| |
E
per quanto riguarda la polizia scientifica?
Ho prestato particolare attenzione alla scientifica. Ho potuto
constatare che è organizzata fondamentalmente come quella italiana, vi
differisce solo per alcune procedure: per fare un esempio, in Italia le
impronte digitali rinvenute sulla scena del crimine vengono asportate
mediante adesivo, in America vengono soltanto fotografate.
L’impronta viene così immagazzinata in un sistema informatico
certificato elettronicamente, concepito in modo che sia impossibile
modificare successivamente i dati inseriti, di modo che la fotografia
viene per tal via ad assumere piena prova davanti alle Corti.
Esiste mobilità fra le diverse forze di polizia?
Il poliziotto viene assunto nell’ambito della comunità di
riferimento, tuttavia per un verso i licenziamenti, come le assunzioni,
sono molto più facili, per l’altro non esiste la mentalità del posto
fisso, c’è molto ricambio. Come conseguenza c’è un mix di anziani dotati
di grande esperienza e di giovani in ogni ufficio.
Qual è il sentimento degli appartenenti alle forze di polizia?
Sono molto motivati, esiste un forte spirito di corpo, quasi di
fratellanza, e di reciproco rispetto, in generale verso tutti i
poliziotti, anche stranieri. Sono partito verso gli Stati Uniti in uno
stato di quasi soggezione, ma quello che ho riscontrato è la stima che
loro nutrono verso la Polizia di Stato italiana. Accadeva spesso che i
poliziotti in pattuglia venissero a salutarci, durante la nostra visita.
E
qual è il sentimento dei cittadini verso la polizia?
Fondamentalmente c’è molta considerazione per la polizia e per i
vigili del fuoco, c’è grande rispetto, ulteriormente accresciuto dalla
tragedia dell’11 settembre. Ho visitato il Commissariato dell’autorità
doganale di New York, il più vicino a Ground Zero, i cui agenti
furono i primi ad attraversare il fiume e ad intervenire per prestare
soccorso alle persone intrappolate nelle Torri Gemelle; di circa 250
elementi, 80 di quel reparto furono tra coloro che diedero la vita nel
tentativo di salvare altre vite.
I loro nomi sono fra i 17.000 scolpiti nel marmo del National Law
Enforcement Officers Memorial, il sacrario sito in Washington D.C.
dedicato alla memoria di tutti i poliziotti caduti per motivi di
servizio negli Stati Uniti, indipendentemente dal corpo di appartenenza
e dallo Stato di provenienza.
Oltre alle monumentali lapidi sulle quali erano incisi i nomi di questi
eroici poliziotti, ve ne erano altre intatte, prive di iscrizioni,
pronte ad accogliere il ricordo di altri eroi e vittime del dovere,
destinati a essere ricordati non per il modo in cui morirono, ma per il
modo in cui vissero, come recitano le parole di Vivian Eney Cross
marcate nel marmo del Memorial, “It is not how these officers
died that made them heroes, it is how they lived”. |
|