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In relazione al "principio
dispositivo" che vige nel processo civile, si potrebbe pensare ad
un'eccezione, in rapporto alla consulenza tecnica d'ufficio, onde
evitare che professionisti, onesti e seri, finiscano con il prestare
la loro opera di periti o consulenti del giudice senza poi riuscire
a riscuotere le relative
spettanze.
Il giudice, difatti, è solito rimettere le spese per la consulenza
tecnica d'ufficio a carico di chi la richiede, ma il CTU dovrebbe
essere sganciato dalla lite e dai rapporti di contenzioso che
pendono tra le parti. Il CTU è chiamato dal giudice, non dalle
parti. Se c'è una parte che vuole la CTU, allora è giusto che
anticipi la spesa e poi si affida l'incarico al consulente.
Attualmente, invece, lo scenario è questo: il CTU lavora per il
giudice, ma l'esito della sua perizia finirà sempre con lo
scontentare una delle parti in causa, il che può indurre quest'ultima
(per fortuna non sempre!) a questo ragionamento: "Hai dato ragione al
mio avversario? Allora fatti pagare da lui, io non ti pago!" .
Il CTU allora ha due possibilità: o si raccomanda all'avvocato,
perché convinca il suo cliente di pagare la consulenza d'ufficio; oppure, va da un altro
avvocato e fa il decreto ingiuntivo. In entrambi i casi, il CTU passa
dal "contatto" col giudice a quello con l'avvocato. Il primo gli
offre l'incarico, il secondo lo fa riscuotere. Il primo però lo
lascia libero, il secondo può invece condizionarlo per gioco
forza (parliamo sempre di fattori inconsci, di agire in perfetta
buona fede sia da parte del CTU sia da parte dell'avvocato)
generando il principio del contraccambio.
Difatti, nel marketing si dice, "merce toccata mezza comprata", perché quando
si offre, per esempio, l'assaggino del parmigiano (ossia, un vantaggio,
un'utilità) al consumatore, questi poi si sente in obbligo di comprarne un po'.
La psicologia definisce questo meccanismo come "principio del
contraccambio". In pratica la persona che riceve un vantaggio, si
sente in obbligo di contraccambiare con chi glielo offre.
Nel nostro caso, se come CTU, si è costretti a preoccuparsi che si
finisce con il lavorare gratis (oltre che a rimetterci le spese),
il "libero convincimento peritale" (chiamiamolo così, in relazione
al giuramento d'ufficio e prendendo in prestito una dicitura che
riguarda il giudice), non rischia di essere meno "libero"? Tanto per
capirsi: se da una parte si ha la banca X o la compagnia assicurativa
Y e dall'altra il precario o lo squattrinato di turno, chi si
sarebbe indotti a scegliere?
Tali fattori degenerativi si potrebbero sviluppare ancora di più, soprattutto
dove il consulente lavora molto come consulente del giudice e l'ambiente è piccolo, per cui,
diventerebbero (il)logiche di "sopravvivenza", con buona pace della
perizia... secondo verità e giustizia!
P.S.: dimenticavo, ci può anche essere la Cancelleria e l'ufficiale giudiziario di
turno che (sempre in perfetta buona fede) possono finire con il "ritardare", chi per un verso chi per l'altro, la notifica del
decreto di liquidazione dei compensi del CTU, col risultato che il
consulente onesto, magari dopo tante fatiche, abbandoni l'attività forense perché
antieconomico lavorare come consulente del giudice.
Insomma, per evitare fattori degenerativi non sarebbe meglio il
pagamento anticipato della CTU? |