L'animazione forense: una riflessione scientifica, di Saverio Fortunato

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Una riflessione scientifica sull'uso dell'animazione forense, tra trucco, inganno e realtà virtuale o processuale, di Saverio Fortunato

Riproduzione a cura della Forensic 3D per Criminologia.it: 1.piantina in scala della scena del crimine,
2. quattro ipotesi di trasporto del corpo della vittima fuori dalla scena del crimine

Leggi l'intervento di Antonio L’Abbate (Forensic3D, Mistretta) e Marcello Carrozzino (PERCRO Università “S. Anna”, Pisa)
su questo saggio

 


Criminologia
Una riflessione scientifica sull'uso dell'animazione forense,
 tra trucco, inganno e realtà virtuale o processuale
di Prof. Saverio Fortunato

(Specialista in Criminologia Clinica, Cultore per l'insegnamento di Criminologia all'Università di L'Aquila,
 già Cultore per l'insegnamento di Teoria e Tecnica delle Comunicazioni di massa all'Università di Firenze)


L'opinione nazionale, diffusa dai mass-media, arriva soprattutto ai personaggi "chiave", alle persone che "contano", ai capi dell'opinione, i quali provvedono, con il solo mezzo verbale, a trasmetterlo al resto della popolazione o ai personaggi più rappresentativi di essa.

 


Ora, qual è il problema che un video d’animazione forense genera di fronte una giuria? A mio parere, si tratta di resistenze non solo psicologiche, ossia di far accettare un mezzo di comunicazione come serio, quando il suo uso storico è quello stereotipato dell’evasione, della pubblicità, del video game, ma anche culturali, giacché manca la riflessione scientifica sull’utilità o meno di questo strumento.
Accade lo stesso anche a Scuola, dove molti colleghi temono che il supporto audiovisivo possa sostituire il metodo tradizionale della lezione frontale. A che serve l’insegnante di lingue se esistono le videocassette dei corsi di lingua? Così come, oggi è possibile conseguire una laurea on-line [2], allo stesso modo, una scuola tecnologica e aziendalistica può impiegare un solo insegnante di lingue con un tecnico informatico e simulare le lezioni virtuali on-line e persino sul videotelefonino. Tuttavia, qual è il rischio? E' che possa venir meno, azzerandosi o riducendosi drasticamente, il pensiero critico, ossia lo sforzo del ragionamento ed il sacrificio che il pensare (e lo studiare) comporta. Anziché avere contatti umani (con l’insegnante ed i colleghi) con cui fraternizzare o sviluppare una relazione (tra docente e discente, ecc.), si propone d’usare il telecomando (o il mouse) insieme alla logica binaria, che rappresenta l’anima fredda della Tv (telecomando) come del computer (mouse).

In questo modo non esiste il problema di ragionare per problemi, che è fondamentale sul piano pedagogico ed antropologico culturale, perché la sfida che pone un problema è di ricorrere all’impiego dell’intelligenza che la persona possiede, nel tentativo d'individuare una soluzione.
Polya affermava che «risolvere problemi è un’impresa specifica dell’intelligenza e l’intelligenza è il dono specifico del genere umano». Se noi oggi possiamo far nascere il mondo dall’esperienza non dalla natura, bensì dall’algoritmo e dal video lucente del computer, se possiamo produrre un mondo d’esperienza, che sia costruito secondo la regola generativa della logica binaria, ecco che la matematica diviene, non più soltanto modello conoscitivo, ma fonte d’esperienza, realtà condivisa nell’esperienza [3]. In questo senso, allora, il contributo che la matematica può offrirci è essenziale. Il matematico Villani V. [1992] osserva: «Onestamente per la vita pratica di tutti i giorni non serve molta matematica. Persino i conti della spesa, per i quali un tempo erano necessarie abilità aritmetiche non trascurabili, sono stati ormai computerizzati; nei supermercati non occorre più nemmeno digitare manualmente i singoli importi, poiché la lettura dei prezzi prestampati sulle confezioni provvede un apposito dispositivo ottico. Nondimeno la matematica è importante (vorrei dire: essenziale) anche per chi non esercita una professione scientifica. Ma l’importanza non sta nella sua utilità immediata, quanto piuttosto nel fatto che la matematica rappresenta un potente strumento di interpretazione della realtà che ci circonda, e contribuisce ad un allenamento al senso critico, al ragionamento corretto, alle capacità di classificare (per partizione o per inclusione) secondo determinati attributi, di ordinare, di schematizzare, di astrarre [4]».
Se ciò è vero com'è vero, allora il compito del perito scientifico non può essere quello (ingannevole e pericoloso) d’acquisire e manipolare le immagini digitali e poi magari basare l’indagine come se queste tecnologie non esistessero; né quello (insufficiente ma necessario) di essere esperto in questa o quella singola disciplina sganciata dalla metodologia della ricerca, il giusto ruolo deve essere quello di saper distinguere il vero dal falso, tra realtà e contraddizione del reale [5].
La ricostruzione della scena del crimine in animazione forense, allora, ci porta a questo dilemma: quanto c’è di vero e quanto di falso, in ciò che si proietta come rappresentazione del reale?
Un video 3d rappresenta un piccolo filmato in formato AVI o altro. Dobbiamo fare questa riflessione:
-chiunque ha esperienza di bambini, può riconoscere la difficoltà a distoglierli dal video quando guardano un cartone animato; così come gli adulti che guadano la partita di calcio. In termini più tecnici possiamo dire, che il sistema neuromuscolare del telespettatore segue costantemente le immagini del video, anche se occasionalmente la mente vaga per conto suo. La ragione di quest’atto involontario è dovuta al fatto che il nostro sistema nervoso è condizionato a reagire involontariamente a qualunque stimolo, interno o sterno, con quello che la psicofisiologia chiama Reazione di Orientamento (OR). Ciò o richiamerà la nostra attenzione sullo stimolo o attiverà la Reazione Difensiva (DR) che ci farà indietreggiare di fronte a quello stimolo
[6].
-Secondo McLuhan i cambi d’immagine e le sequenze dei vari programmi provocano continue reazioni di orientamento richiamando la nostra attenzione senza necessariamente soddisfarla.
-Secondo Pio Baldelli «la questione principale oggi in TV come nel cinema non è “fare Arte” ma "vendere": vendere alla massa di telespettatori incassando una certa quota di consensi elettorali o di guadagni, il prezzo del biglietto della libertà [7]».
La comprensione della nostra cultura mediatica dipende dalla comprensione di come e perché i mass-media ci suggestionano al di là del nostro controllo cosciente.
Gli stessi interrogativi dobbiamo porceli di fronte la ricostruzione digitale animata di un delitto. Per questo saggio è stato realizzato un filmato che parte dalle foto eseguite realmente sulla scena di un crimine.
 Il filmato rappresenta in ogni caso, di per sé, un punto di vista parziale della realtà e non la copia carbone della stessa, giacché riflette quello del tecnico (regista o montatore, grafico o perito) che l’ha montato e realizzato, anche sforzandosi di essere il più “reale” possibile. Anche l’intuizione di Klapper [1960] è utile a capire ciò: i media raramente modificano gli atteggiamenti, in altre parole provocano delle vere e proprie conversioni di atteggiamenti preesistenti negli individui, più spesso, invece, rafforzano quelli che la persona si è già formata. In questo senso il giudice di fronte un filmato forense può essere indotto in errore a ritenere vero (o falso) ciò che tale non è, in quanto il filmato è solo un punto di vista (uno dei tanti possibili) sulla realtà trattata, ma non è “la” realtà.
La distinzione è nel rapporto tra realtà virtuale e realtà reale. Tra rappresentazione di un punto di vista della realtà (fotografata o filmata) e l'obiettivo che ci si pone di dimostrare col filmato stesso. In questo senso, allora, ove il giudice avesse una sua opinione personale sul fatto criminoso già prima di vedere il filmato forense (ovvero, avesse un pre-giudizio sociale o personale, se non altro della sua personalità), il filmato stesso la consoliderebbe, ma senza contribuire a formargliene una nuova.
Nel caso di una giuria popolare, l'influenza sull'opinione del singolo giurato, non sarebbe diretta ed immediata (nel rapporto tra video/giudice-popolare), ma "filtrata" dall'opinion leader, ossia dal Presidente della Giuria o da chi all'interno di essa esercita la leadership.



------  Note  ------

[1] Tosi Virgilio, “Il linguaggio delle immagini in movimento”, Armando Editore, Roma 1984.

[2] Per tutti, si veda il sito www.uninettuno.it. (Nettuno è un consorzio tra università e aziende, promosso dal Ministero dell'Università, per la realizzazione di corsi a distanza).

[3] Cfr.: su questo concetto rimando anche alla lettura del mio articolo sul sito di grafologiaforense.it: Fortunato S., “Firma vera in senso grafologico, ma falsa in senso reale” all’indirizzo internet
http://www.grafologiaforense.it/metodologia_peritale/firma_falsa.htm
[4] Grugnetti G.,Villani V., a cura di, La matematica dalla scuola materna alla maturità, Ed. Pitagora.

[5] idem. Op. cit. 3.

[6] Fortunato S., La politica spettacolo. Essere o apparire? pg. 118, Edizioni Ursini, CZ 1998.

[7] Cfr.: Baldelli Pio, Mass media e violenza, Edizioni Ursini, CZ 1994.
 


Pubblicato in rete il 2/1/2006 - h:17.10 -
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