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Lecco. Stupore. Di più. Angoscia, spavento. Così il paese di Viganò
Brianza, borgo di 1.800 abitanti in maggioranza impiegati, artigiani
e operai, ha accolto ieri la notizia della strage della famiglia
Zoia. Una strage per tutti «inspiegabile», «impensabile», «assurda».
Quella di ieri per la gente di Viganò Brianza resterà una di quelle
giornate che segnano la memoria di una comunità. Come ogni domenica
il paese si è svegliato e in gran parte è andato a messa ma uscendo
dalla chiesa un pellegrinaggio si è snodato verso via della
Vittoria. Lì, all’alba, il ragionier Fausto Zoia, il «Faustino» per
tutti, ha sterminato tutta la famiglia. Ma perché? La gente di
Viganò Brianza non lo sa dire. «Io l’avevo capito che il Faustino
stava male. Dall’uomo che era sembrava una larva», dice un «amico»
del bar, «nell’ultimo periodo era dimagrito di almeno 30 chili,
forse 35». «Ma va là», gli replica un vicino di casa, «ci siamo
ancora visti il giorno prima. Era solo un pò giù, ma non era poi
così depresso». Il sindaco, Valentino Pelucchi, racconta: «So che
lavorava da solo e che ultimamente aveva sempre meno lavoro. Sa
com’è, la crisi. Però nessuno si immaginava che avesse problemi di
tale portata, anzi. Mi sembrava una persona normale». È lo stesso
quadro fornito da Giancarlo Vimercati, concittadino di Zoia: «Da uno
come lui non me lo sarei mai aspettato. Era un tipo dalla battuta
sempre pronta, spiritoso, gioviale. Forse ultimamente aveva qualche
problema di salute, diabete credo. Era dimagrito tanto. Ma nessuno
avrebbe mai potuto immaginare una cosa così». Il paese si interroga.
Quale spiegazione? Uno specialista in criminologia clinica
dell’università de L’Aquila, direttore del sito internet
«criminologia.it»,
Saverio Fortunato
avanza un’ipotesi (ma che dovrà trovare conferma nelle
indagini): un raptus di follia alimentato da un’angoscia
incontrollabile, senza alcuna premeditazione, in risposta ad una
situazione ambientale e familiare negativa, ormai arrivata ad un
punto di rottura. «L’uomo», argomenta Fortunato, «si trovava
probabilmente in uno stato patologico depressivo-malinconico, che
porta all’incapacità di prevenire il futuro in maniera positiva e,
allo stesso tempo, a guardare il passato con un senso di colpa. È
probabile che a monte di tutto ci sia una frattura relazione della
famiglia, in cui si era probabilmente sviluppata un’attitudine al
silenzio, dove ognuno affrontava i problemi per conto suo». L’8
gennaio a Vicenza, un uomo si è ucciso dopo aver ammazzato la ex
convivente e il figlio della donna di 25 anni, mentre la figlia è
riuscita a fuggire. Una vicenda che ha avuto un forte ritorno su tv
e giornali: «Non è escluso», dice Fortunato, «che Zoia possa aver
preso spunto da quello che è avvenuto a Vicenza. Almeno per un
giorno tutti si sono accorti di lui».
Ma
di fronte alle ultime tragedie familiari si sollevano
riflessioni anche da parte del mondo politico.
Francesco Giro, responsabile di Forza Italia per i rapporti con
il mondo cattolico
, sostiene:
«Dopo il duplice omicidio-suicidio di Vicenza
,
la strage di Lecco è solo l’ultimo episodio di una tragica
escalation di delitti familiari spesso annunciati che ha come unico
movente la follia e dimostra che è venuto il momento di voltare
pagina e di cambiare subito la legge italiana del 1978 sulla
psichiatria». Forza Italia, aggiunge Giro, ha presentato in
Parlamento una sua proposta di legge ed è pronta a confrontarla con
quella di altre forze politiche
:
«Nessuno vuole riaprire i manicomi
ma per aiutare la famiglia bisogna costruire sul territorio una
fitta rete di centri di ascolto di prossimità e di quartiere,
promuovere un sistema di pronto soccorso psichiatrico; prevedere
l’assistenza domiciliare nei casi più lievi e interventi di day
hospital per i casi più gravi, e per le situazioni di rischio
conclamato predisporre la permanenza, anche coatta, in centri
residenziali di qualità e sotto la vigilanza d
i
Regioni e Comuni». |