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Malleus Maleficarum
Prologo postumo: o sei colpevole o sei colpevole
di Prof. Saverio Fortunato
(Specialista in Criminologia Clinica, Docente di Devianze e Tecnologie Educative
e di Contrasto al Corso di Laurea in Scienze
dell'Investigazione dell'Università di L'Aquila; docente di Criminologia Clinica
al Dottorato di Ricerca di Criminologia presso la Libera Università Ludes di
Lugano)
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Fatta salva l'opera
del giudice giudicante, che per fortuna nel complesso si salva e garantisce la
terzietà, molti processi penali
attuali, invece, sotto il profilo del giudice inquirente, sono generati da un'investigazione la cui metodologia inquisitoria, sembra avere origine antropologica
culturale nel Manuale per
l'Ingiusto-Processo,
il Malleus Maleficarum.
Oggi, tranne la tortura fisica, che per fortuna è stata abolita (ma non lo
stesso vale per quella psicologica), per il resto, a molti Moderni Accusatori
tutto sembra essere concesso. Affiorano così, di tanto in tanto, scenari tragicomici che condannano
comunque il sospettato: qualunque cosa dica (o non dica) o abbia fatto (o non
fatto).
Se ieri, per esempio, con il Malleus in mano, i magistrati accusavano il
sospettato in base al principio fondamentale secondo cui "il reo deve accusarsi
da solo e se non lo fa volontariamente qualsiasi mezzo è lecito"; oggi,
secondo regole non scritte, il principio sembra essere questo: "Se ci sono le
impronte sei stato tu, se non ci sono allora le hai cancellate!". In altre
parole, si tende a dedurre la colpevolezza del sospettato, persino dalla mancata
confessione del reato.
Ieri, il reo si buttava in acqua con un sasso legato al collo, poi, se affogava,
era segno di colpevolezza e di peccato, se galleggiava, era indemoniato e dunque
messo al rogo. In ogni caso colpevole. Oggi, può capitare che ti notifichino un
primo reato, se si riesce a dimostrare qualcosa, allora va bene così, vai al
processo e che Dio te la mandi buona! Diversamente, allora può capitare che ti
notifichino un secondo reato, anche del tutto diverso dal primo, in modo che
così il secondo rafforzi la presunta "fondatezza" del primo.
Ieri, il sesso era interpretato come immagine sconcia, lussuriosa, peccaminosa,
spesso frutto d'illusione demoniaca, causata "dalla confusione procurata
all'organo della vista mediante la trasformazione dell'immaginazione mentale in
facoltà visiva". Il che portava dritti al rogo: o come eretici o come streghe.
Oggi, sembra che possa bastare una sola immagine sessuale, anche scaricata da
internet e non conta nulla se hai fatto (o non fatto) sesso o altro; l'immagine
di per sé diventa condizione necessaria e sufficiente come "prova", non del peccato,
ma della colpevolezza! |
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Ieri era ritenuto eretico non solo chi era sospettato di eresia e non confessava
di esserlo, ma anche coloro i quali, sapendolo, non lo avevano denunciato. Oggi,
quando c'è un quadro accusatorio traballante la colpevolezza del reo si tende a
ricavarla da teoremi indimostrabili, del tipo: siccome non si può dimostrare che
è stato un altro (poco importa se ciò non si può dimostrare perché non si è mai
creduto che possa essere stato un altro!) allora è stato lui! Oppure, è
colpevole perché... non poteva non sapere. Ieri, nelle inchieste e negli
interrogatori,
la regola che
veniva
applicata alle
prove era semplicissima: qualunque fatto su cui giurassero due o tre
testimoni veniva accettato come vero e anche come definitivamente provato. Si
faceva largo uso di domande trabocchetto, escogitate allo scopo di raggirare sia
il sospettato sia il testimone. Oggi, cambia il contenuto delle domande, ma il
risultato è sempre la colpevolezza: se due testimoni (meglio se "pentiti")
ti accusano, rischi di essere fritto! In caso di presunto abuso sessuale basta
un solo testimone e rischi di finire fritto lo stesso! Se poi a denunciarti è
una donna e il perito del giudice è psicologa o psichiatra... beh!... in
bocca al lupo!
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Ovviamente,
si tratta
di residui
culturali
arcaici
che ancora
oggi
sembrano
riaffiorare
nell'investigazione
e nei
processi.
Li
ritroviamo
in quei
castelli
accusatori
che
perseguono
il reo per
ciò che
è e
non per
ciò che
fa. Li
ritroviamo
in
quell'inquirente
che
s'innamora
della
propria
tesi
accusatoria
e non
riesce a
vedere nel
reo in
ugual peso
tanto gli
elementi
d'innocenza
quanto
quelli di
colpevolezza.
Li
ritroviamo
in tutti
quei
giudici
che in
udienza
accolgono
sempre ad
occhi
chiusi
quanto
prodotto
dal Pm e
sempre con
insofferenza
quanto
prodotto
dagli
avvocati
di parte.
Li
ritroviamo
in quegli
assistenti
sociali,
periti e
giudici
dei
minori,
che
tolgono i
figli ai
genitori
senza
capire che
non è la
soluzione,
ma il
problema
del
problema.
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Li
ritroviamo
in ogni
errore
"scientifico"
investigativo
o peritale
che poi si
trasforma
in errore
o inganno
giudiziario
e, quindi,
in un ingiusto-processo.
Ma vediamo
più da
vicino il Malleus Malleficarum perché leggendo il passato
forse possiamo capire meglio il presente.
Il Tribunale della Santa Inquisizione nel
1487 ad opera di due monaci domenicani, Johann Sprenger ed Heinrich Kraemer,
ideò un manuale investigativo, il Malleus Maleficarum (il martello delle
streghe), che fu un vero "capolavoro" su come realizzare un
ingiusto-processo.
Si tratta di un manuale per la scoperta e la punizione delle streghe e
contiene una teoria completa sulla stregoneria che, millantando analisi
scientifica, è stato di una terrificante stupidità. Per tre secoli questo
libro comparve sul seggio di tutti i giudici e sul tavolo di tutti i
magistrati.
Il manuale reggeva su una serie di assiomi, il primo, era questo: "La
credenza che le streghe esistano è una parte talmente essenziale della fede
cattolica, che sostenere ostinatamente l'opinione opposta sa manifestamente
di eresia".
Poi c'erano una serie di postulati indimostrabili utili per costruire un
castello accusatorio processuale, tipo: "il demonio esiste". Come fai
a dimostrare che esiste ciò che non esiste? Le "prove" erano numerose, la
prima, la più astuta e pericolosa era di tipo teorico, ricavato dalla
combinazione tra pensiero e linguaggio. Se confessi sei colpevole e se non
confessi è
chiara la
tua
colpevolezza
perché
solo così
pensi di
poter
sfuggire
alla
"giustizia"!
Questa logica binaria o sei colpevole o sei colpevole, era ferrea e colpiva
ogni accusato di stregoneria: se il reo “confessava" era dichiarato
colpevole di stregoneria, se invece "non confessava" erano considerato
eretico, e poi arso sul rogo. Gira e rigira era sempre colpevole.
Le donne venivano violentate oltre che
torturate; i loro beni erano confiscati appena accusate, prima del giudizio,
poiché nessuna veniva assolta. Dal 1257 al 1816 l'Inquisizione torturò e
bruciò sul rogo milioni di persone innocenti. Erano accusate di stregoneria
e di eresia contro i dogmi religiosi e giudicate senza processo, in segreto,
col terrore della tortura. Non sfuggiva nessuno. In tre secoli alcuni
storici hanno stimato che furono sterminati nove milioni di streghe, all'80%
donne e bambine. La famiglia intera veniva spossessata di ogni bene; si
dissotterravano persino i morti per bruciarne le ossa. Il manuale
dell'Inquisizione, stabiliva che la strega accusata doveva essere
"spesso e frequentemente esposta alle torture".
Questo regime di terrore durò cinque secoli, sotto la benedizione del
papa. Le cacce alle streghe erano campagne ben organizzate, intraprese,
finanziate ed eseguite dalla Chiesa e dallo Stato. |
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Nel Malleus si affermava che le malattie
sconosciute o incurabili erano imputabili al diavolo e quindi alla stregoneria.
Si aggiungeva, che la lussuria sfrenata, insaziabile nelle donne, era la causa
della stregoneria e che soprattutto tre erano i vizi delle donne malvagie:
l'infedeltà, l'ambizione e la lussuria. Quindi le donne che più volevano
soddisfare i loro desideri lussuriosi erano le più infette e le più dedite alla
stregoneria.
Le donne accusate di stregoneria, quando venivano processate, infierivano su se
stesse, raccontando le loro azioni fin nei più piccoli particolari e, spesso,
denunciando la loro coabitazione col diavolo: ovviamente queste donne erano le
più soggette a gravi disturbi emotivi. Il Malleus contiene descrizioni
orgiastiche di tipo sessuale di ogni genere, che si consumavano fra i demoni e
le loro ospiti umane. Alle donne processate venivano imposte delle pratiche
inverosimili, come l'obbligo di radere i peli del pube, onde evitare possibili
nascondigli per il diavolo. Inutile dire che la maggior parte delle vittime di
questo gioco diabolico era costituita da malate di spirito, le persone più
vulnerabili e indifese, ed è triste sottolineare che tutto ciò decretò,
all'epoca, la morte sul rogo di centinaia di migliaia di donne e persino di
bambine.
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Gli autori di Malleus, Sprenger e Kraemer, oltre ad un evidente
terrore del sesso, nutrivano un odio profondo per le donne e accettavano con
facilità l'idea che queste potessero rubare agli uomini l'organo sessuale.
Sprenger espresse le proprie idee in un'altra opera: "Preferirei avere un
leone o un drago in casa mia piuttosto che una donna ... Non sorprende che le
donne, deboli di mente e di corpo come sono, si facciano tanto spesso streghe
... La donna è la lussuria carnale personificata ... Se una donna non riesce ad
avere un uomo, si unisce al diavolo in persona".
Gli autori del Martello delle Streghe stabilirono il principio
fondamentale secondo cui una strega deve accusarsi da sola, e se non lo fa
volontariamente, qualsiasi mezzo è lecito. Poiché si supponeva che fossero
possedute dal demonio, le streghe non avevano diritti. Le si poteva ingannare,
maltrattare, torturare ed uccidere; venivano trattate come nemiche disumane di
Cristo e dell'umanità. Le torture usate erano di vario tipo. Alle vittime
venivano stritolati in una morsa i pollici, le dita dei piedi e le gambe; poi
venivano frustate fino a sanguinare. Curiosamente le frustate, lo schiacciamento
dei pollici e perfino la ruota erano considerati soltanto parte dei preliminari,
e non erano classificati come "vere torture". L'Arcivescovo di Colonia redasse
un Tariffario delle Torture che includeva quarantanove voci e i prezzi relativi
che dovevano essere pagati al torturatore dalla famiglia della vittima. In una
delle affermazioni più straordinarie mai fatte in un libro, Kramer e Sprenger
dichiararono: "Nessuno causa più danni alla fede cattolica, quanto le
levatrici". Questo perché secondo loro, le levatrici a volte uccidevano i
bambini nell'utero o subito dopo la nascita, conficcando loro degli aghi nella
fontanella cosicché questi neonati privi del battesimo finivano direttamente al
loro Signore e Padrone, il diavolo. Le levatrici erano le sue migliori alleate
nello sforzo di scimmiottare Dio e di impadronirsi del mondo, e così la congrega
dei malvagi cresceva di giorno in giorno. Secondo il Martello delle Streghe
qualsiasi mezzo per combattere Satana era accettabile. Ecco il consiglio
dato agli inquisitori che indagavano sulle streghe:
"Promettete loro una
pena minima se si dichiareranno colpevoli, e una volta condannate, comminate
loro la pena promessa e poi bruciarle; promettete inoltre di non condannare le
streghe che ne incriminano altre e poi chiamate un altro inquisitore per farlo". |
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Il Malleus cita altre presunte pratiche stregonesche. Menziona
l'uccisione di bambini, con conseguente cottura e consumo delle loro carni.
Descrive i vari modi in cui le streghe si legavano alle forze demoniache.
Discute della pratica di infilare spilli in immagini di cera. Più volte, con
fissazione ossessiva, torna su argomenti sessuali. Non di rado le ossessioni
sessuali si trasformano in fantasie farneticanti; per esempio, si racconta di
streghe che [...] raccolgono organi maschili in gran numero, fino a venti o
trenta membri insieme, e li mettono nel nido di un uccello, o li chiudono in una
scatola, dove si muovono come vivi, e vengono nutriti a orzo e grano.
Immagini come queste vengono attribuite a un'illusione demoniaca, causata
"dalla confusione procurata all'organo della vista mediante la trasformazione
dell'immaginazione mentale in facoltà visiva", tuttavia, non possiamo
fare a meno di chiederci se gli autori dell'opera, anche solo per concepirle,
non abbiano fatto uso essi stessi di sostanze allucinogene, oppure se non
disponessero di una fantasia persino più tormentata e anomala di quella di
Hieronymus Bosch.
Il Malleus è particolarmente ossessionato dai rapporti sessuali con le entità
demoniache immateriali: incubi, quelle maschili e succubi quelle femminili.
Il frutto di queste copule con demoni incorporei erano le polluzioni notturne;
di conseguenza, gli autori si preoccupavano molto dello sperma. Usando dettagli
clinici, esaminano il problema dell'effettiva materialità dell'atto sessuale dei
demoni, cioè se esso "sia sempre accompagnato dall'emissione di sperma".
In caso affermativo, si interrogano sulla provenienza dello sperma, se sia di
sostanza demoniaca o se sia stato rubato a una creatura mortale. Si passa poi a
un attento esame qualitativo: con quale criterio vengono scelti gli uomini a cui
trafugare il seme? Lo sperma emesso in una polluzione "innocente" può essere
raccolto dai demoni e, per così dire, riciclato? Nessuna possibilità è lasciata
senza approfondimento.
Per gli autori del Malleus, la pratica sessuale con entità incorporee era una
trasgressione terribilmente grave ed empia, perché rappresentava una
blasfema parodia del concepimento di Gesù nel seno di una Vergine, a opera dello
Spirito Santo.
L'Inquisizione, armata del
Malleus Maleficarum, instaurò un regno di terrore in tutta l'Europa. Nelle
inchieste e negli interrogatori, la regola che veniva applicata alle prove era
semplicissima: qualunque fatto su cui giurassero due o tre testimoni veniva
accettato come vero e anche come definitivamente provato. Si faceva largo uso di
domande trabocchetto, escogitate allo scopo di raggirare sia il sospettato che
il testimone. Per esempio, la domanda poteva essere se credeva o no che
esistesse la stregoneria, e che si potessero scatenare tempeste o affatturare
uomini e animali. È da notare che, inizialmente, la maggior parte delle streghe
affermava di no.
Se la persona imputata negava
di crederci, la domanda successiva arrivava con la violenza di una trappola che
scatta: «Allora, le streghe bruciate sono state condannate ingiustamente? E il
malcapitato, o la malcapitata, era costretto a dare una risposta». E neanche
importava quale fosse, perché la colpevolezza era certa, dal momento che non
credere nella stregoneria era già di per sé un'eresia.
Quando una strega veniva
arrestata, si prendevano complicate precauzioni per neutralizzare i suoi poteri:
per negarle il contatto con la terra, e attraverso di essa con le regioni
infernali, veniva trasportata tenendola sollevata su un'asse di legno oppure in
un cesto; quando si trovava davanti al giudice doveva rimanere voltata di
spalle: in tal modo le era impossibile qualunque tentativo di ammaliarlo con lo
sguardo; e sia i giudici che il personale coinvolti nel processo, "non
dovevano lasciarsi toccare da lei e, particolarmente, dovevano fare in modo di
non venire in contatto con le sue braccia o le sue mani nude". Ai giudici
veniva anche consigliato di portare al collo, appesi a un laccio o a una
catenella, erbe benedette e sale consacrato durante la domenica delle Palme,
sigillati in una speciale cera, anch'essa benedetta. Nonostante le ripetute
rassicurazioni di immunità, era sempre meglio non correre rischi.
Il processo veniva portato avanti con una conoscenza piuttosto sofisticata della
psicologia. Le tecniche impiegate riflettevano la notevole esperienza acquisita
nell'ottenere e nell'estorcere informazioni. Gli inquisitori sapevano che la
mente dell'indagato spesso era il suo peggior nemico, che la paura nasce nella
solitudine e nell'isolamento, e che spesso può produrre risultati soddisfacenti
quanto la violenza fisica. Così, la paura della tortura, per citare
l'esempio più ovvio, veniva provocata e alimentata fino a che non si trasformava
in uno stato talmente parossistico di panico da vanificare la necessità della
tortura stessa. Se l'accusato non confessava subito, gli veniva detto che
sarebbe seguito un interrogatorio sotto tortura, però solo dopo un certo periodo
di tempo. Il Malleus consiglia che l'accusato sia denudato o, se è femmina,
che venga prima condotta nelle celle penali e lì denudata da donne oneste e di
buona reputazione.
Successivamente, i giudici
potevano "interrogarla con moderazione, senza spargimento di sangue", ma
solo dopo avere tenuto l'accusata in uno stato di attesa, rinviando
continuamente il giorno dell'interrogatorio, e usando spesso la persuasione
verbale.
L'inquisitore era incoraggiato a utilizzare una strategia che è oggi ben nota,
quella di un poliziotto "inflessibile" e di uno "malleabile" che ordini agli
incaricati di legarla con corde a una macchina di tortura; e che essi
obbediscano prontamente ma non con gioia, anzi mostrando di essere turbati dal
loro compito. Che venga poi liberata di nuovo, portata da un'altra parte, e che
si provi ancora a persuaderla; e nel persuaderla, le si dica che può evitare la
pena di morte.
Il Malleus consiglia una
palese doppiezza: a un'accusata si poteva anche promettere la vita, ma la vita
sarebbe stata in carcere, a pane e acqua.
E che non le si dica, quando le si
promette la vita, che così sarà messa in prigione; ma venga condotta a credere
che le sarà imposta qualche altra penitenza, come l'esilio.
Comunque, per ottenere quelle dubbie concessioni, doveva denunciare e rivelare
l'identità di altre streghe. Del resto, si affretta a chiarire il Malleus, la
promessa di avere salva la vita non doveva essere davvero mantenuta: non c'era
alcun obbligo di rispettare la parola data a una strega. Molti inquisitoli
infatti pensano che, dopo essere stata messa in carcere, la promessa di
risparmiarle la vita dovrebbe essere mantenuta per un po', ma dopo un certo
periodo la donna dovrebbe essere bruciata. O, in alternativa, il giudice può
promettere, senza rischi, la vita all'accusata, ma in modo tale da liberarsi
dell'incombenza di pronunciare la sentenza di morte, deputandola a un altro
giudice al posto suo.
Quando una strega veniva
riportata in cella dopo una seduta di tortura, il giudice doveva assicurarsi che
nel tempo di pausa ci [fossero] sempre delle guardie con lei, in modo da non
lasciarla mai sola, per paura che il diavolo la [spingesse] a suicidarsi.
In altre parole, anche un suicidio o un tentato suicidio, causato dallo strazio
o dal terrore, veniva interpretato come un'ispirazione del demonio, e perciò
come un'ulteriore prova di colpevolezza. In tal modo, gli inquisitori
discolpavano se stessi. Quando qualche sventurata donna tentava di suicidarsi
infilandosi nella testa gli spilloni con cui fermava sui capelli la cuffia,
dicevano: "L'abbiamo trovata in questo stato, come se avesse voluto infilarli
nelle nostre teste". Anche quei folli atti di disperazione venivano
attribuiti a intenzioni malevole e aberranti, al fine di produrre prove di
colpevolezza.
I suicidi e i tentati suicidi erano ovviamente piuttosto comuni. Il Malleus
riferisce di streghe che "dopo avere confessato i loro crimini sotto tortura,
[hanno cercato] di impiccarsi", oppure che "approfittando della disattenzione
delle guardie, si sono impiccate con i lacci delle scarpe o con gli abiti".
Se, nonostante la tortura, la strega si rifiutava ancora di confessare, il
Malleus consigliava stratagemmi mi più cervellotici. L'accusata, per esempio,
poteva essere portata in una casa, i cui proprietari dovevano "fare finta di
partire per un lungo viaggio e di lasciarla sola". E poi si faccia in modo
che qualcuno di sua conoscenza [...] vada a trovarla e le prometta che sarà
messa in completa libertà se gli insegnerà come si effettuano certe magie. E il
giudice ponga mente che in questo modo molte hanno confessato e sono state
condannate.
Come ultima risorsa, il Malleus consiglia il più sfacciato e incredibilmente
spudorato imbroglio: e che, infine, il giudice entri e prometta che avrà
misericordia, con la segreta, intima intenzione che ciò che intende è che sarà
misericordioso verso se stesso e verso lo Stato; perché tutto quello che viene
fatto per lo Stato è un atto di misericordia.
Secondo uno storico: la paura delle streghe era sostanzialmente una malattia
dell'immaginazione, creata ed eccitata dalla persecuzione contro la stregoneria.
Dovunque un inquisitore o un magistrato civile si recasse a cancellarla con il
fuoco, intorno a lui spuntava una messe di streghe. Parlando della Chiesa, lo
stesso storico osserva: qualunque inquisitore decidesse di combattere la
stregoneria, diventava, con la propria azione, un missionario che ne diffondeva
ancora di più il seme. La delirante persecuzione contro le streghe cominciò
sotto gli auspici dell'Inquisizione, quando la Chiesa esercitava ancora una
supremazia indiscussa sulla vita religiosa dell'Europa. L'Inquisizione era
talmente concentrata sulla stregoneria, che ben presto si sarebbe lasciata
cogliere del tutto alla sprovvista dall'avvento di una minaccia assai più seria,
che avrebbe assunto l'identità di un monaco apostata di nome Martin Lutero.
È comunque giusto ricordare che, trent'anni dopo la pubblicazione del Malleus
Maleficarum, l'insensata caccia alle streghe avrebbe conquistato anche le
giovani Chiese protestanti.
Nella seconda metà del XVI secolo, dunque, sia i cattolici sia i protestanti
mandarono al rogo non due o tre, ma centinaia di donne accusate di stregoneria:
e questo delirio incendiario sarebbe proseguito per più di un secolo,
raggiungendo il suo culmine nella sanguinosa guerra dei Trent'anni, svoltasi fra
il 1618 e il 1648. Fra il 1587 e il 1593 l'arcivescovo di Treviri fece
giustiziare trecentosessantotto streghe, il che equivale alla media di una e
mezzo alla settimana.
Nel 1585 due villaggi tedeschi subirono una tale decimazione che in entrambi
rimase viva una sola donna. Lungo un arco di tre mesi, cinquecento presunte
streghe furono condannate al rogo dal vescovo di Ginevra.
Fra il 1623 e il 1633 il principe e arcivescovo di Bamberga ne fece morire tra
le fiamme più di seicento. Nei primi anni del XVII secolo novecento persone
furono bruciate dal principe e vescovo di Würzburg, tra cui il suo stesso
nipote, diciannove sacerdoti, e alcuni bambini accusati di avere avuto rapporti
sessuali con il demonio.
In Inghilterra, nel periodo del "protettorato", anche Cromwell si servì di un "generale-scova-streghe",
il famigerato Matthew Hopkins. Alla fine del Seicento l'isterismo si era
propagato anche al di là dell'Atlantico, alle colonie puritane del New England,
dando luogo ai tristemente famosi processi di Salem, quelli che avrebbero
fornito lo scenario alla commedia di Arthur Miller.Tuttavia, i peggiori eccessi
protestanti non riuscirono mai a uguagliare quelli della Chiesa di Roma, in seno
alla quale l'Inquisizione si espresse al massimo delle proprie potenzialità,
vantandosi apertamente di avere bruciato, con un calcolo approssimato per
difetto, trentamila streghe lungo un arco di centocinquant'anni. La Chiesa aveva
sempre manifestato una tutt'altro che piccola tendenza alla misoginia e
l'operazione contro la stregoneria le fornì un mandato su larga scala per una
crociata contro le donne e tutto ciò che era femminile.
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Note:
La prefazione di
quell'opera che apportò tanta rovina era la Bolla di Innocenzo VIII.
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Goya, scena
dell'Inquisizione |

Galileo davanti al Tribunale dell'Inquisizione
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Scena dell'Inquisizione |
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