Il Dott. Marco Capparella con questo articolo inizia la collaborazione con Criminologia.it

 


The dark side of
...the expert
Il lato oscuro del… perito
di Dott. Marco Capparella
(Capitano Arma dei Carabinieri)
 

Il rimando al famoso album dei Pink Floyd “The Dark Side of The Moon” si adatta, a mio avviso, molto bene, a descrivere molti degli aspetti inerenti le conseguenze che i periti, nella molteplicità delle specialità che trattano, possano provocare nel campo giuridico.

C’è un lato oscuro della luna che nessuno conosce, così come, per la perizia forense, c’è una “vetrina” che sembra portare a dire: è tutto fantastico, quando si entra troppo nel campo specialistico e le competenze della Polizia Giudiziaria prima, e, dell’Autorità Giudiziaria subito dopo, non sono sufficientemente profonde, si ricorre al professionista preparato nello specifico settore di che trattasi, al tecnico scientifico, al fine di evitare l’errore giudiziario.

E’ in questo modo che si migliora l’efficienza della Giustizia.

Specularmene, però, esiste un “dark side”, un lato oscuro: se la citata perizia, scientifica lo è soltanto nel nome, ma poi, di fatto, o per mancanza di professionalità o per mancanza di etica, diventa superficiale, sbagliata o, ancor peggio, falsa, può portare a far assolvere un colpevole o, ancor peggio, a far condannare un innocente.

Con il nuovo millennio, a seguito del crollo del muro storico più importante dopo quello di Troia, dopo il Vallo di Adriano e la Muraglia Cinese, il Muro di Berlino, sembra che gli unici vincoli e limiti della Storia derivino dallo sviluppo di tecnologie più che dalle ideologie.

Anche se i Satelliti, Network e Reti Internet fanno pulsare il pianeta in tempo reale ed ogni evento locale diventa globale, nonostante Oriente ed Occidente, distanti lustri di viaggio per Marco Polo ed i missionari gesuiti, siano ormai divisi dalla distanza del millisecondo di un bit, mai come oggi l’illusione della vicinanza si è accompagnata ad un senso di irrealtà.

In tale contesto, più che pensare di averli, è necessario possedere effettivamente potenti telescopi nella coscienza ed avere il coraggio verso se stessi di utilizzarli.

Purtroppo, in un mondo iper tecnologico abbiamo invece collezionato e stiamo collezionando sempre più processi, sia civili sia penali, viziati, inquinati e condizionati appunto da un ricorso sempre più frequente a perizie d’ufficio e controperizie di parte in cui, una lunga serie di rilevanze empiriche dimostrano che non è affatto vero che tutto vada liscio. Non è vero, per esempio, che il perito, solo perché iscritto negli elenchi dei Tribunali, sia sempre una figura deontologicamente corretta e dal punto di vista meramente etico e da quello professionale. A fronte di una società in cui c’è tanto bisogno di rispetto, umiltà, di persone che conoscano i propri limiti e, grazie a tale “docta ignorantia”, arricchiscano i rispettivi bagagli professionali, paradossalmente, sembrano essere più favoriti ed agevolati coloro che rispettano solo chi devono “ringraziare”, che sono saccenti, presuntuosi, forti di amicizie conquistate in tale maniera, dei titoli altisonanti “acquistati” dai tanti pseudo “liberi atenei” o “corsi specialistici post-universitari”, chiaramente non riconosciuti giuridicamente, che stanno proliferando proprio perché molto redditizi, arroganti con i più deboli i quali non li denunceranno mai (per i motivi appena espressi), e, soprattutto, ignoranti nella specialità di rispettiva competenza perché: o non interessa loro specializzarsi veramente, tanto nessuno se ne accorge; o non ne hanno neanche la consapevolezza non possedendo l’umiltà di riconoscere i propri limiti e lacune (ma l’esperienza mi ha purtroppo fatto constatare, per mille motivi, che questi ultimi sono effettivamente molto rari); o qualcuno si accorge di tali lacune ma all’ideale, all’onestà, alla lealtà, alla coscienza, al rispetto delle regole inteso come rispetto di se stessi, al coraggio, al rispetto per il prossimo, preferisce potere e denaro.

Il Prof. Saverio Fortunato, Docente al Corso di Laurea Scienze dell’Investigazione all’Università di L’Aquila e Presidente dell’Associazione “CSI-Periti e Consulenti Forensi”, tra le pochissime riconosciute giuridicamente, nei corsi di Scienze Criminali ed in quelli per Periti Grafologi inizia le proprie lezioni con un insegnamento fondamentale e molto profondo quanto difficile da mettere in pratica se non si hanno i valori, il carattere ed il coraggio di seguire quell’imperativo categorico espresso dal grande E. Kant. Osserva il Prof. Fortunato:”il fine della nostra Associazione non è quello di accogliere o formare consulenti e periti preparatissimi, come lo erano i Sofisti, ma consapevoli della lezione socratica di “sapere di non sapere”, perché, secondo David Home “la saggezza inizia col dubbio”.

Da qui l’esigenza urgente e necessaria di smascherare donne e uomini senza qualità, senza dignità e senza valori, ciarlatani travestiti da professionisti perbene, i quali, senza preoccuparsi dei danni che possono procurare all’Uomo ed alla Giustizia, si insinuano all’interno di quest’ultima come virus informatici riuscendo a varcare le barriere di difesa come cavalli di troia, proprio perché micro agenti patogeni, non visibili ad occhio nudo, e, una volta all’interno, vivono e si replicano a spese dell’ospite.

Attualmente, l’attività peritale forense, in Italia, è Terra di Nessuno e regolata da norme giuridiche inadeguate. Ci sono impostori e prestigiatori ormai affermati e talmente scaltri che sono riusciti nel tempo a sedimentare ed allargare la loro fama e potere nell’ambito di tutti i Circondari, talché diventa sempre più difficile, sia per l’A.G. sia per la P.G., asportare chirurgicamente anche soltanto le loro metastasi, così come ci sono avventurieri travestiti da esperti. Il loro fine è anche il loro motto:”beati monocoli in terra caecorum” (beati i guerci nel paese dei ciechi) e pertanto saranno egoisticamente portati a respingere, a creare difficoltà ad ogni inserimento, insomma a non far lavorare colleghi che non condividono le loro ideologie. Ciò perché ci sono anche periti e consulenti pregevoli ed irreprensibili sotto ogni aspetto, coloro che forniscono un prezioso aiuto alle indagini, coloro che, essendo dei veri specialisti, professionalmente preparati e sempre aggiornati nell’ambito delle rispettive competenze, sono molto collaborativi e propositivi, spesso consigliano all’investigatore gli ulteriori accertamenti che si possono realizzare per mezzo della strumentazione tecnologica di cui sono in possesso: di conseguenza sono anche questi ultimi, oltre agli innocenti ed ai Tribunali, che vanno tutelati, distinguendoli da quelli sopra descritti, anche perché “bonis nocet si quis malis pepercerit” (fa del male ai buoni chi risparmia i cattivi).

Per tentare di risolvere la problematica analizzata ritengo bisognerebbe iniziare a regolamentare ex lege l’iscrizione dei periti all’Albo presso i Tribunali per svolgere l’attività di CTU o CTP. Si dovrebbe pretendere che il perito sia in possesso di un titolo di studio legale ed una specializzazione conseguita frequentando appositi corsi ad hoc, riconosciuti giuridicamente, pertinente la materia specifica che dovrà essere affrontata scientificamente, con metodo e logica, senza improvvisazioni o strane alchimie che, a volte, non sono molto distanti dai cartomanti o dagli astrologi, e, solo a questo punto, se riuniscono i requisiti morali, dovrebbe essere loro accettata l’iscrizione all’Albo dei Periti Forensi così come, per incidens, accade per gli appositi albi professionali emanati con legge ordinaria.

Tuttavia, mi rendo perfettamente conto che “aegre reprendas quod sinas consuescere” (è difficile censurare ciò che si permette diventi un’abitudine), ma sono molto fiducioso per il positivo contributo che stanno fornendo giudici, studiosi, intellettuali e professionisti con iniziative lodevoli e pragmatiche quali l’Associazione “CSI-Periti e Consulenti Forensi”, in cui si fondono insieme l’etica, l’esperienza dei docenti quale stimolo per uno studio scientifico e partecipe nonché per il supporto nello stesso ed ancora il desiderio di ricerca, di miglioramento della professionalità al fine di evitare l’errore, tentando d’illuminare sempre di più quel “dark side”, di cui abbiamo parlato, con i fari della ragione, dell’onestà e della correttezza.


Pubblicato in rete il 8.1.2007

 

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