Lunedì 12 Gennaio 2004
 

- LA RICERCA DI UN PERCHÉ
 
  Un paese si interroga L’esperto ipotizza: «Affettività spezzata»
 


Lecco. Stupore. Di più. Angoscia, spavento. Così il paese di Viganò Brianza, borgo di 1.800 abitanti in maggioranza impiegati, artigiani e operai, ha accolto ieri la notizia della strage della famiglia Zoia. Una strage per tutti «inspiegabile», «impensabile», «assurda». Quella di ieri per la gente di Viganò Brianza resterà una di quelle giornate che segnano la memoria di una comunità. Come ogni domenica il paese si è svegliato e in gran parte è andato a messa ma uscendo dalla chiesa un pellegrinaggio si è snodato verso via della Vittoria. Lì, all’alba, il ragionier Fausto Zoia, il «Faustino» per tutti, ha sterminato tutta la famiglia. Ma perché? La gente di Viganò Brianza non lo sa dire. «Io l’avevo capito che il Faustino stava male. Dall’uomo che era sembrava una larva», dice un «amico» del bar, «nell’ultimo periodo era dimagrito di almeno 30 chili, forse 35». «Ma va là», gli replica un vicino di casa, «ci siamo ancora visti il giorno prima. Era solo un pò giù, ma non era poi così depresso». Il sindaco, Valentino Pelucchi, racconta: «So che lavorava da solo e che ultimamente aveva sempre meno lavoro. Sa com’è, la crisi. Però nessuno si immaginava che avesse problemi di tale portata, anzi. Mi sembrava una persona normale». È lo stesso quadro fornito da Giancarlo Vimercati, concittadino di Zoia: «Da uno come lui non me lo sarei mai aspettato. Era un tipo dalla battuta sempre pronta, spiritoso, gioviale. Forse ultimamente aveva qualche problema di salute, diabete credo. Era dimagrito tanto. Ma nessuno avrebbe mai potuto immaginare una cosa così». Il paese si interroga. Quale spiegazione? Uno specialista in criminologia clinica dell’università de L’Aquila, direttore del sito internet «criminologia.it», Saverio Fortunato avanza un’ipotesi (ma che dovrà trovare conferma nelle indagini): un raptus di follia alimentato da un’angoscia incontrollabile, senza alcuna premeditazione, in risposta ad una situazione ambientale e familiare negativa, ormai arrivata ad un punto di rottura. «L’uomo», argomenta Fortunato, «si trovava probabilmente in uno stato patologico depressivo-malinconico, che porta all’incapacità di prevenire il futuro in maniera positiva e, allo stesso tempo, a guardare il passato con un senso di colpa. È probabile che a monte di tutto ci sia una frattura relazione della famiglia, in cui si era probabilmente sviluppata un’attitudine al silenzio, dove ognuno affrontava i problemi per conto suo». L’8 gennaio a Vicenza, un uomo si è ucciso dopo aver ammazzato la ex convivente e il figlio della donna di 25 anni, mentre la figlia è riuscita a fuggire. Una vicenda che ha avuto un forte ritorno su tv e giornali: «Non è escluso», dice Fortunato, «che Zoia possa aver preso spunto da quello che è avvenuto a Vicenza. Almeno per un giorno tutti si sono accorti di lui».
Ma di fronte alle ultime tragedie familiari si sollevano riflessioni anche da parte del mondo politico. Francesco Giro, responsabile di Forza Italia per i rapporti con il mondo cattolico , sostiene: «Dopo il duplice omicidio-suicidio di Vicenza , la strage di Lecco è solo l’ultimo episodio di una tragica escalation di delitti familiari spesso annunciati che ha come unico movente la follia e dimostra che è venuto il momento di voltare pagina e di cambiare subito la legge italiana del 1978 sulla psichiatria». Forza Italia, aggiunge Giro, ha presentato in Parlamento una sua proposta di legge ed è pronta a confrontarla con quella di altre forze politiche : «Nessuno vuole riaprire i manicomi ma per aiutare la famiglia bisogna costruire sul territorio una fitta rete di centri di ascolto di prossimità e di quartiere, promuovere un sistema di pronto soccorso psichiatrico; prevedere l’assistenza domiciliare nei casi più lievi e interventi di day hospital per i casi più gravi, e per le situazioni di rischio conclamato predisporre la permanenza, anche coatta, in centri residenziali di qualità e sotto la vigilanza d i Regioni e Comuni».


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