Criminologia.it: Unabomber e CSI, realtà e fiction

Criminologia.it
rivista internet di Teoria e Scienze criminali

Analogia con fiction CSI,
episodio 4.9, IV serie
La fiction insegue la realtà o viceversa?

Unabomber, incidente probatorio, disposta perizia sulle forbici
I criteri scientifici da soddisfare
di Prof. Saverio Fortunato
(Specialista in Criminologia Clinica)

Alcuni registi scrivono a Criminologia.it per capire il senso delle cose che intendono fare. Tempo fa un regista voleva capire, per esempio, se ha senso che un'assassina cannibale potesse essere contemporaneamente anoressica; un altro, il più recente, vuole uno studio comparato del cattivo, tra cinema e realtà. Insomma, è il cinema, il regista, che insegue il criminologo: è questo ha senso! Anzi, complimenti ai registi che cercano di fare entrare le scienze criminali nelle scene del cinema, anche se poi è sempre il copione a prevalere su tutto, come è giusto che sia.
Diventa un non-senso, invece, quando si ha la sensazione che è la realtà ad inseguire la fiction, perché in tal caso ogni episodio di CSI, per esempio, verrebbe scambiato per un seminario di studio. E' evidente che chi scambia la fiction per la realtà non può essere uno scienziato. Io avevo una studentessa che, per esempio, aveva visto il film Titanic ben 45 volte, tenendo conto che durava quasi tre ore, ha trascorso 1500 ore al cinema a fissare la stessa pellicola! Quella ragazza, forse aveva qualche problemino, ma di sicuro non era una cima a scuola. 
Io ho avuto l'impressione (quindi, mi posso sbagliare), che la perizia sulla compatibilità delle forbici che tagliano la lamiera dell'ordigno sia  vicinissima alle scene dell'episodio 4.9 della IV serie di CSI:CRIME SCENE INVESTIGATION, la fortunata serial televisiva, in onda su Italiauno. Vi consiglio allora di procurarvela, il titolo è: "Grissom contro il vulcano" e poi fate le vostre considerazioni.

 

LA TRAMA DI CSI

Un ufficiale dell'esercito è morto in un'esplosione. Il principale indiziato nasconde una doppia vita, persino una doppia famiglia. Ad incastrare l'autore che ha fatto esplodere un ordigno, è la comparazione tra un paio di "pinze-Henderson" ed i segni visibili su dei pezzi dell'ordigno. Quando si dice il caso!

 

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Fonte: img438.imageshack.us

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il pezzo di microlamiera faceva parte del congegno esplosivo di una microcassetta trovata, il 30 giugno 2005, sotto il sellino della bicicletta di una donna a Portogruaro (Venezia). La bicicletta era rimasta un paio di settimane inutilizzata, all' aperto, e il meccanismo esplosivo, presumibilmente ossidato, non aveva funzionato, consentendo cosi' agli investigatori di avere, intatto, uno degli ordigni di Unabomber. Non possiamo pronunciarci sul castello accusatorio perché non si sa nulla, sicuramente gli investigatori sanno quello che fanno e sicuramente dodici anni di indagini non si riducono affatto alla perizia sui microsolchi della lamiera/forbici, ma ci sarà dell'altro, per adesso siamo all'incidente probatorio, per cui si è fiduciosi che ci saranno prove consistenti, capaci di provare oltre ogni ragionevole dubbio la colpevolezza del reo, chiunque sia. Reo, che, come ci ricorda il prof. Mantovani, ordinario di diritto penale, va perseguito per quello che "fa" e mai per quello che "è".
Detto ciò, mi limito al particolare della perizia disposta nell'incidente probatorio; riprendiamo queste notizie di cronaca:
-Si è appresso dalla stampa che dopo dodici anni di indagini, gli Investigatori delle Direzioni Distrettuali Antimafia di Trieste e di Venezia, ritengono di aver individuato la prova della colpevolezza a danno dell’ingegnere Elvo Zornitta, poiché nella sua abitazione sarebbero state trovate un paio di forbici compatibili con un paio di forbici usate da Unabomber per confezionare un ordigno.
-La forbice è stata esaminata per incarico del pool anti-Unabomber da un esperto di balistica che aveva rilevato la compatibilità tra le lame della stessa forbice e le tracce lasciate su un pezzo di microlamierino utilizzato per la costruzione dell'ordigno, che venne trovato inesploso sotto il sellino di una bicicletta a Portogruaro, nel giugno dello scorso anno.
-Successivamente, per disposizione della procura distrettuale di Trieste, la forbice venne riesaminata dai carabinieri del Ris di Parma, i quali sono giunti alla stessa conclusione.

Sono state le analisi fatte utilizzando un microscopio a scansione elettronica a scoprire la compatibilità fra un paio di forbici sequestrate nell' abitazione di un ingegnere di Azzano Decimo (Pordenone) e i tagli fatti su pezzo di microlamiera utilizzato per la costruzione di uno degli ordigni di Unabomber.
-A eseguire le analisi - riferiscono alcuni quotidiani - è stato un ex agente specializzato in balistica, contattato dal pool investigativo anti-Unabomber dopo aver frequentato un corso in Inghilterra, i cui risultati sono stati poi confermati dal Ris di Parma.
 

LA CRIMINODIAGNOSI

Una ricerca peritale per essere scientifica deve soddisfare, anzitutto, due criteri basilari: la specificità e la sensibilità. Un esame diagnostico si dice sensibile se rivela alterazioni anche minime della malattia; si definisce specifico, se è in grado di rilevare solo ed unicamente una specifica alterazione o malattia e nessun’altra. Se un esame è sensibile e specifico lo si può utilizzare per fare la criminodiagnosi; se non lo è, non serve a nulla: produce solo numeri o immagini insignificanti.
Nel caso di specie, l’osservazione della lamiera con uno microscopio a scansione elettronica può soddisfare il criterio di sensibilità, ma solo se ed in quanto non sussistono eventuali errori dello strumento o della lettura dello stesso da parte dell’uomo. Il ricercatore rischia “con l’occhio di vedere solo quello che cerca”, quando non si libera dei pregiudizi sociali e di quelli della propria cultura e quando non soddisfa criteri di neutralità etica e di oggettività. Lo scienziato nella sua ricerca non è interessato a ciò che è Giusto o Ingiusto, Bene o Male (questo compito spetta al giudice o altre professioni), ma solo a ciò che è Vero o Falso.
Inoltre, la ricerca deve soddisfare anche il criterio di specificità. Facciamo un esempio, quando il medico vuole scoprire se Tizio ha la malattia del tifo, non si basa solo sui sintomi ed i segni, ma gli preleva anche del sangue per analizzarlo. La ricerca gli deve dare un risultato inopinabile, esclusivo e specifico; vale a dire, deve rilevare esclusivamente la specifica alterazione o malattia ed escluderne al tempo stesso ogni altra, oltre che affermare la certezza che il sangue sia effettivamente di Tizio e di nessun altro. Quindi, l’analisi del sangue dirà che nel sangue di Tizio si riscontra (o non si riscontra) il tifo e s'esclude al tempo stesso, sia ogni altra malattia sia che il sangue non sia di Tizio.
Analogamente, per soddisfare il criterio metodologico di specificità, la domanda scientifica a cui l'analisi di laboratorio sulle forbici e sulla lamiera dovrà dare risposta, è questa: si è in grado o no di affermare e dimostrare in modo inopinabile (ossia, verificabile), che, quei microsolchi rilevati sulla lamiera sono perfettamente ed effettivamente compatibili soltanto ed esclusivamente con le forbici sequestrate all'indagato nella sua abitazione ed al tempo stesso di escludere l'incompatibilità  con ogni altro tipo di forbici di uguale marca, produzione ed usura?
Ciò, perché, le forbici, a ben vedere, non sono state rinvenute sulla scena del delitto (e trovando sopra delle impronte, per esempio, poi si è risaliti al reo e da qui si vuole capire se c'è anche una compatibilità o meno dei solchi tra lamiera/forbici), ma a casa di un sospettato, come si fa, allora, ad escludere che a casa di un altro ingegnere o artificiere non ci sia un altro paio di forbici con la stessa "compatibilità"?
Faccio un altro esempio. Supponiamo, per assurdo, che abbiamo un capello ed il sospetto che sia stato tagliato alla vittima con un paio di forbici da barbiere. Ci viene l'idea (ovvia!) che il barbiere x in via y possa essere il nostro sospettato. Se ci rechiamo nel suo salone, inevitabilmente ed, ovviamente!, troveremo che possiede delle forbici per tagliare i capelli; ci viene il sospetto, allora, che i microsolchi lasciati sul capello dal taglio delle forbici siano compatibili con le sue forbici, ebbene, a parte l'ovvietà del ragionamento per nulla scientifico ma banale, la nostra analisi ci dovrà non solo confermare la compatibilità tra quel paio di forbici ed i microsolchi rinvenuti sul capello-campione, ma nello stesso tempo deve escludere che se ci rechiamo da un altro barbiere non ci sia la stessa "compatibilità". E' chiara la logica scientifica, distinta da quella dell'ovvietà?
In ogni caso, se la perizia soddisferà in modo rigoroso questa domanda, allora l'indagine è scientifica, altrimenti non serve a nulla, se non in qualche fiction, tipo CSI, con tutto il rispetto per la fiction che è unica e geniale nel suo genere. Ma una cosa è la fiction, un'atra è la realtà.


Note
[1]
Elvo Zornitta, 49 anni, è ingegnere; esperto di armi e di elettronica, era stato interessato dalle indagini sul bombarolo del Nordest a partire dal 2004. Più volte, in passato, l' ingegnere era stato coinvolto, insieme a un suo fratello che vive in provincia di Belluno, nell' inchiesta su Unabomber, ma finora è sempre riuscito a dimostrare di essere totalmente estraneo a tutti gli episodi sui quali indagano le due Direzioni Distrettuali Antimafia. In uno spaccio dell’Ansa del 26 e 27/8/2006 si legge: “Unabomber è un criminale. Io - ha riferito l' ingegnere - ho una figlia di dieci anni e, vivendo in questa zona, vivo la paura e l' apprensione che vivono tutti. Purtroppo non è così facile prendere tutto, lasciare e andarsene. E' un criminale e come tale va trattato". Nell’intervista su La Nazione del 6 ottobre 2006, Zornitta, afferma: “Ho dato inequivocabili prove della mia estraneità alla follia di quel bombarolo. Cos’altro posso fare? Per uscire da questa storia sono disposto a tutto: anche a sottopormi alla macchina della verità. Sì, affronterei questa prova. Sto attraversando un calvario che piegherebbe la resistenza di un colosso. Sono controllatissimo. Ho trovato microspie nelle stanze, in camera, in cucina. E fuori, su un palo della luce, ci sono altre apparecchiature. Insomma, mi spiano, mi intercettano, mi hanno rubato la privacy. Se non sono andato giù di testa lo debbo a mia figlia e a mia moglie. Alla bimba abbiamo dovuto spiegare tutto e temo che possa risentirne. Lo ripeto: sono innocente e in grado di controbattere a tutti gli indizi”.
[2] Lo ha scritto nella cronaca, per prima, "La Nuova Venezia", secondo la quale lo strumento sarebbe stato riconosciuto da un esperto di balistica in base ai segni microscopici lasciati sull'innesco di un ordigno inesploso trovato a Portogruaro (Venezia).
La notizia è
stata riportata anche da altri quotidiani, tra cui il "Corriere del Veneto", che riferisce come la forbice fosse stata sequestrata a casa di un ingegnere di Azzano Decimo (Pordenone)

© 2006 - Criminologia.it Pubblicato in rete il 11/10/2006 h: 9,20 - Vietata la riproduzione -
 

Saverio Fortunato

MANUALE
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