Lunedì 12 Gennaio 2004

  - «ALLARME SOCIALE»
«Cambiare la legge sulla psichiatria» Una proposta da Fi
 

Roma. Mentre un paese intero si interroga sulle cause che hanno portato alla tragedia della famiglia Zoia, e mentre soni in corso le indagini degli inquirenti per fare piena luce sulla vicenda, gli esperti cercano di fornire prime risposte. Un raptus di follia alimentato da un’angoscia incontrollabile, senza alcuna premeditazione, come unica risposta possibile ad una situazione ambientale e familiare negativa, ormai arrivata ad un punto di rottura: questo avrebbe spinto Fausto Zoia, il ragioniere di Viganò, ad uccidere nel sonno i due figli, la moglie, e poi a spararsi. Ad avanzare l’ipotesi, che dovrà trovare conferma nelle indagini, è lo specialista in criminologia clinica dell’università de L’Aquila e direttore del sito internet «criminologia.it» Saverio Fortunato. «Chi compie questo tipo di stragi, generalmente, non ha mai più di 40 anni», spiega, «perché a 50 i delitti sono di tipo sessuale, o comunque legati alla trasgressione». Secondo Fortunato, Zoia non sarebbe riuscito a venire a capo della depressione scaturita con ogni probabilità dalla dieta a cui si era sottoposto e, forse, accentuata dal suo fervore religioso.
«L’uomo», argomenta Fortunato, «si trovava probabilmente in uno stato patologico depressivo-malinconico, che porta all’incapacità di prevenire il futuro in maniera positiva e, allo stesso tempo, a guardare il passato con un senso di colpa». Tutto ciò, però, non basterebbe a spiegare una simile strage. «È probabile», aggiunge Fortunato, «che a monte di tutto ci sia una frattura relazione della famiglia, in cui si era probabilmente sviluppata un’attitudine al silenzio, dove ognuno affrontava i problemi per conto suo». Questioni, dunque, a lungo covate e mai venute fuori. Zoia, quindi, potrebbe non essersi sentito «amato e coinvolto» nelle vicende della famiglia e questo, con il passare del tempo, potrebbe averlo portato alla reazione di ieri mattina. Da non sottovalutare, infine, che la follia potrebbe essere stata innescata, o accelerata, da un processo mediatico: l’8 gennaio a Vicenza un uomo si è ucciso dopo aver ammazzato la ex convivente e il figlio della donna di 25 anni, mentre la figlia è riuscita a fuggire. Una vicenda che ha avuto un forte ritorno su tv e giornali: «Non è escluso», sostiene l’esperto, «che Zoia possa aver preso spunto da quello che è avvenuto a Vicenza. Almeno per un giorno tutti si sono accorti di lui».
E di fronte alle ultime tragedie familiari c’è chi dice che ora è venuto il momento di voltare pagina e di cambiare subito la legge Basaglia, perché oggi la famiglia è troppo sola di fronte al dramma del disagio sociale. Lo chiede Francesco Giro, responsabile di Forza Italia per i rapporti con il mondo cattolico.
«Dopo il duplice omicidio-suicidio di Vicenza di qualche giorno fa», afferma l’esponente forzista, «la strage di Lecco di ieri è solo l’ultimo episodio di una tragica escalation di delitti familiari spesso annunciati che ha come unico movente la follia e dimostra che è venuto il momento di voltare pagina e di cambiare subito la legge italiana del 1978 sulla psichiatria».
Forza Italia, aggiunge Giro, ha presentato in Parlamento una sua proposta di legge ed è pronta a confrontarla con quella di altre forze politiche, «ma occorre abbandonare la facile demagogia, uscire dall’immobilismo e pensare a qualcosa di nuovo in tempi rapidi e certi». «Nessuno vuole riaprire i manicomi», conclude, «ma per aiutare la famiglia bisogna costruire sul territorio una fitta rete di centri di ascolto di prossimità e di quartiere, promuovere un sistema di pronto soccorso psichiatrico, attivo 24 ore su 24, 7 giorni su 7; prevedere l’assistenza domiciliare nei casi più lievi e interventi di day hospital per i casi più gravi, e per le situazioni di rischio conclamato predisporre la permanenza, anche coatta, in centri residenziali di assoluta qualità e sotto la vigilanza delle Regioni e dei Comuni».