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Gino Girolimoni (Roma,
1.10.1889 – Roma, 19.11.1961) è stato un fotografo e
mediatore italiano. Accusato di gravi delitti, fu additato
alla pubblica opinione come mostro da una campagna mediatica
martellante. Successivamente scagionato, ne ebbe comunque la
vita sconvolta. La sua vicenda rappresenta un caso
emblematico di errore giudiziario
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Nuovo fenomeno di massa: da vittime
diventano criminologi, parenti compresi
GLI
IMPRENDITORI MORALI
di Prof. Saverio Fortunato
(Specialista in Criminologia Clinica) |
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Associazione:
Anti-mafia,
Anti-stalking, Anti-mobbing, Anti-violenza,
Anti-Setta, Anti-bullismo, Anti-abusi, Anti-droga,
Anti-alcol, Vittime della Giustizia, Vittime
del gioco. ecc.
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Ho partecipato a convegni sullo Stalking, sulle Sette,
sull’Omicidio stradale, sulla Mafia, ecc., dove ho trovato
puntualmente come “esperti” della singola materia: o la
vittima o un suo parente, quale presidente di questa o
quell’associazione anti qualcosa (antistalking, antimafia,
ecc.).
Ho trovato come esperto docente universitario un
professore di ‘ndrangheta (sic!), ovvero, il politico
attrezzato, che avendo svolto un incarico in una Commissione
politica e dovendo per questo leggere gli atti e i rapporti
d’indagine svolte delle Forze dell’Ordine (DIA, ecc.) sulla
mafia, li ha fatti suoi come pensiero e come strategia di
azione e, quindi, et voilà! è diventato “professore” di
‘Ndrangheta o di Cosa Nostra o della Camorra
o delle mafie internazionali (cinese, rumena e così via).
Che sia
un’associazione anti-qualcosa o sia il parente della vittima
o sia il professore di ‘ndrangheta ecc., il verbo è
univoco: inasprire le pene, istituire una nuova legge
penale. A dare supporto a questi crociati ci pensa
puntualmente la psichiatria e la psicologia, discipline
sempre più invasive della vita quotidiana e professionale,
senza sosta e limiti, che, interpretando ogni devianza come
patologia, ne fanno conseguire che ogni patologia sia
tradotta in una norma penale. |
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I crociati quindi aumentano. Loro pensano, nel
nome della vittima o di un principio che
autogiustificano come Ragione Superiore, di
dover intraprendere una crociata, distinguendo così
il mondo in: O con noi o contro di noi!
Assumendo il punto di vista di chi, avendo avuto una
perdita, un torto, un danno, intende battersi
per impedire che anche altri subiscano la stessa
sorte. Siamo, dunque, all’ideologizzazione del
crimine, da parte di persone a vario titolo divenuti
imprenditori della morale ed a tali imprese guardano
sempre con simpatia taluni politici (uno, tra tanti,
si trova), sempre pronti a raccogliere voti,
mettendo il cappello sulle associazioni (raccolte di
firme, ecc.) soprattutto se numerose.
Questi imprenditori della morale li abbiamo
prevalentemente nel mondo del crimine. Ora, a
ben vedere, la parola crimine rimanda a criminologo,
non a parente della vittima, ancor meno a psicologo
o psichiatra. In medicina, per esempio, il parente
del paziente morto per cancro, difficilmente si
sognerebbe di fare l’associazione anticancro per
trasformare il suo dolore in una crociata,
contrapponendosi ai dottori o alla medicina, al fine
di chiedere una legge e dettare il verbo!
Tutt’altro, cercherebbe come alleato prima ancora
che il politico, l’oncologo, il ricercatore
scientifico, per poter capire, tramite questi
studiosi, cosa si può fare per migliorare la
ricerca.
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Il
successo di una crociata lascia il crociato senza
missione |
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Nella storia del crimine
abbiamo avuto famiglie di vittime per omicidio o
strage, per esempio, dal comportamento
inappuntabile. Si sono chiusi nel silenzio del
rispetto della memoria della vittima, senza
intraprendere alcuna crociata. E' il caso della
famiglia di Aldo Moro e della scorta (foto),del
generale Carlo Alberto della Chiesa, dei familiari
della scorta di coraggiosi magistrati, ecc. |
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Questi
imprenditori morali dovrebbero adoperarsi non per fare
leggi e crociate, ma per aiutare gli addetti ai lavori
(criminologi, forze dell'ordine, giudici) per migliorare
lo studio, la ricerca e i mezzi, al fine di evitare
altre vittime e ai familiari la beffa oltre il danno, ma
col carattere provvisorio, il dono del dubbio e senza verbo!
Ora bisogna dire due cose: il
rispetto per la vittima è soggettivo, ma forse dovrebbe
scaturire dal religioso silenzio da una parte e
dalla giustizia dall'altra. Il primo, spetta a chi conosce la
vittima, insieme al pudore che i mass-media dovrebbero
avere (ma che ormai hanno perso) evitando di
spettacolarizzare la morte e di creare, a periodi
ciclici, allarme sociale puntando il dito su
singoli fenomeni devianti: ora sugli
stupri, generando la crociata degli “esperti” anti-strupro; ora sulle denunce per stalking (dico
denunce perché i media non dedicano lo stesso risalto
tanto alla denuncia quanto alla sentenza), generando i
crociati anti-stalking; ora sul lancio dei sassi dai
cavalcavia ecc. ecc.
La giustizia, per la vittima, spetta ai giudici
assicurarla, decidendo sulla base del libero convincimento, del
ragionevole dubbio e secondo le leggi del nostro
ordinamento. Le leggi però, non possono essere scritte
sotto dettatura della pressione mediatica e dal clamore
popolare, ancor meno
dal desiderio di “giustizia” dei parenti delle vittime
perché si rischia di condizionarle con il sentimento della
vendetta più che della giustizia. La norma deve essere
percepita dal cittadino comune, come anche dal criminale
non di carriera, come equa, proporzionata al danno
infranto alla società,
giusta. |
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La norma penale non può sapere di
vendetta né di ripicca né di eccesso di potere o
accecata da ragioni particolari precostituite, ancor
meno dalla paura generata dai media, a seguito di
singoli episodi di violenza. La norma penale deve essere
saggia, generale ed astratta, col fine umanizzante che
punti al recupero del reo, altrimenti crea essa stessa
carriere devianti e criminali istituzionalizzati. Tanto
per cominciare, l'introduzione della norma sull'omicidio
stradale, aumenterà esponenzialmente il reato di
omissione di soccorso, se non sarà saggia e giusta.
Può capitare che una crociata raggiunga il suo scopo con
successo oppure che fallisca (come è avvenuto per
la crociata contro la soppressione del fumo; o quella
sulla liberalizzazione delle cosiddette “droghe
leggere”). Nel caso della vittoria però, i crociati
possono vedere delle trasformazioni tra i loro principi
ispiratori e la prassi, ossia l’applicazione concreta
nella pratica della nuova legge o norma penale.
Quando una persona ha iniziato la crociata per far
promulgare una nuova legge e ha raggiunto il suo scopo,
questo crociato si trova nella situazione di non avere
più la crociata. Magari nell’iter è maturato,
divenuto un crociato dotto, esperto del come e
del fare. Cosa fa? Kermeth Burke in una ricerca
criminologica ha osservato che in tale circostanza,
una volta che l’occupazione di un uomo può diventare la
sua preoccupazione, allora l’equazione è valida anche
nell’altro senso. La preoccupazione di un uomo può
diventare la sua occupazione. Quello che è
cominciato come l’interesse di un dilettante per una
questione morale può diventare un’occupazione quasi a
tempo pieno. Ciò perché il successo di una crociata,
lascia il crociato senza missione. Se,
paradossalmente, dovesse scomparire la mafia, i vari
professori di ‘ndrangheta, le associazioni
anti-mafia (così come l'associazione anti-questo o
anti-quello), sarebbero tutti senza missione, crociati
senza crociata e, allora, intraprenderebbero una nuova
missione, una nuova impresa morale, una nuova
occupazione col solito verbo di dettare agli addetti ai
lavori il da farsi e dividendo il mondo in o con noi
o contro di noi! |
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