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La metodologia è una
disciplina scientifica attinente alla produzione di un linguaggio
scientifico. Ciò, perché, in primo luogo, la scienza non è solo
oggetto d’osservazione, ma anche di ricerca.
Il linguaggio in perizia non può essere vago in senso vago. Che cosa
vuol dire, vago in senso vago? In senso vago, è vago ciò che non è
completamente determinato. Quindi, un ente semaforo, vale a dire,
portatore di sema, di significato. Quali sono gli enti
semaforo? Sono le parole e la loro collocazione, nel tentativo di
voler dire al giudice “qualcosa di qualcosa”. Vaghezza è
l’indeterminazione del linguaggio, fatto anche di segni e
significanti.
La
metodologia della ricerca può metterci a disposizione due scelte:
una metodologia del risultato e una metodologia
del metodo. Se si sceglie la metodologia del risultato, vuol
dire che la ricerca è viziata dai pregiudizi sociali o personali,
giacché, prima ci si fa un’idea che, per esempio, “Tizio è
colpevole” e poi si cerca una strada per dimostrarlo.
Il
ricercatore scientifico (sia se perito sia se consulente) deve
optare per una metodologia del metodo, ossia procedere per
fasi, in modo che il risultato dell’indagine sia qualcosa che giunge
a posteriore dell’indagine e non a priori. Per fare ciò, deve agire
non solo da esperto (nel nostro caso, esperto fonico), ma anche come
metodologo (ossia, la capacità di costruire regole di
corrispondenza logica) e come ricercatore scientifico
(ossia, la capacità di applicare nella ricerca le regole
metodologiche).
1-
Il Riconoscimento vocale nel parere Commissione Progetto RISE
Sul
sistema di riconoscimento vocale si è pronunciata la Commissione del
progetto RISE.
La dott.ssa Francesca Mancuso, nella sua relazione del 27.4.2009,
dal titolo: “Progetto RISE, la biometria tra etica e sicurezza”, ha
illustrato: «I sistemi biometrici basati sul riconoscimento vocale
considerano alcune caratteristiche del linguaggio parlato quali la
velocità, la frequenza, la struttura e la densità delle onde sonore.
La tecnica si basa sull’uso di un microfono e di un software per
l’elaborazione dei dati.
La
possibilità di errore è elevata perché la voce e il modo di parlare
sono legati a numerosi fattori fisiologici e comportamentali tali da
indurre continui cambiamenti. Basta ad esempio un raffreddore o
un'arrabbiatura per alterare le caratteristiche del
voce. Per questo motivo il riconoscimento vocale va affiancato
all’uso di altre tecniche biometriche».
2-
Il
riconoscimento vocale nello studio Università di Cambridge
Il
prof. W.J. Barry, del C.E. Hoequist e F.J. Nolan
Dipartimento di Linguistica, Università di Cambridge, Regno Unito,
afferma: Nel riconoscimento vocale automatico, un criterio
metodologico consiste «nel tenere conto delle differenze
sistematiche di vocale in una data realtà geografica, regionale,
locale». Nel suo studio egli ha diviso tale compito in due fasi:
fase una, ha adottato una procedura dell'identificazione di accento,
selezionando uno dei quattro accenti inglesi regionali in base alle
differenze di qualità di vocale all'interno di quattro frasi di
calibratura. Nella fase due, una procedura di registrazione spostava
lo spazio di vocale di riferimento regionale sullo speaker, spazio
di vocale di s come calcolato dai dati di identificazione di
accento. Tutto ciò per evidenziare il problema che l’intercalare,
l’accento regionale, la pronuncia o il difetto di pronuncia e via
elencando, sono tutte variabili difficili, se non impossibile, da
classificare e ancor meno con assoluta certezza.
3- Il riconoscimento vocale
nello studio di CSI-Periti e Consulenti Forensi (Firenze)
Ho diretto ed eseguito lo studio di ricerca ed, a riprova della
fallacia della perizia fonica, cito
l’esperimento seguente: con il supporto del dott. Serni (ingegnere
elettronico), abbiamo
preso in ascolto la registrazione di una telefonata, individuando una parola, detta
due volte nella stessa telefonata dal medesimo parlatore. Comparando
la stessa voce che per due volte ha ripetuto la stessa parola,
ha dato come risultato verificato e verificabile due voci di persone diverse, anziché del
medesimo parlatore. Da
qui allora, emerge sul piano epistemologico la falsificabilità ed i
limiti della perizia fonica: va bene per escludere, è fallace per
includere l'identità di una parlatore (Saverio Fortunato, 2010,
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