Mario Pavone, il Manuale di metodologia peritale di Saverio Fortunato

sei sul sito criminologia.it, rivista internet di Teoria e Scienze criminali
 

Recensione del nuovo libro di Saverio Fortunato, Ursini Edizioni

Manuale di metodologia peritale

di avv. Mario Pavone
(patrocinante in Corte di Cassazione)

Nel campo scientifico non è sufficiente conoscere le cause per affermare di conoscere qualcosa che da quelle cause ha avuto origine perché occorre la competenza del ragionamento posto che qualunque idea perde il senso o ne acquista un altro rispetto a quello originale se non segue i principi e non descrive le strutture ed i caratteri fondamentali della realtà.In questo senso il ragionamento peritale, oltre che da esperto, deve essere metodo-logico”.

In queste poche righe dell’Autore sono racchiuse le ragioni  del “Manuale di metodologia peritale” del Prof. Saverio Fortunato,valente criminologo clinico ed autore di diversi saggi, destinato a quanti periti o consulenti, tecnici del Giudice o delle parti, magistrati ed avvocati, siano chiamati a valutare un qualsiasi elaborato peritale in ambito giudiziario.

La pregevole pubblicazione,corredata da una ricca bibliografia e che si avvale anche di alcuni rilevanti contributi scientifici e dottrinali di illustri magistrati e docenti universitari,per la sua valenza giuridica è stata adottata come testo guida in materia del Corso di Laurea in Scienze della Investigazione dell’Università dell’Aquila e della Scuola di specialità peritale del Collegio dei Periti e Consulenti di Firenze.

Nella sua Prefazione all’opera, il Prof. Francesco Sidoti, Presidente del Corso di Laurea in Scienze dell’Investigazione, sottolinea come il Manuale contribuisce in maniera decisiva a migliorare e rafforzare il controllo di legalità da parte della Magistratura nel percorso investigativo, stante la contraddittorietà e l’ opinabilità di numerosissimi risultati peritali a fronte dei quali il Giudice è chiamato spesso a svolgere un ruolo di supplenza come “peritus peritorum”.

In tale contesto, grande importanza assume l’approccio metodologico atteso che il consulente o perito non può essere soltanto un esperto in un determinato ambito tecnico-disciplinare ma deve anche avere alcune fondamentali conoscenze metodologiche senza le quali un sapere meramente specialistico rischia di pervenire a risultati erronei,come dimostrano le numerose polemiche che hanno costellato la nostra storia giudiziaria,dai grandi processi di mafia ai delitti classificati come compiuti da autore rimasto ignoto per la perdita di tracce non repertate e valutate a sufficienza.

Da questo scaturisce il limite attuale delle perizie che appaiono spesso formulate-secondo il Prof. Sidoti - con poca cognizione dei confini strettamente metodologici, limiti che appaiono più evidenti in alcune analisi criminologiche condizionate da un livello formativo inferiore rispetto ad una formazione specialistica in materia.

Com’è noto, la consulenza tecnica, quale strumento di ricerca di prova, rappresenta una delle fonti di convincimento del giudice. Sia nell'ambito civile, che in quello penale, il magistrato può richiedere l'intervento di un esperto che, attraverso le sue specifiche competenze tecniche, scientifiche o artistiche, consenta al giudice medesimo di acquisire elementi idonei al raggiungimento della verità.

Ma che cos’è la Verità, si chiede l’Autore? Vi è una sola Verità o ve ne sono tante? E’ possibile trovare un fondamento comune di Verità?

Il problema della Verità, ossia della conoscenza delle cose, si ripresenta in perizia come problema epistemologico delle scienze dello spirito, delle scienze dell’investigazione e delle scienze criminali.

Sul punto sostiene il Prof.Fortunato che “ offrire ai periti e consulenti una metodologia della ricerca vale a rendere i periti consapevoli della lezione socratica di “sapere di non sapere” che costituisce l’atteggiamento del vero ricercatore scientifico  e che costituisce il passaggio obbligato per ogni reale acquisizione della verità”, poiché - come afferma Socrate- colui che presume di sapere non assumerà un atteggiamento di ricerca.

Gli aspetti metodologici assumono, quindi, un rilievo preminente e riescono a delimitare l’ambito peritale consentendo così di evitare sempre possibili errori od illazioni posto che in perizia la metodologia è una disciplina scientifica attinente alla produzione di un linguaggio scientifico laddove il metodo può essere definito semplicemente come la tecnica o lo strumento di ricerca per raccogliere i dati.

Fatte queste debite premesse, l’Autore offre una lettura critica della perizia giudiziaria e degli errori

che a volte caratterizzano gli elaborati peritali spesso dettati dall’influenza dei mass media più che da criteri di scientificità sebbene il perito, nel rispondere al giudice,dovrebbe rimanere ancorato al contenuto del quesito ed ignorare ciò che si pone al di fuori di esso in modo da offrire  un corretto responso, scevro da ogni dialettica o retorica.

Occorrerebbe, quindi, abituare i periti a riflettere per raggiungere autonomamente le proprie convinzioni e per compiere le scelte più adeguate in rapporto al quesito iniziale ed abituare i periti al ragionamento che oltre che specialistico deve essere rigorosamente logico.

Poiché lo scopo della ricerca peritale deve essere il raggiungimento della verità e non delle opinioni, tanto richiede dimostrazioni rigorose posto che nella logica peritale si può affermare che un qualcosa è vero o falso solo in rapporto a ciò che è autenticamente vero.

L’uso della razionalità scientifica vale ad escludere alcuni errori possibili ed il ragionamento scientifico deve essere deduttivo e induttivo, legato all’evidenza empirica e teorica.

Esso si caratterizza per il vincolo empirico, il rigore logico, la cura e la precisione con cui sono trattate le operazioni peritali.

In definitiva- conclude il Prof. Fortunato -se compito del metodologo è costruire le tecniche, compito del ricercatore è quello di applicarle tenendo conto della situazione in cui opera.

L’Autore passa quindi ad illustrare gli aspetti metodologici del trattamento criminologico clinico che deve essere fondato su criteri di obiettività e di neutralità etica, posto che nell’osservazione scientifica della personalità si deve distinguere il delinquente dal criminale.

In tale contesto il colloquio criminologico deve rispondere a problemi diagnostici, prognostici e fornire indicazioni di trattamento criminologico ai fini della risocializzazione del soggetto secondo un preciso percorso metodologico che consenta una raccolta di dati di varia natura per tracciare un profilo completo del soggetto esaminato.

Altro capitolo del Manuale è dedicato al problema della perizia grafologica forense, laddove l’Autore, passando in rassegna la dottrina in materia e le tecniche di manipolazione artificiale della scrittura, afferma che il ruolo del moderno perito grafologo è quello di saper distinguere il vero dal falso anche avvalendosi delle nuove tecniche digitali posto che una scrittura può essere vera in senso grafologico ma falsa in senso reale.

Di grande rilievo è la parte del Manuale dedicata alla trattazione della perizia neuropsichiatrica forense in tema di sospetto nell’abuso all’infanzia ed a colloquio psichiatrico per stabilire il grado di imputabilità dell’imputato anche alla luce delle norme in materia ed ai quesiti da porre a base di tale accertamento che si completa con una lettura critica del Dott. Marziali della evoluzione giurisprudenziale sull’argomento.

L’opera non manca di analizzare gli obblighi a carico di chi intende svolgere incarichi peritali e le norme codicistiche che disciplinano l’attività professionale del perito e consulente.

Completano il Manuale alcuni importanti contributi da parte della Drssa Monica Magi, Sostituto Procuratore presso il Tribunale di Pistoia e del Dr. Cesare Marziali, giudice presso il Tribunale di Ancona, alla luce  delle esperienze in materia maturate nelle aule di giustizia.

La Dr.ssa Magi sottolinea il ruolo ricoperto dal consulente del P.M. ritenuto “necessario perché i giudici non possono sapere tutto”, posto che “l’esigenza di ricorrere nel processo penale alla figura del consulente tecnico e del perito nasce dallo stabilire l’esistenza o meno del rapporto di causalità tra comportamento umano e fatto come reato”.

Ne consegue, secondo tale impostazione, che il lavoro peritale non può essere solo descrittivo o narrativo, ma basato su criteri di scientificità e la stessa non manca  di suggerire al consulente tecnico delle modalità operative che lo aiutino sia nel campo peritale che in quello investigativo a diffidare da analisi superficiali e spesso contraddittorie.

In questo contesto, un’ importante valenza assume la formulazione del quesito d’indagine, che ammette competenze specifiche nella sua formulazione e che impone per la sua formulazione proprio l’ausilio dello stesso consulente incaricato.

Tuttavia -conclude il magistrato- “un buon lavoro tra giudice e perito nasce quando esso è basato sulla fiducia reciproca”.

Il Dr. Marziali, per parte sua, dedicando il proprio contributo scientifico all’esegesi sull’incapacità di intendere e di volere alla luce della nozione di infermità mentale tra scienza e diritto, critica la cultura del nozionismo e quelle contraddizioni dottrinali e giurisprudenziali che ruotano attorno alla perizia sulla capacità di intendere e di volere dove i periti si trovano a dire al giudice tutto ed il contrario di tutto.

Prima di interrogarsi sull’opportunità o sulla necessità di una perizia psichiatrica, il Giudice deve porsi il problema fondamentale di come utilizzare il concetto di malattia mentale rispetto al diritto positivo  ed, in primo luogo, in relazione  il disposto degli artt. 85-87-88-90 c.p.

Occorre inoltre prendere le mosse dalla costante giurisprudenza in materia, la quale, sostanzialmente, e sia pure con qualche episodico precedente difforme, ha un orientamento pacifico nel ricondurre l’infermità di mente ad una “patologia” clinicamente accertata atteso che so-litamente la giurisprudenza esclude dal novero delle “infermità” psichiche quelle che non si traducano nelle c.d. psicosi.

Talvolta si assiste anche alla specificazione, apprezzata da parte della letteratura psichiatrica forense, che la malattia mentale deve essere stata causa specifica del reato e non mero stato generale del soggetto : è questa, sotto varie forme, la dottrina dell’incapacità di intendere e di volere come valore di malattia.

Si pone quindi la questione di chi, in primo luogo, debba accertare la malattia mentale, in ipotesi penalmente rilevante atteso che la risposta obbligata è che l’incapacità viene accertata dal giudice sulla scorta delle risultanze processuali ed in primo luogo della perizia psichiatrica.

Una volta accertato che il giudice deve ricorrere alla scienza psichiatrica, altra utile specificazione è quella che attiene alla nozione stessa di scienza, atteso che la nozione di scienza ha oggi abbandonato quel carattere di conoscenza assoluta ed universale alla quale ambiva nei secoli precedenti, almeno come fine raggiungibile. Requisito essenziale della scienza moderna è che tutte le sue acquisizioni, per avere valore, devono essere suscettibili di  riscontro.

La psichiatria deve quindi porsi come scienza, essendo una branca della medicina, e come tale deve avere acquisizioni comunemente accettate dalla generalità degli esperti che praticano tale disciplina e tenere conto della evoluzione che il concetto di malattia mentale ha subito nel corso degli anni in rapporto alle norme vigenti,ancorate al periodo in cui vennero emanate.

E’ dunque da ritenere -conclude il magistrato- che la base scientifica su cui poggia la normativa del 1930 nonché le successive elaborazioni dottrinali e giurisprudenziali del concetto di infermità mentale impediscano una interpretazione razionale delle norme vigenti da parte del giudice, che, come tali, debbono ritenersi illegittime.

Affrontando il problema delle tecniche peritali, il Prof Francesco Donato, docente di Criminalistica all’Università dell’Aquila, illustra le tecniche del sopralluogo giudiziario,da cui possono avere origine errori investigativi e peritali con gravi conseguenze per l’indagine giudiziaria.

L’importanza di tali indagini scaturisce dalla lettura degli artt.348, 349 e 354 CPP, laddove tali norme disciplinano l’attività che deve essere svolta per assicurare le fonti di prova, per effettuare l’identificazione delle persone, per eseguire gli accertamenti urgenti ed i rilievi sullo stato dei luoghi e delle cose.

Quest’insieme di attività è definito in letteratura come criminalistica che deve intendersi come quel complesso d’accertamenti tecnici svolti a seguito di un episodio criminoso, tesi alla ricostruzione del fatto costituente reato e alla identificazione del suo autore attraverso una prima fase di rilevamento e la fase successiva di accertamento.

In questo contesto assume notevole importanza il primo intervento operativo di polizia diretto ad evitare che possano essere disperse le tracce oggetto del successivo sopralluogo tecnico, come pure la osservazione e descrizione dello stato dei luoghi con la compilazione del verbale, i rilievi planimetrici e fotografici, la ricerca di tracce per la individuazione di impronte dattiloscopiche, l’esame del cadavere della vittima.

Il  Dott. Francesco Giacca, eminente sociologo, dedica il proprio contributo all’esame degli aspetti della personalità del minore deviante ed agli interventi di osservazione, valutazione e verifica in ambito psicosociale laddove la valutazione della personalità del minore rappresenta un dato essenziale in materia di giustizia penale minorile.

Tale analisi ,come pure quella del Dott. Francesco Andreassi, sul tema della consulenza tecnica in medicina legale, contribuiscono a meglio comprendere gli aspetti tecnici e clinici sulla metodologia peritale.

Da ultimo, il Prof. Giuseppe Guida arricchisce l’opera con una riflessione critica sulla ricerca paziente e disincantata dello scienziato tesa a cercare di comprendere come sono le cose tra essere ed apparire.

Si tratta, quindi, di un Manuale prezioso per il giurista come per il perito che assolve alla funzione di fornire al lettore uno strumento essenziale di valutazione dell’attività peritale, nei vari campi nei quali il  Perito è chiamato a svolgere la propria funzione di consulente, sia del Giudice che della Parte, nel processo civile e penale, con competenza e professionalità derivanti dal delicato  ruolo allo stesso affidato.

Ostuni lì, Giugno 2004