Sei sul sito criminologia.it, rivista internet di Teoria e Scienze Criminali

Delitto di Garlasco

 Arrestato Alberto Stasi. Volano gli insulti

Tutelate il ragazzo da se stesso

a cura di Criminologia.it

Il fidanzato della vittima, Alberto Stasi, ormai è visibilmente stremato e provato, pensiamo che vada subito protetto da se stesso.
'Assassino', 'bastardo': sono questi gli insulti lanciati da alcune persone ad Alberto Stasi, mentre lasciava la caserma dei carabinieri. Agli inquirenti, ha più volte affermato: "Non so nulla, non c'entro nulla. Io non ho preso quella bicicletta". Così in sostanza Alberto Stasi avrebbe risposto ieri al pm Rosa Muscio durante le circa quattro ore di interrogatorio in caserma dopo il fermo per l'omicidio della fidanzata Chiara Poggi. La bicicletta è quella sequestrata ad Alberto su cui i Ris hanno trovato tracce di sangue col Dna di Chiara, elemento che ha portato al fermo del giovane. Stasi, da quanto è trapelato, sarebbe stato interrogato effettivamente per poco meno di un'ora, per via di diverse interruzioni. Ieri in caserma, prima che l'interrogatorio iniziasse, il legale di Alberto, avv. Giuseppe Colli, in attesa dell'arrivo dell'altro difensore, il prof. Angelo Giarda, ha parlato a lungo con il fermato e poi con i suoi genitori. Dopo di che, a interrogatorio iniziato, per un paio di volte la verbalizzazione si è fermata perché i legali di Alberto hanno chiesto di consultare i loro esperti incaricati di occuparsi degli accertamenti non ripetibili (quelli che hanno portato alla scoperta di tracce del dna di Chiara sulla bicicletta sequestrata a casa Stasi) e anche di parlare con il loro assistito. Le dichiarazioni di innocenza di Alberto sarebbero così contenute in un verbale di cinque o sei pagine. Verbale in cui tra i molti "non so, non ricordo, non so niente, non ho fatto nulla", il ventiquattrenne ha ripetuto di essere andato nella villetta di Garlasco e di aver trovato Chiara morta. Avrebbe ribadito: "Quello che so ve l'ho già detto. Quello che ho fatto ve l'ho detto". E alla domanda, quella fondamentale, sul perché ci fossero tracce di Dna della sua fidanzata scoperte sui pedali di una delle sue bici ha affermato: "Non lo so. Io non ho preso quella bici".
E' un comportamento che non si può analizzare per dedurre colpevolezza o innocenza. La Procura di Vigevano è diretta bene, il Pm ha saputo sempre sottrarsi (fino ad oggi) al microfono del circo mediatico, il Procuratore Generale ha avuto parole rassicuranti, espressione di un diritto penale umanitario, che guarda agli elementi di colpevolezza, ma anche a quelli d'innocenza. Se una Procura che ha avuto tanta cautela fin qui, dice oggi di avere delle prove, ci vuole altrettanto cautela e quindi, si deve ritenere che ha le sue buone ragioni.
Tuttavia, una domanda si pone: il fatto che si sia trovata una macchiolina di sangue sul pedale della bicicletta, l'analisi è in grado di dirci da quanto tempo quel sangue si è depositato sulla bici? Può affermare specificatamente che risale al periodo del  delitto e contemporaneamente escludere che non sia di data anteriore?
 

Articoli correlati
-Delitto Garlasco, Gli errori investigativi da evitare

-Sull'equazione investigativa vittima/parente


-Sul ruolo dell'interrogatorio del sospettato e sul meccanismo del senso di colpa nella persona innocente


-
Tra fiction e realtà. RIS E MASS-MEDIA NEI DELITTI DI COGNE E GARLASCO

 Criminologia.it Pubblicato in rete il 25/9/07