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Il dottor Gian Luca Biagini è un
noto psichiatra e psicoanalista junghiano (USL 6 Presidio Ospedaliero Servizio
Psichiatrico Piana di Lucca), a lui rivolgiamo alcune domande.
Dottor Biagini, ha senso parlare di psichiatria?
«Credo che bisogna prestare attenzione ai bisogni dell'uomo, al disagio
delle persone e per combattere questo disagio, non si può prescindere dalla
psichiatria».
Siamo a 30anni dalla legge Basaglia, che si può dire?
«Io credo che sia stata una pessima legge, voluta dalla moda imperante che
voleva il malato vittima della società. La legge 180 che ha liberato i malati ha
in realtà tolto loro la possibilità di ricevere delle cure adeguate».
Pensa che il problema del malato è stato lasciato solo sulle spalle delle
famiglie?
«All'assistenza pubblica è sempre importato poco dei malati e soprattutto della
possibile interazione con l'ambiente di origine. E' molto faticoso e scarsamente
gratificante comunicare con i parenti sulla natura del disturbo che tormenta i
pazienti. Spesso sono anziani, con problemi economici alle spalle e in perenne
conflitto con loro stessi e più che spiegazioni sulla malattia chiedono sussidi
economici. Il malato e i familiari spesso sono lasciati nella più totale
solitudine».
Lo psicofarmaco va somministrato o c'è un problema all'origine?
«Gli psicofarmaci, come tutte le invenzioni della scienza, sono una benedizione
e una maledizione. Oggetto di dispute ideologiche, hanno cambiato la vita a
migliaia di malati dall'inizio degli anni '50, per essere in seguito utilizzati
senza alcun criterio, con ingiustificati abusi e dannose conseguenze. Purtroppo
lo psichiatra non ha più un adeguato controllo sull'assunzione dei farmaci. Da
quando i medici di base hanno mano libera nella prescrizione gratuita di molti
farmaci, non è più valutabile l'effetto del farmaco nel corso della terapia
ambulatoriale».
Per ogni disagio c'è uno psicofarmaco, ma è possibile affrontare dei disturbi
senza psicofarmaci?
«Sì, è possibile e credo che lo psichiatra abbia il dovere di cercare di
risolvere i problemi senza necessariamente prescrivere farmaci. Anche se
considerando che le cattedre universitarie sono appannaggio esclusivo degli
apostoli della ricerca farmacologica, si capiscono le difficoltà di quanto sia
difficile oggi accreditare la psichiatria come scienza dell'uomo». |