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Repressione narcotraffico:
il cap. Capparella con la sua squadra
Appena terminata l’infanzia, ormai intorno agli 11-12 anni, la maggior parte dei giovani, nella formazione dei valori legati al presente (ad esempio,
nel campo della musica, dell’abbigliamento, del tempo libero, delle passioni in
generale) vengono influenzati più dal gruppo dei pari che dai genitori. Ciò si conferma anche nell’ambito del consumo di cannabis (hashish e marijuana, rispettivamente infiorescenza o foglie, più o meno concentrazione del principio attivo, il tetraidrocannabinolo o “THC”).
Osservando e frequentando giornalmente i ragazzi che fumano spinelli (la metà ormai), questi escludono subito che l’uso di tali sostanze possa essere rischioso, pericoloso o causa di emarginazione come invece avviene per le droghe pesanti. Nel contesto dell’interazione con dei soggetti consumatori si rafforza infatti l’immagine positiva della droga: con un po’ di “fumo” ti diverti di più, socializzi meglio, sei più disinibito, evadi dalla noia quotidiana; che male c’è?
Preparazione spinello
E riguardo alla dipendenza? Nessun problema, quando ce n’è si fuma, sennò se ne fa a meno.
L’attrazione degli adolescenti per le droghe “leggere” è inscindibilmente legata ai significati che attribuiscono al
comportamento di consumo. Tali significati sono connessi alla ricerca di stati di eccitamento, di benessere ma anche e, negli ultimi tempi mi sto convincendo, soprattutto, con i
problemi della socialità e della definizione di se stessi. Fumare spinelli può appunto costituire una sfida al mondo adulto per evidenziare la propria differenza e distacco. Facilita la sensazione di appartenenza.
Agevola l’accettazione da parte del gruppo. E’ anche un modo per dimostrare, a quei pochi che rimangono estranei a questo tipo di esperienze, che si è diversi, più coraggiosi, meno condizionati. Inoltre, l’uso di cannabis, come l’adesione a certe tendenze del momento, a certi gusti musicali, può essere visto dall’adolescente come un modo per
partecipare alla cultura giovanile.
Alla luce di quanto sopra, possiamo intanto escludere il luogo comune per cui sotto il consumo di droghe “leggere” si celi lo svantaggio socioculturale, economico, la situazione di degrado familiare o dei luoghi in cui si vive.
I giovani che iniziano a fare uso di cannabis sono anche quelli non devianti, con un rendimento scolastico buono, con una famiglia non problematica alle spalle.
Quando vengono sorpresi nella flagranza del consumo (sanzione amministrativa ex Art. 75 D.P.R. 309/90)
o spaccio di piccole quantità (deferimento penale all’A.G. ex Art. 73 D.P.R. 309/90),
i ragazzi descrivono gli effetti degli spinelli come rilassamento, risate, disinibizione, comunicazione più fluida, eccetera. Non li considerano pericolosi, anche se, uno su quattro circa, più le ragazze, dichiarano che può diventare dannoso soltanto un loro uso esagerato. Pertanto, il
pensiero prevalente che sembra farsi strada è quello che un uso moderato, ricreativo, di tale sostanza psicotropa,
non costituisca un rischio per la propria salute psicofisica.
Manifestazione per legalizzare marijuana
Tra questi giovani non mi è sembrato neanche che ci sia in tutti una personalità patologica ma, la maggior parte, fanno uso di cannabis semplicemente per uno
stile di vita, perché se ne trova molta, ovunque e a basso prezzo.
La prima motivazione è questa: “Perché non provarla?” Curiosità, moda, esibizionismo si fondono presto con la facilità con cui si trovano quindi le droghe.
L’offerta della droga oggi ad un giovane è segno di amicizia e di stima particolare. Il sentimento di essere stato scelto a quel tipo di esperimento, gioca molto nella psicologia degli adolescenti.
Qui è importantissimo che il 12-14enne esca dalla famiglia dotato di buona autostima, di amor proprio. Solo se si vuole bene ed è sicuro di sé riuscirà a dire qualche “no” al gruppo, andando, quando è necessario, controcorrente e diventandone il leader, l’eroe positivo, seguito da alcuni indecisi i quali non volevano sentirsi gli unici a rischio esclusione.
Non si può mai avere assertività senza autostima: mancanza di regole o educazione troppo rigida, eccessive critiche, poco affetto e poca presenza dei genitori, freddezza, violenza, incoerenza e mancate attenzioni quotidiane, producono disistima nei relativi figli, fragilità!
C’è il fatto poi di essere come gli altri, la mediocre omologazione sempre più vincente, purtroppo, sull’originalità, sull’individualità:
“Se gli altri lo fanno perché non dovrei farlo io?”
Anni '70 meno THC
Paradossalmente, se qualche decennio fa il ribelle, l’anticonformista, fumava cannabis per distinguersi dagli altri, oggi la stessa sostanza viene usata dai giovanissimi per non sentirsi fuori dal coro e per il desiderio di provare nuove esperienze inebrianti, incuriositi dalle confidenze di amici o da quanto appreso attraverso i media.
Ma qui l’argomento va approfondito, altrimenti ci fermeremmo alla superficie senza tentare nemmeno di arrivare all’origine della problematica.
Perché i ragazzi hanno bisogno, già a 12-14 anni, di divertirsi e di ricercare il piacere
“fuori di loro”, estraniandosi per un momento dalla realtà?
Mi viene in mente, a tal proposito un meraviglioso articolo del Prof. Saverio Fortunato,
“Dal vuoto di sé al fuori di sé”, datato 2001 e che diventa sempre più attuale.
Leggi qui
Uno dei bisogni primari dell’uomo è quello della socialità (come affermava Aristotele,
“…in quanto unica specie dotata di favella …”), del vivere nella comunità.
Spesso nei rapporti interpersonali nascono tensioni e problemi. All’interno dei vari nuclei e dei vari organismi che raggruppano gli uomini ed i giovani nell’ambito della società, esistono varie dinamiche che interagiscono. Principalmente,
la famiglia, la scuola e le amicizie. Sono proprio questi tre gruppi che
determinano in maniera essenziale, sin dalla più tenera età, l’andamento dell’intelligenza emotiva, della
struttura psichica del ragazzo. Basta che una di queste tre componenti fondamentali entri in crisi perché anche le altre ne vengano colpite per effetto a catena.
L’essere incompreso od escluso, rifiutato (disistima) o troppo desiderato (non riesce a crescere emotivamente) nell’ambito familiare crea nel ragazzo un
senso di vuoto, di angoscia esistenziale, di inutilità che lo porta ad un
odio verso i familiari e verso la vita stessa: una componente di questo sentimento sarà inevitabilmente diretta contro di sé.
La famiglia è, senza dubbio, la cellula più importante delle tre indicate. Il ragazzo costituisce l’anello più debole della catena famiglia: su di lui si scaricano tensioni e problemi da cui spesso non riesce e non può difendersi. Il più delle volte la violenza, la freddezza e l’incoerenza assorbite tra le mura domestiche, non trovando valvole di sfogo all’interno di rapporti complessi di amore-odio di tipo familiare, si trasforma in autodistruzione.
Anche la scuola spesso emargina e contribuisce a rendere insicuro il ragazzo. Tanto più il ragazzo sembra disinteressarsi del suo andamento scolastico, tanto più cova dentro di sé l’odio per l’istituzione, per i compagni meglio inseriti e, di conseguenza, verso se stesso, artefice-vittima della situazione malata.
Importante è ancora l’effetto della compagnia (conoscenti, amici, compagni di sport o di piazza). Spesso nella compagnia si ricreano tensioni che di nuovo si scaricano sull’anello debole della catena: un difetto fisico o caratteriale è sufficiente a determinare l’emarginazione di un ragazzo. Nasce di nuovo il sentimento odio-autodistruzione e il riconoscersi nel gruppo degli emarginati ne è la conseguenza necessaria.
Dalla situazione malata nasce il bisogno dell’evasione.
La violenza introiettata viene scaricata contro la società. Ma questa è anche l’ideologia del terrorista. Quest’ultimo vede nel sistema la causa del male che lo assilla. Il terrorista colpisce un anello della catena dirigente del sistema (transfert), credendo di colpire il
“cuore” di quella che è invece la sua angoscia esistenziale e la sua solitudine armata.
Cosa fare dunque per prevenire queste forme di devianza quando la realtà a volte insostenibile porta il giovane ad un bisogno di evasione?
A mio parere, per prima cosa, è di fondamentale importanza una propaganda ed una
informazione capillare che permetta una conoscenza reale ed approfondita dei rischi e dei pericoli connessi all’uso della droga.
Ho anche constatato però che questo non basta e che, a volte, si può trasformare in un incentivo
con effetto boomerang proprio per quelle persone che desiderano provare esperienze che annullino la loro personalità riconoscendosi nel mondo degli emarginati e dei perdenti.
Di conseguenza è fondamentale la prevenzione pratica, concreta, individuando in tempo quali sono questi ultimi e creando, in modo attivo, ambienti e gruppi solidali nei quali il ragazzo a rischio trovi una risposta al bisogno di amore ed amicizia che l’ambiente in cui vive non riesce a soddisfare. Bisogna saper portare affetto e speranza, essere modelli credibili, coerenti, non menzogneri, che riescano a stimolare di nuovo nell’individuo la voglia di vivere, insegnando lui a divertirsi, a provare sentimenti e dirottandolo dalla strada dell’autodistruzione. Dev’essere un intervento positivo, uno sfogo per le sue tensioni.
Con tutte le risorse che si spendono ogni giorno (e sono veramente tante!) per reprimere il narcotraffico, per la detenzione degli arrestati per droga, per gli incidenti mortali e non, stradali e sul lavoro connessi al consumo di droga, per la notevole percentuale di crimini gravi commessi sotto l’effetto di droga o al fine di procurarsela, per le cure sanitarie (AIDS, epatiti, disturbi psichici ecc.), per le assenze dal lavoro e così via, ritengo che se si investisse di più sulla prevenzione non solo si eviterebbero tante tragedie ed eventi crudeli che lasciano il segno indelebile nella memoria di chi li subisce ma anche di chi li pone in essere, se e quando riesce ad uscire dal tunnel, ma si risparmierebbe anche molto in termini di risorse economiche.
Quanto più un adolescente avverte delle difficoltà ad affrontare i compiti di sviluppo specifici della sua fase di vita (la definizione di sé e delle proprie scelte, la costruzione di rapporti di intimità con gli altri, eccetera) tanto più aumenta la possibilità che le droghe, a partire da quelle leggere, possano apparirgli come un mezzo per ridurre l’ansia (soprattutto la fobia sociale), l’angoscia, l’insicurezza. In questi casi il rischio di procedere verso una escalation, con utilizzo di sostanze sempre più pesanti, appare elevato, come dimostra il fatto che, tutti gli eroinomani che ho conosciuto ha cominciato con le droghe leggere.
Escalation...
Questi, sono ragazzi che hanno conosciuto esperienze di fallimento, di mancato riconoscimento di sé e che cercano di mettere a tacere la propria sofferenza e il senso della propria inadeguatezza spegnendo la mente, addormentando gli stati d’animo negativi. Per questa fascia di ragazzi l’uso di cannabis è deleterio: passano rapidamente dall’uso sporadico e ricreativo ad una assunzione giornaliera massiccia (anche una decina di canne al giorno). Modificano altresì le modalità di assunzione: non più in compagnia del gruppo ma nella solitudine del proprio mondo interiore.
Ma, allora, per gli adolescenti non a rischio, l’assunzione perfino della droga più leggera come la marijuana, può costituire un elemento di destabilizzazione?
Il concetto di adolescenti “non a rischio” rappresenta una contraddizione in termini.
L’adolescenza è infatti una fase evolutiva caratterizzata da rapidi cambiamenti
a livello fisiologico e psicologico, da repentini cambiamenti di umore, da sentimenti accesi ed incostanti, dall’imprevedibilità delle reazioni,
è la fase dei conflitti interiori ed esterni, giacché si è troppo piccoli per
essere grandi e troppo grandi per essere piccoli.
L’adolescenza è, quindi , il momento della critica dei modelli genitoriali, della sperimentazione e della ricerca di nuovi riferimenti e di nuovi punti di vista: è il tentativo di costruirsi un’identità
personale e sociale propria.
Di fronte a compiti così complessi nessuno è protetto in modo definitivo dalla possibilità di sperimentare stati d’animo negativi, alterazioni dell’umore, senso si smarrimento e di incertezza. Anzi, forse uno dei traguardi fondamentali, una volta dissoltosi il felice vissuto infantile, è proprio quello di imparare a gestire e ad elaborare, attraverso il pensiero e la parola, la sofferenza interiore.
Quindi, per la particolare natura della dinamica adolescenziale, tutti i ragazzi, seppure in maniera diversa, sono a rischio. A rischio di rinunciare alla fatica di cercare in se stessi e nella comunicazione autentica con l’altro le risposte a quel compito fondamentale dell’esistenza che è la sopportazione o meglio la gestione del dolore.
Non a caso, il maggior numero di persone che iniziano a far uso di droghe pesanti, dalle quali difficilmente se ne esce definitivamente (alta è la percentuale di ricadute anche dopo anni di disintossicazione), si ha nel
gruppo di età fra i sedici e i trent’anni; questa tendenza si riduce dopo i quaranta: cioè ad un’età in cui, bene o male, l’individuo si è stabilizzato psichicamente.
Cannabis indica
Riporto qui di seguito alcune testimonianze di giovani che, ingannati dai falsi miti degli stupefacenti, poi sono stati costretti a commettere delitti di tutti i generi per acquistarli e, una volta toccato il fondo, si sono, per fortuna lasciati convincere ad entrare in “comunità” per il programma terapeutico di disintossicazione:
- “Ho iniziato con le canne a 14 anni. Poi, dopo un anno le pasticche e non
c’era paragone. Allora ho voluto provare anche la cocaina. Per qualche giorno,
quando mi va male e esco dal giro perché finisco i soldi, riesco a starne
lontano, cosa che non riesco a fare con gli spinelli. Poi però passo le ore a
pensare alla sniffata. Non ho i soldi né la forza per procurarmeli ma poi alla
fine ti viene perché non puoi stare isolato senza coca. Uno scippo e rientri nel
giro. Hai la forza di procurarti sempre più soldi e puoi comprare. Sembra tutto
più facile dopo la sniffata o una canna, ma quello che dopo hai davanti è un
mondo che non esiste, diverso, brutto e limitato. Adesso che ho capito
queste cose la sofferenza è aumentata”.
- “A 15 anni ho iniziato a fumare, poi pastiglie, trip, di tutto... Oggi sono
libero da tutto ma le canne ancora non le ho abbandonate... vorrei perché
qualsiasi droga ti cambia... sicuramente se non avessi fatto niente nella mia
vita mi sentirei più lucido, più pulito e meno in colpa per tutte le cose gravi
che ho commesso”.
- “Questo è l’ennesimo arresto. La rapina? Per il solito motivo. Quello per cui sono costretto a vivere: la droga.
Lavorazione cannabis
Quando inizi poi devi vivere solo per quella. Ormai non posso più farne a meno. A 12 anni già spacciavo cocaina per mio padre, molto conosciuto in zona, mentre io ero insospettabile. Mi faceva sentire grande e importante. Mi trattava come amico e anche i tossici dipendevano da me come fossi più grande di loro. Imparavo ogni trucco molto in fretta. Poi un giorno ho provato una mezza striscia e non sono più riuscito a staccarmene. Poi Hashish, Ecstasy, Funghi e, a 17 anni la Chetamina.
Uno sballo tremendo … non ci capivo niente. Mondi capovolti, sensazione di
volare …. Adesso … forse sono alla fine. Ho 20 anni e a scuola non ho combinato
niente. Non ho più le forze né amici ….. non m’importa neanche più di niente
..”.
- “Sono una di quelle alle quali era stato detto: ”Uno spinello uccide!”, “ammazzerai la tua famiglia per una sigaretta drogata”. Poi scoprii che non era vero e, naturalmente, non mi fidai più di tutto quello che mi veniva detto “istituzionalmente”.
Essiccamento cannabis
Così pensai che lo stesso discorso valeva anche per le altre droghe …. che
insomma non facessero poi così male. Così ho provato ecstasy e cocaina. Costano
troppo e, ho sentito subito che continuando avrei preso una strada pericolosa.
Sono rimasta alle droghe leggere (mi faccio solo le canne) da quando avevo 18
anni. Oggi ne ho 28. Devo dire una cosa: attenzione! La depressione c'è. Se non
sei preparata e ti fai le canne da tanto tempo, sempre, ogni giorno, stai sicura
che la depressione arriva. E non te ne accorgi”.
- “Oggi mi sento un po’
così, non ho tanta voglia di uscire…. Ok me ne sto a casa a farmi le canne”,
oppure “che noia oggi, non vedo l’ora che arrivi stasera che così posso farmi la
mia canna”….. Questo genere di pensieri, prima una volta ogni tanto, arrivano ad
essere una volta o più volte al giorno. In seguito, l’unico motivo valido per
alzarsi al mattino è quello di farsi una canna alla sera, poi anche a metà
giornata, poi ogni volta che puoi. E cominci a vivere “fatto”, ti abitui, e il
pensiero di altre droghe comincia a solleticarti di nuovo”.
Panetti di hashish
- “ Ho 25 anni, tanti dei quali trascorsi in carcere e in comunità per colpa della droga. Ho iniziato come tutti con gli spinelli, soltanto che ero problematico, ce l’avevo con tutti e stavo male anche con me stesso. Alle medie li fumavo già come le sigarette. Ormai sei nell’ambiente, conosci sempre qualcuno che ha appena pippato (sniffato coca, ndr), lo vedi lì, bello preso, bene attivo, euforico, un drago con tutto, un portento in compagnia, e ti chiedi se magari le tue convinzioni sulle droghe pesanti non siano tutte una stronzata. Ed è lì che arriva. “Tanto è solo per questa volta, poi smetto quando voglio …..”. La frase magica. Quella con cui ogni tossico ha cominciato la sua carriera. E provi. E ti piace ….. non per niente la chiamano droga! E allora perché non riprovare? E riprovi. E ti piace ancora di più! E vai avanti a “provare”, fino a che la storia non comincia a ripetersi.
Il resto della vita è solo il campo divertimenti dove giocare con la cocaina: il paesaggio dove poter sperimentare quanto la cocaina sia una gran ficata. E giorno dopo giorno la cocaina diventa l’unica gran ficata della tua vita. E passano i mesi, e cominci a renderti conto che non è più nemmeno una gran ficata, solo l’unica cosa da fare per sopportare questo mondo diventato fastidioso. Furti e rapine di tutti i generi, spaccio, colpi di testa, tanta violenza, arresti ….. Fino a che non arriva il momento. Ti rendi conto. Apri gli occhi: la tua vita, senza droga, non ha senso, non ha motivo. Siete solo tu e lei. E lei è molto più forte di te. Ecco, qui ti rendi conto che la tua vita è compromessa, che i giochi di quando eri piccolo, la serenità, la felicità sono in Italia e tu sei in una foresta in Amazzonica, sotto la pioggia battente, da solo e al freddo. E ci sei arrivato con le tue mani. Nessuno ti ci ha sbattuto, puoi inventare tutte le storie, fino al primo tizio che ti ha passato uno spinello.
Ma la decisione è stata sempre e solamente tua. Come la colpa per cui sei in questa foresta amazzonica, senza prospettive, senza speranze, senza null’altro che la tua coscienza che ti deride per come ti sei fatto fottere
così facilmente. E, cosa peggio, sai che ha ragione. Questa è depressione vera.
Tornando in Italia, le canne non ti portano all’uso di altre droghe, ma ti ci
avvicinano”.
Ricapitolando, mentre i giovani si rivolgono alla droga per
procurarsi nuove facoltà o poteri di percezione che lascino scoprire il mondo in
una forma diversa da quella in cui appare all’esperienza comune (deludente per
loro), per liberare forze emozionali profonde che si sentono soffocate, ma pure
indispensabili alla vita, la droga, invece, li avvelena ancor di più, li illude
e li disillude creando loro nuovi bisogni da soddisfare, pena la crisi
d’astinenza, nell’ambito di una vita sempre più fredda, priva di emozioni e
sentimenti talché diviene non più degna di essere vissuta.
Alta concentrazione THC
Per concludere, senza dare colpe ad alcuno ma analizzando in maniera pragmatica, invito a riflettere sulle sottonotate citazioni di due grandi pensatori in merito ai pericoli del progresso:
- “L’alto concetto del progresso umano è stato privato del suo senso storico e degradato a mero fatto naturale, sicché il
figlio è sempre migliore e più saggio del padre e il nipote più libero di pregiudizi del nonno. Alla luce di simili sviluppi,
dimenticare è diventato un dovere sacro, la mancanza di esperienza un privilegio e l’ignoranza una garanzia di successo. (Hannah Arendt)
- “Oh perché gli uomini,” domandavo a me stesso, smaniosamente, “si affannano così a rendere man mano più complicato il congegno della loro vita? Perché tutto questo stordimento di macchine? E
che farà l’uomo quando le macchine faranno tutto? Si accorgerà allora che il così detto
progresso non ha nulla a che fare con la felicità? Di tutte le invenzioni, con cui la scienza crede onestamente d’arricchire l’umanità (e la impoverisce, perché costano tanto care), che gioia in fondo proviamo noi, anche ammirandole?” [...] Eppure la scienza, pensavo; ha l’illusione di render anche più facile e più comoda l’esistenza! Ma, ammettendo che la renda veramente più facile, con tutte le sue macchine così difficili e complicate, domando, io: “E qual peggior servizio a chi sia condannato a una briga vana, che rendergliela facile e quasi meccanica?”.
(Luigi Pirandello)
A chi non è ancora d’accordo, ma ritiene che la cannabis non sia una droga, mi rivolgo con un esempio: fumare marijuana è un po’ come se invece di startene a casa te ne vai tutti i giorni in aeroporto, stanco e depresso, e scopri che l’aereo per la Polinesia parte ogni giorno dall’air terminal n. 3. Che fai quando l’aeroporto te lo sei visto tutto quanto e ogni volta che arrivi ti offrono quel viaggio gratis? Torni a casa? O prendi l’aereo?
(CONTINUA)
Cannabis da piantare
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Serra: vds. irrigaz. automatica
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Uso di cocaina
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Serra nascosta tra i vivai
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Indagata troupe "Le iene"
per test antidroga in parlamento |
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