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Rignano
Flaminio è un centro di circa 7.000 abitanti, a 40 km. da Roma. Negli ultimi
anni si sta verificando un continuo afflusso di nuove presenze. Romani che
scelgono di lasciare la città per una dimensione di vita ancora vivibile,
lontana dai problemi del traffico e dalla frenesia cittadina.
Il caso dei presunti abusi su alcuni minori frequentanti la scuola materna
"Olga Rovere", nonostante avesse visto la sua genesi già nel luglio 2006,
esplode con grande fragore la mattina del 24 aprile 2007, quando tutte le
agenzie di stampa ed i telegiornali (i quotidiani il giorno successivo)
riportano la notizia dell'arresto di sei persone (tre maestre, una bidella e due
personaggi esterni alla scuola).
Tale evento irrompe sulla serenità e sull’alta qualità di vita delle graziose e
verdi colline che ospitano Rignano Flaminio come le bombe dell’ultima guerra.

Foto: Rignano anni '60 (storica)
“Dopo la
povertà, le sofferenze, la fatica e l’orgoglio con cui abbiamo ricostruito ogni
cosa per goderci, oggi, il benessere onestamente guadagnato, ci dobbiamo
vergognare di essere rignanesi. ….Quando a Roma sentono da dove veniamo ci
dicono che siamo un paese di pedofili…”, così i paesani raccontano di
percepire una regressione che sembra riportarli indietro di oltre 60 anni.

Il paese storico, ben
curato e manutenzionato
Non sono abituati
a vedere il loro paese in cronaca nazionale, figuriamoci per un evento così
ignobile e vergognoso.
La stanno vivendo
proprio male; non vedono di buon occhio fotografi e giornalisti che si aggirano
numerosissimi in paese e, man mano che passano i giorni, non parlano più con
loro, si chiudono, non autorizzano a farsi fotografare: alcuni commenti espressi
hanno amplificato ancor più la loro popolarità in negativo.
Di conseguenza, abitazioni fiorite ed accoglienti diventano deserte, porte e
finestre si chiudono improvvisamente al passaggio di persone sconosciute e
qualcuno domanda immediatamente con atteggiamento estremamente sospetto: “Chi
è lei? Un giornalista? Non ho niente da dire!”.

Chi è lei? Non ho niente
da dire!
E’ come se
tutta d’un tratto, come risvegliatisi da un bel sogno, si siano accorti che
tale benessere, con l’arrivo di nuovi residenti qui chiamati “furestieri”,
il progresso, la scienza, la tecnica, abbiamo creato disarmonia, abbiano
sostituito alla povertà materiale la povertà di valori, trasformando persone
spontanee, buone, solidali e caritatevoli in nuovi individui più abili, cinici,
freddi, duri, pronti ad accusare senza sapere, pronti a chiedere vendetta prima
che gli addetti ai lavori abbiano giudicato: ma questa, purtroppo, è la
condizione attuale di tutta l’umanità, si parla troppo e si ascolta
poco; c’è sempre meno gentilezza, umanità e rispetto!
Tornando al “bombardamento” del 24 aprile 2007, le accuse sono:
violenza sessuale reiterata su bambini, minacce, percosse, sequestro di persona,
produzione e commercio di materiale pedo-pornografico.
Analizzando la semeiotica della comunicazione, in prima battuta nessuno ha
dubbi: “Ci sono le prove, i riscontri, i video e le fotografie
compromettenti, i testimoni, le certificazioni mediche”.
"Asilo degli orrori", "streghe", "orchi", "mostri" “uomo nero”: questi gli
aggettivi utilizzati per descrivere lo scenario.
Non passano più di 48 ore, ed i media cambiano radicalmente atteggiamento.
Gli abusi diventano "presunti", i colpevoli diventano "indagati".
Dopo qualche giorno, aumentano i dubbi, e, in concomitanza, diminuiscono le
certezze.
Del colpevolismo esasperato del 24-25 aprile non c'è più traccia.
Oggi, nessuno sembra più essere disposto a credere ciecamente alle accuse
della prima ora.
Cosa è accaduto? Sono semplicemente emersi diversi particolari d'indagine:
spariscono i testimoni (una vigilessa ed una colf, che smentiscono di aver visto
alcunché), spariscono i riscontri medici (si apprende che sono tutti negativi),
spariscono foto e filmati pedopornografici (negli atti non c'è alcun
ritrovamento) ed i riscontri mostrano grande fragilità (come la presenza di
pelouche nelle abitazioni degli indagati che non stupisce più di tanto...).
Non solo: emergono numerosi fatti che tendono a discolpare gli arrestati.
L'incredibilità delle accuse rivolte a persone incensurate, note e stimate da
tutto il paese (difficile immaginare tre nonne originarie del posto e comunque
conosciute da tutti, travestite da conigli o con cappucci, che fanno riti
satanici, punture di sedativi ecc.); la concreta impossibilità di realizzare
quanto ipotizzato dall’accusa (nessun testimone né dentro né fuori l'asilo ha
mai visto nulla); la consapevolezza che tutto si basa esclusivamente sui
racconti dei bambini, ma soprattutto per il fatto che tali racconti siano stati
riportati in prima istanza dai genitori; la comparsa di agghiaccianti video dei
bambini girati dagli stessi genitori su cui ogni commento è superfluo (se non
per rimarcare l'enorme induzione svolta da coloro che rappresentano l’unico
modello da seguire ed imitare per figli di quell’età, induzione incredibilmente
sfuggita a tutti); mesi di intercettazioni telefoniche ed ambientali non hanno
fatto emergere nulla;

Solo il tempo potrà
riportare in parte il sereno clima preesistente alla “tempesta”
le indagini
patrimoniali sui conti correnti bancari non hanno acclarato alcun movimento di
denaro riconducibile al traffico di materiale pedopornografico; con le
perquisizioni domiciliari del 12 ottobre 2006 non è stato trovato materiale
pedopornografico neanche nei computer né materiale riconducibile al satanismo;
le modalità (criticatissime) con le quali l'anziana psicologa, dott.ssa Marcella
Battisti Fraschetti, consulente del PM., ha svolto un’indagine e non una perizia
come avrebbe dovuto, allo scopo di produrre materiale d'accusa, in maniera non
verificabile, ovvero senza produrre materiale videoregistrato, colloquiando con
i bambini e stilando la sua relazione; dalle perizie per lesioni fisiche emerge
che i corpi dei bambini non presentano segno alcuno; dalle perizie medico legali
specialistiche in ambito ginecologico affiora che non esistono segni di lesioni
imputabili a violenza o abuso di tipo sessuale; per quanto concerne i disegni, i
bambini di 3/4 anni, sono dal punto di vista grafico nella fase dello
scarabocchio, quindi inattendibili scientificamente ad indicare luoghi o case, è
una fase caratterizzata da segni lasciati su carta o altro supporto, molto
indefiniti, legati al normale sviluppo pscicomotorio del minore, soltanto verso
i 5/6 anni tali disegni possono avere segni riconducibili alla realtà; non è
stato accertato, allo stato, movente economico, poiché, in molti mesi
d’indagini, non è stato rinvenuto alcun riscontro che possa far pensare ad
attività pedofila a scopo di lucro; in alcuni stralci di perizie
psicoattitudinali pubblicati, effettuate su tutti i genitori denuncianti, madri
e padri, svolte con protocollo adeguato ed in separata sede, la Dott.ssa Claudia
D’Onofrio, dello stesso studio della Dott.ssa Fraschetti, emerge come i medesimi
manifestino problemi di lucidità e legati alla sfera sessuale.

Carabinieri rassicurano degli alunni
Carabinieri tranquillizzano alcuni genitori
A proposito di
una madre, relaziona quanto segue: ”Problematiche gravi che sembrano
poter essere ravvisate nel vissuto della sessualità, che appare inibito ed
inconsciamente legato ad una rappresentazione di sé distante dal ruolo sociale e
familiare realmente ricoperto. Dal punto di vista affettivo, é presente un
funzionamento ambivalente, oscillante tra momenti di reattività e di distacco.
L'indice di impulsività ci indica un livello di pulsionalità eccessivo (....).
Il nucleo dell'IO, infine, sembrerebbe caratterizzarsi in senso istericoforme,
vista l'eccessiva attenzione prestata all'altro e la pronunciata tendenza
all'assunzione di stili relazionali di tipo dipendente, con mancanza di
integrazione della componente sessuale”.
Il marito
della stessa: ”Ha un funzionamento cognitivo (...) tendenzialmente dispersivo
ed ipereccitabile, con deficit di contatto con la realtà. La coartazione delle
componenti elaborative del pensiero delineano una conformazione dell'IO di tipo
narcisistico (....). I processi identificativi sono carenti ed il vissuto della
sessualità appare problematico (...). La sfera affettiva appare caratterizzata
da chiusura ed inibizione emotiva, alta pulsionalità, basso autocontrollo.
L'elevato livello di impulsività e il basso livello difensivo rendono probabili
il verificarsi di atti di acting-out. L'orientamento dell'IO é sbilanciato in
senso teorico-astratto, per cui, il soggetto possiede una grossa spinta a
portare avanti progetti privi di concretezza, con possibile attivazione di
meccanismi oppositivi soprattutto rispetto a figure rappresentanti l'autorità".
Un altro
padre: "Il soggetto evidenzia funzioni cognitive tendenzialmente chiare e
precise, che tuttavia, subiscono flessioni rispetto alla lucidità, in presenza
di situazioni emotivamente coinvolgenti. I suoi processi ideativi sono pressoché
automatici ed elementari, compulsivi e non elaborativi, con problemi di contatto
con l'esame della realtà. Sono possibili involuzioni inibitorie del pensiero. La
sfera affettiva presenta oscillazioni tra chiusura e reattività, mentre
l’elevata pulsionalità può determinare episodi di scarica esterna dell'energia
accumulata. Nel suo passato vi é una storia di abuso in famiglia ed oggi, da
uomo adulto vive il piano di realtà pessimistica, aggressiva, minacciosa come il
male che é pronto ad attaccarti alle spalle e contro il quale non puoi fare
nulla perché non lo vedi o non si fa vedere. Il suo vedere al microscopio, anche
le cose più terribili e nefande, gli dà l'opportunità di elaborare il lutto
affettivo originario (...). La storia della sua famiglia lo ha portato a vivere
l'autorità come persecutoria, come maschera sociale attraverso cui si possono
perpetrare le più grosse nefandezze”.
Una seconda
madre: “Il suo approccio é privo delle componenti analitiche e pratiche
del pensiero, nonché degli aspetti connessi alla critica ed al giudizio. La
carenza della dimensione critica rende la signora vulnerabile al mondo esterno
in quanto, non avendo la capacità di valutare gli aspetti della situazione non
immediatamente apparenti, rischia di accogliere in modo acritico tutto ciò che
arriva dall'ambiente". (Fonte: La Repubblica cartacea, venerdì 4 Maggio
2007)
Nell'ordinanza si legge: “Gli indagati facevano fotografie e riprese dei
bambini. Li costringevano a pratiche sessuali assai cruente, valendosi anche di
iniezioni e inoculazione di narcotici e sostanze varie che, ponendoli in una
condizione di incoscienza, facilitavano evidentemente sia l'esecuzione di taluni
giochi erotici sia le foto e i video".
A questo
punto, continuo a ritenere, ed a maggior ragione, che il disagio dei bambini di
Rignano potrebbe essere una verità dal punto di vista psicologico, ma
l’accertamento della sua causa esula, dalle competenze e dalle possibilità della
psicologia, significando che queste vanno ricercate attraverso
investigazioni serie e non a senso unico sulla criminodinamica, utilizzando il
prezioso contatto ambientale ed il fattore umano (testimonianze; semplici
indicazioni che analizzate insieme hanno un senso e portano ad una conoscenza;
servizi di osservazione; controllo e pedinamento in abiti simulati; controllo
delle persone sospettate anche al di fuori dell’ambiente scolastico raccogliendo
tutti gli elementi; anche quelli a discolpa, stessa osservazione sui
denuncianti): il tutto caratterizzato dal massimo riserbo e discrezione, a
maggior ragione quando ci si trova in un paesino con meno di 10.000 abitanti.
Contestualmente si utilizzeranno i più sofisticati supporti che oggi ci mette a
disposizione la tecnologia per intercettazioni telefoniche, ambientali, GPS per
tracciare e memorizzare i movimenti di qualsiasi scuolabus o autovettura,
rilievi approfonditi sulla scena del crimine, agenti provocatori sotto copertura
per contatti web nei confronti dei sospettati finalizzati a reprimere
l’eventuale divulgazione e vendita di materiale pedo-pornografico chiedendone
l’acquisto ed incastrando gli eventuali soggetti attivi con l’inconfutabile
traccia patrimoniale, e via via utilizzando sempre estro, flessibilità e
concretezza di volta in volta che la situazione cambia.
Certo è che
se i sospettati sanno già di essere indagati prima che tali attività
investigative abbiano inizio, o peggio, finiscono in galera; come possono le
forze di polizia raccogliere le prove necessarie poi in dibattimento?
 
Dobbiamo
prendere una decisione: il processo vogliamo celebrarlo sui giornali
all’acquisizione della notizia criminis citando tutti i nomi e cognomi, dei
denunciati, delle parti offese, degli investigatori, dei giudici, o, in
Tribunale, al termine delle indagini, così da comunicare anche l’esito che sia
il più possibile lontano dall’errore (considerando che per rimanere nel campo
scientifico la verità non esiste!)?

Il Sindaco, rimasto super
partes al brutto evento, stimato da tutti, innocentisti e colpevolisti
Nasce un
comitato in difesa degli arrestati, viene organizzata una fiaccolata sotto il
carcere romano di Rebibbia, dove sono rinchiusi gli arrestati.
Contestualmente il comitato invia una lettera alle Autorità. In essa viene fatto
presente, tra l'altro, come nessuno dei colleghi della scuola sia mai stato
sentito dagli inquirenti.
Il giorno dopo vengono interrogati i colleghi della scuola, mai sentiti negli
otto mesi precedenti.
Si arriva al
10 maggio ed il Tribunale del Riesame si pronuncia sulla richiesta di
scarcerazione presentata dalle difese. La decisione è netta: scarcerazione
per tutti gli arrestati per mancanza di gravi indizi. Il giorno prima,
intervistato ad hoc, il PM Mansi, autore dell'indagine, dichiara che l'impianto
accusatorio è forte, che la scarcerazione equivarrebbe a mettere in discussione
l'intero impianto e porterebbe sostanzialmente l'indagine verso l'archiviazione.
Il 25 maggio vengono rese note le motivazioni della sentenza di
scarcerazione: come implicitamente richiesto dal PM, i giudici vanno oltre la
semplice valutazione dell'esistenza dei presupposti per la custodia cautelare.
Essi entrano nel merito della questione: la bocciatura dell'intera impalcatura
dell'accusa, infatti, è netta.
Mancanza di riscontri, contraddizioni, errori nelle indagini, errori nello
svolgimento delle perizie psicologiche, racconti soltanto "de relato"
(ovvero riferiti da terzi e non dalla viva voce dei bambini), evidenti e
indebite pressioni da parte dei genitori sui bambini stessi, condotte di vita
assolutamente specchiate ed ineccepibili da parte degli indagati. Secondo il
Riesame i cosiddetti “racconti dei bambini” potrebbero essere frutto di
“un processo di auto o di etero-suggestione oppure di esaltazioni o di
fantasia”. Inoltre ha parlato chiaro scrivendo che è impossibile, per una
madre che lava e cambia la biancheria al proprio figlioletto, non accorgersi di
eventuali abusi.
C’è chi ha considerato che, mentre la Giustizia farà il suo corso, le
persone arrestate e poi scarcerate, sono già state condannate a lunghi anni di
udienze e perizie, all’allontanamento per anni dal loro posto di lavoro, al
dimezzamento dello stipendio per 5 anni, a sostenere ingenti spese per gli
avvocati ed i periti di parte, ad essere additati come i possibili “pedofili
di Rignano”.
Un procedimento penale di questo tipo è già una condanna.

Notti insonni dopo la
perquisizione all’asilo (allora è tutto vero!)
Preoccupa, dal
punto di vista della Giustizia e Legalità, che da qualche anno, sia in Italia
sia all'estero, vengono alla ribalta storie come quella di Rignano Flaminio.
In Italia,
particolarmente clamoroso è il caso delle scuole materne di Brescia,
scoppiato a partire dal 2001. La trama anticipa punto per punto quello
che anni dopo accade a Rignano. Anche a Brescia "i bambini venivano
portati fuori dalla scuola in orario scolastico, e qui violentati da sette
sataniche e/o pedofili". Anche a Brescia il GIP ordina l'arresto degli
indagati senza molti riscontri, e tra una cosa e l'altra li tiene in
carcere un anno. Anche a Brescia gli unici elementi che rimangono a
carico degli indagati sono i "racconti dei bambini" certificati
dagli psicologi.

I commenti al bar tra diverse generazioni ed il saggio che
medita sul futuro
A Brescia, il
caso ha coinvolto 4 scuole materne, e, centinaia di indagati. Il 6 aprile
2007 arriva la sentenza di primo grado per il caso della scuola materna "Sorelli":
tutti assolti, il fatto non sussiste!
Eppure, c'erano i verbali degli psicologi!! Ci sono volute 120 udienze
processuali per smontarli tutti, punto per punto.
Gli indagati hanno visto la propria vita rovinata: hanno vinto, hanno
dimostrato la propria innocenza, ma la loro vita non gliela renderà più nessuno.

Di questi casi di
falsi abusi ne sono accaduti numerosi in Italia nell'ultimo decennio. Eppure la
comunità scientifico-giuridica queste cose le sa, al punto da produrre un
documento-guida chiamato "Carta di Noto", redatto dai più insigni
ricercatori e giuristi italiani, la quale fissa le procedure d’indagine sui
minori. A Rignano Flaminio il paese si è spaccato. I rapporti personali si sono
deteriorati al punto da porre seri dubbi sulla opportunità di continuare a
vivere a Rignano una volta che questa vicenda sarà conclusa. La situazione è
molto pericolosa. C'è il rischio che accadano fatti tragici. Ma come evitare
tutto ciò? Non è impossibile.

Tutti colpevolisti con le
"prove" giornalistiche
Gli
interrogatori dei bambini devono essere condotti da un’equipe di criminologi
clinici e psicologi specializzati nell'ascolto dei minori, che adottino la
“Carta di Noto”, operanti con la competenza del ragionamento, posto che,
“qualunque idea, perde il senso o ne acquista un altro rispetto quello
originale, se non segue dei principi e non descrive le strutture ed i caratteri
fondamentali della realtà” (Fortunato S., 2004).
Tale ragionamento peritale deve pertanto essere scientifico e metodo-logico.
Non deve essere il PM a scegliere qualsiasi psicologo, deve invece esserci
un ristretto numero di consulenti abilitati a prestare questa particolare opera,
iscritti ad apposito Albo.
Fino a che non emergano riscontri oggettivi ai racconti dei bambini non deve
essere consentita l'adozione di alcun procedimento giudiziario o disciplinare a
carico degli indagati.
Le indagini vanno condotte col massimo riserbo, senza lasciar trapelare elementi
che inducano timore o terrore nella popolazione, senza che trapeli nulla
sull'esistenza dell'indagine con pericolo d’inquinamento delle stesse prove.
Tali esperti forniranno supporto e guida anche ai genitori facendo loro capire
che il bambino deve raccontare spontaneamente ciò che gli è accaduto, senza
essere interrogato, al fine di proteggerlo e tutelare pertanto la sua
credibilità verso gli inquirenti e non come testimone verso l’A.G..
A tal propositom giova precisare che, sotto il profilo giuridico, una
testimonianza di un bambino al di sotto dei 6 anni di età non ha alcuna
credibilità. “I bambini, proprio perché bambini, non sono né credibili né
non credibili e questo li rende inutili sul piano scientifico delle indagini
(che devono prendere altre strade), perché contrastano con due principi basilari
della logica: il principio della non contraddizione (giacché una proposizione o
è vera o è falsa); il principio del terzo escluso, perché nella logica peritale
non è ammessa una terza possibilità oltre al vero o al falso” (Fortunato S.,
2000).
Un concetto caro a Spinoza era l’illusione della verità, costruite sui
“rumours” (dicerie) che diventano reali quando vengono espressi verbalmente
e riportati dal circuito mediatico.

Persone oneste e perbene,
dedite al volontariato
Ma, quanto
sopra riportato, non deve indurre a commettere l’errore dell’errore, ovvero i
genitori non devono per alcun motivo essere giudicati severamente!
Si deve comprendere e giustificare invece la loro paura che li spinge a
diffondere un contagio emotivo e a scatenare una serie di fraintendimenti.
Possiamo trarre un insegnamento per il futuro, possiamo chiederci come possa un
genitore arrivare al punto di indurre suo figlio a masturbarsi davanti ad un
videoregistratore per simulare gli abusi subiti (come è accaduto a Rignano, ad
Asti eccetera), ma il paradosso è proprio questo: quando scoprono che la
violenza non era reale, i genitori, invece di tirare un sospiro di sollievo,
rimangono delusi perché sono così ossessionati dalla loro idea da non riuscire a
prendere in esame altre ipotesi alternative.
NASCITA INVOLONTARIA DI
UNA SUGGESTIONE
Per comprendere
meglio come può nascere una suggestione collettiva basti pensare ad una mamma,
con un piccolo disagio psicologico o concernente la propria sfera sessuale, la
quale, sentendo le notizia di cronaca quotidiane, sospetta che a scuola ci sia
qualcosa di strano.
Il giorno in cui suo figlio non vuole andare a scuola semplicemente perché non
ne ha voglia e preferisce stare a casa a giocare o a guardare la Tv, dicendo
“la scuola non mi piace più….non mi sento bene…, non ci voglio andare”,
piange e si lamenta, così come fanno prima o poi quasi tutti i piccoli della
scuola materna, allora, nella mente della madre sorge il sospetto che ci possa
essere il pedofilo, il mostro spaventoso.
Così non dorme più la notte, comincia ad interrogare, si convince di una forte
probabilità del suo sospetto e, continuando ad interrogare a fondo il bambino,
quest’ultimo prima o poi cede inevitabilmente, e dice alla madre quello che
la madre vorrebbe sentirsi dire. Naturalmente, per prima cosa lo racconta
all’altra madre che era solidale con lei e quest’ultima, a sua volta,
spaventata, interroga il suo bambino finché non cede anch’egli.
Così chiederanno ai bambini quali altri loro amici hanno avuto queste stesse
esperienze e tutto pian piano si allarga; più si allarga più si rinforza, fino a
coinvolgere l’intera scuola.
Il pedofilo o i pedofili nella scuola non passano da un bambino all’altro perché
sa che così facendo si farà arrestare in pochi giorni: se c’è, insidia uno, al
massimo due bambini, di cui ottiene la complicità, e con cui pone in essere la
sua spregevole condotta criminosa; non si allarga a quaranta bambini, non
coinvolge sei complici colleghi!
Invece, la psicosi sì, si allarga sempre di più e allora si va dai carabinieri,
si sporgono denunce.
Se i carabinieri prendono le denunce ed inizia a passare un’autoradio di
servizio davanti alla scuola è evidente che hanno creduto, stanno facendo le
loro indagini e se indagano questa è una prova ulteriore.
Poi le prove diventano sempre più forti fino addirittura ad individuare i
soggetti che vengono perquisiti.
Allora non c’è
più alcun dubbio ed ogni genitore, anche quello più diffidente riguardo al
fenomeno de quo, inizia ad interrogare il figlio che andava volentieri a scuola!
Al contrario di quella che è l’opinione popolare diffusa, i bambini non
dicono sempre la verità, anzi. Tendono a dire bugie per liberarsi dalle
pressioni degli adulti.
Pertanto, bisogna utilizzare interviste cognitive con domande dirette che
non contengano suggestioni e con stratagemmi per verificare la loro
attendibilità. Inoltre, mai fare pressioni. Chi ha subito una violenza, lo
ammette quasi sempre spontaneamente. Doveroso aggiungere che è necessario
astenersi dal fare qualsiasi interpretazione forzata dei disegni.
Infine bisogna sempre ricordare che investigatori e consulenti non devono
sposare a priori una tesi soltanto accusatoria.
Tutto questo perchè i danni sono irreversibili: la vittima, che non è
stata vittima, sarà sempre tale, così come un pedofilo, che colpevole non è, lo
rimarrà per sempre.
"Un bambino non abusato ma diagnosticato come abusato, per le
devastanti conseguenze giuridiche, familiari e sociali che da ciò deriva, da
adulto sarà un potenziale pedofilo. Occorre competenza criminologica clinica
nelle indagini investigative, evitando con l'occhio di vedere solo ciò che si
cerca." (Saverio Fortunato, Direttore di Criminologia.it).

Chi, giustamente, è pronto
a difendere il suo territorio invaso, e chi si nasconde: non c’è più serenità
Il Riesame ha
giudicato i filmati registrati dai genitori, più che un riscontro all’accusa,
documenti “che pienamente comprovano l’inquinamento probatorio realizzato dai
genitori sul materiale dichiarativo poi riportato all’autorità giudiziaria”.
E ancora. “Dai filmati emergono suggerimenti addirittura inauditi provenienti
dai genitori che contribuiscono anche a chiarire le dinamiche, attraverso le
quali dei presunti racconti (tutt’altro che spontanei) provenienti dai bimbi,
sia stato possibile ricavare gli elementi sempre più allarmanti via via riferiti
dai genitori”.
Di fronte a questo caso che presenta mille sfaccettature e che mostra quanto
il fare giustizia sia un'impresa titanica che non può non prescindere da un
approccio metodo-logico e scientifico, fondato sul dubbio, sul rispetto e
sull’umiltà.
E’ molto indicativo il fatto che il
giorno dopo la scarcerazione degli indagati per i presunti abusi sessuali sui
bambini della scuola, tra le mamme serpeggiano sentimenti
contrastanti: “Conosciamo le maestre da anni, racconta una di queste, eravamo
sicure della loro innocenza, oggi siamo felici”.
Passa l'assessore comunale alla Scuola, visibilmente soddisfatto, e si
intrattiene con il cronista dicendo: “Oggi fate pure tutte le domande che
volete. Siamo tutti più sereni”.
“Complimenti per la giacca rossa”, gli dicono le mamme, e lui: “È il
colore dell'ottimismo”.

Chi avrebbe il diritto e
l’età per divertirsi ancora a Rignano
Ma non tutti
sono pienamente soddisfatti della decisione del Riesame: finito il va e vieni di
bambini, due giovani mamme si intrattengono a parlare, e confidano i loro dubbi:
“Ci pare impossibile, spiegano, che questi bambini si siano inventati tutto.
Noi per fortuna non siamo direttamente coinvolte, quindi non ci schieriamo, ma
vogliamo sapere la verità”.
Nonostante i dubbi, però, hanno portato i loro bambini a scuola, perché,
spiegano, “non vogliamo negare ai nostri figli il diritto alla scuola. Hanno
chiesto perché sono così pochi i compagni, e abbiamo detto loro che si sono
ammalati di varicella”.
“Allora chi è stato?”. A domandarselo è un padre di uno dei bambini
presunto abusato. Faccia pulita, l'occhio incredulo, modi pacati, gentili, ma si
nota che è attonito. “Voglio sapere cosa è successo, voglio sapere come sono
andati i fatti. Non sono colpevolista, non ce l'ho con nessuno, ma sono in uno
stato di frustrazione”. Si arrabbia solo quando ricorda che alcuni degli
innocentisti giovedì hanno detto: “Portate via i bambini ai genitori”.
Per questo padre solo l'idea che qualcuno ipotizzi una cosa del genere è:
“assurdo, siamo famiglie di lavoratori, onesti, la maggior parte monoreddito.
Non vogliamo vendicarci di nessuno, chi si è lasciato andare a qualche parola di
troppo è solo perchè è sotto tensione ed è stato spinto dalla rabbia. E poi con
chi te la prendi? Non vogliamo fare ritorsioni”. C'è un'altra domanda che
questo padre rivolge agli indagati: “Se fosse successo a loro come si
sarebbero comportati, non avrebbero cercato di tutelare i propri figli?”.
(11 maggio 2007)

Il caso McMartin
Andando ad
approfondire il fenomeno di Rignano con casi analoghi accaduti in altri
continenti, facciamo un salto immediato agli anni 80 con il caso McMartin, che
esamineremo qui di seguito.
Già Socrate, in uno dei suoi meravigliosi dialoghi con il retore
Gorgia, detentore dell’arte di persuadere, si poneva il problema di
analizzare il concetto di giusto ed ingiusto nonché della convinzione tra il
credere ed il conoscere, concludendo che la prima soluzione, nonostante già a
prima vista sia quella fallace, rimane comunque quella più affascinante, quella
più emotivamente coinvolgente.
Gianbattista Vico parlava di “corsi e ricorso storici” intendendo
l'uomo sempre uguale a se stesso, pur nel cambiamento delle situazioni e dei
comportamenti storici. Più precisamente, ciò che si presenta di nuovo nella
storia è solo paragonabile, per analogia, a ciò che si è già manifestato. La
storia, dunque, è sempre uguale e sempre nuova. "Historia se repetit". Il
punto di partenza della sua filosofia è proprio la questione della verità, che
per Cartesio era stata ritenuta accessibile alla conoscenza umana,
nell'ambito di quelle idee chiare e distinte che risultano evidenti alla
ragione, ma Vico si oppone fermamente a questa concezione razionalistica, che a
suo avviso inaridisce la creatività che è la facoltà più propria dell'uomo. Non
la verità, ma solo il verosimile, ritiene il pensatore, è accessibile alla
conoscenza umana. Secondo una sua celebre affermazione, "Verum et factum
reciprocantur seu convertuntur", cioè il vero e il fatto si convertono l'uno
nell'altro e coincidono. È questo il principio della filosofia vichiana che
stabilisce il nesso fra verità e produzione, secondo il quale l'unica verità che
può essere conosciuta consiste nei risultati della produzione. L'unico altro
campo in cui l'uomo può raggiungere la verità, è quello della matematica, in
quanto nella stessa, attraverso i postulati, egli è in un certo senso
produttore, della verità che scopre.
Come anticipato, il processo più sensazionale sulle accuse di pedofilia quale
frutto di suggestione, fu quello contro i proprietari e gli insegnanti della
scuola materna McMartin di Manhattan Beach, California. Fu il più lungo processo
penale della storia statunitense (6 anni, dal 1983 al 1989), oltreché il più
costoso (15 milioni di dollari spesi dallo Stato della California).
Si concluse con la piena assoluzione degli imputati.
Il caso nello specifico
La McMartin
Pre-School era di proprietà di Peggy Buckey e di sua madre, Virginia McMartin.
Ray Buckey (25 anni) figlio di Peggy, lavorava alla scuola come assistente
part-time.
Il 12 agosto 1983 la trentenne Judy Johnson, introversa ex-studentessa di
teologia, si rivolse alla polizia dicendo che suo figlio Matthew di due anni era
stato molestato a scuola da Ray Buckey. Incredibilmente, benché non ci fossero
segni di violenza fisica né conferme da parte di altri bambini, Ray fu arrestato
il 2 settembre, e la sua casa perquisita in cerca di prove e/o di materiale
pornografico. Non fu trovato niente, Ray negò con forza ogni accusa e venne
rilasciato. Il capo della polizia di Manhattan Beach fomentò il panico spedendo
una lettera "strettamente riservata" a circa 200 genitori di alunni ed
ex-alunni della McMartin. Nella lettera si riteneva "possibile" che Ray,
"fingendo di misurare la loro temperatura", avesse sottoposto i bambini a
"sesso orale, palpazioni dell'area genitale e delle natiche, sodomia". I
genitori erano invitati a cercare conferma interrogando i bambini. Più tardi,
centinaia di bambini furono esaminati dal CII, Children's Institute
International. Entro la primavera 1984, a 360 di essi venne diagnosticato un
trauma psicologico da subite violenze sessuali. Una TV locale affiliata all'ABC
venne a sapere della cosa, e trasmise un servizio su un possibile collegamento
tra la scuola e giri di pornografia infantile e di "industria del sesso"
nei paraggi di Los Angeles. L'intera città, in primis i genitori delle presunte
vittime, fu presa dall'isteria: i bambini furono sottoposti a pressioni continue
da parte dei genitori e del CII, e ricompensati se davano le risposte
"giuste" a domande sempre più subdole e capziose. Ne venne fuori che erano
stati stuprati; che erano stati costretti a partecipare a film pornografici e a
farsi fotografare; che avevano assistito alla mutilazione e all'uccisione di
animali; che erano stati costretti a partecipare a rituali satanici, compreso
l'omicidio rituale di bambini dei quali Ray aveva bevuto il sangue e bruciati i
cadaveri; che avevano visto partecipare ai riti noti attori come Chuck Norris e
uomini politici; che erano stati chiusi in una bara e calati in una fossa; che
erano stati molestati in un mercato e in un autolavaggio; che erano stati
costretti a guardare mentre Ray Buckey uccideva una testuggine piantandole un
coltello nel guscio, dimostrazione di cosa sarebbe successo loro se avessero
parlato; che erano stati portati in aereo a Palm Springs, violentati e riportati
indietro; che erano stati portati in tunnels sotto la scuola e violentati (non
fu mai trovato alcun tunnel); che avevano visto streghe volare. Per ciascun
interrogatorio lo Stato di California (e quindi i contribuenti) pagò al CII 455
dollari. Poiché furono esaminati più di 400 bambini, la cifra totale fu allora
di quasi 5 miliardi di lire, soldi che finirono per buona parte nelle tasche dei
dirigenti ed operatori dell'istituto. Oltre a Ray, vennero arrestati anche Peggy
Buckey, Virginia McMartin e quattro insegnanti. Nel 1986, poco prima del primo
processo, un sondaggio presso i residenti nella contea di Los Angeles mostrò che
il 90% dei potenziali giurati riteneva Ray e Peggy colpevoli. Gli avvocati
difensori chiesero che il processo si svolgesse in un'altra contea, ma il
giudice rifiutò. Intanto Judy Johnson continuava a rilasciare deposizioni: tra
l'altro, dichiarò che il suo ex-marito aveva sodomizzato Matthew, che ignoti
erano penetrati in casa sua per sodomizzare il suo cane, che Matthew era stato
ferito da un elefante e da un leone durante una gita scolastica, nonché
torturato dai suoi insegnanti che gli avevano cucito orecchie, capezzoli e
lingua con punti metallici e gli avevano ficcato le forbici in un occhio.
Inutile dire che sul corpo del bimbo non furono trovati segni di nessuna di
queste violenze. Più tardi Judy dichiarò di avere poteri divini, e le venne
diagnosticata un'acuta paranoia schizofrenica. Dopo la perdita della potestà su
Matthew ed una convalescenza in clinica, morì di cirrosi epatica, a pochi giorni
dall'inizio del processo. La Procura Distrettuale cercò di nascondere alla
difesa la documentazione della sua malattia mentale. Nel frattempo la polizia
ispezionò 11 dei luoghi indicati dai bambini, senza trovare niente. Gruppi di
genitori scavarono nel cortile della scuola in cerca dei famosi tunnels, di
ambienti sotterranei e/o di resti di bambini e animali sacrificati. Trovarono
solo la carcassa di una testuggine, ma una perizia dimostrò che la sabbia
trovata all'interno del guscio era diversa da quella dell'area circostante. Ciò
indicava che qualcuno aveva trovato la carcassa in una spiaggia più distante, e
l'aveva sotterrata nel cortile. Nel marzo 1984, sui 7 imputati si abbattè una
tempesta di capi d'accusa (per la precisione 208) riguardanti abusi su 40
bambini. Dopo 20 mesi di udienze preliminari, l'infondatezza del teorema era più
che evidente. L'accusa fece offerte di sconti di pena a ciascun imputato perché
testimoniasse contro gli altri, ma nessuno accettò. In aula vennero prodotte ben
poche "prove": un paio di orecchie di coniglio, candele nere ed un
mantello. Gli avvocati difensori non ebbero difficoltà a provare che tali
oggetti non erano minimamente collegati al caso McMartin. Nel gennaio 1986 fu
eletto il nuovo Procuratore Distrettuale, Ira Reiner, che fece cadere tutte le
accuse contro 5 degli imputati. Restavano solo 52 capi d'imputazione contro Ray
Buckey e 20 contro Peggy Buckey, più un'accusa comune di associazione a
delinquere. Secondo un sondaggio telefonico, il 96% dei residenti nella contea
aveva sentito parlare del caso, il 97% di quanti si erano fatti un'opinione
riteneva Ray Buckey colpevole, mentre "solo" il 93% pensava lo stesso di
Peggy Buckey. Il 18 gennaio 1990, dopo quasi 3 mesi di udienze e 9 di
discussione, la giuria assolse Peggy Buckey dagli ultimi 13 capi d'accusa e
prosciolse Ray per 39 capi d'accusa su 52, spaccandosi però sui rimanenti (ma
con la maggioranza dei giurati schierata per l'assoluzione). Per questi ultimi
Ray fu riprocessato nell'agosto successivo e assolto una volta per tutte. Peggy
querelò immediatamente il Comune, la Contea, il CII e la ABC. Pochi mesi dopo,
anche Virginia McMartin e altri due imputati intentarono una causa. Questi
tentativi fallirono perché una legge statale e diversi precedenti giuridici
sancivano l'assoluta immunità di enti e associazioni come il CII nel caso
collaborassero con la Pubblica Accusa.
Gli eventi di Manhattan Beach hanno rovinato molte vite.
Centinaia di bambini, oggi teenagers, credono ancora di essere stati stuprati
e seviziati durante grotteschi rituali.
Sette adulti sono finiti sul lastrico.
La scuola è stata chiusa e demolita.
L'irresponsabilità dei media ha terrorizzato l'intera regione, e molti casi
fotocopia si sono verificati in Nordamerica e nel mondo.
Similitudini con gli
“strizzacervelli”
L'elemento che,
nel caso McMartin e in molti altri analoghi, permise di rovesciare
definitivamente il teorema del SRA fu il fatto che CII, psicoterapeuti ed
"esperti" come la famigerata Kee MacFarlane avessero l'abitudine di
riprendere i propri colloqui/interrogatori coi bambini. Dai video risultò chiaro
che le procedure di MacFarlane & Co. erano scorrette, vera e propria
circonvenzione; i bimbi erano coinvolti in un contorto psicodramma del quale
non capivano le implicazioni, li si faceva giocare con pupazzi (spesso completi
di ogni particolare anatomico) e si chiedeva loro di rivivere, con la mediazione
del gioco, lo stupro rituale che si supponeva avessero subito. Il gioco
era pilotato dagli interroganti a suon di domande capziose, e le risposte del
bimbo dovevano per forza confermare quanto l'adulto già sospettava.
MacFarlane aveva istruito gli interroganti a non accettare un "no" come
risposta (pare incredibile, ma è tutto scritto nei saggi e negli articoli di
questa pazzoide).
Se il
bimbo rispondeva "male", l'adulto doveva insistere perché il bimbo
dicesse la "verità". Immancabilmente, il bimbo finiva per rispondere in
modo da compiacere chi lo interrogava.
A questo punto
MacFarlane prende un pupazzo completo di genitali, dice che si chiama Ray, e
dice a Tanya di usare "il signor Animale" per spiegare ciò che Ray le ha
fatto. Tanya inizia a muovere la bambola e a simularne la voce, mentre
MacFarlane finge che una bambola femminile sia Tanya. "Oh, signor Ray - Ray,
Ray, mi stai toccando, eh? Dove mi stai toccando, Ray?", squittisce
MacFarlane. "Sulla pipì", risponde Tanya, e non è chiaro a nome di chi
stia rispondendo: di sé stessa o della bambola? La seduta diventa una scena di
bambole nude, con genitali che si toccano, sfregano e minacciano a vicenda,
falli in bocca ecc. "Ooooh, è successo questo?", dice MacFarlane. "Non
è successo! Sto solo giocando", la corregge Tanya [...] Si parla delle case
dei molestatori, ma non è chiaro se sono case reali o case di bambole. Cogliendo
un suggerimento di MacFarlane, Tanya dice che Peggy Buckey era presente durante
lo stupro. Verso la fine dell'interrogatorio, Tanya è palesemente stanca di
tutti quei discorsi sugli insegnanti: dice che la bambola di Ray è spiacente per
quello che è successo, che non lo farà più e che dovrebbe uscire dalla sua finta
cella, poi si mette a giocare con un'altra bambola, il signor Squiggly Wiggly,
una scimmia di pelouche... Ma MacFarlane vuole riportarla alla realtà, e le
chiede: "Conosci la differenza tra la verità e la bugia? Sai cos'è una
bugia?". La bimba risponde: "Ehmmm... Ha i dentoni ed è marrone". A
questo punto, MacFarlane le chiede se ha detto “la verità alla macchina
segreta” (la videocamera). La bimba rimane in silenzio, con la bocca
spalancata. Fa solo un cenno col capo.
Al termine
della seduta, MacFarlane conclude che la bimba è stata violentata.
Esorta la madre a dire a Tanya quanto è fiera di lei e quanto le vuole bene
perché ha rivelato quei segreti. Quindi notifica alla Procura che Tanya è una
delle vittime di Ray Buckey. (D. Nathan & M. Snedeker, Satan's Silence. Ritual
Abuse and the making of a modern American witch hunt, Basic Books, New York
1995, p.80).
[...] McFarlane lo rimprovera: "Vuoi essere stupido o vuoi essere furbo e
aiutarci? Forse sei scemo". Cercando di compiacerla, Keith risponde alla
richiesta di descrivere l'eiaculazione di Ray Buckey e dice che era gialla,
puzzava come "pupù" e sapeva di "sbocco" e di "lumaca marcia".
Pochi minuti dopo ha già dimenticato tutti questi particolari. Intanto tenta
disperatamente di distinguere le proprie percezioni dal turbine di sentiti dire
che attraversa Manhattan Beach e arriva nelle sedute d'interrogatorio. Parlando
per il tramite di un pupazzo, fa notare che se sa che Ray Buckey toccava le
parti intime dei bambini non è per sue esperienze in prima persona, ma perché
glielo hanno detto suo padre e sua madre. McFarlane ignora quest'osservazione e
anche quelle successive: dopo un'ora di continue pressioni perché ricordi la
violenza, Keith dice: "Un po' di roba l'ho un po' dimenticata, poi però me la
ricordo, ma non sono proprio sicuro... forse ho detto la cosa sbagliata, per
sbaglio".
La diagnosi
è che Keith è una vittima [...]
Dall'inizio
alla fine sono sempre gli adulti a parlare.
In pagine e
pagine di trascrizioni, non c'è una sola rivelazione spontanea.
Dopo il primo
processo McMartin uno dei giurati fece notare che "non abbiamo mai sentito la
storia dai bambini con le loro parole". Altri citarono i video dei colloqui
come prove chiave a favore della difesa.
Tecniche
d’interrogatorio/violenza all’infanzia
[...]
Nell'esempio seguente, un bambino di cinque anni è interrogato da un agente di
polizia e da un assistente sociale che indagano sul caso Kelly Michaels:
ADULTO. Ti ha infilato una forchetta nel sedere? Sì o no? BAMBINO. Non lo so, mi
sono dimenticato. ADULTO. E dai, se rispondi puoi andare via. BAMBINO. Ti odio.
ADULTO. No, non è vero. BAMBINO. Sì che è vero. ADULTO. Lo so che mi vuoi bene.
E' tutto qui quello che ti ha fatto? Cos'ha fatto al tuo culetto? ADULTO 2.
Cos'ha fatto al tuo culetto? Poi puoi andare via. BAMBINO. Mi sono dimenticato.
ADULTO 2. Dimmi cosa ti ha fatto Kelly nel culetto poi puoi andare via. Se ce lo
dici, ti lasciamo andare via. BAMBINO. No. ADULTO. Per piacere. BAMBINO. E va
bene, va bene, va bene! ADULTO. Adesso dimmelo... Cosa ti ha infilato Kelly nel
culetto? BAMBINO. La forchetta. (Ibidem, pagg. 140-142)
Altri eventi fotocopia
La dottoressa
Barbara Snow è una psicologa dell'Utah che Roland Summit ha incluso nella
"nuova generazione di esperti di violenze sessuali, scientificamente obiettiva e
dall'apporto indispensabile".
Alla fine degli anni '80, diversi casi studiati da Snow si trasformarono in
descrizioni di abusi rituali su grande scala: i bambini parlavano di pornografia
e di violenze da parte di decine di adulti.
Alla fine la polizia dello Utah fu insospettita dal fatto che i casi della Snow
fossero l'uno la copia dell'altro, e decise di fare un esperimento: a Snow
furono passate false descrizioni di abusi.
Tali descrizioni comparirono presto nei racconti dei bambini [...] E'
probabile che essi avessero integrato i loro ricordi con i suggerimenti di lei,
fino ad intrecciare realtà e fantasia in una parvenza di ricordo ormai
inestricabile. [...] In una consulenza alla Corte Suprema del New jersey, molti
tra i più importanti psicologi cognitivisti del Nordamerica hanno concluso che
il modo in cui si erano esaminati i bambini era stato tanto esageratamente
capzioso da far ritenere prive di fondamento tutte le loro descrizioni di abusi
sessuali.
Gli psicologi hanno trovato "difficile da credere che si sia permesso ad
adulti incaricati di curare e proteggere dei bimbi di usare il lessico che hanno
usato in queste interviste e di interagire coi bambini in modo così sessualmente
esplicito, o di minacciare e spaventare i piccoli testimoni in modo così
shockante".
Di più: gli psicologi hanno definito queste tecniche... un'altra forma di
violenza sui bambini, una violenza psicologica. (Ibidem, pagg.158-159).
Una delle conseguenze dello scandalo è che oggi molti "esperti" di
violenza sui minori non filmano né registrano più le proprie perizie e sedute
"per evitare fraintendimenti", come ha affermato testualmente
McFarlane.
Tutte le citazioni sono tratte dallo studio approfondito che l'avvocato Michael
Snedeker e la giornalista investigativa Debbie Nathan hanno dedicato al fenomeno
dell'SRA.
Si riportano alcuni stralci di una recensione disponibile su www: Nathan e
Snedeker hanno dimostrato che l'intera costruzione del SRA è del tutto fittizia,
basata su una nauseante mistura di credulità, cupidigia, autopromozione e
malafede [...] Satan's Silence spiega in maniera brillante e convincente che la
teoria del SRA ha avuto origine negli anni '70 da speculazioni dei movimenti
contro le sette [...] Poi ci fu il boom delle terapie di recupero dei traumi
infantili, che fece le immense fortune di una cricca di psichiatri... Caso
dopo caso, Nathan e Snedeker danno una minuziosa dimostrazione di come nasce la
caccia alle streghe: la minima stranezza riscontrata nel paziente bambino viene
presa come prova infallibile che è avvenuta la violenza; dopo di che, la
“vittima” viene sottoposta ad un lungo e terribile interrogatorio finché non
cerca di scamparla accusando chiunque venga nominato dagli inquisitori; infine,
pubblici ministeri senza scrupoli traggono le conseguenze con un uso cinico dei
media e della carcerazione. Il problema principale riguarda ciò che potremmo
chiamare il fenomeno dell'"eccesso di zelo": i testimoni cercano
l'approvazione dei loro vecchi ricamando sempre più sui loro racconti, finché la
mitologia che ne scaturisce non sconfina in una fantasmagoria di sacrifici e
massacri, tunnel nascosti, lavaggio nazista del cervello, api assassine al
comando di Satana e vari misfatti della CIA (e tutto questo era compresente in
un singolo caso di SRA, anche le api e i tunnel).
Normalmente queste fantasie rococò rimangono fuori dall'aula, ma nutrono le
fantasie di un pubblico di entusiasti teorici del complotto [...]. Uno dei pregi
più notevoli di Satan's Silence [...] è il fatto che Nathan & Snedeker vi
svolgono un'analisi di classe: gli arresti e i processi per abusi sessuali (veri
e/o presunti) vengono ricostruiti, interpretati, sovente demistificati tenendo
conto delle condizioni socioeconomiche delle famiglie colpite. In parole povere,
la controinformazione sull'SRA ha iniziato a mietere successi negli USA solo
dopo che le montature giudiziarie hanno trascinato alla gogna mediatica (o
forse le montature mediatiche hanno trascinato alla gogna giudiziaria) non
solo adulti della working class o della piccola borghesia, ma anche facoltosi
genitori di famiglie upper-middle class, in grado di fare pressioni per
eventuali controperizie, finanziare campagne d'opinione, assumere principi del
foro eccetera.
Cambio di continente
In Italia e in
Europa sta accadendo più o meno ciò che in America è accaduto negli anni
ottanta. La professoressa La Fontaine ha svelato il mito dell'abuso satanico. La
doverosa caccia alla pedofilia ha infatti prodotto una quantità intollerabile di
false accuse che hanno trascinato persone rispettabili in un vortice di
inchieste inverosimili. Alcuni di noi sono diventati arbitrariamente vittime di
indagini, carcerazioni, arresti domiciliari, processi e pubblico linciaggio, per
fatti semplicemente non accaduti.
C’è qualcosa di strano nella vicenda di Rignano Flaminio, che non mi pare abbia
ricevuto finora l’attenzione che meriterebbe.
A lume di buonsenso, persone capaci di macchiarsi di atti simili, che uniscono
malvagità e temerarietà inaudite, non devono trovarsi dietro ogni angolo.
Un pedofilo, certo, può coinvolgere un coniuge o un compagno di cui domina la
volontà; può godere di protezioni da parte dei propri superiori, se fa parte di
un’istituzione omertosa; può stringere rapporti con una rete che unisce a
distanza altri criminali; ma che in un paesino di settemila persone si trovino
contemporaneamente sei persone di questo genere (mentre di altre ancora si
starebbe valutando la posizione!), e che quattro in particolare lavorino nella
stessa piccola scuola, supera quasi ogni credibilità. La suggestione collettiva,
come si sa, può creare mostri dove non ce ne sono, o estendere ad innocenti le
colpe di uno o al massimo di due. Poi, naturalmente, tutto è possibile; ma
per adesso, l’unica mostruosità accertata è che i nomi di cittadini non ancora
giudicati colpevoli né arrestati in flagranza di reato, e per i quali comunque
il quadro accusatorio (per quel poco che se ne sa a questo momento) non appare
proprio saldissimo, si trovino stampati su tutti i giornali.

Il bar. Il paese è triste
e la gente, divisa, esce di meno
Credo che
allo stato attuale vi sia una sola certezza, ed è la peggiore: quei bambini
sono stati molestati. Oggi non possiamo avere la certezza su chi sia
stato e forse non l’avremo mai, ma qualcuno ha fatto grossi danni a quei
bambini. Cosa preferisco pensare? Che le graduatorie degli insegnanti siano
infestate da satanisti pedofili o che psicologi e genitori in Italia siano
psicologicamente predisposti ad una caccia alle streghe? La seconda opzione
sembra meno terribile, ma è comunque terribile. E la presunzione d’innocenza?

La piazza principale. Il
paese è triste e la gente, divisa, esce di meno
A proposito dei
bambini, concludo citando una meravigliosa pagina tratta dal libro “Il
Profeta” di Kahlil Gibran, augurandomi che tutti noi genitori, con tutti i
nostri difetti, apprensivi, distratti, iperprotettivi, possessivi, gelosi,
troppo rigidi, troppo accomodanti, ecc., dopo una profonda riflessione, ci
avviciniamo sempre più a rappresentare una colonna portante per i nostri piccoli
quale esempio di serenità, equilibrio ed armonia, essendo coscienti di
costituire soltanto il punto di partenza per chi vivrà oltre, e, come scrive S.
Freud, tenendo conto del “penoso contrasto tra la sfolgorante intelligenza
del bambino e le fioche facoltà mentali dell'adulto medio”.

“…i
vostri figli non sono i vostri figli. Sono i figli e le figlie della Vita che ha
fame di se stessa. Vengono attraverso di voi ma non da voi, e benché siano con
voi, no, non vi appartengono.
Voi potrete dar loro il vostro amore, ma non i vostri pensieri, poiché essi
hanno i loro pensieri. Voi potete fare da casa ai loro corpi, ma non alle loro
anime, perché le loro anime abitano le case del domani, che voi non potete
visitare, nemmeno nei vostri sogni.
Vi sforzerete di essere come loro, ma non riuscirete a farli simili a voi,
perché la vita va non all’indietro e non si attarda su ieri.
Voi siete gli archi dai quali i vostri figli come frecce viventi sono scoccate
lontano.
L’Arciere vede il bersaglio sul sentiero dell’infinito e con tutta la Sua forza
vi tende, così che le Sue frecce vadano rapide, lontane.
La vostra gioia sia nell’esser tesi nelle mani dell’Arciere: poiché Lui come ama
le frecce che volano, così ama anche la stabilità dell’arco...”
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