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In
criminologia clinica dobbiamo distinguere tra mentitore occasionale e
mentitore abituale. Il primo, di fronte alla scelta di dire o no una
menzogna, decide di dirla lì per lì; il secondo, mente sapendo di
mentire perché non sa fare a meno di farlo. Rientrano nella figura del
mentitore abituale tutti i tossicodipendenti (veri ingegneri della
menzogna), ma non solo. Ci sono due modi principali di mentire:
dissimulando o falsificando.
Nella dissimulazione, chi mente nasconde certe informazioni senza
affermare nulla di falso. Chi falsifica va oltre: non solo tace il vero,
ma presenta il falso come vero e viceversa. Spesso è necessario
combinare le due scelte per compiere l’inganno fino in fondo; a volte,
invece, basta solo la dissimulazione.
Vi
sono dei casi in cui la verità è detta come bugia e la bugia come
verità; per es., in una partita a poker il giocatore mente per ingannare
l’avversario, fingendo di avere la carta vincente; in tribunale
l’avvocato pur sapendo che il suo cliente è l’assassino lo nasconde al
giudice; in ospedale il moribondo che chiede come sta gli si risponde
mentendo per dargli un po’ di conforto; e così via.
PERCHE’ LE MENZOGNE FALLISCONO
Le
menzogne falliscono per varie ragioni: la vittima dell’inganno può
scoprire le prove; il mentitore può essere tradito dal qualcuno che
conosce la bugia; il mentitore può compiere un errore perché vive a
disagio il peso della bugia; per es., l’amante che prima tradisce il
partner e poi se ne pente, se non riesce a confessarlo incorrerà in un
errore involontario (non cancella sms dal cellulare; si dimentica un
bigliettino compromettente in tasca; il profumo, ecc.), insomma un
errore che svela l’arcano, apparentemente suo malgrado.
La
menzogna genera due sensi di colpa: l’emozione spiacevole che si prova
per il fatto stesso di mentire e quello per il contenuto della menzogna.
Mentire per esempio all’amante (oppure ad una persona di cui si ha
scarsa stima) può risultare “meno grave” che farlo con il proprio
partner (o verso la persona che si stima molto). Per provare senso di
colpa non c’è bisogno della disapprovazione altrui, mentre ciò è
necessaria nel sentimento di vergogna. L’umiliazione, infatti, in tal
caso richiede la disapprovazione e lo scherno degli altri.
I SEGNI DELLA MENZOGNA
Molti esperti di cinesica, semiotica o fisiognomica attribuiscono
l’interpretazione della menzogna a quattro tipi di segni che
lascerebbero trasparire ciò che viene dissimulato: lapsus (comunicazione
verbale); tirate oratorie incontrollate con cambiamento di tono
(comunicazione paraverbale); gesti emblematici involontari e
microespressioni de volto (comunicazione non verbale).
Se
questi quattro tipi di segni, affiancati ad altri indizi di falso,
consentono di tralasciare la precauzione di avere un termine di
paragone, ciò non vale per l’inverso; ossia, il ritenere che l’assenza
di questi segni (o di altri indizi di falso) costituisca prova di
sincerità. Da qui hanno origine due tipi di errori non di poco conto:
uno, il ritenere vero il falso; l’altro, ritenere il falso vero. Nel
primo caso, si riterrebbe mentitore chi dice il vero; nel secondo, si
riterrebbe veritiero chi dice il falso. |