Il sottoscritto chiede di interpellare il Ministro della giustizia,
il Ministro per le politiche per la famiglia, il Ministro della
pubblica istruzione, il Ministro della salute, per sapere - premesso
che:
sempre più fatti di recente cronaca giudiziaria dimostrano come
Giudici e pubblici Ministeri fanno sempre più affidamento alle
opinioni, perizie e conclusioni di psicologi e psichiatri con
l'assunto che grazie alla loro conoscenza sia possibile determinare
la colpevolezza o l'innocenza di una persona (vedi casi Cogne,
pedofilia a Brescia, pedofilia a Milano, Rignano Flaminio eccetera)
senza che queste perizie secondo l'interpellante possano
considerarsi prove concrete come dovrebbe essere in un giusto
processo;
lo stesso sistema, cioè l'uso di perizie psicologiche e
psichiatriche usate a quel che consta all'interpellante come uniche
prove, determina le decisioni del Tribunale dei Minori nell'adottare
il provvedimento con la formula «urgente e provvisorio» per
l'allontanamento dei minori dalle famiglie, diventano gli unici
riscontri in fase iniziale per cause di pedofilia: queste perizie si
basano secondo l'interpellante non su riscontri oggettivi, come nel
caso della criminologia, ma su opinioni degli psicologi e
psichiatri;
mentre in Italia è chiaro a tutti che per opere d'ingegneria occorre
l'ingegnere, non lo è, invece, per la criminologia; posto che ad
occuparsi di crimini non è il criminologo clinico (figura
specializzata con corso triennale post-laurea comprendente 22 esami
più la tesi di specializzazione, oltre la laurea quadriennale del
percorso vecchio ordinamento), ma lo psicologo, lo psichiatra,
l'assistente sociale, eccetera. La laurea (in psicologia, medicina,
giurisprudenza, lettere o filosofia) era la condizione necessaria
per accedere allo studio di criminologia clinica ma insufficiente
per potersi occupare di crimine. Abolendo tale specializzazione si è
lasciato campo libero a professioni (psicologi e psichiatri) che
hanno la pretesa di essere esperti, pretesa mai suffragata da fatti
concreti -:
il numero di bambini sottratti alle famiglie e dati in affidamento
alle comunità alloggio oscilla tra i 23.000 e i 28.000 con un costo
per la comunità di miliardi di euro, senza contare l'indotto in
termini di necessità di assistenti sociali, spazi protetti,
psicologi e neuropsichiatri infantili;
molti genitori, se vogliono rivedere i loro figli, si devono
sottoporre a trattamenti psicologici prolungati ed estenuanti con il
ricatto morale di non rivedere più il loro figlio;
quale sia l'entità dei bambini sotto tutela dei servizi sociali e
collocati in comunità alloggio o in affido;
quale sia il numero di comunità-alloggio distribuite sul territorio
italiano e la loro capacità ricettiva;
quale sia l'entità dei soldi erogati dai Comuni, Province, Regioni e
Stato per il mantenimento dei bambini nelle comunità alloggio;
quale sia il tempo medio del procedimento ablativo;
quale sia il numero di bambini che torna nelle famiglie di origine
dopo essere stato allontanato;
perché si siano chiuse le scuole di specializzazione post-lauream
in criminologia clinica presso le facoltà di medicina e se si
intenda ripristinare;
come mai dietro le cattedre di criminologia in Italia, anziché
criminologi clinici, siedano quasi tutti psichiatri;
perché anziché promuovere specialisti di criminologia di alto
livello si favorisca la nascita di «corsi fast-food», senza rendersi
conto che il crimine ed i criminali si aggiornano anche con le
tecnologie, mentre le figure che si occupano del crimine in Italia
(psicologi, psichiatri, assistenti sociali) non hanno conoscenze
ermeneutiche, epistemologiche e scientifiche.
(2-00630)«Lucchese».