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Il rom ubriaco che ha ucciso 4 persone, scelto come testimonial


Corona intervistato dalle Iene


Amanda Knox, accusata di omicidio

SUL RUOLO CRIMINOGENO DEI MASS-MEDIA
L'elogio
del crimine
è l'intraprendenza della stupidità
Prima uccide 4 ragazzi, poi diventa modello.
Da Corona ad Amanda Knox

di Prof. Saverio Fortunato
(Specialista in Criminologia Clinica, Docente di "Devianze e Tecnologie Educative e di Contrasto",
Corso di Laurea Scienze dell'Investigazione, Università di L'Aquila)


Il ruolo tanto diseducativo quanto criminogeno dei mass-media lo si era registrato in modo emblematico con il caso Corona. Lo si capisce bene da un articolo sul Corsera a firma di Giuseppe Guastella
[1] che mette a nudo il problema, scrivendo: «Corona ormai è indiscutibilmente diventato un personaggio, nel bene e nel male. E la cosa stupisce anche lui, che pure sa come vanno queste cose. Passerà l’estate in discoteca, non solo per piacere. C’è chi è pronto, «e c’è già la fila», a pagare 12mila euro per vederlo in pista durante una serata. Per strada firma autografi, anche se c’è chi lo critica apertamente. «Prima ero il marito di Nina Moric, ora sono io, Fabrizio Corona. La gente mi chiama, mi ama e mi adora», ripete da qualche giorno. È diventato perfino un fumetto della rivista di satira-gossip «Vipering» che debutterà nei prossimi giorni on-line. E chi altri avrebbe potuto aver fiducia in lui, quale nuovo vip, se non Lele Mora, il guru di star e starlette coinvolto anche lui in Vallettopoli? «Oggi — rivela Corona — sono entrato nella sua scuderia, faccio parte dei suoi artisti». Avete firmato un contratto? «Ma no, tra noi basta la parola». Amicizia e fiducia riaffermate più volte da entrambi. È stato lo stesso Mora a prestargli una «Porsche bianca» che però non può guidare (gli è stata ritirata la patente per eccesso di velocità poco prima dell’arresto). Al volante c’è un nuovo ragazzo: «È il mio assistente tuttofare. L’ho preso dopo che mi ha scritto cinque lettere al giorno mentre ero in carcere». Corona si fa serio: «La verità è che io sono il prodotto di questa Italia. L’Italia vuole questo. Se la gente, i vip presunti o veri, non avessero qualcosa da nascondere, il mio lavoro non avrebbe senso. Non tocca a me decidere ciò che è etico e ciò che non lo è. Alla fine credo di essere un povero bullo colpevole solo di fare un mestiere del c...».

Un altro prodotto di questa Italia è il rom ubriaco che al volante di un furgone ha ucciso 4 ragazzi minorenni sui propri motorini ad Appignano del Tronto (Ascoli Piceno). Oggi sarebbe divenuto il testimonial di una campagna pubblicitaria per una linea di abbigliamento e accessori. Lo ha rivelato l'on. Gabriella Carlucci di FI. Denunciando l'operazione "di un cinismo spaventoso" la parlamentare ha invitato ad ignorare la campagna di Marco Ahmetovic che rischia di diventare una celebrità. "Su questa vicenda, dopo i clamori televisivi, si cerca ancora di speculare utilizzando l'immagine di un assassino per vendere libercoli e capi di abbigliamento. Un'operazione di un cinismo spaventoso - ha proseguito Carlucci - in cui per commercializzare dei prodotti si è disposti a svendere non solo la propria coscienza, ma anche il senso civico che dovrebbe suggerire rispetto per i parenti delle vittime e per la decisione della giustizia". La giustizia italiana ormai si consuma prevalentemente sui media. In una ridda di gossip e scandali che travolgono colpevoli ed innocenti, e che riducono la libera informazione a puro voyeurismo. La parola d'ordine per reagire a questa disfatta del buonsenso, è a questo punto 'ignoriamoli!' Ignoriamo la campagna pubblicitaria di Ahmetovic, altrimenti si rischia il danno e la beffa: il rom diventerebbe una celebrità ed il fatturato dell'azienda, come già accaduto per la campagna sull'anoressia di Nolita, aumenterebbe esponenzialmente".
Un altro prodotto di questa Italia è il modo pruriginoso con cui nel delitto di Perugia i mass-media si sono soffermati sulla bellezza di Amanda Knox, mettendola in risalto e facendo passare in secondo piano l’accusa di omicidio nei confronti di Meredith. Amanda in carcere riceve molte lettere d’ammiratori. Scrive Alessandro Caponi
[2]: «Quell’ovale regolare, gli occhi chiari, l’aria spaesata che ha in alcune foto e quella sensuale che assume in altre: chissà, è difficile capire esattamente perché, ma al carcere di Capanne stanno arrivando lettere. Per lei, per Amanda viso d’angelo Knox. Ci sono messaggi anche in internet, ma il tenore è un poco diverso: «She is hot», e in quest’espressione la parola «calda» ha un significato preciso. Invece quelli che prendono carta e penna e le scrivono, che le mandano lettere in carcere, hanno un tono meno aggressivo, quasi tenero: come stai?, le chiedono, come ti trovi lì?, come passi il tempo?, lei ha chiesto un dizionario di italiano, ma i messaggi sono giunti anche sul web: sei bellissima.
 

15 MINUTI FOLLIA OMICIDA A NEW YOK

Due criminali dell'Est, il ceco Emil e il russo Oleg entrano negli Stati Uniti con un visto turistico. Una volta a New York iniziano le loro azioni criminali. Il lancio americano recita (tenendo presente la frase pronunciata da Andy Warhol "In futuro tutti saranno famosi per 15 minuti"): "Crimine, tragedia, caos: possiamo temerli, ma non c'è dubbio che essi portino fama, denaro e potere. Così fino a che punto saranno disposte a spingersi le persone più disperate della società per ottenere i loro '15 minuti'? " Il film intreccia così il tema della televisione pronta a qualsiasi bassezza per sacrificare sull'altare dell'audience e della criminalità che trae vantaggio e stimolo da questa situazione. Con una polizia dalle mani semi-legate che deve farsi giustizia da sola.

Lo sciacallaggio dell'elogio del crimine, sembra ispirato a questo film.

 

Domande semplici per una ventenne americana che è a Perugia da pochi mesi e che però ha ancora qualche difficoltà con la nostra lingua. Per questo, lei, accusata di aver ucciso e violentato la sua coinquilina ventiduenne Meredith Kercher nella notte tra il primo e il due novembre, qualche giorno fa, in carcere, ha chiesto un vocabolario d’italiano: ci sono parole che le arrivano e che lei, nata a Seattle, non capisce. «Sono curiosi di lei — dicono gli operatori del carcere — le fanno domande, le chiedono di raccontarsi ». […] In Internet, invece, il tono non è tenero, tutt’altro: «She is hot (tradotto è un po’ come dire: lei ispira sesso, ndr) — scrive J.W. nella sezione «Answers» di Yahoo.com — ed è molto bella quando si veste di nero». Invece un altro, che si firma Other boy, dice che nel primo nel quale viso d’angelo si indica la lingua «Lì, lei è molto sexy».


I commenti in rete sono tutti simili:
«È bellissima, beautiful, e lo dice uno al quale le bionde non piacciono». Oppure: «Quanto è affascinante? Su una scala di 100, la risposta è 98,6». Ovviamente, ce ne sono anche di più spinti, «I’d do her», che si può edulcorare in: vorrei passare una notte con lei. Per Saturnalia «lei è giovane, carina, sexy e non si vergogna della sua vita sessuale. Vedrete, presto la accuseranno anche di aver ucciso Bambi». Di certo, in rete, sono di più quelli che la credono colpevole. E, di certo, lei non è accusata di aver ucciso un cartone Disney ma una vitale ragazza inglese: il giudice che ha confermato il fermo del pm Giuliano Mignini, Claudia Matteini, ha messo insieme le contraddizioni, le ammissioni — «ero nella casa, l’ha uccisa Patrick » — e tutti gli altri elementi raccolti dalla Mobile di Giacinto Profazio. Quelli che vorrebbero passare una notte con lei, forse, li ignorano: attratti come sono da altro, di Amanda viso d’angelo Knox».


LA VIOLENZA SUBDOLA E CRIMINOGENA DEI MASS-MEDIA

Una forma subdola della violenza dei mass-media è quella subliminale, indicata da Pio Baldelli, che scrive: «Come si capisce dall' uso del termine "subliminale", si tratta di una forma di violenza insidiosa, strisciante, larvata e, pertanto, pericolosissima. Invece di darti un pugno nello stomaco (il che -almeno in teoria- potrebbe provocare la protesta della vittima e, magari, un tentativo di autodifesa), ti narcotizza progressivamente, un po' alla volta, iniettandoti, giorno dopo giorno, una minuscola ma efficace dose di veleno. La violenza subliminale si presenta ora sorridente, ingenua ed infantile, ora spavalda, provocante e seduttiva- mai apertamente "violenta". Nel suo doppio aspetto lucido ed erotico (che spesso si contaminano a vicenda), la violenza subliminale permea -per non dire infesta- i mass media in blocco ed a tutte le ore, con i mezzi audiovisivi in testa. La sua forza sta nello stillicidio giornaliero, nella ripetizione -a intervalli ravvicinati e fino alla nausea- di un'immagine unita ad uno slogan: dalla pubblicità alla pornografia»[3]. Dal delitto alla passerella, aggiungo io.
La violenza subliminale dei media è criminogena quando trasforma in positivo un modello (soggetto, profilo, figura o personaggio) negativo. Nel fare ciò, assistiamo all’intraprendenza della stupidità che si autogiustifica come pensiero intelligente. Storicamente la stupidità ha sempre avuto un ruolo, oggi, però, è divenuta più sottile, giacché le tecniche di camuffamento si sono perfezionate e quindi è più invasiva e ricercata. La stupidita s'autogiustifica, prevalentemente, impossessandosi delle parole e dei simboli, mediante l’uso d’opposti espedienti semantici liquida il pensiero intelligente, etichettandolo o stigmatizzandolo, per fare spazio alla propria mediocrità e giungere così, adagio, al successo trionfale della “genialità compresa”. Come un virus, la stupidità arriva ovunque. E dove arriva, pretende di sostituire la fotocopia all’originale, l’apparire all’essere, la forma alla sostanza delle cose, il ni-ente al tutto
[4]. C’è l’arresto di Corona? Ecco che la telecamera anticipa la notizia dopo una carrellata di tette e di culi di modelle o aspiranti tali. Le foto del calendario della moglie, sempre nuda o quasi, fanno da cornice. La tela del quadro è lui, che parla a ruota libera esibendo il braccio tatuato, che, naturalmente, non sfugge all’occhio del cameraman. Esce di galera e con una dose di sicumèra afferma: "Ostaggio dello Stato", "vittima di quel talebano di Woodcock", ma "fra poco racconterò la verità, e saranno c... amari per tutti"[5].
Da dove ha origine l'identificazione con il modello negativo, trasformato in positivo dai mass-media? Almeno da due fattori: il primo, dal cattivo esempio (diseducativo) che proviene dall'alto della classe politica che governa il paese. Troppi politici inquisiti fanno politica senza porsi alcun problema morale o civico, prima ancora che politico o giuridico. Se Tizio ricopre una carica pubblica ed è inquisito dalla magistratura, dovrebbe sentire il dovere morale di dimettersi o d'autosospendersi dalla carica, ancora più se riporta una condanna passata in giudicato. Se lui non avverte questa esigenza, morale, dovrebbe farlo il suo partito, ma anche qui, oggi, purtroppo, i partiti politici non sono più aggregazioni di uomini e di donne, liberi, ma sono diventati comitati elettorali e d'affari. Ne consegue, dunque, sul piano sociale e politico, che il pesce puzza...
Il secondo fattore (diseducativo) è dovuto all'incapacità dei giovani e meno giovani, d'immaginare il proprio futuro, perché siamo sommersi dal senso d'insicurezza e dall'azzeramento di ogni conquista sociale. L'unica lettura possibile che oggi sembra distinguere l'essere dal divenire è rappresentata dall'avere, ossia dal denaro, dal possesso, dall'accumulazione, dall'avidità. Siccome è impossibile credere che da grande una ragazza possa svolgere il mestiere a cui aspira, allora sente la necessità di dover accorciare i tempi, bruciando ogni tappa. Preferendo così, divenire subito "velina", "ragazza cubo", soubrette... pur di sfuggire ai sacrifici dello studio, dell'impegno costante e duraturo che la vita richiede a tutti, perché, com'è noto, è difficile. Poi subentra la razionalizzazione italiota, che fa mettere in conto il doversi concedere sessualmente pur di raggiungere l'obiettivo preposto (il fine giustifica i mezzi).
I ragazzi che scrivono lettere d'ammirazione ad Amanda (ieri è capitato anche con Erika, nel delitto di Novi Ligure) è perché sono ipnotizzati dai mass-media. I reality tipo "Il grande fratello", cosa fanno capire ai giovani se non, appunto, che per avere successo si è disposti a tutto? E se c'è chi, pur di avere successo, è disposto a farsi riprendere da una telecamera, anche quando va in bagno, allora come meravigliarsi che poi c'è anche chi, sentendosi frustrato dalla mancanza di successo, s'identifica in colui il quale riesce a raggiungere l'obiettivo della notorietà, grazie alle telecamere e "cronisti" che l'accerchiano e l'inseguono per tratteggiarne il profilo, portandolo alla ribalta? Il messaggio criminogeno che passa attraverso il cinismo dei mass-media è che, tanto più è efferato e grave il delitto, tanto maggiore è lo spazio che i media concedono.
In altri soggetti, ci può anche essere una debolezza di carattere, identificandosi così col cattivo di turno, giacché così facendo s'esorcizza la paura. "Se lui è così crudele e cattivo e diventa mio amico, io mi metto al riparo dal pericolo che quella morte possa accadere a me!". E' una specie di "sindrome di Stoccolma", che si verifica nei sequestri di persona, dove la persona sequestrata s'innamora del sequestratore, per esorcizzare la paura di morire.
L'altro aspetto che sovrasta il tutto è il rapporto tra genitori e figli. Nei casi presi in esame, non c'è un vero rapporto. Molti genitori crescono i figli, ma ad un certo punto non hanno più alcun dialogo. I figli apprendono dagli esempi, non dalle punizioni o dai regali! Se il proprio figlio ha un problema, oggi è più facile dirgli: "Vai dallo psicologo", anziché dirgli, "parla con me, sono io il tuo psicologo!".
A questo punto, mi fermo qui.


[1] G. Guastella, Corona: “Vallettopoli mi ha arricchito. Ho contratti per un milione e mezzo”, Corriere della Sera del 27 giugno 2007.

[2] A. Capponi, Lettere di ammiratori per Meredith, Corriere della Sera del 13 nov ‘07

[3] Pio Baldelli, La politica spettacolo (prefazione al volume di S. Fortunato), Ursini, Catanzaro 1998.

[4] S. Fortunato, Senso e conoscenze nelle scienze criminali, Colacchi, L’Aquila 2007.

[5] Fabrizio Corona lascia il carcere "Ora parlerò, saranno cavoli amari" La moglie Nina Moric: "Ho paura, se ci penso mi viene il mal di pancia", articolo su La Repubblica del 29 maggio 2007.

 Criminologia.it  18/11/07 Foto: Ansa