Trapani mese

fonte: http://www.trapanimese.it/tpmese/tparticolo.asp?id=TrapaniMese1005200298
Anno 3, numero 13, mese 12/2002

Il male di vivere

Riflessione sull’aumento di suicidi in città.

 
Di RedazioneTrapanimese

Vi è solamente un problema filosofico veramente serio: quello del suicidio. Giudicare se la vita valga o non valga la pena di essere vissuta, è rispondere al quesito fondamentale della filosofia. Il resto (...) viene dopo. Prima bisogna rispondere“. Così scriveva Albert Camus, ne «Il mito di Sisifo», del 1942. La risposta ancora nessuno l`ha data, o se l`ha data, non l`hanno ascoltata i ragazzi, gli uomini e le donne che, a Trapani, negli ultimi sei mesi si sono tolti la vita. Tanti. Dall`ottobre scorso una media di due casi al mese. Quattordici persone che si sono tolte la vita. Che su una popolazione di meno di centomila abitanti è un dato che deve cominciare a far riflettere. È una impressione superficiale, diffusa, che ha destato la preoccupazione di alcuni, che ha lasciato nell`indifferenza altri. Non entriamo nel dettaglio di alcuno di questi casi. Alcuni sono stati riportati dai mass media, altri, pure noti alle redazioni, non sono stati pubblicati. Il perché è semplice: «La notizia della morte di una persona invade la sfera intima della medesima. Massimo ritegno deve essere usato nei casi di suicidio. La pubblicazione è ammessa, eccezionalmente. quando il gesto ha avuto una grande risonanza pubblica; quando il suicida è una personalità pubblica e si può quindi supporre che il gesto abbia un rapporto con tale sua funzione; quando è in relazione con un reato reso noto dalla polizia; quando il gesto aveva carattere dimostrativo e intendeva richiamare l`attenzione pubblica su un problema irrisolto; quando il gesto diviene spunto di un pubblico dibattito; Quando serve a smentire dicerie o accuse incontrollate». È scritto nella direttiva 7.9 della Dichiarazione dei doveri e dei diritti del giornalista. Una direttiva che, a Trapani, in massima parte viene rispettata da tutte le redazioni. L`abisso della disperazione non guarda in faccia a nessuno. E non fa discriminazioni di età. Tra i ragazzi, i più soggetti a casi di suicidio, avvenuti in Italia, sono quelli di età compresa tra i 25 e i 29 anni. Seguiti a ruota, nella classifica della disperazione, da quelli tra i 19 e i 24 anni. E mentre tra le donne è maggiore il numero dei tentativi di suicidio, a morire, cedendo a questa «sconfitta», sono per la maggior parte gli uomini. Per comprendere meglio l`andamento del fenomeno alcuni dati di confronto che, a causa della attenzione con cui si stilano le statistiche, non sono aggiornati al 2002, ma al 1998 (fonte ISTAT). In Sicilia la provincia di Trapani è ultima per numero di suicidi con un valore di che va da 0 a 3,9 per 100.000 abitanti. Seguono le aree metropolitane: Palermo, Catania e Messina (3,9 - 5,7). Ed ancora Siracusa (5,7 - 7,6); Caltanisetta e Ragusa (7,6 - 9,9); infine Enna (9,9 - 19,2). Dati, lo ricordiamo, che si riferiscono all`intero territorio provinciale. In valore assoluto questo l`andamento dei suicidi a Trapani: 1996 (11 suicidi; 8 tentati suicidi); 1997 (20; 15 tentati); 1998 (1; 7 tentati); 1999 (21; 6 tentati). Sono più i maschi che le femmine che scelgono di togliersi la vita. A Trapani dall`ottobre scorso già 4 donne si sono suicidate. Sono soprattutto giovani, tra i 22 ed i 30 anni. Ecco un altro dato che non è omogeneo rispetto alla media siciliana e nazionale e che sfugge anche alle rigide catalogazioni statistiche che individua due fasce 18 24 anni e 25 44 anni. «Il suicidio, ha scritto il Vescovo Francesco Miccichè, è la risposta risolutiva, scioccante che nella cronaca trapanese troppo spesso, negli ultimi tempi, abbiamo dovuto registrare. Queste morti violente squassano l`anima, interrogano con forza, mettono profondamente in crisi. Non possiamo dire: “Sono forse io il guardiano di mio fratello? (Gen, 4,9)”. Tutti siamo responsabili di tutti”. La Chiesa trapanese è stata fino ad oggi l`unica a gettare una pietra nello stagno. Distratta la politica, in assenza di una sede universitaria e di cattedre di sociologia e psicologia, l`argomento rimane oggetto di discussione tra pochi professionisti addetti ai lavori. Eppure il suicidio, che nasce come scelta unilaterale e personale, è un fatto sociale, come scrive Saverio Fortunato: «Il suicidio non è mai un fatto individuale, ma sociale. Ciascuno muore per come ha vissuto». Dovremmo cominciare a chiederci come hanno vissuto nella nostra città coloro che si sono tolti la vita e, nel nostro piccolo microcosmo di città di provincia, provare a dare la risposte al problema posto da Albert Camus.