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Queste proposizioni elementari vere, erette al rango di principi
empirici, devono essere rispettate nel compito peritale criminologico
clinico o psichiatrico forense (fermo restante, altresì, il rispetto del
principio di non contraddizione della Logica).
La
Consulenza tecnica o peritale (sia d’ufficio sia di parte), dovrebbe
ispirarsi ai seguenti criteri metodo-logici:
1)
operare metodologicamente alla ricerca d’elementi che siano
verificati da chi le afferma e verificabili da
chiunque;
2)
operare una sistematica “falsificazione” delle ipotesi avanzate (Caffo-Battista-Camerini);
3)
operare alla ricerca d’elementi oggettivi che attestano l’abuso,
osservando la vittima. Intendiamo per osservazioni oggettive quelle
metodologicamente elevati al rango di proposizioni vere:
· -presenza
di sperma o di fosfatasi acida (proposizione vera);
· -gravidanza
e/o IVG (proposizione vera);
· -danno
psico-fisiologico alle parti genitali. Se il danno è evidente si
assume come proposizione vera, se il danno non è evidente, alcuni
indicatori compatibili possiamo elevarli al rango d’ipotesi:
infiammazione, ragade, emissione purulenta, piccole fissurazioni cutanee
o lacerazioni nell'area della forchetta posteriore, corpi estranei
nell’orifizio vaginale, anale o uretrale, lacerazioni, recenti o
cicatrizzate, della mucosa o della mucosa anale, allargamento
dell’apertura imenale, impronte di denti, esami di laboratorio che
mostrano l’esistenza di malattie sessualmente trasmesse non acquisite
durante il parto (gonorrea, sifilide, AIDS, Clamydia, Trichomonas
vaginalis, condiloma acuminato, herpes, ripetute infezioni delle vie
urinarie) (Coulborn-Faller e Corwin, 1995);
· riscontri
mediante accertamento laboratoristico di: gonorrea, clamidia,
condilomi acuminati, sifilide, lesioni erpetiche, tricomoniasi, vaginosi
batterica, microplasmosi genitali, HIV (AIDS) epatiti B e C.,
contusioni ecchimotiche, lesioni ecchimotico-contusive con escoriazioni
ed unghiate sulla faccia mediale delle cosce nelle regioni perigenitali
e del perineo, lesioni da sezione o morso nelle regioni mammarie, sul
collo, sulle natiche, frammenti di cute o di capelli sotto le unghie o
tra gli abiti del minore nel caso di resistenza fisica all’aggressore,
lesioni in sede genitale, anale e perineale, dermatiti infettive o
allergiche, lesioni ecchimotico-contusive con escoriazioni ed unghiate
sui testicoli, eritema localizzato, edema dei tessuti perianali, ragadi
o emorroidi, vulvo-vaginiti da sostanze irritanti, lesioni (ecchimosi,
escoriazioni, unghiate) da afferramento agli avambracci, ai polsi ed ai
fianchi, oppure contusive al viso o altrove con schiaffi o pugni.
4) Operare metodologicamente alla ricerca d’osservazioni
elementari che attestano l’abuso, osservando la vittima. Intendiamo per
osservazioni elementari (fattori intrinseci) quelli metodologicamente
elevati al rango di proposizioni elementari intrinseche:
-intenzioni suicide (proposizione elementare Vero/falso,
ipotesi da verificare)
-disturbi legati a problemi di prostituzione (idem c.s.);
-disturbi legati a problemi di pornografia (idem c.s.);
-disturbi, quali: senso di soffocamento, isolamento, depressione,
piccole fobie, alterazioni dello stato di coscienza (stati
disocciativi: derealizzazione, depersonalizzazione) (idem c.s.).
5)
Operare metodologicamente alla ricerca di osservazioni elementari
che attestano l’abuso, osservando la vittima. Intendiamo per
osservazioni elementari (fattori estrinseci) quelli metodologicamente
elevati al rango di proposizioni elementari estrinseche:
·
-genitore o figura parentale già vittima d’abuso
(proposizione elementare Vero/falso, ipotesi da verificare);
·
-indottrinamento unigenitoriale del bambino
(concetto di Gardner, 1985, di Parental Alienation Sindrome. In pratica
Gardner scrive un disturbo che insorge nel contesto del conflitto
intergenitoriale e si manifesta attraverso il comportamento
ingiustificato di denigrazione ed ipercriticità del bambino nei
confronti di un genitore, che spesso si rifiuta anche d’incontrare. Si
tratta di una combinazione tra l’indottrinamento effettuato dall’altro
genitore ed il contributo personale del bambino;
·
-divorzio come fonte dell’accusa nell’abuso. Divorzio
come conseguenza dell’abuso (il partner intende divorziare e ricorre
allo stratagemma dell’abuso per ottenere vantaggi dall’altro partner,
danneggiandolo; oppure, oggettivamente, il divorzio era già inevitabile
a prescindere dal sospetto d’abuso?);
·
-abuso rivelato durante il divorzio (al
momento del divorzio può essere rivelato l’abuso per paura dettata
dall’angoscia di separazione, difficoltà ad immaginare il futuro, ecc.);
·
-abuso causato dal divorzio (le angosce
di separazione suscitate dal divorzio possono fungere da fattore
scatenante. Il bambino, in questi casi, è usato come veicolo
d’espressione della rabbia nei confronti del partner o un sostituto del
partner stesso, fino ad una sessualizzazione della relazione col
genitore;
·
-impulsi di natura sessuale possono anche
esprimersi più facilmente perché mutano comportamenti e regole esistenti
prima della separazione ed i bambini si trovano ad essere lavati,
fisicamente curati e accuditi anche dal genitore che prima non svolgeva
tale compito;
·
-false accuse durante il divorzio (è
probabile che l’accusa d’abuso sia alimentata come stratagemma per
ottenere vantaggi a scapito magari del nuovo partner della moglie) (Caffo-Camerini-Florit,
2002).
6)
Operare metodologicamente alla ricerca d’osservazioni, come
proposizioni elementari, utili alla verifica del risultato d’abuso:
·
-conflitto di coppia tra genitori (divorzio,
ecc.). In questo caso ci può essere un comportamento ingannevole
dell’adulto volto esplicitamente all’ottenimento di vantaggi a scapito
dell’altro coniuge, servendosi del/della bambino/a;
·
-conflitto tra figure parentali con sentimenti
d’invidia, gelosia ed ingratitudine (patogeni o patologici). In questo
caso ci può essere la figura parentale che, gelosa del padre o madre del
bambino presunta vittima d’abuso, alimenta le accuse utilizzando il
figlio per ottenere vantaggi propri con svantaggi altrui;
·
-suggestione da parte dell’esperto-incompetente
(assistente sociale, psicologo, poliziotto, ecc.) che alimentando
suggestione nel modo di porsi con la vittima, contribuisce a costruire
nel minore un falso ricordo o, più in generale, causando errori nel
racconto (Caffo-Camerini-Florit, parlano di errori iatrogeni);
·
fantasia d’abuso
scaturita dallo stadio edipico (Di Cori e Sabatello, 1999); si pensi al
caso del bambino che fraintende e interpreta erroneamente le cure
fisiche prestate da un genitore (per es. durante il bagno ecc.) ed è,
inoltre, investito da particolari suggestioni da parte dell’altro
genitore;
· -
inattendibilità racconto d'abuso da parte di
bambino la cui madre (di solito il genitore denunciante) ha subito, a
sua volta, abusi sessuali durante l’infanzia (Kempe Center);
·
-presenza di disturbi sull’Asse I e II del DSM-IV
(1994) ma anche d’alcune condizioni mediche generali nel bambino, che
aumentano la probabilità d’inaccuratezza del racconto se non di vere
denunce false. Ganaway a riguardo sostiene, che i bambini con disturbi
dissociativi creano racconti personali in conformità ad immagini
provenienti dall’esterno (per esempio dalla TV) allo scopo di attribuire
un significato alle loro esperienze che altrimenti rimarrebbero senza
senso e dunque più angoscianti (Ganaway, 1999);
·
-naturalezza infantile incline alla bugia. Infatti,
«fanno parte delle dinamiche interne al bambino le bugie, ossia le
rivelazioni in cui il bambino intenzionalmente riporta fatti che sa non
essere “veri”» (Caffo-Camerini-Florit, 2002);
·
-abuso ritualistico. Finkelhor e Williams (1988)
considerano “abuso ritualistico” ogni abuso che “avviene in un contesto
legato ad alcuni simboli ed attività di gruppo che hanno una
connotazione religiosa, magica o sovrannaturale, e dove le invocazioni
di questi simboli o attività sono ripetute nel tempo e sono usate per
spaventare ed intimidire i bambini;
· -le
dichiarazioni d’abuso ritualistico
contengono spesso descrizioni bizzarre o macabre legate agli abusi
subiti. Alcune vittime raccontano di essere state rinchiuse in spazi
ristretti come bare, tombe, gabbie e talvolta piene d’insetti, rettili o
altri animali. Sono riferiti uso d’elettrodi o d’inserimento d’oggetti
nel corpo e l’assunzione di droghe, oppure di aver dovuto ingerire
urina, sangue ed altro;
-convinzione errata, a volte delirante, che il figlio o la
figlia siano stati abusati;
-consapevole accusa di un coniuge contro l’altro coniuge;
-dichiarazione non veritiera dello stesso ragazzo o ragazza, a
volte legata alla cosiddetta “Sindrome da eliminazione genitoriale” (Gardner,
1992).
7)
Operare metodologicamente alla ricerca di osservazioni come ipotesi
da verificare, utili all’individuazione di proposizioni elementari:
-presenza nei partner di patologia psichiatrica: alcolismo,
tossicomanie;
-tipologia di personalità capovolta dei coniugi: inversione dei
ruoli coniugali, marito succube della moglie;
-moglie autoritaria e centrale economicamente con un disturbo nel
rapporto col denaro;
-marito autoritario, rigido, violento ed insensibile ai sentimenti e
bisogni degli altri;
-moglie impegnata lavorativamente o in attività iper-religiosa,
che perde il ruolo genitoriale delegando alla figlia il proprio ruolo;
-marito maltrattato nell’infanzia;
-moglie rifiutante la propria famiglia o passiva, succube;
-moglie vittima di maltrattamenti o con esperienza incestuosa.
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