27 MAG 2005






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È omicidio ma Cogne non c'entra
di Saverio Fortunato*

 

In pochi giorni il cerchio si è chiuso: il sospetto omicida è la madre. Una depressione post-partum sembra essere l'ipotesi più accreditata. Evidentemente la madre, in cuor suo, non ha mai accettato l'idea della maternità, nonostante l'apparire e, comunque, non riusciva ad immaginare il futuro del bimbo.
La reazione dei familiari di "mettere la mano sul fuoco" sull'innocenza di Maria è il segno evidente che la depressione post-partum aveva colpito Maria spingendola in uno stato di solitudine, ovvero di incomunicabilità con gli altri familiari.
Nella famiglia atomizzata accade che si vive insieme, ma i membri è come se fossero estranei l'un l'altro, giacché pur vivendo sotto lo stesso tetto in realtà non c'è mai un vero, sincero, dialogo, nonostante in superficie tutto sembra scorrere tranquillamente.
La versione criminosa dei fatti raccontata da Maria agli inquirenti (aggressione+svenimento=bimbo annegato) tecnicamente era troppo fragile, perché facilmente verificabile sul piano investigativo. Con le mani legati davanti, anziché dietro la schiena, è come non essere legati, perché ci si può alzare in piedi e spostarsi saltellando, togliersi il nastro adesivo dalla bocca e persino dai piedi, si può così urlare o usare il telefono, ecc.
Inoltre, è difficile che un bimbo possa da solo annegare in una vaschetta per neonati, che sono studiati apposta per impedire ciò. E poi, perché uccidere solo il bimbo e non, per esempio, solo la madre o entrambi? E ancora, nel momento in cui lavi il bimbo e sei aggredita alle spalle, l'istinto, lì per lì, è quello di sollevare il bimbo dalla vaschetta, non certo di lasciarlo scivolare nell'acqua che con probabilità si capovolgerebbe e potrebbe colpire la testa, ma non rimanere immerso mezz'ora sott'acqua.
Inoltre, perché usare l'adesivo e non del tessuto o una corda? Il nastro adesivo lo si usa se ci si lega da soli, perché è più facile farlo (bastano almeno 40 secondi), ma è rischioso perché raccoglie le impronte solo toccandolo dalla parte adesiva, o trattiene il Dna se lo si spezza con i denti e lascia visibilità sui vestiti dove si attacca. E così via. Insomma, sono tutte ipotesi che gli Inquirenti avranno preso facilmente in considerazione e potuto verificare in laboratorio.
Ed è proprio l'agire degli Inquirenti che, in questo delitto, è inappuntabile e da elogiare: la Procura (Pm e Carabinieri) ha agito con discrezione, lontano dai mass-media e questo di per se stesso è un atto di saggezza, ormai rara, nel panorama investigativo italiano (e non solo italiano). Onore e merito agli Inquirenti: scrupolosi, tempestivi e lontano dalla grancassa mediatica. E' questa professionalità, anzitutto, che in senso criminologico rende imparagonabile questo delitto a quello di Cogne, oltre al fatto che la criminologia stessa insegna che non esistono delitti-fotocopia.
Inoltre, mentre a Cogne gli Inquirenti hanno impiegato tre giorni per capire se si trattava di omicidio o no, e i carabinieri hanno impiegato 17 ore per chiudere la scena del delitto, qui, a Casatenovo, questi errori fatali, per fortuna e bravura, sono stati evitati.
Ora si tratta di continuare a stare lontani dai riflettori mediatici e di lavorare serenamente, ai soli fini di verità e giustizia, augurandosi che ogni parte processuale faccia il proprio ruolo nel rispetto dei ruoli di ciascuno, appunto, senza querele e controquerele, processi dentro il processo, spettacolarizzazione dell'agire, guerra tra giudici e avvocati e, soprattutto, nel rispetto della vittima, senza pregiudizi o innamoramento di tesi di ogni sorta. Spiace aver letto e sentito in Tv questa dichiarazione della Signora Franzoni: "Spero non le capiti (alla Signora Mara Patrizio, ndr) quello che abbiamo subito noi a Cogne", perché, come dicono i veri giuristi: "A nessuno nuoce aver taciuto, nuoce aver parlato". Questa ennesima esternazione sembra essere l'ulteriore conferma che questa donna, nella disgrazia umana e giudiziaria che la soccombe, è sola, indifesa e malconsigliata.

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Specialista in Criminologia clinica

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