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Gomorra, Il Padrino o i Promessi Sposi non sono un supporto promozionale alle cosche

Le mafie vogliono il silenzio

E’ impossibile la sconfitta finché tutto è ridotto ad un problema tra guardie e ladri

di Dott. Marco Capparella
(Capitano Arma dei Carabinieri)

 
 

Ancora oggi, mi capita di sentir dire che la nostra mafia non esiste o che nonostante sia “solo” al sesto posto nella classifica mondiale la sua fama è tra le prime.

Tutta colpa del libro “Gomorra”……… che parla di camorra….

Il celebre romanzo di Roberto Saviano, è diventato un caso editoriale in tutto il mondo, con quasi 6 milioni di copie vendute in oltre 40 Paesi. Perché? Forse anche per il fatto che ha aperto gli occhi a tutti, sia a quelli che li avevano chiusi sia a quelli che non li volevano aprire. E, per contrastare la criminalità organizzata, si deve partire dal coinvolgimento dell’intera opinione pubblica, dalla conoscenza razionale e mai superficiale delle gravi conseguenze che provoca nella società.

Forze di polizia, giudici, giornalisti e scrittori coraggiosi, che con le loro inchieste svelano segreti e metodi criminali, vanno rispettati e, assolutamente, mai isolati.

Tanto per fare un esempio, l’altro ieri decine di uomini e donne hanno assaltato la Stazione Carabinieri di Torre del Greco (NA) per far fuggire un loro parente appena arrestato.

Ciò non è accaduto a Bagdad da parte dei talebani, ma in Italia, a Napoli.

Sei Carabinieri sono rimasti feriti nella “guerriglia” ma sono comunque riusciti ad assicurare alla Giustizia l’arrestato. E’ stato un vero e proprio attacco della camorra allo Stato. Insomma, i camorristi che inseguivano i Carabinieri!

Dice Saviano:”Quando c’è un incendio si lascia fuggire chi ha appiccato le fiamme e si da la colpa a chi ha dato l’allarme?”.

Michele Greco, il boss della mafia morto in carcere, dava la colpa del suo arresto al film “Il Padrino” che generò i conseguenti processi veri alla mafia. Il padre di Schiavone detto “Sandokan”, a Caserta, ha recentemente dichiarato che la camorra non esiste ma è solo nella testa di chi ne scrive e che quindi, a sua volta, diventa il vero camorrista.

Allora anche i “Promessi Sposi” sono pericolosi e danneggiano l’immagine dell’Italia, con tutti quei bravacci e signorotti arroganti che danno un’immagine negativa del nostro Paese e lo fanno sembrare senza regole, dove la prepotenza e la furbizia prevalgono sul diritto. E’ disfattista anche “Il fu Mattia Pascal”, che diffonde falsamente la favola negativa dell’uomo che cerca un legittimo impedimento per potersi fare i fatti suoi. E “La Coscienza di Zeno”? La stessa cosa, perché descrive un inetto che non riesce nemmeno a liberarsi dal vizio del fumo diffondendo il modello negativo e diseducativo del fallito. Sullo stesso piano si deve mettere “Il Gattopardo” per la sua ingenuità. “Se vogliamo che tutto rimanga come è bisogna che tutto cambi”. Ma come. Hai trovato la formula segreta del potere e la spiattelli così? In America nessun romanzo ha mai raccontato la ricetta della “Coca-Cola”. Soprattutto per la gioventù, bisogna invece puntare sui modelli positivi e pedagogici di “Amici”, del “Grande Fratello” o dell’”Isola dei famosi”!!!

E’ di fondamentale importanza che opere come “Gomorra” non siano viste come supporto promozionale alle cosche.

Cronisti, operatori sociali, avvocati, giudici, magistrati, forze di polizia, registi, sceneggiatori e tanti cittadini perbene, che trovano la motivazione e la forza di esporsi e di denunciare, di opporsi e di rischiare la vita, non possono essere accusati di fiancheggiare le organizzazioni criminali. Rischiano la vita in ogni momento per diffondere il concetto che la sicurezza non riguarda più soltanto gli addetti ai lavori in prima linea e i cronisti di nera, ma è un bene fondamentale di tutti, che va preservata, denunciando le ingiustizie subite, senza rimanere per questo deboli obiettivi isolati.

La narrativa del silenzio, dell’omertà, del visto e taciuto, del lasciar fare agli altri, giova solo ai delinquenti.

Le mafie vogliono il silenzio, l’anonimato e vogliono che i loro “affari” siano cosa loro. Non a caso la mafia si chiama anche “Cosa Nostra”.

La dignità di un Paese si conquista con l’esprimere il vero, contrastando ciò che si deve contrastare di socialmente pericoloso e non col tacere. Il silenzio fa crescere il potere mafioso delle organizzazioni criminali, indebolisce il senso dello Stato e delle Istituzioni, fedeli ai principi di Falcone e Borsellino. Quest’ultimo, poco prima dell’esplosione mortale che l’ha ucciso per evitare che concludesse la sua importante missione, per ricordare il collega Falcone, a sua volta morto ammazzato dal sistema mafioso, disse:”La lotta alla mafia è il primo problema da risolvere…. non deve essere soltanto una distaccata opera di repressione ma un movimento culturale e morale che coinvolga tutti, e specialmente le giovani generazioni, le spinga a sentire subito la bellezza del fresco profumo di libertà che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale della indifferenza della contiguità e quindi della complicità. Ricordo la felicità di Falcone quando in un breve periodo di entusiasmo mi disse: la gente fa il tifo per noi. E con ciò non intendeva riferirsi soltanto al conforto che l’appoggio morale da al lavoro dei giudici, significava soprattutto che il nostro lavoro stava anche smuovendo le coscienze”.

E’ importante comprendere quanto sia impossibile sconfiggere la criminalità organizzata finché tutto è ridotto ad un problema tra guardie e ladri.

La denuncia, la forza dell’accusa, il senso di responsabilità e il coraggio del dire, sono valori fondamentali per combattere la criminalità organizzata ed innescare un cambiamento di mentalità nell’intera società.

Ritengo che la parola, il racconto e la condivisione rappresentano la forza più potente ed efficace di un nuovo movimento culturale e morale al quale aspirare per costruire un’Italia con meno ingiustizie, meno povertà, meno sofferenza, meno disoccupazione, meno violenza e meno inquinamento irreversibile, in cui poter immaginare un futuro per i nostri figli e nipoti.

 

© Criminologia.it - Pubblicato in rete il 18.4.2010