CRIMINOLOGIA.IT, RIVISTA INTERNET DI TEORIA E SCIENZE CRIMINALI

 

Il diritto penale umanitario e moderno persegue il reo per quello che fa, non per quello che è
Pacchetto-Sicurezza, costruisce carriere criminali
e mina principi umanitari
Avremo un aumento dei crimini aggressivi ed omissioni di soccorso
di Prof. Saverio Fortunato
(Specialista in Criminologia Clinica)

Il cosiddetto "pacchetto sicurezza" emanato dal governo Prodi è espressione di una cultura totalitaria e di un diritto punitivo, liberticida, poliziesco, perché persegue il sospettato non per quello che fa, ma per quello che è.  Dare la caccia al rumeno rimanda alla caccia all'ebreo, fomentando così focolai d'intolleranza e la formazione di carriere criminali. Avremo naziskin e compagnia cantando che alzeranno la cresta, tireranno fuori un pretesto pur di "punire" chi si ritiene essere colpevole delle colpe altrui. Sono logiche stereotipate, razziste, exnofobe. dettate da un pensiero ritenuto sempre Innocente, a dispetto di quello degli altri, ritenuto sempre colpevole. Credo che le cose di destra estrema possa farle solo un governo di sinistra e, difatti, qui ci si è spinti troppo! La storia insegna che si comincia con l'ebreo e si finisce con l'odiare il vicino di casa. Ormai s'ignora la prevenzione (vale a dire, prevenire il male col bene) si preferisce concentrarsi sulla patologia, trasformandola subito in un norma penale o in un inasprimento della pena. La criminologia insegna che un soggetto diventa deviante quando le definizioni favorevoli alla violazione delle norme sociali e giuridiche sono prevalenti all’interno del gruppo di riferimento (principio dell’associazione differenziale); e associazioni differenziali possono variare in relazione a: intensità, priorità, durata e anteriorità.
L'inasprimento ripetuto delle pene su uno stesso problema (l'opposto della teoria dell'anomia), porta alla costruzione della carriera deviante e criminale. Faccio un esempio: in Toscana un automobilista ha ricevuto otto mila euro di multe perché andando a lavorare col motorino e non accorgendosi dell'autovelox, ogni mattina ne beccava una. Poiché le ha ritenute ingiuste ed anche spropositate come cifra rispetto il suo tenore di vita, ha preso un sasso e l'ha scagliato contro la macchinetta dell'autovelox, danneggiandola, ma finendo così in carcere. Ecco come le istituzioni hanno costruito una carriera delinquenziale. La società stava meglio prima (con un delinquente in meno) o dopo?
L'uso degli autovelox in modo truffaldino da parte dei Comuni (vale a dire, non per regolamentare il traffico e la sicurezza, ma per pianificare il bilancio) è criminogeno (questo sì, andrebbe penalizzato!), perché i cittadini percepiscono l'arbitrio e l'abuso di potere che alimenta la costruzione della carriera deviante. Non si può gravare sull'auto una miriade di provvedimenti e divieti giustificati dal palliativo della sicurezza stradale. Se il governo, per esempio, volesse davvero risolvere il problema  della velocità, potrebbe vietare la vendita di auto che superano come potenza la velocità consentita. Qual è il problema? Se volesse risolvere il problema dell'aria pulita nelle città, non è necessario chiuderne il centro storico o emanare altri divieti, sarebbe sufficiente e necessario imporre alle industrie automobilistiche di produrre auto alimentate da fonti alternative al petrolio. Qual è il problema? Se si volesse risolvere il problema dell'evasione fiscale basterebbe consentire a tutti di scaricare tutto. Qual è il problema? Se si volessero far diminuire i furti ed i delitti aggressivi, il governo potrebbe combattere la precarietà ed offrire sicurezza (ossia serenità, non penalizzazioni spacciate come "sicurezza") ai suoi cittadini. Se io padre, voglio bene a mio figlio, devo preoccuparmi non di come punirlo, ma di come non punirlo per aiutarlo a crescere sano e da uomo libero. E' questo il compito di uno Stato libero e moderno. Mentre qui si assiste all'autoritarismo, alla caccia al diverso, allo scippo dei fascicoli di magistrati che indagano sugli intrecci tra poteri forti, massoneria e mafia (crimini economici), mentre bisognerebbe punire quei magistrati che tengono un fascicolo nel cassetto per cinque anni per poi tirarlo fuori chiedendo l'archiviazione per prescrizione!
Non si può trasformare ogni devianza in patologia e ogni patologia in norma penale. Perché se tutto è patologia e norma penale, allora niente è patologia o norma penale. Paradossalmente, sembra siano portati a credere, in modo grossolano, che più s'inasprisce la pena è più diminuisce il crimine. In realtà, anche dove l'inasprimento della pena è altissimo, ossia nei paesi dove vige la pena di morte, il crimine registra un aumento e non una diminuzione. Vorrà dire qualcosa?
Tuttavia, poiché l'immigrazione è un problema criminologico serio e poiché i nostri governanti non sono incolti, allora mi sorge il dubbio se alimentare la "caccia al diverso" (con disegni di legge che avranno un iter lunghissimo e quindi non si sa come finiranno realmente, rispetto alla discussione immediata che invece fa apparire tutto sotto una luce risolutiva; con decreti legge, cui non si sa se entro 60 giorni saranno poi convertiti in legge; con la grancassa mediatica che non brilla davvero per acume giornalistico investigativo), in fondo, non sia in qualche modo un diversivo dettato dalla sorte, ma utile per non parlare dei crimini economici e delle inchieste sui colletti bianchi (?). Infondo, davvero si può pensare che se in taluni Comuni o in Italia mandiamo via gli immigrati cessano i crimini e si risolve il problema della criminalità? Perché se così fosse allora i poliziotti, avvocati, giudici ed, ahimé, criminologi... ci ritroveremmo disoccupati! Non mi pare credibile, quindi, che il crimine sia riconducibile al problema degli immigrati facendo di tutta l'erba un fascio, anche se a leggere certi giornali o ascoltare certe autorità, parrebbe fosse davvero così.
 

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Pubblicato in rete il 3.11.2007 - Vignetta di Giannelli sul Corriere della Sera del 4.11.07 - Foto Ansa. Aggiornato periodicamente