CRIMINOLOGIA.IT, RIVISTA INTERNET DI TEORIA E SCIENZE CRIMINALI
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Dal testo: "Senso e conoscenza nelle Scienze Criminali"


Ormai è come un virus, ha raggiunto (ad oggi) 87 aree d'intervento

Psicologia, scienza o onniscienza?
di Prof. Saverio Fortunato
(Specialista in Criminologia Clinica, Docente all'Università di L'Aquila)
 

Che cos’è la psicologia?
La definizione psico-logia deriva da “psiche” (anima, soffio, farfalla) e “logós” (discorso); dunque, discorso sulla psiche.
La psicologia nasce dalla Filosofia; con Platone, l’anima è completamente separata dal corpo. Il corpo è definito come “prigione dell’anima”. Aristotele, discepolo di Platone, realizza la prima opera della storia di psicologia: “De Anima”. In questo trattato il filosofo conferma la divisione dell’anima dal corpo, ma aggiunge: “L’anima domina il corpo, ma con l’autorizzazione del padrone”, intendendo come padrone l’uomo stesso. Questa concezione dualistica durerà a lungo nel pensiero filosofico: il corpo è inferiore all’anima, ciò che eleva è l’anima, non il corpo. Dunque, il corpo è la sede degli istinti e della sensibilità; l’anima appartiene alla sfera superiore, quella razionale. Il cristianesimo confermerà e svilupperà questa dicotomia: l’anima spirituale, per mantenere la propria purezza di origine divina, deve “schiacciare” i desideri e le passioni del corpo, che rappresentano il peccato, il male. In conclusione, il mondo inconoscibile che la ragione ha separato da sé per secoli rappresenta il fine e l’intereresse della psicologia, vale a dire, il mondo degli affetti, delle pulsioni, del sogno, del desiderio.

La psicologia scientifica
Secondo alcuni autori (R. Zonta), la psicologia scientifica  si distingue da quella di tipo filosofico-razionale (che è psicologia dell’anima in senso metafisico).
La metafisica è la filosofia che studia la realtà che sfugge all’esperienza sensibile. L’anima, con Cartesio, viene restituita ai teologi e ai filosofi. La realtà umana, quindi, non ha più bisogno, per funzionare, dell’anima, che non potrà mai interessare l’indagine scientifica. Cartesio quindi libera il corpo dalla metafisica e lo affida alla scienza; con lui lo studio scientifico del corpo diventa possibile.
Secondo A. Pedon le origini della psicologia scientifica risalgono a poco più di un secolo fa, quando cioè il metodo scientifico fu applicato allo studio del comportamento umano e animale.
A.O. Ferraris individua la nascita della psicologia scientifica nel XVIII secolo, quando i filosofi empiristi (Condillac, Locke, Hume), decisi ad innovare la filosofia, puntarono sulla sperimentazione; detti filosofi si ponevano queste domande:
- Quello che vediamo è reale o falsato?
- Esiste una realtà fuori di noi?
- Ciò che sentiamo corrisponde al vero oppure è una nostra interpretazione?
- Le nostre convinzioni sulla realtà, che derivano dai sensi, sono veritiere, immediate ed incontrovertibili?
- Le altre persone vedono e sentono ciò che io vedo e sento?

Questi filosofi si interrogarono su tutto ciò che costituiva le sensazioni e come dalla associazione delle idee nascesse la conoscenza. La conoscenza attraverso l’associazione delle idee è un approccio definito “psicologia soggettiva”.
La nascita della psicologia scientifica vera e propria risale alla fine dell’ottocento, con i primi psicologi della scuola tedesca (Fechner, Wundt).
Gustav Theodor Fechner (1801-1887) era un fisico intento a tradurre in termini matematici il rapporto tra l’intensità delle sensazioni psicologiche e quella degli stimoli che le provocano. Su tali intuizioni fu costruita la scala in decibel, secondo cui, ad esempio, ad un sussurro si dà 20 decibel, mentre uno stimolo 10 volte superiore (un rumore) è considerato di 40 decibel perché di solito è percepito come avente un valore doppio rispetto quello di un sussurro. Oggi queste intuizioni contengono inesattezze, ma storicamente ha agevolato lo studio della psiche come oggetto d’indagine scientifica.

Wilhelm Wundt (1832-1920) dedicò i suoi studi alla psicologia come scienza autonoma, pubblicando sei edizioni dell’opera Fondamenti di psicologia fisiologica, scrivendo oltre 50.000 pagine e fondando una rivista specializzata non solo sulla percezione o sugli aspetti cosciente della mente, ma anche di psicologia animale, d’antropologia e di psicologia sociale.
I suoi studi consistevano nello stabilire la risposta della persona rispetto un determinato stimolo, al fine d’individuare l’esperienza diretta pura. La sua scuola si proponeva di studiare la “struttura” della mente, da qui il nome di
scuola strutturalista. Il loro obiettivo era di definire gli elementi costitutivi dei processi coscienti, per poi comprendere come avvenivano le combinazioni tra di essi. In altri termini,  si proponevano di fare in psicologia ciò che i chimici avevano fatto nella chimica, scoprendo che la materia è composta da un certo numero di componenti (sensazioni, immagini, sentimenti) elementari.
Wundt nel 1879 presentò la psicologia “sperimentale” ai suoi studenti dell’università di Lipsia e la definì “scienza senza un’anima”. Affermò, che lo studio dell’anima era uno “spreco di energia” e che l’uomo non era altro che un animale ed, in quanto tale, poteva essere ammaestrato e manipolato. La psicologia biologica di Wundt fu facilmente smentita (perché, per esempio, i gatti non giocano a scacchi), tuttavia, la sua psicologia riuscì ad imporsi come modello biologico di Wundt.
Gli
psicologi comportamentisti, a partire da Ivan Pavlov con i suoi esperimenti sui cani che salivavano, cominciarono ad addestrare e condizionare l’uomo. Gli psicologi John B. Watson e B. F. Skinner fecero esperimenti di laboratorio sul condizionamento umano nel tentativo di screditare l’uomo, separato dall’anima. Skinner ideò la “scatola di Skinner” per condizionare animali e uomini e tenne chiusa per un anno in un box, come un pollo nella gabbia, la sua bimba, per sperimentare le sue teorie sull’addestramento umano, convinto che l'uomo fosse addestrabile come gli animali.

Il metodo scientifico
La scienza procede per tentativi ed errori, formulando delle ipotesi che devono essere verificabili, ovvero sottoposte ad un severo giudizio critico. Il metodo scientifico è il momento della verifica delle ipotesi che formuliamo, quindi del controllo sperimentale. Ogni scienza ha i propri metodi e strumenti di verifica.

Il metodo sperimentale
Il metodo sperimentale parte da ipotesi verificabili all’interno di una situazione non naturale, ossia artificiosa e sperimentale, producendo dei fenomeni mediante la manipolazione di variabili.
Il suo scopo è individuare un rapporto causa/effetto tra due o più variabili, che rappresentano delle proprietà di un fatto reale misurabile e sono legate alla realtà.
Esistono variabili dipendenti ed indipendenti; sono indipendenti quelle manipolate dal ricercatore, che attribuisce valori diversi alla variabile causale per registrare gli effetti su quella dipendente.
La condizione fondamentale perché si possa ottenere il rapporto tra variabili indipendente e dipendente è che tutte le altre variabili siano ritenute costanti.

Che cos’è la scienza?
La scienza è l’insieme delle conoscenze ottenute tramite un principio rigoroso di verifica dei suoi enunciati.
Il metodo scientifico prevede:
1-     Osservazione    (es. osservo il volo dei gabbiani)
2-     Ipotesi    (penso di poterne imitare il volo)
3-     Predizione    (penso come posso volare)
4-    
Esperimento   (costruisco qualcosa)
5-    
Sperimentazione e verifica  (lo metto in pratica)
6-      Tesi

Questo metodo fu ideato da Galileo Galilei, che lo pubblicò nel 1623 nell’opera “Il saggiatore”. Prima di lui la scienza si basava sul “principio di autorità”: chi deteneva il potere decideva cosa era o meno scientifico, in virtù, appunto, della propria autorità.
Nella scienza sono esclusi la soggettività, l’opinione personale e il giudizio. Nelle scienze l’onere della prova spetta a chi teorizza un nuovo postulato.
Nella scienze le cause di un fenomeno anticipano gli effetti, come fattore temporale. Le cause sono distinte dai motivi.
Il segno è un elemento oggettivo, mentre il sintomo è soggettivo.
Nella medicina si fa riferimento ai segni ed ai sintomi nella diagnostica. Si dice che un
esame diagnostico è sensibile, quanto più riesce ad individuare la malattia o l’alterazione. Maggiore è la sensibilità, maggiore è il grado d'individuazione della malattia o della alterazione, anche minima.
Un esame è detto specifico se rileva esclusivamente una specifica alterazione o malattia e nessun'altra. L’esame deve anche essere unico, ossia riferito al paziente X ed a nessun altro.
Se un esame è sensibile, specifico e unico possiamo utilizzarlo per fare la diagnosi; altrimenti non serve a nulla, produce solo numeri o simboli privi di significato.

Le pseudo-scienze
Pseudoscienza è qualunque teoria che sostiene o che pretende di essere scientifica, ma non segue il metodo scientifico; in particolare, quando gli enunciati non si prestano ad una rigorosa verifica.
Secondo K. Popper, ogni teoria scientifica deve offrire di per sé i criteri in base ai quali può essere controllata, messa in discussione o confutata su basi sperimentali (criterio di falsificazione).
Psicoanalisi, Materialismo scientifico (dialettica hegeliana), Storicismo (Psicografia, Psicoanalisi, Psicologia, Psichiatria, ecc.) non soddisfano questi requisiti. Le discipline che non si basano sul metodo sperimentale non possono ambire a dare risultati scientifici. La Scienza compie numerosi errori, ma ammette la loro correzione; se si dimostra che una teoria è errata, il sapere scientifico si corregge.
Al contrario, tutte le pseudoscienze hanno la caratteristica di rimanere valide e di non cambiare, anche se si dimostra la fallacia delle basi su cui si fondano. Mentre nella scienza, pertanto, può essere definito “vero” solo ciò che è dimostrato (ed è vero finché non si dimostra che è falso, quindi è un “vero provvisorio”), nelle pseudoscienze è “vero” ciò a cui si crede, e non, invece, ciò che si è in grado di dimostrare.
Il prefisso “pseudo” (dal greco pseudos, ossia falso) indica che le pseudoscienze hanno soltanto un’apparenza scientifica, ma non la sostanza.
Le pseudoscienze, come le religioni, usano il metodo deduttivo: un’antica tradizione stabilisce dei principi generali ed astratti, da questi si deducono i fenomeni idonei a confermare la tradizione stessa, che quindi si auto-legittima, senza bisogno di verifica.
La “verità” delle pseudoscienze si basa unicamente sull’autorevolezza di chi la teorizza; che deriva o dalla sua antichità e tradizione o, come nel caso del marxismo scientifico o della psicoanalisi ecc. dall’autorevolezza indiscutibile del suo fondatore.
Da questo atteggiamento, secondo Popper, nasce l’errata abitudine di definire “scienze” le dottrine umanistiche, che, per loro stessa natura, non possono ambire ad uno status scientifico; ciò, perché, non sono in grado di produrre dati sperimentali, verificabili e falsificabili, come ad esempio: le scienze sociali, politiche, dell’educazione, della comunicazione, la bio-etica; ognuna delle quali trova una migliore collocazione più nella filosofia che nelle scienze.
Le scienze sociali, per esempio, dette anche scienze umane, hanno per oggetto di studio l’essere umano e la sua interazione sociale. Tuttavia, la volontà umana, individuale e sociale, è di per sé imprevedibile. Inoltre, le numerose variabili che intervengono sui singoli e sui gruppi non consentono (di fronte ai numerosissimi rapporti tra cose e persone, e fatti che ne derivano) di individuare soltanto alcuni tra milioni di rapporti possibili, come variabili considerabili. Mentre l’Economia, per esempio, sotto questo profilo dà più garanzie di “scientificità”, poiché si muove dal presupposto di analizzare soltanto variabili economiche; altre scienze sociali, come la Sociologia e la Comunicazione, si pongono il difficile compito di analizzare l’intero genere umano, con tutti i significati, pensieri, usi, rapporti sociali generati dalla Storia. Da ciò segue: o l’estrema semplificazione sociologica; o i tentativi difficili di sistemazione dell’agire umano.
Queste sono “scienze” soltanto nel senso antico del termine (sapere”, “conoscenza”), ma non in quello moderno.

Le proto-scienze
Il termine protoscienze è usato nella filosofia delle scienze per indicare un sapere di ricerca non sufficientemente sviluppato per diventare scienza, ma che può avere il potenziale per esserlo. Mentre nelle pseudo-scienze non sussistono le caratteristiche ed i presupposti scientifici, nelle protoscienze,  invece, il campo di ricerca è basato su criteri che sono in contrasto con le conoscenze scientifiche assodate; inoltre, le protoscienze possono fare previsioni dettagliate, ma vengono smentite dagli esperimenti scientifici. Si può dire che tutte le scienze sono passate inizialmente per una fase di protoscienza, quando non erano ancora ben definite.  

La psicologia ormai è diventata come un virus, irrompe dappertutto
Le aree d'intervento

La Psicologia ha esteso il suo campo d'interesse e d'applicazione professionale in moltissimi settori, assumendo una definizione per ogni area d’intervento. In questo modo si sviluppa e si estende come un virus, arriva dappertutto. Attualmente raggiunge ben 87 aree d’intervento, ma il numero, chiaramente, è destinato a crescere, in una logica tutta psicologizzante.
Ecco le aree dove è giunto il virus:
Psicologia dell’età evolutiva, Psicologia sperimentale, Psicologia Fisiologica, Psicologia della personalità, Psicologia sociale, Psicologia animale, Psicologia clinica, Psicopedagogia, Psicologia del lavoro, Psicologia dei consumi, Psicologia criminale, Psicologia giuridica, Psicologia della testimonianza, Psicologia ambientale, Psicologia informatica, Psicologia della salute, Psicosomatica, Psicofarmacologia, Psicodramma, Psicochirurgia, Psicodiagnostica, Psicodietetica, Psicodinamica, Psicogeriatria, Psicologia accademica, Psicologia atomistica, Psicologia carceraria. Psicologia educativa, Psicologia cognitivista, Psicologia collettivista, Psicologia commerciale, Psicologia comparata, Psicologia complessa, Psicologia comprensiva, Psicologia costituzionale, Psicologia dei ciechi, Psicologia dei popoli, Psicologia della femminilità, Psicologia della folla, Psicologia della massa, Psicologia della forma, Psicologia della musica, Psicologia della percezione, Psicologia dell’apprendimento, Psicologia della pubblicità, Psicologia della religione, Psicologia dell’arte, Psicologia dell’attenzione, Psicologia dell’atto, Psicologia della vita, Psicologia dell’espressione, Psicologia dell’invecchiamento, Psicologia dell’Io, Psicologia dello sport, Psicologia dello sviluppo, Psicologia del mercato, Psicologia del profondo, Psicologia del traffico, Psicologia del sé, Psicologia descrittiva, Psicologia di comunità, Psicologia differenziale, Psicologia elementarista, Psicologia esistenziale, Psicologia estetica, Psicologia etnica, Psicologia filosofica, Psicologia generale, Psicologia genetica, Psicologia industriale, Psicologia infantile, Psicologia interpersonale, Psicologia medica, Psicologia militare, Psicologia oggettiva, Psicologia politica, Psicologia riflessiva, Psicologia scolastica, Psicologia sessuale, Psicologia storica, Psicologia topologica, Psicologia transculturale, Psicologia transpersonale, Psicologia umanistica, Psicologia zoologica, Psicologia turistica… e chi la ferma più? Ed è del tutto evidente, che se Tutto è Psicologia, allora la Psicologia è Niente.


© Criminologia 2006 Pubblicato in rete il 6.12.2006 -Tutti i diritti riservati