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Che cos’è la psicologia?
La
definizione psico-logia deriva da “psiche” (anima, soffio,
farfalla) e “logós” (discorso); dunque, discorso sulla psiche.
La psicologia nasce dalla Filosofia; con Platone, l’anima è completamente
separata dal corpo. Il corpo è definito come “prigione dell’anima”.
Aristotele, discepolo di Platone, realizza la prima opera della storia di
psicologia: “De Anima”. In questo trattato il filosofo conferma la
divisione dell’anima dal corpo, ma aggiunge: “L’anima domina il corpo, ma
con l’autorizzazione del padrone”, intendendo come padrone l’uomo stesso.
Questa concezione dualistica durerà a lungo nel pensiero filosofico: il
corpo è inferiore all’anima, ciò che eleva è l’anima, non il corpo. Dunque,
il corpo è la sede degli istinti e della sensibilità; l’anima appartiene
alla sfera superiore, quella razionale. Il cristianesimo confermerà e
svilupperà questa dicotomia: l’anima spirituale, per mantenere la propria
purezza di origine divina, deve “schiacciare” i desideri e le passioni del
corpo, che rappresentano il peccato, il male. In conclusione, il mondo
inconoscibile che la ragione ha separato da sé per secoli rappresenta il
fine e l’intereresse della psicologia, vale a dire, il mondo degli affetti,
delle pulsioni, del sogno, del desiderio.
La psicologia scientifica
Secondo alcuni autori (R. Zonta), la psicologia scientifica si distingue da
quella di tipo filosofico-razionale (che è psicologia dell’anima in senso
metafisico).
La metafisica è la filosofia che studia la realtà che sfugge all’esperienza
sensibile. L’anima, con Cartesio, viene restituita ai teologi e ai filosofi.
La realtà umana, quindi, non ha più bisogno, per funzionare, dell’anima, che
non potrà mai interessare l’indagine scientifica. Cartesio quindi libera il
corpo dalla metafisica e lo affida alla scienza; con lui lo studio
scientifico del corpo diventa possibile.
Secondo A. Pedon le origini della psicologia scientifica risalgono a poco
più di un secolo fa, quando cioè il metodo scientifico fu applicato allo
studio del comportamento umano e animale.
A.O. Ferraris individua la nascita della psicologia scientifica nel XVIII
secolo, quando i filosofi empiristi (Condillac, Locke, Hume), decisi ad
innovare la filosofia, puntarono sulla sperimentazione; detti filosofi si
ponevano queste domande:
-
Quello che vediamo è reale o falsato?
- Esiste una realtà fuori di noi?
- Ciò che sentiamo corrisponde al vero oppure è una nostra interpretazione?
- Le nostre convinzioni sulla realtà, che derivano dai sensi, sono
veritiere, immediate ed incontrovertibili?
- Le altre persone vedono e sentono ciò che io vedo e sento?
Questi filosofi si interrogarono su tutto ciò che costituiva le sensazioni e
come dalla associazione delle idee nascesse la conoscenza. La conoscenza
attraverso l’associazione delle idee è un approccio definito “psicologia
soggettiva”.
La nascita della psicologia scientifica vera e propria risale alla fine
dell’ottocento, con i primi psicologi della scuola tedesca (Fechner, Wundt).
Gustav
Theodor Fechner (1801-1887) era un
fisico intento a tradurre in termini matematici il rapporto tra l’intensità
delle sensazioni psicologiche e quella degli stimoli che le provocano. Su
tali intuizioni fu costruita la scala in decibel, secondo cui, ad esempio,
ad un sussurro si dà 20 decibel, mentre uno stimolo 10 volte superiore (un
rumore) è considerato di 40 decibel perché di solito è percepito come avente
un valore doppio rispetto quello di un sussurro. Oggi queste intuizioni
contengono inesattezze, ma storicamente ha agevolato lo studio della psiche
come oggetto d’indagine scientifica.
Wilhelm Wundt
(1832-1920) dedicò
i suoi studi alla psicologia come scienza autonoma, pubblicando sei edizioni
dell’opera Fondamenti di psicologia fisiologica, scrivendo oltre 50.000
pagine e fondando una rivista specializzata non solo sulla percezione o
sugli aspetti cosciente della mente, ma anche di psicologia animale,
d’antropologia e di psicologia sociale.
I suoi studi consistevano nello stabilire la risposta della persona rispetto
un determinato stimolo, al fine d’individuare l’esperienza diretta pura. La
sua scuola si proponeva di studiare la “struttura” della mente, da qui il
nome di scuola
strutturalista. Il loro
obiettivo era di definire gli elementi costitutivi dei processi coscienti,
per poi comprendere come avvenivano le combinazioni tra di essi. In altri
termini, si proponevano di fare in psicologia ciò che i chimici avevano
fatto nella chimica, scoprendo che la materia è composta da un certo numero
di componenti (sensazioni, immagini, sentimenti) elementari.
Wundt nel 1879 presentò la psicologia “sperimentale” ai suoi studenti
dell’università di Lipsia e la definì “scienza senza un’anima”. Affermò, che
lo studio dell’anima era uno “spreco di energia” e che l’uomo non era altro
che un animale ed, in quanto tale, poteva essere ammaestrato e manipolato.
La psicologia biologica di Wundt fu facilmente smentita (perché, per
esempio, i gatti non giocano a scacchi), tuttavia, la sua psicologia riuscì
ad imporsi come modello biologico di Wundt.
Gli psicologi
comportamentisti, a partire da
Ivan Pavlov con i suoi
esperimenti sui cani che salivavano, cominciarono ad addestrare e
condizionare l’uomo. Gli psicologi
John B. Watson e B.
F. Skinner fecero
esperimenti di laboratorio sul condizionamento umano nel tentativo di
screditare l’uomo, separato dall’anima. Skinner ideò la “scatola di Skinner” per condizionare
animali e uomini e tenne chiusa per un anno in un box, come un pollo nella
gabbia, la sua bimba, per sperimentare le sue teorie sull’addestramento
umano, convinto che l'uomo fosse addestrabile come gli animali.
Il metodo scientifico
La
scienza procede per tentativi ed errori, formulando delle ipotesi che devono
essere verificabili, ovvero sottoposte ad un severo giudizio critico.
Il metodo scientifico è il momento della verifica delle ipotesi che
formuliamo, quindi del controllo sperimentale.
Ogni scienza ha i propri metodi e strumenti di verifica.
Il metodo sperimentale
Il
metodo sperimentale parte da ipotesi verificabili all’interno di una
situazione non naturale, ossia artificiosa e sperimentale, producendo dei
fenomeni mediante la manipolazione di variabili.
Il suo scopo è individuare un rapporto causa/effetto tra due o più
variabili, che rappresentano delle proprietà di un fatto reale misurabile e
sono legate alla realtà.
Esistono variabili dipendenti ed indipendenti; sono indipendenti quelle
manipolate dal ricercatore, che attribuisce valori diversi alla variabile
causale per registrare gli effetti su quella dipendente.
La condizione fondamentale perché si possa ottenere il rapporto tra
variabili indipendente e dipendente è che tutte le altre variabili siano
ritenute costanti.
Che
cos’è la scienza?
La
scienza è l’insieme delle conoscenze ottenute tramite un principio rigoroso
di verifica dei suoi enunciati.
Il metodo scientifico prevede:
1-
Osservazione (es.
osservo il volo dei gabbiani)
2-
Ipotesi (penso di poterne imitare il
volo)
3-
Predizione
(penso come posso volare)
4-
Esperimento
(costruisco qualcosa)
5-
Sperimentazione e verifica (lo metto in pratica)
6-
Tesi
Questo metodo fu ideato da Galileo Galilei, che lo pubblicò nel 1623
nell’opera “Il saggiatore”. Prima di lui la scienza si basava sul
“principio di autorità”: chi deteneva il potere decideva cosa era o meno
scientifico, in virtù, appunto, della propria autorità.
Nella scienza sono esclusi la soggettività, l’opinione personale e il
giudizio. Nelle scienze l’onere della prova spetta a chi teorizza un nuovo
postulato.
Nella scienze le cause di un fenomeno anticipano gli effetti, come fattore
temporale. Le cause sono distinte dai motivi.
Il segno è un elemento oggettivo, mentre il sintomo è soggettivo.
Nella medicina si fa riferimento ai segni ed ai sintomi nella diagnostica. Si
dice che un esame
diagnostico è
sensibile, quanto più riesce ad individuare la malattia o
l’alterazione. Maggiore è la sensibilità, maggiore è il grado d'individuazione della malattia o della alterazione, anche minima.
Un
esame è detto specifico
se
rileva esclusivamente una specifica alterazione o malattia e nessun'altra.
L’esame deve anche essere
unico, ossia riferito al paziente X ed a nessun altro.
Se
un esame è
sensibile, specifico e
unico possiamo utilizzarlo per fare la
diagnosi; altrimenti non serve a nulla, produce solo numeri o simboli privi
di significato.
Le pseudo-scienze
Pseudoscienza è qualunque teoria che sostiene o che pretende di essere
scientifica, ma non segue il metodo scientifico; in particolare, quando gli
enunciati non si prestano ad una rigorosa verifica.
Secondo K. Popper, ogni teoria scientifica deve offrire di per sé i criteri
in base ai quali può essere controllata, messa in discussione o confutata su
basi sperimentali (criterio di falsificazione).
Psicoanalisi, Materialismo scientifico (dialettica hegeliana), Storicismo (Psicografia,
Psicoanalisi, Psicologia, Psichiatria, ecc.) non soddisfano questi requisiti. Le discipline che non si
basano sul metodo sperimentale non possono ambire a dare risultati
scientifici. La Scienza compie numerosi errori, ma ammette la loro
correzione; se si dimostra che una teoria è errata, il sapere scientifico si
corregge.
Al contrario, tutte le pseudoscienze hanno la caratteristica di
rimanere valide e di non cambiare, anche se si dimostra la fallacia delle
basi su cui si fondano. Mentre nella scienza, pertanto, può essere definito
“vero” solo ciò che è dimostrato (ed è vero finché non si dimostra che è
falso, quindi è un “vero provvisorio”),
nelle pseudoscienze è “vero” ciò a
cui si crede, e non, invece, ciò che si è in grado di dimostrare.
Il prefisso “pseudo” (dal greco pseudos, ossia falso) indica
che le pseudoscienze hanno soltanto un’apparenza scientifica, ma non la
sostanza.
Le pseudoscienze, come le religioni, usano il metodo deduttivo: un’antica
tradizione stabilisce dei principi generali ed astratti, da questi si
deducono i fenomeni idonei a confermare la tradizione stessa, che quindi si
auto-legittima, senza bisogno di verifica.
La “verità” delle pseudoscienze si basa unicamente sull’autorevolezza di chi
la teorizza; che deriva o dalla sua antichità e tradizione o, come nel caso
del marxismo scientifico o della psicoanalisi ecc. dall’autorevolezza
indiscutibile del suo fondatore.
Da questo atteggiamento, secondo Popper, nasce l’errata abitudine di
definire “scienze” le dottrine umanistiche, che, per loro stessa natura, non
possono ambire ad uno status scientifico; ciò, perché, non sono in grado di
produrre dati sperimentali, verificabili e falsificabili, come ad esempio:
le scienze sociali, politiche, dell’educazione, della comunicazione, la
bio-etica; ognuna delle quali trova una migliore collocazione più nella
filosofia che nelle scienze.
Le scienze sociali, per esempio, dette anche scienze umane, hanno per
oggetto di studio l’essere umano e la sua interazione sociale. Tuttavia, la
volontà umana, individuale e sociale, è di per sé imprevedibile. Inoltre, le
numerose variabili che intervengono sui singoli e sui gruppi non consentono
(di fronte ai numerosissimi rapporti tra cose e persone, e fatti che ne
derivano) di individuare soltanto alcuni tra milioni di rapporti possibili,
come variabili considerabili. Mentre l’Economia, per esempio, sotto questo
profilo dà più garanzie di “scientificità”, poiché si muove dal presupposto
di analizzare soltanto variabili economiche; altre scienze sociali, come la
Sociologia e la Comunicazione, si pongono il difficile compito di analizzare
l’intero genere umano, con tutti i significati, pensieri, usi, rapporti
sociali generati dalla Storia.
Da ciò segue: o l’estrema semplificazione sociologica; o i tentativi
difficili di sistemazione dell’agire umano.
Queste sono “scienze” soltanto nel senso antico del termine (“sapere”,
“conoscenza”), ma non in quello moderno.
Le
proto-scienze
Il
termine protoscienze è usato nella filosofia delle scienze per indicare un
sapere di ricerca non sufficientemente sviluppato per diventare scienza, ma
che può avere il potenziale per esserlo. Mentre nelle pseudo-scienze non
sussistono le caratteristiche ed i presupposti scientifici, nelle
protoscienze, invece, il campo di ricerca è basato su criteri che sono in
contrasto con le conoscenze scientifiche assodate; inoltre, le protoscienze
possono fare previsioni dettagliate, ma vengono smentite dagli esperimenti
scientifici. Si può dire che tutte le scienze sono passate inizialmente per
una fase di protoscienza, quando non erano ancora ben definite.
La
psicologia ormai è diventata come un virus, irrompe dappertutto
Le aree d'intervento
La
Psicologia ha esteso il suo campo d'interesse e d'applicazione professionale
in moltissimi settori, assumendo una definizione per ogni area d’intervento.
In questo modo si sviluppa e si estende come un virus, arriva dappertutto.
Attualmente raggiunge ben 87 aree d’intervento, ma il numero, chiaramente, è
destinato a crescere, in una logica tutta psicologizzante.
Ecco le aree dove è giunto il virus:
Psicologia dell’età evolutiva, Psicologia sperimentale,
Psicologia Fisiologica, Psicologia della personalità, Psicologia sociale, Psicologia animale, Psicologia clinica, Psicopedagogia, Psicologia del lavoro, Psicologia
dei consumi,
Psicologia
criminale, Psicologia giuridica, Psicologia della testimonianza, Psicologia ambientale, Psicologia informatica, Psicologia della salute, Psicosomatica, Psicofarmacologia,
Psicodramma, Psicochirurgia, Psicodiagnostica, Psicodietetica,
Psicodinamica, Psicogeriatria, Psicologia accademica, Psicologia atomistica, Psicologia carceraria. Psicologia educativa, Psicologia cognitivista, Psicologia collettivista, Psicologia commerciale, Psicologia comparata, Psicologia complessa, Psicologia comprensiva, Psicologia costituzionale, Psicologia dei ciechi, Psicologia dei popoli, Psicologia della femminilità, Psicologia della folla, Psicologia della massa, Psicologia della forma, Psicologia della musica, Psicologia della percezione, Psicologia dell’apprendimento, Psicologia della pubblicità, Psicologia della religione, Psicologia dell’arte, Psicologia dell’attenzione, Psicologia dell’atto, Psicologia della vita, Psicologia dell’espressione, Psicologia dell’invecchiamento, Psicologia dell’Io, Psicologia dello sport, Psicologia dello sviluppo, Psicologia del mercato, Psicologia del profondo, Psicologia del
traffico, Psicologia
del
sé, Psicologia
descrittiva, Psicologia di
comunità, Psicologia
differenziale, Psicologia
elementarista, Psicologia
esistenziale, Psicologia
estetica, Psicologia etnica,
Psicologia
filosofica, Psicologia
generale, Psicologia
genetica, Psicologia
industriale, Psicologia
infantile, Psicologia
interpersonale, Psicologia medica,
Psicologia
militare, Psicologia
oggettiva, Psicologia
politica, Psicologia
riflessiva, Psicologia
scolastica, Psicologia
sessuale, Psicologia storica,
Psicologia
topologica, Psicologia
transculturale, Psicologia
transpersonale, Psicologia
umanistica, Psicologia
zoologica, Psicologia
turistica… e chi la
ferma più? Ed è del tutto evidente, che se Tutto è Psicologia, allora la
Psicologia è Niente. |