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Sui morti Petrolchimico di Porto Marghera |
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Pochi giorni fa la Corte d’Appello di Venezia ha ribaltato il verdetto di primo grado per i morti del Petrolchimico di Porto Marghera, condannando i datori di lavoro per omicidio colposo per l’unico omicidio non ancora prescritto (perché del 1999) e dichiarando per gli altri omicidi colposi un “non doversi procedere per intervenuta prescrizione”, negando dunque l’assoluzione nel merito. Per la Procura di Venezia, per i familiari delle vittime è una grande vittoria, ma lo è anche per tutti quelli che lottano perché siano riconosciuti i diritti di chi è morto, a causa della mancanza di attenzione per la salute umana dei loro datori di lavoro. In questo momento storico si moltiplicano in Italia i processi per omicidio colposo, dovuto a malattie professionali ed incidenti sul lavoro, poiché la sensibilità verso questi reati è aumentata, fatti che in passato a stento venivano denunciati adesso trovano regolare spazio nelle aule di giustizia e si inizia a guardare con nuovo rispetto ai processi che di queste morti si occupano. Stupisce quindi, e non poco, la scarsissima attenzione dedicata dai media alla condanna in appello per le morti al Petrolchimico, specie a fronte delle prime pagine dedicate a suo tempo all’assoluzione in primo grado degli stessi datori di lavoro. La notizia è stata detta nei telegiornali fra le ultime, con eccezioni del TG3 e di Studio Aperto, mentre i quotidiani l’hanno ignorata al punto da non riportarne neanche una riga (es. "La Nazione") con unica eccezione dello splendido articolo di GianAntonio Stella sul Corriere della Sera. Analoga sorte di “ignoranza” ha subito recentemente il caso Breda dei morti per amianto a Pistoia: dopo aver girato i servizi sia “Striscia la Notizia” (Canale 5) che Ballarò (RAI 3), dopo aver generato attese nei malati e nei parenti delle vittime che avevano collaborato con grande impegno alle riprese, le due reti televisive, peraltro di indirizzo molto diverso fra loro, hanno evitato di mandare in onda i servizi. La morale di tutto ciò: i morti causati dal profitto industriale evidentemente creano imbarazzo in tutti gli schieramenti politici. Peccato che non sia possibile mandare Laudadio a dare un Tapiro d’oro a se stesso, oltre che uno a Giovanni Floris, per la mancata messa in onda dei servizi girati sui morti Breda di Pistoia, nonché un grande Tapiro d’oro, a tutti coloro che hanno scelto di ignorare la vittoria delle famiglie dei morti di Porto Marghera!
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