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La
fiction DON MATTEO è speciale rispetto tutte le altre fiction,
perché svolge socialmente un'alta funzione pedagogica e di
prevenzione criminologica, insegnando i buoni sentimenti e il buon
senso.
RUOLO MAGISTRALE DEL PRETE
Essa restituisce al prete quel ruolo parrocchiale a fianco
delle persone che soffrono perché ingiustamente accusate di aver
commesso un crimine, facendo intravedere non solo l'utilità della
fede o comunque della speranza umana, ma scongiura il pericolo
--purtroppo oggi molto diffuso nella società- d'interpretare ogni
condotta deviante in una patologia, da curare o punire penalmente.
La fiction, invece, scongiura tale sottocultura che costituisce un serio
fattore criminogeno.
RUOLO MAGISTRALE DEL CARABINIERE
L'interpretazione magistrale della figura del maresciallo (Nino
Frassica) vicino alla gente, nonché quella dei vari attori che
interpretano il ruolo del capitano di turno, è improntata sul
principio del diritto penale umanitario e moderno: il reo va
sempre perseguito per quello che fa, non per quello che
è.
Su questo principio la fiction è esemplare, essa mostra un
volto tanto umano quanto scientifico del carabiniere, intendendo
per scientifico l'atteggiamento dello spirito dello
scienziato: saggio (Socrate), dotato del dubbio (Cartesio) e mosso
dal fine umanitario (Galilei); non quindi bionico o sofista, che
pretende di sapere tutto di tutto, in nome di una scienza
d'autorità.
E' una fiction che insegna i sentimenti, perché considera innocente
il reo fino al terzo grado di giudizio, combatte il pregiudizio con
la ragione e la ragione trova sempre un sostegno nella fede o
comunque nella speranza.
E' una fiction che, forse senza neanche saperlo, fa un'alta scuola
criminologica, che
trova collocazione classica nei nobili principi
criminologici di Cesare Beccaria e nei moderni principi universali
dei diritti dell'uomo.
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