È
omicidio ma Cogne non c'entra
di Saverio
Fortunato*
In pochi giorni il cerchio si è chiuso: il sospetto omicida è la
madre. Una depressione post-partum sembra essere l'ipotesi più
accreditata. Evidentemente la madre, in cuor suo, non ha mai
accettato l'idea della maternità, nonostante l'apparire e,
comunque, non riusciva ad immaginare il futuro del bimbo.
La reazione dei familiari di "mettere la mano sul fuoco"
sull'innocenza di Maria è il segno evidente che la depressione
post-partum aveva colpito Maria spingendola in uno stato di
solitudine, ovvero di incomunicabilità con gli altri familiari.
Nella famiglia atomizzata accade che si vive insieme, ma i
membri è come se fossero estranei l'un l'altro, giacché pur
vivendo sotto lo stesso tetto in realtà non c'è mai un vero,
sincero, dialogo, nonostante in superficie tutto sembra scorrere
tranquillamente.
La versione criminosa dei fatti raccontata da Maria agli
inquirenti (aggressione+svenimento=bimbo annegato) tecnicamente
era troppo fragile, perché facilmente verificabile sul piano
investigativo. Con le mani legati davanti, anziché dietro la
schiena, è come non essere legati, perché ci si può alzare in
piedi e spostarsi saltellando, togliersi il nastro adesivo dalla
bocca e persino dai piedi, si può così urlare o usare il
telefono, ecc.
Inoltre, è difficile che un bimbo possa da solo annegare in una
vaschetta per neonati, che sono studiati apposta per impedire
ciò. E poi, perché uccidere solo il bimbo e non, per esempio,
solo la madre o entrambi? E ancora, nel momento in cui lavi il
bimbo e sei aggredita alle spalle, l'istinto, lì per lì, è
quello di sollevare il bimbo dalla vaschetta, non certo di
lasciarlo scivolare nell'acqua che con probabilità si
capovolgerebbe e potrebbe colpire la testa, ma non rimanere
immerso mezz'ora sott'acqua.
Inoltre, perché usare l'adesivo e non del tessuto o una corda?
Il nastro adesivo lo si usa se ci si lega da soli, perché è più
facile farlo (bastano almeno 40 secondi), ma è rischioso perché
raccoglie le impronte solo toccandolo dalla parte adesiva, o
trattiene il Dna se lo si spezza con i denti e lascia visibilità
sui vestiti dove si attacca. E così via. Insomma, sono tutte
ipotesi che gli Inquirenti avranno preso facilmente in
considerazione e potuto verificare in laboratorio.
Ed è proprio l'agire degli Inquirenti che, in questo delitto, è
inappuntabile e da elogiare: la Procura (Pm e Carabinieri) ha
agito con discrezione, lontano dai mass-media e questo di per se
stesso è un atto di saggezza, ormai rara, nel panorama
investigativo italiano (e non solo italiano). Onore e merito
agli Inquirenti: scrupolosi, tempestivi e lontano dalla
grancassa mediatica. E' questa professionalità, anzitutto, che
in senso criminologico rende imparagonabile questo delitto a
quello di Cogne, oltre al fatto che la criminologia stessa
insegna che non esistono delitti-fotocopia.
Inoltre, mentre a Cogne gli Inquirenti hanno impiegato tre
giorni per capire se si trattava di omicidio o no, e i
carabinieri hanno impiegato 17 ore per chiudere la scena del
delitto, qui, a Casatenovo, questi errori fatali, per fortuna e
bravura, sono stati evitati.
Ora si tratta di continuare a stare lontani dai riflettori
mediatici e di lavorare serenamente, ai soli fini di verità e
giustizia, augurandosi che ogni parte processuale faccia il
proprio ruolo nel rispetto dei ruoli di ciascuno, appunto, senza
querele e controquerele, processi dentro il processo,
spettacolarizzazione dell'agire, guerra tra giudici e avvocati
e, soprattutto, nel rispetto della vittima, senza pregiudizi o
innamoramento di tesi di ogni sorta. Spiace aver letto e sentito
in Tv questa dichiarazione della Signora Franzoni: "Spero non le
capiti (alla Signora Mara Patrizio, ndr) quello che abbiamo
subito noi a Cogne", perché, come dicono i veri giuristi: "A
nessuno nuoce aver taciuto, nuoce aver parlato". Questa ennesima
esternazione sembra essere l'ulteriore conferma che questa
donna, nella disgrazia umana e giudiziaria che la soccombe, è
sola, indifesa e malconsigliata.
*Specialista
in Criminologia
clinica
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