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A sette anni di distanza dal delitto di Novi Ligure
Criminogenesi dell'innamoramento di Erika
di Prof. Saverio Fortunato
(Specialista in Criminologia Clinica, Docente di Devianze e Tecnologie Educative e di Contrasto
al Corso di Laurea Scienze dell'Investigazione Università di L'Aquila)

La sera del 21 febbraio 2001 Erika e Omar massacrarono a coltellate la madre e il fratellino di Erika nella loro casa di Novi Ligure. (La Cassazione ha ora emesso la condanna definitiva: 16 anni di reclusione per la  ragazza e  14 anni per Mauro, detto Omar. Respinta la richiesta dei difensori di ripetere il processo, sulla base della perizia che ha riconosciuto gli ex fidanzati sani di mente, anche se con alcuni disturbi di personalità).
Il 24 febbraio 2001 Erika si dichiara innocente e accusa il fidanzato. "E' stato Mauro", ha raccontato ai magistrati che oggi sono tornati ad interrogarla. Un interrogatorio lungo: cinque ore nel carcere minorile Beccaria di Milano. "Non sono stata io, è stato Mauro", ha ripetuto la ragazza. E al magistrato, che le contestava le bugie raccontate finora, ha risposto di avere taciuto "per paura e per amore".

LA CRIMINODINAMICA


Il fratellino e la madre di Erika

Omar il 20 agosto 2001 racconta per primo come sono andate le cose. Si videro con Erika alle tre del pomeriggio, andarono in un bar a bere un paio di cocktail e decisero il piano di Erika per eliminare la famiglia De Nardo. Erika era normalissima, dice Omar. Ha cominciato a dirmi: Questa sera è la serata giusta perché mia madre va in palestra e mio padre va a calcetto e arriva più tardi. Non so neanche io come è riuscita a convincermi.

Alle 19,20 i due raggiungono la villetta. Mentre Omar nasconde il motorino, Erika torna a casa, aspetta che il padre esca, fa entrare Omar dalla tavernetta e gli dà dei vestiti di ricambio. "Lei ha tirato fuori i coltelli e ha detto: Tu tieni questo, io tengo questo. Mi ha dato i guanti da cucina e io le ho chiesto, ma perché tu non ti metti i guanti? Perché io ci abito qui e posso toccare tutto".
Quando la madre di Erika rientra col figlio minore, Omar si nasconde in bagno a luce spenta e armato di coltello. Secondo Omar, Erika aveva già deciso tutto: "Appena si apriva la porta dovevamo colpirli. Da come me l'aveva spiegato lei pensavo fosse una cosa semplice". Nel bagno entra Susy Cassini: "M'ha riconosciuto anche a luce spenta - prosegue il ragazzo - Io non l'ho colpita, ho spinto la porta e Erika l'ha colpita. Quando ho riaperto la porta ho visto che Erika e sua madre erano una sopra l'altra. Visto che io non ero stato capace di colpirla per primo, lei l'ha colpita. Ho visto Erika in difficoltà. Sentivo la sua voce che diceva Colpiscila, colpiscila".

"Sua madre si dibatteva, però lei l'ha colpita, poi l'ha spinta nell'angolo della cucina, e sua madre è riuscita a prendere il coltello. Erika gridava aiuto, anche se sua madre non riusciva a colpirla: Aiutami, intervieni. Io sono intervenuto, ho tolto il coltello a sua madre e lei mi ha morsicato il pollice. Quando l'ho staccata l'ho colpita con due, tre colpi. La madre gridava: Erika cosa fai?, Erika ti perdono, ma Erika continuava a colpirla gridando: Muori, muori.... Le coltellate che mi ricordo saranno state venti, venticinque. Io ne ho date due o tre. Nel fianco, dalla pancia della signora usciva molto sangue".
E per la prima volta, il ragazzo parla anche dell'omicidio di Gianluca. Secondo lui Erika avrebbe voluto ucciderlo con veleno per topi. Ma non ci riuscì. "Non avevamo mai parlato di annegarlo. Erika è venuta su, ha aperto la vasca e ha detto: Adesso lo anneghiamo. Io l'ho preso per le braccia e lei per i piedi. Forse non ce la faceva a colpirlo, però alla fine l'ha ucciso colpendolo. Lui era molto forte. Erika perché mi fai questo? Piangeva, gridava: Lasciatemi stare, mentre c'era la musica molto alta".

E ancora: "Quando ormai era coricato nella vasca con una palla che gli usciva dalla pancia lei mi ha detto: Colpiscilo. Io ho chiuso gli occhi e ho colpito; tenevo il coltello molle e mi sono ferito. Lei mi ha messo un cerotto. A quel punto ho detto: Adesso me ne vado. Come, te ne vai e mio padre non lo uccidiamo? Mi lasci qui?. Le ho risposto: Se vuoi farlo uccidilo te da sola. Io me ne vado. Io non ce la faccio più. Lei era arrabbiata con me. E' venuta giù e ha messo tutto in un sacchetto, i coltelli, le calze e altre cose. Poi lei ha buttato giù i soprammobili, ha buttato giù delle altre bottiglie".
Il racconto si conclude: "Sono uscito cinque minuti prima delle nove. Erika gridava: Hanno ucciso i miei genitori. Sono stati gli albanesi. Ho fatto un giro col motorino, ho vomitato, sono tornato, Erika ha fatto finta di vedermi per la prima volta: Stammi vicino, ha detto. C'era suo padre. Suo fratello era innocente; anche se lei odiava i genitori, cosa c'entrava suo fratello?".

ERIKA INTERVISTATA IN CARCERE 9 MESI DOPO IL DELITTO

Intervistata in carcere il 29 nov 2001 da Meo Ponte, giornalista de La Repubblica, alla domanda "Com'era il tuo rapporto con Omar?" Erika risponde:
 E.: "Non potevo stare senza di lui. Ho provato ad impiccarmi quando ero in isolamento al Ferrante Aporti e separata da lui ma ora non lo farei più..".
 G.: Parliamo della cocaina..
 E.: "Mi piaceva, ho cominciato con Omar ed ho continuato (ma dopo quando il magistrato le contesta un'abitudine precedente agli stupefacenti rivelata dalle analisi precisa: "Ho provato la cocaina un anno prima. Me la fornivano Simone e Nicola, non la pagavo dato che avevo dei rapporti con loro. Non ho mai pagato la cocaina. Ho comprato solo hashish. I soldi li prendevo dalla scatole delle spese di casa e i miei non se ne accorgevano perché non controllavano mai").
G.: Parliamo del delitto?
E.: "Parlavamo sempre di aver più libertà. Avevamo anche pensato di scappare ma Omar era rimasto colpito dalla storia di un amico che era scappato e gli era andata male. A questo punto ci è venuto in mente di farli fuori per stare lì nella casa".
G.: Volevate uccidere anche tuo fratello?
E.: "No, l'omicidio di mio fratello non è stato premeditato. E non è vero che abbiamo scelto di farlo perché era mercoledì e mio padre era a giocare a calcetto. Quel giorno vale qualsiasi altro. Prima abbiamo pensato di farli fuori mettendo il veleno nel cibo. Non ho visto Omar comprare il veleno ma sapevo che nella sua cantina c'erano i topi.. Volevamo tutto e subito. Abbiamo scartato il veleno perché mia madre avrebbe potuto non mangiare il minestrone con il topicida. Abbiamo optato per i coltelli. Non volevamo uccidere Gianluca. Di Gianluca parlo al singolare. Non siamo stati noi, è stato Omar.. Non era stato progettato. Gli ho tenuto i piedi quando ha cercato di affogarlo. Provavo vergogna ma non potevo oppormi ad Omar".
G.: Quella sera sapevi che cosa era venuto a fare Omar a casa tua?
E.: "Sì"
G.: Dopo il delitto avete preso due decisioni: non uccidere tuo padre ed elaborare una strategia di difesa..
E.: "Io ero stanca e Omar era ferito e abbiamo deciso di non andare oltre". G.: Lei ammette di avere una relazione con un ammiratore esterno?
E.: "Sì, si chiama Mario, ha 24 anni e fa il dj. Sono innamorata di lui e lui mi vuole molto bene. Voglio fidanzarmi con lui".
Dopo tocca a Omar rispondere al giudice. Lui conferma le precedenti confessioni e aggiunge: "Ho fatto tutto per lei e lei se ne sarebbe andata con il padre..".


Erika e Mauro, detto Omar,  il giorno dell'arresto




Erika

 
ERIKA IN CARCERE RICEVE MOLTE LETTERE, DAL NULLA, SPUNTA UN NUOVO AMORE
 

Nove mesi di carcere fanno dimenticare Omar e spunta come dal nulla questo nuovo amore. Difatti, il 21 novembre 2001 Erika scrive una lettera d’amore al dj Mario Gugole.
"Ciao amore mio, come stai?". Così comincia la lettera, ma ecco il testo: "Amore sono contenta che tu sia geloso, ma non ti devi preoccupare, non mi butterò mai tra le braccia di nessun ragazzo. Aspetterò te per avere mille attenzioni e te ne farò tante, ma tante coccole che mi dirai basta! Mi mancano i tuoi baci, ti sono arrivati i miei, un miliardo di baci? Spero che ti è piaciuta la canzone che ti ho scritto, a me piace da morire.
La gattina, la gattina Tita come sta? Spero che non le hai fatto niente...sto scherzando! Non fargli troppe coccole che sono gelosa. Lo sai, ma lo sai che ti amo tanto, te lo dico con tutto il mio cuore. Comunque ho tanta paura che mi lascerai, che non mi aspetterai! E' così o no? Ieri ci pensavo e ho pianto tanto! Poi ho sognato me e te insieme e mi sono sentita meglio! Ma tu mi sogni? Io si, tante volte! Ho fatto un cartellone in stanza con scritto ERIKA+MARIO LOVE FOREVER, lo guardo sempre, quando è che mi mandi la tua foto? E' da cinque mesi che te la chiedo... Dai mandala, io ti immagino ma mi piacerebbe vederti.
Mi piacerebbe di più vederti dal vivo però mi accontenterò della foto. Ora ti saluto e aspetto le 100 lettere che mi scrivi, non ti dimenticare che ti amo e che non ti lascerò mai, e che ti amo! Mille baci. la tua Erika.
P.S. Scrivimi subito! Ti amo, mille baci per te! Ciao cuccioletto!".

IL NUOVO AMORE SI CHIAMA MARIO E DICE DI LEI: "Non si può condannarla al 100%"


Mario, il destinatario di tanta passione, intervistato da "Studio Aperto" ha ammesso la stranezza della storia d'amore di cui è diventato protagonista: "Sarà ridicolo ma le voglio bene... può sembrare ridicolo perché non sai quasi chi è, non le hai mai parlato. Le scrivo semplicemente di stare tranquilla... niente è perduto ma potrà rifarsi una vita con le sue difficoltà. Una volta abbiamo parlato di quella sera, mi ha detto quello che avrebbe potuto essere, è stata un po' vaga... Ha generalizzato e io non ho potuto scrivere più di tanto perché le lettere non le avrebbero consegnate sicuramente. Non mi fa paura, non so se sia colpevole o meno, una cosa così non va fatta, ma non si può condannarla al 100 per cento, un motivo ci sarà se ha fatto una cosa del genere".
Mario non pensa al matrimonio, del quale ha già avuto un'esperienza fallimentare, ma alla convivenza magari sì, anche se si rende conto che il comportamento della ragazza potrebbe essere solo un tentativo per avere uno sconto di pena. Ma sono tutte preoccupazioni per il momento precoci: "Non so - ha dichiarato - se sono innamorato di lei. Adesso sono solo curioso, anche se penso che un figlio con lei lo farei".

LA CRIMINOGENESI RIPERCORRENDO IL DELIRO DELL'INNAMORAMENTO DI ERIKA

Sul delirio dell''innamoramento tra Erika e Omar ho già scritto e rimando il lettore all'articolo correlato  . Qui mi limito ad analizzare l'evolversi dei sentimenti di Erika alla luce delle dichiarazioni che ha fatto ai magistrati. Tutto l'amore per Mauro, alias Omar, è finito nel giro di 4 giorni. Difatti, interrogata dal magistrato ha detto: "Non sono stata io, è stato Mauro". E al magistrato, che le contestava le bugie raccontate finora, ha risposto di avere taciuto "per paura e per amore".
Omar, invece, decide di vuotare il sacco il 20 agosto 2001, ossia sei mesi dopo i due omicidi, segno che il suo sentimento verso Erika era più forte e anche sincero, per quanto fortemente sottomesso.
Nove mesi dopo il delitto, al giornalista Meo Ponte, Erika dice: "Non potevo stare senza di lui. Ho provato ad impiccarmi quando ero in isolamento al Ferrante Aporti e separata da lui, ma ora non lo farei più...". Nello stesso tempo, confessa di avere un nuovo amore, spuntato dal nulla, tra le tante lettere che ha ricevuto in carcere. Lui si chiama Mario e fa il Dj. Gli scrive una letterina dove rispunta l'immaginazione che prevale sul reale: "Amore, sono contenta che tu sia geloso, ma non ti devi preoccupare, non mi butterò mai tra le braccia di nessun ragazzo. Aspetterò te per avere mille attenzioni e te ne farò tante, ma tante coccole che mi dirai basta! Mi mancano i tuoi baci, ti sono arrivati i miei, un miliardo di baci? Spero che ti è piaciuta la canzone che ti ho scritto, a me piace da morire.
Beh, Mario con le sue risposte adotta un duplice meccanismo:
da una parte, afferma: "Sarà ridicolo ma le voglio bene... può sembrare ridicolo perché non sai quasi chi è, non le hai mai parlato. Le scrivo semplicemente di stare tranquilla... niente è perduto ma potrà rifarsi una vita con le sue difficoltà"; dall'altra, ammette di non conoscerla, di non averle mai parlato, mai incontrata..  In questo modo anche lui lega i sentimenti all'immaginazione nella speranza che questa prevalga sulla realtà: le vuole bene, ma pensa sia una cosa ridicola; non le ha mai parlato, quindi non la conosce nella realtà, ma è pronto a fare un figlio con lei. Beh, allora due raccomandazioni: attento al Titanic ed a contraddirla seriamente; forse sarebbe meglio prima conoscerla realmente e poi progettare, anziché viceversa.


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