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Roma.
Mentre un paese intero si interroga sulle cause che
hanno portato alla tragedia della famiglia Zoia, e
mentre soni in corso le indagini degli inquirenti per
fare piena luce sulla vicenda, gli esperti cercano di
fornire prime risposte. Un raptus di follia alimentato
da un’angoscia incontrollabile, senza alcuna
premeditazione, come unica risposta possibile ad una
situazione ambientale e familiare negativa, ormai
arrivata ad un punto di rottura: questo avrebbe spinto
Fausto Zoia, il ragioniere di Viganò, ad uccidere nel
sonno i due figli, la moglie, e
poi a spararsi.
Ad avanzare l’ipotesi, che dovrà trovare conferma nelle
indagini, è lo specialista in criminologia clinica
dell’università de L’Aquila e direttore del sito
internet «criminologia.it»
Saverio Fortunato.
«Chi compie questo tipo di stragi, generalmente, non ha
mai più di 40 anni», spiega, «perché a 50 i
delitti sono di tipo sessuale, o comunque legati alla
trasgressione». Secondo
Fortunato,
Zoia non sarebbe riuscito a venire a capo della
depressione scaturita con ogni probabilità dalla dieta a
cui si era sottoposto e, forse, accentuata dal suo
fervore religioso.
«L’uomo», argomenta
Fortunato,
«si trovava probabilmente in uno stato patologico
depressivo-malinconico, che porta all’incapacità di
prevenire il futuro in maniera positiva e, allo stesso
tempo, a guardare il passato con un senso di colpa».
Tutto ciò, però, non basterebbe a spiegare una simile
strage. «È probabile», aggiunge
Fortunato,
«che a monte di tutto ci sia una frattura
relazione della famiglia, in cui si era probabilmente
sviluppata un’attitudine al silenzio, dove ognuno
affrontava i problemi per conto suo». Questioni, dunque,
a lungo covate e mai venute fuori. Zoia, quindi,
potrebbe non essersi sentito «amato e coinvolto» nelle
vicende della famiglia e questo, con il passare del
tempo, potrebbe averlo portato alla reazione di ieri
mattina. Da non sottovalutare, infine, che la follia
potrebbe essere stata innescata, o accelerata, da un
processo mediatico: l’8 gennaio a Vicenza un uomo si è
ucciso dopo aver ammazzato la ex convivente e il figlio
della donna di 25 anni, mentre la figlia è riuscita a
fuggire. Una vicenda che ha avuto un forte ritorno su tv
e giornali: «Non è escluso», sostiene l’esperto, «che
Zoia possa aver preso spunto da quello che è avvenuto a
Vicenza. Almeno per un giorno tutti si sono accorti di
lui».
E di fronte alle ultime tragedie familiari c’è chi dice
che ora è venuto il momento di voltare pagina e di
cambiare subito la legge Basaglia, perché oggi la
famiglia è troppo sola di fronte al dramma del disagio
sociale. Lo chiede Francesco Giro, responsabile di Forza
Italia per i rapporti con il mondo cattolico.
«Dopo il duplice omicidio-suicidio di Vicenza di qualche
giorno fa», afferma l’esponente forzista, «la strage di
Lecco di ieri è solo l’ultimo episodio di una tragica
escalation di delitti familiari spesso annunciati che ha
come unico movente la follia e dimostra che è venuto il
momento di voltare pagina e di cambiare subito la legge
italiana del 1978 sulla psichiatria».
Forza Italia, aggiunge Giro, ha presentato in Parlamento
una sua proposta di legge ed è pronta a confrontarla con
quella di altre forze politiche, «ma occorre abbandonare
la facile demagogia, uscire dall’immobilismo e pensare a
qualcosa di nuovo in tempi rapidi e certi». «Nessuno
vuole riaprire i manicomi», conclude, «ma per aiutare la
famiglia bisogna costruire sul territorio una fitta rete
di centri di ascolto di prossimità e di quartiere,
promuovere un sistema di pronto soccorso psichiatrico,
attivo 24 ore su 24, 7 giorni su 7; prevedere
l’assistenza domiciliare nei casi più lievi e interventi
di day hospital per i casi più gravi, e per le
situazioni di rischio conclamato predisporre la
permanenza, anche coatta, in centri residenziali di
assoluta qualità e sotto la vigilanza delle Regioni e
dei Comuni». |