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"Arrestato dopo terzo fallimento e finito in cella d'isolamento, dice: "Tranquilli, è solo un equivoco"
PROFILING CRIMINOLOGICO DI CECCHI GORI
Un uomo solo, con l'aggravante di essere ricco per meriti genitoriali (e malconsigliato)
di Prof. Saverio Fortunato
(Specialista in Criminologia Clinica, Docente al Corso di Laurea Scienze dell'Investigazione Università di L'Aquila)

 

Il produttore cinematografico Cecchi Gori è accusato di bancarotta patrimoniale nell'ambito dell'inchiesta della procura di Roma sul fallimento del gruppo. Era indagato da gennaio. Il provvedimento è stato firmato dal gip del tribunale di Roma, Guicla Mulliri, su richiesta del pm Stefano Rocco Fava. E' stato portato nel carcere romano di 'Regina Ceoli' insieme al suo collaboratore Luigi Barone. Cecchi Gori -secondo quanto riferisce l'Ansa- e' in cella da solo, nel reparto isolamento del carcere. Il suo arresto  è stato disposto dopo il terzo fallimento di una sua società, la Safin Cinematografica. Cecchi Gori avrebbe tranquillizzato i suoi collaboratori parlando di 'un disguido' e lo avrebbe fatto sia ieri, al momento dell'arresto sia oggi. Si è anche appresa la notizia che la sua ex compagna, Valeria Marini, gli ha mandato a dire "Se ha bisogno di me, io ci sono sempre".

IL PROFILO MEDIATICO DEL PERSONAGGIO IN RELAZIONE AL CASO SPECIFICO

Valeria Marini e Vittorio Cecci Gori. L'attrice avrebbe lasciato il compagno dopo 4 anni di convivenza a palazzo Borghese.

LA NAZIONE, quotidiano fiorentino, del 3.6.2008: «Quando sono intervenuti i militari della Guardia di finanza l'ex produttore cinematografico si trovava nel suo ufficio, a Roma. Valeria Marini: "Solidale con lui, spero che tutto si risolva nel più breve tempo possibile''. I legali: E' estraneo alle ipotesi di reato».
Poi ancora:
«Valeria Marini, che qualche anno fa ha avuto una relazione con Cecchi Gori, esprime solidarietà: "Sono molto dispiaciuta e spero che tutto si risolva nel più breve tempo possibile''. ''Oggi - dice - sono solidale con lui come sempre lo sono stata, anche in altri momenti brutti. Ho mantenuto un bel rapporto di amicizia e se lui ha bisogno di me, di qualunque cosa, io ci sono'', dice la Marini, che non vuole essere considerata una ex ma vuole sottolineare il suo legame prima di tutto di solidarietà con l'imprenditore».

CORRIERE DELLA SERA, fa un link con un articolo di Paolo Foschi del 26 agosto 2007, col titolo: «Ecco chi mi voleva morto», dove si legge, «Roberto Colaninno e Lorenzo Pellicioli»: sono le uniche due persone che indica con nome e cognome come «nemici». [...] Vittorio Cecchi Gori, dopo l'ok del tribunale all'accordo che ha scongiurato il fallimento della finanziaria di famiglia Finmavi, è soddisfatto. «Non ho mai smesso di produrre film, ora posso lavorare con più serenità», dice dalla Sicilia, dove sta ultimando le vacanze. Insieme a lui ci sono la compagna Mara Meis e Gaetano Franchina, l'avvocato catanese che lo segue ovunque: nelle aule giudiziarie, come legale; in ferie, come amico. Colaninno, l'imprenditore mantovano che scalò Telecom con il placet di D'Alema, e Pellicioli, il manager che guidò Seat alla conquista di Tmc: secondo Cecchi Gori sarebbero dunque loro due gli indiziati principali dello sfiorato crac del gruppo ereditato dal padre Mario. «La vendita delle tv a Telecom si è rivelata un grande imbroglio ai miei danni — racconta —. Mi fidai delle persone sbagliate. Solo di parcelle, per un affare da 600 milioni, ne pagai 100. I contratti erano firmati da Pellicioli, sopra c'era Colaninno. Non dimenticherò mai».
Sono passati quattro anni dal fallimento della Fiorentina. Dal blitz della polizia a Fontanella Borghese. Dalle accuse di bancarotta e riciclaggio. Dall'arresto. Dalla difesa accorata dell'ex fidanzata Valeria Marini, nel salotto di Bruno Vespa. Quattro anni.
Lo davano per spacciato. Cecchi Gori invece continua a combattere nelle aule dei tribunali «per i miei due amori: le tv e la Fiorentina».


Cecchi Gori con l'attuale compagna, Mara Meis (Olycom)

 Ed è quasi spavaldo: «Ho resistito contro chi mi voleva morto. Ho ancora i cinema, gli immobili, i film. Ora, un pezzetto alla volta, la verità sta venendo fuori», afferma. E si difende: «Ma quali debiti? Se non mi avessero bloccato i beni con le ridicole accuse di riciclaggio poi cadute, se Telecom mi avesse pagato, avrei coperto tutto. Avrei salvato anche la Fiorentina. Ma volevano farmi fuori». Chi avrebbe ordito il complotto? «I nomi li farà la magistratura, se lo riterrà opportuno. Ma non è difficile. Chi mi ha soffiato Tmc? Chi erano i signori del calcio quando mi hanno espropriato la Fiorentina perché mi ero messo di traverso sui diritti tv?».
I riferimenti sembrano chiari: Colaninno per le televisioni, Carraro e Galliani sul fronte pallonaro. E aggiunge: «Anche altri, dopo, hanno approfittato della mia difficoltà». Chi? «Tronchetti Provera non è responsabile. Anzi è stato gentilissimo, mi ha ascoltato a lungo. Ma non ha fatto nulla, scaricando tutto su Colaninno». E ancora: «Conoscevo Della Valle da anni, una volta ero con Tom Cruise a Capri e ci incontrammo. E quando ha preso la Fiorentina, non si è mai fatto sentire. Nemmeno una telefonata». Poi ci sono gli amici. «Capitalia mi è stata di grande aiuto. Geronzi è sempre stato corretto con me». E «mi sono rimasti vicini Roberto Benigni, gli scrittori Antonio Skarmeta e Gabriel García Márquez». Fa male invece il «tradimento» di Carlo Verdone: l'ultimo film lo ha girato per Fulvio Lucisano. «Gli voglio bene lo stesso», sorride amaro.
La politica: «Ho amici a sinistra e a destra, da Bertinotti a Fini, da D'Alema a Bossi». E svela: «Come sono finito alle elezioni con la Lega? Franchina mi aveva presentato Raffaele Lombardo, leader degli autonomisti, mi aveva promesso che avrebbe fatto l'accordo con Mastella. Invece mi sono ritrovato con Bossi. Correre per la Lega a Roma è come vendere gelati al Polo Nord, Ma avevo dato la parola».
Nell'articolo del 3 giugno 2008 nel dare la notizia il Corsera scrive questi passaggi:

VALERIA MARINI - È l'ex compagna di Cecchi Gori, Valeria Marini, la prima a esprimergli la sua vicinanza. «Esprimo la mia solidarietà, sono molto dispiaciuta e spero che tutto si risolva nel più breve tempo possibile. Oggi sono solidale con lui come sempre lo sono stata, anche in altri momenti brutti. Ho mantenuto un bel rapporto di amicizia e se lui ha bisogno di me, di qualunque cosa, io ci sono». «Ho avuto una storia con lui, ero famosa prima e lo sono oggi senza di lui - sottolinea l'attrice -. Non ho chiesto niente in cambio e tutto quello che si può pensare di me e lui non mi interessa affatto. Tutto il resto è niente».

LE TAPPE - Il calvario giudiziario dell'ex senatore (eletto nel '94 con il Partito Popolare) era iniziato con la Fiorentina. Il 5 luglio 2001 l'allora presidente dei viola - carica che ricopre dal '93 al 2002 - riceve un'informazione di garanzia per concorso in riciclaggio dopo che a giugno era scattata la procedura di fallimento per la squadra. Il giorno dopo, 6 luglio, è indagato dalla procura di Roma per detenzione di sostanze stupefacenti dopo che nel suo appartamento a Roma erano stati trovati alcuni grammi di cocaina. «Solo zafferano» si difende Cecchi Gori, che era in compagnia di Valeria Marini durante la perquisizione dei poliziotti. Pochi giorni dopo si autosospende da tutte le cariche che ricopriva all'interno del suo gruppo. A settembre firma cambiali a garanzia dei 70 miliardi che la Finmavi deve al club, poi ipoteca Palazzo Borghese. A settembre è indagato dalla procura di Firenze per falso in bilancio e appropriazione indebita nell'ambito dell'inchiesta sui conti della Fiorentina (ad aprile 2002 arriva la richiesta di rinvio a giudizio). A novembre vende i diritti su alcuni film alla Medusa per 40 miliardi, per pagare Irpef e parte degli stipendi arretrati del club. A settembre 2002 la Fiorentina viene dichiarata fallita e Vittorio Cecchi Gori è indagato per bancarotta fraudolenta. Un mese dopo scattano per l'ex patron gli arresti domiciliari. A novembre del 2006 fu condannato a tre anni, poi condonati per l'indulto.

IL CUORE - Infine le chiacchierate traversie sentimentali. Prima il matrimonio con Rita Rusic (dal 1983 al 2000, finito con la richiesta di oltre duemila miliardi di lire da parte di lei), poi la relazione con Valeria Marini terminata nel 2005. «Rita è la madre dei miei figli. Di lei parlo solo bene. Valeria Marini mi ha difeso quando ero in difficoltà. Anche di lei parlo solo bene, ma forse... Ora sono felice con Mara» aveva detto riferendosi alla love story con l'attrice-modella Mara Meis, iniziata nel 2006. Allora il fallimento della Finmavi era stato scongiurato: «Non ho mai smesso di produrre film, ora posso lavorare con più serenità» aveva detto Cecchi Gori. Una 'tregua' durata solo un paio d'anni.
 

PROFILING

Tutti gli altri media (giornali e TV) ricalcano il suddetto profilo mediatico del Corriere della Sera e della Nazione. In pratica, sui media il profilo di Cecchi Gori si riassume in due aspetti: donne e affari, ma entrambi presentati più che altro come un fallimento o come storia passata, come occasione mancata e così via; ossia, più al negativo che al positivo. Emerge il profilo di un uomo senza futuro e dal profondo passato, ma senza capire se si descrive la sua storia o quella di qualche film incomprensibile che ha prodotto. Allora, ecco la prima domanda criminologica: ma come mai, un uomo che è (o che è stato) un colosso del cinema e di altri fenomeni di comunicazione di massa (calcio, Tv, ecc.)  pecca proprio nella comunicazione di massa?
Proseguiamo: Gori è un imprenditore (e un Senatore della Repubblica, giacché si è prestato alla politica) che, come tanti imprenditori italiani, ha avuto e continua ad avere incidenti professionali e disavventure giudiziarie (tralasciamo un attimo quelle amorose). Eppure,  a differenza di tanti altri imprenditori, senatori e politici italiani viene sempre beccato in qualcosa: la cocaina in casa, lo "scippo" Telemontecarlo, la "perdita" della fiorentina,  il cambio della serratura alla moglie, ecc. In un articolo colorito e ben condito, pubblicato su Il Tempo
del 4.6.08 si legge
: « [...] Negli anni '80 si mette accanto Vittorio che comincia a rappresentare il nostro cinema in una storia che passa per la voce della Luna di Fellini e l'Oscar del '99 per La vita è bella con Benigni senza dimenticare la nomination per Il Postino. Fra arresti, crisi e fallimenti, il crack-Vittorio vale 1300 miliardi. E in mezzo? Una vita da ridere. Case a Londra, a Manhattan e a Beverly Hills e poi una lite kafkiana per una villa a Sabaudia con la prima moglie, Rita Rusic, per far dispetto alla quale cambia la serratura [...] ».

Ecco, allora, la seconda domanda criminologica: ma, com'è possibile tanta "sfiga" tutta insieme? Qui le cattive notizie sembrano come avviene per le ciliege, l'una tira l'altra e, guarda caso, nessuno ne prende le difese: né la politica (eppure è stato senatore) né gli imprenditori (eppure ha avuto o ha un vero impero che è una ricchezza anche per il Paese) né il mondo dello spettacolo (eppure, a tanti totem di cartone li ha resi celebri dal nulla, qualcuno gli dovrà pure un grazie?) né un parente o un condomino. Eccezion fatta per l'inappuntabile Valeria Marini che ha saputo distinguersi per intelligenza, acume ed animo sensibile (due doti e una virtù oggi in via di estinzione).
Insomma, è l'inspiegabile solitudine di quest'uomo che mi colpisce sul piano criminologico clinico e mi pone un'altra domanda: poiché non sembra un genio del crimine, a chi giova invece  la svendita, lo sfaldamento o la perdita del suo impero? Beh, a prescindere dalla risposta, se fossi in lui, mi guarderei un po' attorno.
 

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