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Alcuni registi scrivono
a Criminologia.it per capire il senso delle cose che intendono fare.
Tempo fa un regista voleva capire, per esempio, se ha senso che
un'assassina cannibale potesse essere contemporaneamente anoressica; un
altro, il più recente, vuole uno studio comparato del cattivo, tra
cinema e realtà. Insomma, è il cinema, il regista, che insegue il
criminologo: è questo ha senso! Anzi, complimenti ai registi che cercano
di fare entrare le scienze criminali nelle scene del cinema, anche se
poi è sempre il copione a prevalere su tutto, come è giusto che sia.
Diventa un non-senso, invece, quando si ha la sensazione che è la realtà
ad inseguire la fiction, perché in tal caso ogni episodio di CSI, per
esempio, verrebbe scambiato per un seminario di studio. E' evidente che
chi scambia la fiction per la realtà non può essere uno scienziato. Io
avevo una studentessa che, per esempio, aveva visto il film Titanic ben
45 volte, tenendo conto che durava quasi tre ore, ha trascorso 1500 ore
al cinema a fissare la stessa pellicola! Quella ragazza, forse aveva
qualche problemino, ma di sicuro non era una cima a scuola.
Io ho avuto l'impressione (quindi, mi posso sbagliare), che la perizia
sulla compatibilità delle forbici che tagliano la lamiera dell'ordigno
sia vicinissima alle scene dell'episodio 4.9 della IV serie di
CSI:CRIME SCENE INVESTIGATION, la fortunata serial televisiva, in onda
su Italiauno. Vi consiglio allora di procurarvela, il titolo è: "Grissom
contro il vulcano" e poi fate le vostre considerazioni. |
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LA TRAMA DI CSI |
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Un ufficiale
dell'esercito è morto in un'esplosione. Il principale indiziato nasconde
una doppia vita, persino una doppia famiglia. Ad incastrare l'autore che
ha fatto esplodere un ordigno, è la comparazione tra un paio di "pinze-Henderson"
ed i segni visibili su dei pezzi dell'ordigno. Quando si dice il caso! |
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Fonte: img438.imageshack.us
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Il pezzo di
microlamiera faceva parte del congegno esplosivo di una microcassetta
trovata, il 30 giugno 2005, sotto il sellino della bicicletta di una
donna a Portogruaro (Venezia). La bicicletta era rimasta un paio di
settimane inutilizzata, all' aperto, e il meccanismo esplosivo,
presumibilmente ossidato, non aveva funzionato, consentendo cosi' agli
investigatori di avere, intatto, uno degli ordigni di Unabomber. Non
possiamo pronunciarci sul castello accusatorio perché non si sa nulla,
sicuramente gli investigatori sanno quello che fanno e sicuramente
dodici anni di indagini non si riducono affatto alla perizia sui
microsolchi della lamiera/forbici, ma ci sarà dell'altro, per adesso
siamo all'incidente probatorio, per cui si è fiduciosi che ci saranno
prove consistenti, capaci di provare oltre ogni ragionevole dubbio la
colpevolezza del reo, chiunque sia. Reo, che, come ci ricorda il prof.
Mantovani, ordinario di diritto penale, va perseguito per quello che
"fa" e mai per quello che "è".
Detto ciò, mi limito al particolare della perizia disposta
nell'incidente probatorio; riprendiamo queste notizie di cronaca:
-Si è appresso dalla stampa che dopo dodici anni di indagini, gli
Investigatori delle Direzioni Distrettuali Antimafia di Trieste e di
Venezia, ritengono di aver individuato la prova della colpevolezza a
danno dell’ingegnere Elvo Zornitta, poiché nella sua abitazione
sarebbero state trovate un paio di forbici compatibili con un paio di
forbici usate da Unabomber per confezionare un ordigno.
-La forbice è stata esaminata per incarico del pool anti-Unabomber da un
esperto di balistica che aveva rilevato la compatibilità tra le lame
della stessa forbice e le tracce lasciate su un pezzo di microlamierino
utilizzato per la costruzione dell'ordigno, che venne trovato inesploso
sotto il sellino di una bicicletta a Portogruaro, nel giugno dello
scorso anno.
-Successivamente, per disposizione della procura distrettuale di
Trieste, la forbice venne riesaminata dai carabinieri del Ris di Parma,
i quali sono giunti alla stessa conclusione.
Sono state le analisi
fatte utilizzando un microscopio a scansione elettronica a
scoprire la compatibilità fra un paio di forbici sequestrate nell'
abitazione di un ingegnere di Azzano Decimo (Pordenone) e i tagli fatti
su pezzo di microlamiera utilizzato per la costruzione di uno degli
ordigni di Unabomber.
-A eseguire le analisi - riferiscono alcuni quotidiani - è stato un ex
agente specializzato in balistica, contattato dal pool investigativo
anti-Unabomber dopo aver frequentato un corso in Inghilterra, i cui
risultati sono stati poi confermati dal Ris di Parma.
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LA CRIMINODIAGNOSI |
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Una ricerca peritale
per essere scientifica deve soddisfare, anzitutto, due criteri basilari:
la specificità e la sensibilità. Un esame
diagnostico si dice sensibile se rivela alterazioni anche minime
della malattia; si definisce specifico, se è in grado di rilevare solo
ed unicamente una specifica alterazione o malattia e nessun’altra. Se un
esame è sensibile e specifico lo si può utilizzare per fare la
criminodiagnosi; se non lo è, non serve a nulla: produce solo numeri o
immagini insignificanti.
Nel caso di specie,
l’osservazione della lamiera con uno microscopio a scansione elettronica
può soddisfare il criterio di sensibilità, ma solo se ed in quanto non
sussistono eventuali errori dello strumento o della lettura dello stesso
da parte dell’uomo. Il ricercatore rischia “con l’occhio di vedere solo
quello che cerca”, quando non si libera dei
pregiudizi sociali e di quelli della propria cultura e quando non
soddisfa criteri di neutralità etica e di oggettività. Lo
scienziato nella sua ricerca non è interessato a ciò che è Giusto o Ingiusto, Bene o Male (questo compito spetta al
giudice o altre professioni), ma solo a ciò che è Vero o
Falso.
Inoltre, la ricerca deve
soddisfare anche il criterio di specificità. Facciamo un esempio, quando
il medico vuole scoprire se Tizio ha la malattia del tifo, non si basa
solo sui sintomi ed i segni, ma gli preleva anche del sangue per
analizzarlo. La ricerca gli deve dare un risultato inopinabile,
esclusivo e specifico; vale a dire, deve rilevare
esclusivamente la specifica alterazione o malattia ed escluderne al
tempo stesso ogni altra, oltre che affermare la certezza che il sangue
sia effettivamente di Tizio e di nessun altro. Quindi, l’analisi del
sangue dirà che nel sangue di Tizio si riscontra (o non si riscontra) il
tifo e s'esclude al tempo stesso, sia ogni altra malattia sia che il
sangue non sia di Tizio.
Analogamente, per soddisfare il criterio metodologico di specificità, la
domanda scientifica a cui l'analisi di laboratorio sulle forbici e sulla
lamiera dovrà dare risposta, è questa: si è in grado o no di affermare e
dimostrare in modo inopinabile (ossia, verificabile), che, quei
microsolchi rilevati sulla lamiera sono perfettamente ed effettivamente
compatibili soltanto ed esclusivamente con le forbici sequestrate
all'indagato nella sua abitazione ed al tempo stesso di escludere
l'incompatibilità con ogni altro tipo di forbici di uguale marca,
produzione ed usura?
Ciò, perché, le forbici, a ben vedere, non sono state rinvenute sulla scena del
delitto (e trovando sopra delle impronte, per esempio, poi si è risaliti
al reo e da qui si vuole capire se c'è anche una compatibilità o meno
dei solchi tra lamiera/forbici), ma a casa di un sospettato, come si fa, allora, ad escludere che a casa di un altro ingegnere o artificiere non
ci sia un altro paio di forbici con la stessa "compatibilità"?
Faccio un altro esempio. Supponiamo, per assurdo, che abbiamo un capello
ed il sospetto che sia stato tagliato alla vittima con un paio di
forbici da barbiere. Ci viene l'idea (ovvia!) che il barbiere x in via y
possa essere il nostro sospettato. Se ci rechiamo nel suo salone,
inevitabilmente ed, ovviamente!, troveremo che possiede delle forbici
per tagliare i capelli; ci viene il sospetto, allora, che i microsolchi
lasciati sul capello dal taglio delle forbici siano compatibili con le
sue forbici, ebbene, a parte l'ovvietà del ragionamento per nulla
scientifico ma banale, la nostra analisi ci dovrà non solo confermare la
compatibilità tra quel paio di forbici ed i microsolchi rinvenuti sul
capello-campione, ma nello stesso tempo deve escludere che se ci
rechiamo da un altro barbiere non ci sia la
stessa "compatibilità". E' chiara la logica scientifica, distinta da
quella dell'ovvietà?
In ogni caso, se la perizia soddisferà in modo rigoroso questa domanda,
allora l'indagine è scientifica, altrimenti non serve a nulla, se non in
qualche fiction, tipo CSI, con tutto il rispetto per la fiction che è
unica e geniale nel suo genere. Ma una cosa è la fiction, un'atra è la
realtà. |
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Elvo Zornitta, 49 anni, è
ingegnere; esperto di armi e di
elettronica, era stato interessato dalle indagini sul
bombarolo del Nordest a partire dal 2004. Più volte, in passato, l'
ingegnere era stato coinvolto, insieme a un suo fratello che vive in
provincia di Belluno, nell' inchiesta su Unabomber, ma finora è sempre
riuscito a dimostrare di essere totalmente estraneo a tutti gli episodi
sui quali indagano le due Direzioni Distrettuali Antimafia. In uno
spaccio dell’Ansa del 26 e 27/8/2006 si legge: “Unabomber è un
criminale. Io - ha riferito l' ingegnere - ho una figlia di dieci anni
e, vivendo in questa zona, vivo la paura e l' apprensione che vivono
tutti. Purtroppo non è così facile prendere tutto, lasciare e andarsene.
E' un criminale e come tale va trattato". Nell’intervista su La Nazione
del 6 ottobre 2006, Zornitta, afferma: “Ho dato inequivocabili prove
della mia estraneità alla follia di quel bombarolo.
Cos’altro posso fare? Per uscire da questa storia sono disposto a
tutto: anche a sottopormi alla macchina della verità. Sì, affronterei
questa prova. Sto attraversando un calvario che piegherebbe la
resistenza di un colosso. Sono controllatissimo. Ho trovato microspie
nelle stanze, in camera, in cucina. E fuori, su un palo della luce, ci
sono altre apparecchiature. Insomma, mi spiano, mi intercettano, mi
hanno rubato la privacy. Se non sono andato giù di testa lo debbo a mia
figlia e a mia moglie. Alla bimba abbiamo dovuto spiegare tutto e temo
che possa risentirne. Lo ripeto:
sono innocente e in grado di controbattere a tutti gli indizi”.
Lo ha
scritto nella cronaca, per prima, "La Nuova Venezia", secondo la quale
lo strumento sarebbe stato riconosciuto da un esperto di balistica in
base ai segni microscopici lasciati sull'innesco di un ordigno inesploso
trovato a Portogruaro (Venezia).
La notizia è
stata
riportata anche da altri quotidiani,
tra cui il "Corriere del Veneto", che riferisce come la forbice fosse
stata sequestrata a casa di un ingegnere di Azzano Decimo (Pordenone)
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