (iperattivo)... Insomma, chi si salva?
In una scuola elementare di Firenze la maestra ha chiamato i carabinieri perché non riusciva a badare a due bimbi di prima elementare. Prima, col preside, avevano persino assunto una guardia giurata: ma, ci rendiamo conto? A Catania, un preside, all’inizio dell’anno scolastico, ha chiamato la Digos perché controllasse nell'istituto l’entrata degli studenti e ha proposto l'uso di un metal detector. In un liceo di Catanzaro, un preside ha chiamato la guardia di finanza perché perquisisse, con tanto di unità cinofila ed in tuta mimetica militare, gli zaini dei ragazzi e delle ragazze, senza poi trovare nulla, tranne uno spinello nella tasca di un ragazzo più impaurito di tutti.
Insomma, codice penale e pugno di ferro, a che serve la pedagogia? 
Come criminologo clinico più volte vengo chiamato nelle scuole a tenere incontri su situazioni spiacevoli, ma preferirei essere chiamato come docente, non come criminologo.
Il luogo dove criminologi, psicologi e psichiatri non dovrebbe mettere piede (se non per insegnare) è proprio la scuola. Ad eccezione del pedagogista capace di parlare d'educazione e di dare un senso non di "cura" (iatria) al disagio giovanile ed alle difficoltà nell'apprendimento, ma di buon senso. A scuola, si dovrebbe insegnare a vivere ed a volersi bene l'un l'altro, non ad essere i numero uno e spararsi a vicenda, con il supporto o senza degli psicofarmaci.

SCUOLA E MASS-MEDIA,
L'INTRAPRENDENZA DELLE  PSEUDOSCIENZE E DELLA "CURA"

Le pseudoscienze (psicologia e psichiatria) sono sempre più intraprendenti nella scuola. Mediante degli espedienti semantici e dei giochi linguistici, spacciano per diagnosi le stigmatizzazioni e per cura l'avvelenamento dei bambini con psicofarmaci. Scrive in modo acritico Mariolina Iossa sul Corriere della Sera del 24.10.08 p- 10: «Dislessici, esercito di fantasmi. Un milione e mezzo, ogni anno 25 mila nuovi casi». Ma se non è una sciocchezza, cos'è? Se davvero ci fossero 25 mila ragazzi dislessici all'anno, essendo la popolazione scolastica pari a circa 2.300.000 mila, tra meno di 10 anni sarà tutta dislessica? Via!
La dislessia non è una malattia né una patologia, ma un'invenzione del linguaggio della psichiatria. Questa etichetta genera negli studenti un complesso d'inferiorità che mina l'autostima e la sicurezza in se stessi; mentre ai genitori crea la falsa consapevolezza che il proprio figlio ha una sorta di strana "malattia", generando ansia, oltre al rischio di fare il salto breve dal disturbo allo psicofarmaco.
Mariolina Iossa nell'articolo citato tra i personaggi storici e famosi che sarebbero effetti da dislessia cita: Tom Cruise, Walt Disney, Agatha Christie, John F. Kennedy, Fabio Picasso ecc. ecc. Ebbene, paradosso vuole, che se Tom Cruise (e così tutti gli altri citati) è diventato "Tom Cruise" e J. Kennedy è diventato il presidente degli Stati Uniti, ossia della prima potenza mondiale, pur essendo "dislessici", allora vuol dire che la dislessia non è un problema dell'apprendimento né un handicap né una malattia!  (Leggi articolo correlato)


P.S.: A proposito, la scuola non dovrebbe nemmeno formare giornalisti che poi pubblicano la velina della Questura (senza scomodarsi a fare investigazione) e si limitano a lisciare il pelo ai politici ed ai potenti. Tuttavia, se le scuole di giornalismo sono riservate ai Taccati dalla Grazia che possono pagare 10 mila euro all'anno e le scuole sono di comproprietà di chi detiene i giornali stessi, come si farà a non pubblicare solo la velina della Questura ed a non lisciare il pelo ai politici ed ai potenti?
 

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