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Il termine metodologia proviene dal latino methodus che, a sua volta, proviene dal greco methodos, parola composta da meta e hodos, strada, la strada che si percorre, la direzione a una meta. Per Socrate, l’attività che ha per fine una conoscenza deve attenersi a delle regole come ogni altra arte; per Aristotele, il metodo era già indagine di per se stesso, “arte” della ricerca.
Nel campo
forense ritengo che la metodologia peritale non deve essere intesa
in senso etico o filosofico-politico, ma più correttamente in senso
epistemologico della filosofia delle scienze.
La disputa
sulla differenza tra le scienze fisiche e le scienze sociali s’impernia
sulla metodologia non sul metodo. Intendiamo come metodo semplicemente
la tecnica o lo strumento di ricerca utilizzato per raccogliere i dati.
Anche se non
c’è dubbio che nelle scienze fisiche si usano strumenti diversi da quelli
utilizzati nelle scienze sociali (i fisici non usano i sondaggi di opinione
come i sociologi non utilizzano i microscopi elettronici), tuttavia, è anche
vero che gli strumenti differiscono ampiamente tra loro, anche all’interno
delle scienze fisiche e all’interno delle scienze sociali; ed, inoltre,
alcune differenze di metodo, tra le scienze fisiche e le scienze sociali, sono
di grado piuttosto che di genere.
Col termine
metodologia intendo la filosofia del processo di ricerca. Essa
comprende gli assunti ed i valori che servono da base razionale della
ricerca, gli standard o i criteri che il ricercatore utilizza per
interpretare i dati e per pervenire alle conclusioni. Una metodologia della
ricerca determina fattori come il modo di formulare le ipotesi e di definire
il grado di conferma necessario per decidere se respingere o meno
un’ipotesi.
La
metodologia delle scienze fisiche è attualmente più rigorosa della
metodologia delle scienze sociali. In particolare, gli scienziati fisici
tendono molto più degli scienziati sociali a definire i rapporti tra
variabili in termini esatti, di solito sotto forma di equazioni matematiche.
Lo scienziato sociale si accontenta spesso di dimostrare l’esistenza di un
rapporto tra due variabili senza dire alcunché sulla natura di tale
rapporto.
La
possibilità che la metodologia della scienza sociale possa mai riprodurre la
metodologia della scienza fisica è una questione filosofica trascurabile. Il
problema basilare è che esiste una varietà di metodologie alternative o di approcci e criteri
per la comprensione dei fenomeni sociali. Nella scienza sociale questi
variano dal qualitativo al quantitativo. Alcuni ricercatori dapprima
scelgono un problema di ricerca e poi stabiliscono quale prospettiva
metodologica sia superiore alle altre per quello studio. Altri ricercatori
si sentono intellettualmente vincolati ad una particolare prospettiva
metodologica e scelgono un problema di ricerca congruente con tale
prospettiva.
Alcuni
scienziati sostengono che la scienza è razionale in quanto non basata
sulla metodologia, altri invece sostengono esattamente il contrario. In
campo peritale forense, però, per ancorare a dei criteri di scientificità
l'attività psichiatrica forense o criminologica clinica dobbiamo partire
dalla consapevolezza, che alla base della razionalità scientifica c’è sempre
il ragionamento. Ciò perché, com' è noto, la ragione scientifica si
realizza per mezzo del ragionamento, vale a dire, in virtù di
proprietà linguistiche, che giustificano sul piano logico una scelta in base
a motivi prevalentemente oggettivi, ossia in base a delle proposizioni
vere, che sono tali a prescindere da chi li pone in essere.
La proposizione "Tutti i corvi sono neri" e vera finché effettivamente tutti i corvi sono neri, sarà sufficiente dimostrare che un solo corvo non è nero e la proposizione è da ritenersi falsa. Allo stesso modo, la proposizione "L'imputato non è in grado d' intendere e volere" è da ritenersi vera finché tutte le condizioni che portano ad affermarla non sono smentite, sarà sufficiente che un solo elemento non sia vero e la proposizione è falsa.
Di
conseguenza nel campo peritale psichiatrico-forense definisco come
scientifica una soluzione peritale quando è la conclusione di un’inferenza
operata tramite procedure (logiche), utilizzando sempre nelle premesse, come
condizione necessaria, l’evidenza empirica.
Premesso
che la ricerca è logica applicata e non pura, diremo che una ricerca in
perizia è valida quando l’interpretazione di un argomento è valida.
L’argomento valido richiede premesse non contraddittorie, ma attendibili.
Inoltre, la validità riguarda il rispetto delle regole inferenziali usate
nelle operazioni di ricerca. Ma qui bisogna rilevare che il criterio
classico strutturale, che suddivide la logica deduttiva (inferenze certe) e
induttiva (inferenze incerte), va integrato con ulteriori criteri pragmatici
attinenti all’uso che dobbiamo fare della logica, secondo cui, appaiono e
scompaiono fallacie e paradossi. Infatti, secondo Putnam, “un’assunzione può
essere accettabile razionalmente ma, al tempo stesso, non vera”. A noi
interessa affermare che la razionalità scientifica esclude alcuni errori
possibili; in questo senso, l’ottica della ricerca scientifica non è quella
di avvicinarci alla verità, ma di allontanarci il più possibile
dall’errore. Il criterio di verità è argomentativo (almeno in parte,
metodologico), non semantico: "Vero è ciò che si basa su argomentazioni
fondate”. Ciò che la scienza può garantire è l’eliminazione di alcune (o
molte) fallacie, non la verità semantica dei propri risultati.
Nella
ricerca, dunque, il risultato vero viene a coincidere con quello
valido, ma la validità non va confusa con la rilevanza teorica; poiché
non è nemmeno detto che i risultati di una ricerca valida siano
necessariamente interessanti, anzi, a volte avviene proprio il contrario.
L’attenzione data ai problemi di metodo può fare trascurare quelli di
“sostanza”. Il fatto è che i problemi di sostanza risolti senza metodo sono
piuttosto “facili”; e una ricerca stimolante, ma non valida, non ha alcun
interesse scientifico.
Alla
domanda in perizia: "Come fai a sostenere questo?" si risponde elencando le
premesse che sostengono la conclusione, se qualcuna delle premesse viene
contestata, s' illustrano i motivi per cui la si è affermata, ripetendo il
procedimento. Da qui l’importanza dell’esplicitazione e della documentazione
della ricerca, che fa comprendere come qualsiasi risultato sia discutibile.
L’argomento della ricerca è sempre complesso e questo vale per la ricerca
sociale, scarsamente formalizzata, induttivamente debole, retoricamente
ricca, ma a maggior ragione “in perizia”, dove le argomentazioni usate dal
perito di turno, spesso, sono del tutto soggettive, poiché non poggiano su
alcun fondamento teorico o empirico, mutando l’argomentazione in una mera
autorità o in un vero arbitrio, là dove il risultato della perizia anziché
come “parere tecnico qualificato” viene dato addirittura come una “prova
inconfutabile”.
Il
ragionamento scientifico si differenzia dagli altri tipi di ragionamento
perché deduttivo e induttivo, legato all’evidenza empirica e teorica.
Il sapere scientifico si caratterizza per il vincolo empirico, il
rigore logico, la cura e la precisione con cui vengono trattate le
operazioni. Sono queste le proprietà che lo definiscono
scientifico e che lo differenziano dalle altre esperienze umane.
L’affermazione che la razionalità scientifica non è quella metodologica, nel senso che è riducibile a essa, è condivisibile; non lo è quando l’affermazione esclude la razionalità metodologica da quella scientifica. Quest’ultima resta un sottoinsieme della prima, anche se non coincidente con essa. Una concezione razionale può collocare e valutare diversamente la metodologia nell’attività scientifica, non essere anti-metodologica o pro-metodologica. Se la scienza non è "la" metodologia, tuttavia la metodologia è sua condizione necessaria.
La
moderna metodologia non teorizza più "il" metodo, unico ed esclusivo,
cui ridurre tutta l’attività scientifica, e mediante cui definirla, ma
"i" metodi restano la parte qualificante della ricerca
scientifica e sono individuati in base alla metodologia del metodo.
Del
resto, se individuiamo la scienza nelle regole della logica, dobbiamo
accettare anche quelle della metodologia che le interpretano. La metodologia
non è che la realizzazione operativa (di parte) dell’argomentazione. Vi sono
(molte) operazioni che si ripetono (a un certo livello di astrazione), che
possono essere oggetto di attenzione, migliorabili sul piano dell’efficacia
o dell’efficienza.
Ma non tutti i comportamenti scientifici sono oggetto della metodologia, né qualsiasi argomentazione può dirsi metodologica. La razionalità metodologica è parziale anche in questo senso, perché si occupa solo delle attività utilmente regolabili per la ricerca. Le altre sono escluse dal suo dominio d’indagine. Per fare un esempio, in perizia scientifica non ci interessa né la retorica né la dialettica eristica, che appartengono al (fare e) dire avvocatesco, ma non peritale.
La
metodologia, dunque, aiuta il ricercatore a risolvere i suoi problemi ed a
seconda di come lo aiuta abbiamo i diversi ambiti metodologici.
Noi
distinguiamo una metodologia pura da una applicata. Quella
pura si realizza prima della ricerca, l'altra, applicata dentro
la ricerca; la prima è propria del metodologo, la seconda del ricercatore.
Compito del metodologo è costruire le tecniche, compito del
ricercatore è quello di applicarle, tenendo conto della situazione in cui
opera e del linguaggio che intende modificare.
La situazione in cui il ricercatore opera è sempre particolare, mentre le regole sono generali. La divisione e la diversità dei compiti tra metodologo e ricercatore non escludono la cooperazione né sminuiscono l’importanza che il fare ricerca ha per il metodologo. La ricerca deve far parte delle sue esperienze professionali: le regole si costruiscono sui problemi e i problemi, più che astrattamente, si incontrano nella ricerca. La metodologia, dunque, è anche una meta-ricerca. Il perito allora deve agire sia come metodologo e sia come ricercatore, oltre che come esperto nella propria disciplina.
Fino ad
oggi, in perizia psichiatrica forense si è adottato una "metodologia del
risultato". In tal caso, il perito per risolvere un problema parte da
qualche pregiudizio, fornitogli sia dalla teoria (o più genericamente
dalle conoscenze esistenti) sia dalla cultura cui appartiene, se non altro
dalla sua personalità. Questi pregiudizi consistono in generici
orientamenti, in semplici schemi concettuali o in precise ipotesi.
Dall’esame delle concordanze o delle discordanze delle informazioni
analizzate con i pregiudizi, il perito si forma delle ulteriori
convinzioni, che vanno a rafforzare le precedenti, a modificarle od a
eliminarle.
Termina così
l’attività più propriamente giustificata.
Invece, quando il perito adotta la "metodologia del metodo", per evitare che
sia il pregiudizio a guidarlo nella ricerca deve ricorrere alla
costruzione delle regole (poiché senza regole la ricerca è incontrollata e
incontrollabile); queste regole usate dai periti vengono costruite dal
metodologo.
Per
comprendere tutto ciò seguiamo lo schema dello studioso von Wright, che così
suddivide le norme:
a)
regole (come sono quelle del gioco);
b)
prescrizioni (come sono quelle
morali);
c)
norme direttive o tecniche (come sono quelle ingegneristiche).
In questa
classificazione le regole metodologiche fanno parte delle norme direttive o
tecniche. L’enunciato tecnologico è un condizionale che rappresenta
una relazione mezzo-fini, dove il fine è l’obiettivo cognitivo, i mezzi sono
le risorse cognitive. Inizialmente, il perito opera nell’ambito dello schema
fine-mezzi: dato il fine, ossia il quesito del Giudice, cerca i mezzi (sia
ricorrendo al metodo della metodologia e sia all’uso degli appositi
strumenti) per raggiungerlo. Successivamente converte lo schema in quello
mezzo-fini: opera sui mezzi per ottenere un fine seguendo la metodologia del
metodo. Il corpo enunciativo del metodo consiste nell’insieme di queste
regole che esprimono il rapporto mezzo-fini. Esse non risolvono
necessariamente un problema, aumentano la sua probabilità di risoluzione
corretta; combattono l’aleatorietà dei comportamenti, minimizzando le scelte
arbitrarie, respingendo quelle fallaci.
Senza questo
rigore metodo-logico la perizia psichiatrica forense rimane nella vaghezza e
può anche essere pericolosa.
Riuscire ad
usare in perizia le regole della ricerca scientifica non rende, ovviamente,
la psichiatria una scienza, ma aiuta lo psichiatra (o meglio ancora il
criminologo clinico) ad allontanarsi il più possibile dall’errore, anche se
nulla di vero, assoluto ed universale, può riferire al giudice.
Difatti, il compito del perito forense (come della scienza) non è quello di
dare al giudice risposte giuste, ma di evitare quelle sbagliate. |
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© Criminologia.it 2004 . Testo tratto dal "Manuale di Metodologia Peritale", di Saverio Fortunato, Editore Ursini, a cui si rimanda per le fonti delle note bibliografiche. Vietata la riproduzione |
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