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I commenti in rete sono tutti simili: «È bellissima,
beautiful, e lo dice uno al quale le bionde non piacciono». Oppure: «Quanto
è affascinante? Su una scala di 100, la risposta è 98,6». Ovviamente, ce ne
sono anche di più spinti, «I’d do her», che si può edulcorare in: vorrei
passare una notte con lei. Per Saturnalia «lei è giovane, carina, sexy e non
si vergogna della sua vita sessuale. Vedrete, presto la accuseranno anche di
aver ucciso Bambi». Di certo, in rete, sono di più quelli che la credono
colpevole. E, di certo, lei non è accusata di aver ucciso un cartone Disney
ma una vitale ragazza inglese: il giudice che ha confermato il fermo del pm
Giuliano Mignini, Claudia Matteini, ha messo insieme le contraddizioni, le
ammissioni — «ero nella casa, l’ha uccisa Patrick » — e tutti gli altri
elementi raccolti dalla Mobile di Giacinto Profazio. Quelli che vorrebbero
passare una notte con lei, forse, li ignorano: attratti come sono da altro,
di Amanda viso d’angelo Knox».
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Una forma subdola della
violenza dei mass-media è quella subliminale, indicata da Pio
Baldelli, che scrive: «Come si capisce dall' uso del termine
"subliminale", si tratta di una forma di violenza insidiosa, strisciante,
larvata e, pertanto, pericolosissima. Invece di darti un pugno nello stomaco
(il che -almeno in teoria- potrebbe provocare la protesta della vittima e,
magari, un tentativo di autodifesa), ti narcotizza progressivamente, un po'
alla volta, iniettandoti, giorno dopo giorno, una minuscola ma efficace dose
di veleno. La violenza subliminale si presenta ora sorridente, ingenua ed
infantile, ora spavalda, provocante e seduttiva- mai apertamente "violenta".
Nel suo doppio aspetto lucido ed erotico (che spesso si contaminano a
vicenda), la violenza subliminale permea -per non dire infesta- i mass media
in blocco ed a tutte le ore, con i mezzi audiovisivi in testa. La sua forza
sta nello stillicidio giornaliero, nella ripetizione -a intervalli
ravvicinati e fino alla nausea- di un'immagine unita ad uno slogan: dalla
pubblicità alla pornografia»[3].
Dal delitto alla passerella, aggiungo io.
La violenza subliminale dei media è criminogena quando trasforma in
positivo un modello (soggetto, profilo, figura o personaggio)
negativo. Nel fare ciò, assistiamo all’intraprendenza della stupidità
che si autogiustifica come pensiero intelligente. Storicamente la stupidità
ha sempre avuto un ruolo, oggi, però, è divenuta più sottile, giacché le
tecniche di camuffamento si sono perfezionate e quindi è più invasiva e
ricercata. La stupidita s'autogiustifica, prevalentemente, impossessandosi
delle parole e dei simboli, mediante l’uso d’opposti espedienti semantici
liquida il pensiero intelligente, etichettandolo o stigmatizzandolo, per
fare spazio alla propria mediocrità e giungere così, adagio, al successo
trionfale della “genialità compresa”. Come un virus, la stupidità arriva
ovunque. E dove arriva, pretende di sostituire la fotocopia all’originale,
l’apparire all’essere, la forma alla sostanza delle cose, il ni-ente
al tutto[4].
C’è l’arresto di Corona? Ecco che la telecamera anticipa la notizia dopo
una carrellata di tette e di culi di modelle o aspiranti tali. Le foto del
calendario della moglie, sempre nuda o quasi, fanno da cornice. La tela del
quadro è lui, che parla a ruota libera esibendo il braccio tatuato, che,
naturalmente, non sfugge all’occhio del cameraman. Esce di galera e con una
dose di sicumèra afferma: "Ostaggio dello Stato", "vittima di quel
talebano di Woodcock", ma "fra poco racconterò la verità, e saranno c...
amari per tutti".
Da dove ha origine l'identificazione con il modello negativo, trasformato in
positivo dai mass-media? Almeno da due fattori: il primo, dal cattivo
esempio (diseducativo) che proviene dall'alto della classe politica che
governa il paese. Troppi politici inquisiti fanno politica senza porsi alcun
problema morale o civico, prima ancora che politico o giuridico. Se Tizio
ricopre una carica pubblica ed è inquisito dalla magistratura, dovrebbe
sentire il dovere morale di dimettersi o d'autosospendersi dalla carica,
ancora più se riporta una condanna passata in giudicato. Se lui non avverte
questa esigenza, morale, dovrebbe farlo il suo partito, ma anche qui, oggi,
purtroppo, i partiti politici non sono più aggregazioni di uomini e di
donne, liberi, ma sono diventati comitati elettorali e d'affari. Ne
consegue, dunque, sul piano sociale e politico, che il pesce puzza...
Il secondo fattore (diseducativo) è dovuto all'incapacità dei giovani e meno
giovani, d'immaginare il proprio futuro, perché siamo sommersi dal senso d'insicurezza e dall'azzeramento di ogni conquista sociale. L'unica lettura
possibile che oggi sembra distinguere l'essere dal divenire è
rappresentata dall'avere, ossia dal denaro, dal possesso,
dall'accumulazione, dall'avidità. Siccome è impossibile credere che da
grande una ragazza possa svolgere il mestiere a cui aspira, allora sente la
necessità di dover accorciare i tempi, bruciando ogni tappa. Preferendo
così, divenire subito "velina", "ragazza cubo", soubrette... pur di sfuggire
ai sacrifici dello studio, dell'impegno costante e duraturo che la vita
richiede a tutti, perché, com'è noto, è difficile. Poi subentra la
razionalizzazione italiota, che fa mettere in conto il doversi concedere
sessualmente pur di raggiungere l'obiettivo preposto (il fine giustifica
i mezzi).
I ragazzi che scrivono lettere d'ammirazione ad Amanda (ieri è
capitato anche con Erika, nel delitto di Novi Ligure) è perché sono
ipnotizzati dai mass-media. I reality tipo "Il grande fratello", cosa fanno
capire ai giovani se non, appunto, che per avere successo si è disposti a
tutto? E se c'è chi, pur di avere successo, è disposto a farsi riprendere da
una telecamera, anche quando va in bagno, allora come meravigliarsi che poi
c'è anche chi, sentendosi frustrato dalla mancanza di successo, s'identifica
in colui il quale riesce a raggiungere l'obiettivo della notorietà, grazie
alle telecamere e "cronisti" che l'accerchiano e l'inseguono per
tratteggiarne il profilo, portandolo alla ribalta? Il messaggio criminogeno
che passa attraverso il cinismo dei mass-media è che, tanto più è efferato e
grave il delitto, tanto maggiore è lo spazio che i media concedono.
In altri soggetti, ci può anche essere una debolezza di carattere,
identificandosi così col cattivo di turno, giacché così facendo s'esorcizza
la paura. "Se lui è così crudele e cattivo e diventa mio amico, io mi metto
al riparo dal pericolo che quella morte possa accadere a me!". E' una specie
di "sindrome di Stoccolma", che si verifica nei sequestri di persona,
dove la persona sequestrata s'innamora del sequestratore, per esorcizzare la
paura di morire.
L'altro aspetto che sovrasta il tutto è il rapporto tra genitori e figli.
Nei casi presi in esame, non c'è un vero rapporto. Molti genitori crescono i
figli, ma ad un certo punto non hanno più alcun dialogo. I figli apprendono
dagli esempi, non dalle punizioni o dai regali! Se il proprio figlio ha un
problema, oggi è più facile dirgli: "Vai dallo psicologo", anziché dirgli,
"parla con me, sono io il tuo psicologo!".
A questo punto, mi fermo qui. |