Investigazione

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rivista internet di Teoria e Scienze criminali

METHODOS, LOGOS E SCENARI DI FANTASIA NELL'INVESTIGAZIONE CRIMINALE


USA 1984, delitto al Redwood Park

Il senso di colpa e lo scenario di fantasia
come concausa di un ingiusto processo
di Saverio Fortunato
(Specialista in Criminologia clinica)
 

USA - La criminologia, ai fini di una riflessione generale, ci offre un episodio-scuola su come un testimone, in realtà sospettato, può costruire uno scenario di fantasia in base al suo senso di colpa verso la vittima. Difatti, la mattina del 4 novembre 1984, al Redwood Park di Oakland, due giovani fidanzati, Brad Page e la sua ragazza Bibi Lee, studenti dell'università della California facevano jogging.
Ad un certo punto il fidanzato non ha più visto correre a fianco la sua ragazza. Ha pensato che si fosse fermata un attimo, ma, per farla breve, era sparita nel nulla.  L’arrivo della polizia attivò le ricerche ed alla fine fu trovata morta in quel parco. Tutto si complicò. Trascorsi alcuni giorni ed in assenza di vere prove a carico di qualcuno, la polizia chiese a Brad di presentarsi ancora per altre domande, come testimone. Dopo aver convinto Brad a rinunciare d'avvalersi di un avvocato ("siamo tra amici, qui, non è vero?"), durante l'interrogatorio gli fecero ripetere la storia numerose volte.
Brad si sentiva terribilmente in colpa per non essersi fermato ad aspettare la ragazza che gli correva a fianco. "
E' stato l'errore più grande della mia vita", ripeteva ad alta voce e tra sé e sé. Ogni volta che la polizia gli chiedeva con quale coraggio aveva lasciato sola la fidanzata, il suo senso di colpa aumentava. Infine, i poliziotti dissero a Brad che era stato visto la notte della scomparsa di Bibi accanto al luogo in cui era stata trovata sepolta e che le sue impronte digitali erano state individuate su una pietra che era stata usata come arma del delitto. Nessuna delle due cose era vera.
Brad disse che non ricordava di essere stato in quel posto e non aveva idea di come le sue impronte fossero finite su quella pietra.
La polizia gli consigliava di confessare, perché così si sarebbe tolto un peso, "chi altri poteva averla uccisa in quel parco?"
Brad non aveva motivo di dubitare dai poliziotti e così chiese loro se fosse possibile commettere un delitto del genere e poi rimuoverlo dalla mente. Gli agenti che lo interrogavano gli dissero che accadono sempre cose del genere e che se chiudeva gli occhi poteva ricordare o provare ad immaginare come l'aveva l'uccisa.
In preda alla colpa Brad si sottomise alla pressione degli agenti ed alla fine confessò di averla uccisa lui, firmando la dinamica suggeritegli dagli agenti. In pratica inventò, ciò che in seguito fu definito dal tribunale, uno
scenario di fantasia
Questo caso rivela (senza che i mass-media abbiano giocato alcun ruolo di spettacolarizzazione dell'evento stesso) come di fronte un delitto inspiegabile che ci riguarda in prima persona, i nostri pensieri e le azioni sono rivolti a rimuovere un senso di colpa, ad aggiustare le cose per come ci sembra meglio, in poche parole, diveniamo vittime della razionalizzazione. Una volta sopraffatti dal senso di colpa i nostri pensieri e il nostro comportamento sono finalizzati a liquidare tale sentimento. L'esito finale è che, nel migliore dei casi, la manipolazione del nostro comportamento e, nel caso peggiore, un danno permanente alla nostra autostima, insieme alla perdita del bene più prezioso per l'uomo: la libertà.

© - Criminologia.it - Pubblicato in rete il 27.8.2005 - h: 10,15