|

L'opinione
nazionale, diffusa dai mass-media, arriva soprattutto ai personaggi
"chiave", alle persone che "contano", ai capi dell'opinione, i quali
provvedono, con il solo mezzo verbale, a trasmetterlo al resto della
popolazione o ai personaggi più rappresentativi di essa. |
|
|
Ora, qual è il problema che un video d’animazione forense
genera di fronte una giuria? A mio parere, si tratta di resistenze non solo
psicologiche, ossia di far accettare un mezzo di comunicazione come serio,
quando il suo uso storico è quello stereotipato dell’evasione, della
pubblicità, del video game, ma anche culturali, giacché manca la riflessione
scientifica sull’utilità o meno di questo strumento.
Accade lo stesso anche
a Scuola, dove molti colleghi temono che il supporto audiovisivo possa
sostituire il metodo tradizionale della lezione frontale. A che serve
l’insegnante di lingue se esistono le videocassette dei corsi di lingua?
Così come, oggi è possibile conseguire una laurea
on-line [2],
allo stesso modo, una scuola tecnologica e aziendalistica può impiegare un
solo insegnante di lingue con un tecnico informatico e simulare le lezioni
virtuali on-line e persino sul videotelefonino. Tuttavia, qual è il rischio?
E' che possa venir meno, azzerandosi o riducendosi drasticamente, il
pensiero critico, ossia lo sforzo del ragionamento ed il sacrificio che il
pensare (e lo studiare) comporta. Anziché avere contatti umani (con
l’insegnante ed i colleghi) con cui fraternizzare o sviluppare una relazione
(tra docente e discente, ecc.), si propone d’usare il telecomando (o il
mouse) insieme alla logica binaria, che rappresenta l’anima fredda della Tv
(telecomando) come del computer (mouse).
|
|
|
In questo modo non esiste il problema di ragionare per
problemi, che è fondamentale sul piano pedagogico ed antropologico
culturale, perché la sfida che pone un problema è di ricorrere all’impiego
dell’intelligenza che la persona possiede, nel tentativo d'individuare una
soluzione.
Polya affermava che «risolvere problemi è un’impresa specifica
dell’intelligenza e l’intelligenza è il dono specifico del genere umano».
Se noi oggi possiamo far nascere il mondo dall’esperienza non dalla natura,
bensì dall’algoritmo e dal video lucente del computer, se possiamo produrre
un mondo d’esperienza, che sia costruito secondo la regola generativa della
logica binaria, ecco che la matematica diviene, non più soltanto modello
conoscitivo, ma fonte d’esperienza, realtà condivisa nell’esperienza [3]. In questo senso, allora, il contributo che la
matematica può offrirci è essenziale. Il matematico Villani V. [1992]
osserva: «Onestamente per la vita pratica di tutti i giorni non serve
molta matematica. Persino i conti della spesa, per i quali un tempo erano
necessarie abilità aritmetiche non trascurabili, sono stati ormai
computerizzati; nei supermercati non occorre più nemmeno digitare
manualmente i singoli importi, poiché la lettura dei prezzi prestampati
sulle confezioni provvede un apposito dispositivo ottico. Nondimeno la
matematica è importante (vorrei dire: essenziale) anche per chi non esercita
una professione scientifica. Ma l’importanza non sta nella sua utilità
immediata, quanto piuttosto nel fatto che la matematica rappresenta un
potente strumento di interpretazione della realtà che ci circonda, e
contribuisce ad un allenamento al senso critico, al ragionamento corretto,
alle capacità di classificare (per partizione o per inclusione) secondo
determinati attributi, di ordinare, di schematizzare, di astrarre
[4]».
Se ciò è vero com'è vero, allora il compito del perito scientifico non può
essere quello (ingannevole e pericoloso) d’acquisire e manipolare le
immagini digitali e poi magari basare l’indagine come se queste tecnologie
non esistessero; né quello (insufficiente ma necessario) di essere esperto
in questa o quella singola disciplina sganciata dalla metodologia della
ricerca, il giusto ruolo deve essere quello di saper distinguere il vero dal
falso, tra realtà e contraddizione del reale
[5].
La ricostruzione della scena del crimine in animazione forense, allora, ci
porta a questo dilemma: quanto c’è di vero e quanto di falso, in ciò che si
proietta come rappresentazione del reale?
Un video 3d rappresenta un piccolo filmato in formato AVI o altro. Dobbiamo
fare questa riflessione:
-chiunque ha esperienza di bambini, può riconoscere la difficoltà a
distoglierli dal video quando guardano un cartone animato; così come gli
adulti che guadano la partita di calcio. In termini più tecnici possiamo
dire, che il sistema neuromuscolare del telespettatore segue costantemente le
immagini del video, anche se occasionalmente la mente vaga per conto suo. La
ragione di quest’atto involontario è dovuta al fatto che il nostro sistema
nervoso è condizionato a reagire involontariamente a qualunque stimolo,
interno o sterno, con quello che la psicofisiologia chiama Reazione di
Orientamento (OR). Ciò o richiamerà la nostra attenzione sullo stimolo o
attiverà la Reazione Difensiva (DR) che ci farà indietreggiare di fronte a
quello stimolo
[6].
-Secondo McLuhan i cambi d’immagine e le sequenze dei vari programmi
provocano continue reazioni di orientamento richiamando la nostra attenzione
senza necessariamente soddisfarla.
-Secondo Pio Baldelli «la questione principale oggi in TV come nel cinema
non è “fare Arte” ma "vendere": vendere alla massa di telespettatori
incassando una certa quota di consensi elettorali o di guadagni, il prezzo
del biglietto della libertà [7]».
La comprensione della nostra cultura mediatica dipende dalla comprensione di
come e perché i mass-media ci suggestionano al di là del nostro controllo
cosciente.
Gli stessi interrogativi dobbiamo porceli di fronte la
ricostruzione digitale animata di un delitto. Per questo saggio è stato
realizzato un filmato che parte dalle foto eseguite realmente sulla scena di
un crimine.
Il filmato rappresenta in ogni caso, di per sé, un punto di vista parziale
della realtà e non la copia carbone della stessa, giacché riflette quello
del tecnico (regista o montatore, grafico o perito) che l’ha montato e
realizzato, anche sforzandosi di essere il più “reale” possibile. Anche
l’intuizione di Klapper [1960] è utile a capire ciò: i media raramente
modificano gli atteggiamenti, in altre parole provocano delle vere e proprie
conversioni di atteggiamenti preesistenti negli individui, più spesso,
invece, rafforzano quelli che la persona si è già formata. In questo senso
il giudice di fronte un filmato forense può essere indotto in errore a
ritenere vero (o falso) ciò che tale non è, in quanto il filmato è solo un
punto di vista (uno dei tanti possibili) sulla realtà trattata, ma non è
“la” realtà.
La distinzione è nel rapporto tra realtà virtuale e realtà reale. Tra
rappresentazione di un punto di vista della realtà (fotografata o filmata) e
l'obiettivo che ci si pone di dimostrare col filmato stesso. In questo
senso, allora, ove il giudice avesse una sua opinione personale sul fatto
criminoso già prima di vedere il filmato forense (ovvero, avesse un pre-giudizio
sociale o personale, se non altro della sua personalità), il filmato stesso
la consoliderebbe, ma senza contribuire a formargliene una nuova.
Nel caso di una giuria popolare, l'influenza sull'opinione del singolo
giurato, non sarebbe diretta ed immediata (nel rapporto tra
video/giudice-popolare), ma "filtrata" dall'opinion leader, ossia dal
Presidente della Giuria o da chi all'interno di essa esercita la leadership. |