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Devianza e criminologia clinica |
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Il problema dell'autolesionismo negli adolescenti è espressione acuta del disagio giovanile, che si trasforma in aggressività verso se stessi; più correttamente, in una sofferenza fisica percepita come più facile da sopportare rispetto quella emozionale. Se la ragazza si mostra dolorante, chi la osserva s'intenerisce, si accorge di lei, le dedica attenzione e premura. Più si procura il dolore e più esiste agli occhi degli altri. I comportamenti autolesionistici altro non sono che delle richieste di aiuto. I segni delle cicatrici portate addosso (sia se indica un tatuaggio, un piercing o un taglio autoprocurato col coltellino) sono un modo per comunicare al mondo questo "dolore" esibito, questa sofferenza così palpabile da tutti. |
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White e Gilliland considerano l'autolesionismo un meccanismo di
difesa dell'io, mediante il quale la persona tenta di escludere dalla
consapevolezza degli impulsi inaccettabili. L'autolesionismo è il
rivolgimento contro il sé, vale a dire, è il "processo automatico
e inconscio attraverso cui la persona devia l'aggressività ostile da
un'altra persona dirigendola contro se stessa. In questo modo
l'identità dell'oggetto originario dell'ostilità rimane oscura e
talvolta la stessa emozione di ostilità resta fuori della consapevolezza
conscia. L'ostilità rivolta all'interno di sé, induce la persona in
questione a ferirsi fisicamente o nuocersi per altre vie: socialmente,
finanziariamente, ecc."[3]. |
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[1]
Milanese R. (1998), La
costruzione e il mantenimento dell'identità deviante, in A. Salvini e L.
Zanellato (a cura di), Psicologia clinica delle tossicodipendenze, Lombardo, Roma. |
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Criminologia.it Pubblicato in rete il 3.7.2008 Tutti i diritti riservati - Le foto sono tratte in internet del film Thirteen e dall'icona delle bambole Bratz