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Che sarà mai un inchino, nel Paese delle riverenze,
dei salamelecchi, dei piegatori di schiene e dei nati curvi?

ALLA “BISCAGLINA” PREFERISCONO “LO SCOGLIO”
di Marco Capparella
(Capitano Arma dei Carabinieri,

Il trionfo della demeritocrazia:
“Sfigato”, dice Martone! “Torna a bordo cazzo” rafforza De Falco

Stiamo vivendo un periodo pericoloso, decadente, di crisi profonda, di lacrime e sangue, in cui l’Italia rischia il fallimento, il ceto medio sta scomparendo nella povertà, e, i poveri, sempre più poveri, stanno morendo di stenti in una cornice di seria recessione, chissà se reversibile. E’ l’era dei super burocrati super pagati con super stipendi mensili che una persona media non guadagna neanche in tutto l’arco della propria vita, in cui i super ricchi diventano sempre più ricchi, fornendo prestazioni da incompetenti, incoscienti, superficiali, e continuano la loro scalata con la furbizia e la corruzione, unendosi in cricche, soprattutto degli appalti. E’ l’era della demeritocrazia, in cui si vive tra un disastro e l’altro, disoccupati o sfiorando continuamente il fallimento a causa delle tasse ormai diventate impossibili da onorare, chiaramente solo per chi le paga (pochi e tra questi il ceto medio in via d’estinzione, pensionati, dipendenti pubblici, piccoli impresari, commercianti e artigiani).

Eppure non è difficile ricordare chi, governando dal 2008 al 2011, mentre tutti combattevano la crisi, diceva, unico al mondo, che questa crisi non c’era: era solo “psicologica”. La famosa crisi percepita, un fenomeno di autosuggestione collettiva.Tranquilli, abbiamo l’83% di case di proprietà, più auto e più telefonini di ogni altro Paese europeo” e poi “gli aerei e i ristoranti sono pieni”. L’autunno scorso: “il Paese è solido, la crisi è colpa dei mercati che – diceva mio padre – sono orologi rotti”. E pure della magistratura, altro noto “fattore di crisi”. Intanto nel Nordest si ammazzavano imprenditori su imprenditori, quelli competenti che lavoravano seriamente: ma guai a parlarne, per non diffondere pessimismo.

E intanto, le caste dei super pagati, quelli che viaggiano con l’autista e l’elicottero, davano e danno il meglio. Costa Crociere, per fare “l’inchino” pubblicitario e ruffiano, rischia di far affogare 4 mila persone, il Capitano scappa, la Capitaneria di porto va nel pallone e urla, i passeggeri si salvano da soli e col sacrificio di qualche eroe musicista o addetto alle pulizie, che, con generosità sacrificano consapevolmente le loro vite per salvarne altre, e già cominciano ad essere dimenticati (saranno altri a ritirare premi, medaglie e riconoscimenti).

Il traghetto Tirrena rischia di fare il bis qualche settimana dopo urtando la panchina e facendo uno squarcio lungo il doppio rispetto alla prima nave.
Nevica, e nonostante l’evento sia largamente preannunciato, le autostrade, sempre più care e dotate di tutti i mezzi antineve, chiudono (nel momento in cui sono più necessarie), i treni, sempre più cari, si bloccano, le forniture essenziali come corrente, acqua e comunicazioni, servizi sempre più cari, s’interrompono per oltre 24 ore, i paesi rimangono isolati e le persone muoiono di freddo, gli spazzaneve e spargisale sono insufficienti (o antieconomici visto che si può chiudere quando il transito non conviene: il profitto docet) e in alcune zone addirittura inesistenti. I pendolari vengono lasciati in mezzo alla strada addirittura dai mezzi pubblici (che dovrebbero essere i professionisti organizzati del trasporto).

I politici invece si ritrovano, a loro insaputa, proprietari di case vicino al Colosseo o di palazzi al centro storico della capitale e trascorrono le vacanze di Natale alle Maldive in Resort esclusivi super lusso che costano dai 2.500 ai 5.700 euro a notte, tutti insieme, affettuosamente.

Gli amministratori pubblici e appartenenti al PD (il partito già dell’opposizione, solo sulla carta, quello che si ritiene più pulito, senza la “L”, specchiato e trasparente) rubano a quattro mani e, quando non sono concussori, saccheggiano in casa propria denaro comunque pubblico o sono costantemente in mezzo a false fatturazioni (Vds. i vari Bassolino, Del Turco, Penati, Pronzato, Tedesco, Morichini, Frisullo, Delbono, Lusi, Brentan (il manager delle autostrade venete iscritto al Pd e appena arrestato per tangenti) e chissà quanti altri ancora ne dovremo sentire finché rimarranno impuniti grazie allo scambio di favori attraverso l’immunità parlamentare (tanto la colpa è solo dei giudici!), e di conseguenza ci accorgiamo che i fini di PD e PDL coincidono. I nomi e le ruberie di quest’ultimo schieramento non li cito neanche perché la lista sarebbe lunghissima, con soggetti di spicco a capo di alcuni pericolosi sodalizi, e le gravissime condotte criminose, ormai giornaliere, ci hanno anestetizzato in maniera tale che, per alcuni, non fanno più nemmeno notizia.

Gli evasori, a loro insaputa, soprattutto le banche e i grossi gruppi operanti a livello internazionale, solo quando scoperti, patteggiano (o come preferiscono dire loro “fanno pace con il fisco”) pagando l’1% di ciò che avrebbero dovuto senza neanche andare in galera.

Equitalia può attivare i suoi potentissimi mezzi per recuperare il debito sugli evasori minori, quelli che non possono “fare pace” né patteggiare (ovvero quelli onesti), iscrivendo ipoteche sull’artigiano considerato infedele, facendo scattare una comunicazione alla centrale rischi delle banche, con conseguente chiusura dei fidi, pignorando i loro conti correnti (rendendo impossibile il pagamento di dipendenti e fornitori), avviando i pignoramenti presso terzi (ovvero i crediti dei clienti, perché Equitalia ha il potere di arrivare anche lì) e facendo partire le ganasce fiscali su auto e vani posseduti. Il “titolo di debito” è diventato immediatamente esecutivo. Se Equitalia, poi, si convince che c’è il “fondato pericolo” di perdere il credito, ha il mandato per recuperarlo in ogni modo: sequestrando una pensione, mandando un bene all’asta immobiliare e così via (non certo per gli amministratori delegati o super burocrati pubblici milionari).

 

Il saldo finale di tanto agitarsi è il classico topolino partorito dalla montagna. Perché i grandi evasori restano ben coperti. Un rapporto della Corte dei Conti rivela che, negli ultimi anni, la lotta all’evasione è apparsa più che altro come una resa all’evasione. Alla fine dell’iter, lo Stato incassa appena l’11% delle imposte evase “accertate” e soltanto l’1%  se l’evasore non patteggia con il fisco.

Poi ci sono gli “affaristi”. Uno degli ultimi senatori, sconosciuto ai più, tale Conti, con una compravendita di un immobile, guadagna 18 milioni in 3 ore senza tirare fuori un centesimo ma solo grazie a fidejussioni e garanzie verbali da politico gentiluomo.

I tesorieri impazziti e prestigiatori che riescono ad ingannare tutti i controllori trafugando milioni in paradisi fiscali, che poi scudano grazie a leggi ad hoc, investono, distribuiscono ad altri compagni di merende senza che nulla risulti, chiaramente a loro insaputa, ma, alla fine quei tesoretti pubblici chiamati “rimborso spese elettorali” ma in realtà dicesi “finanziamento pubblico ai partiti”, scompaiono.

In Parlamento, sotto il governo che aveva promesso “mai più condoni”, tutti i partiti di tutti i colori si fanno il solito condono, anzi l’autocondono sui manifesti abusivi, come ogni anno, come sempre.
I Comuni, anche del nord, vengono sciolti per infiltrazioni mafiose come se niente fosse, alcuni imprenditori appendono cartelli chiuso per camorra”, altri falliscono perdendo le fatiche di una vita o di generazioni insieme alla dignità e all’equilibrio psicologico, altri si suicidano, altri vanno a mangiare alle Caritas (finché esisteranno) dormendo in luoghi di fortuna perché l’amata Equitalia gli ha confiscato la casa su ordine di un debito con la banca, anche se dovevano riscuotere cifre superiori al debito contratto per lavori svolti sia pubblici sia privati.

La camorra riesce ad imporre un coprifuoco talebano a 150 mila cittadini di Scampia, compresi i manifestanti indignati che avrebbero voluto protestare contro di essa.

I calciatori super pagati si vendono le partite italiane a scommettitori che operano addirittura da Singapore.
Insomma, non può continuare così: come se ne potrebbe uscire?
Per prima cosa intimorendo i magistrati, con una legge sulla loro responsabilità civile, per farne dei piccoli burocrati, preoccupati di non dare fastidio a chiunque non sia un ladro di polli.

Con la nuova disciplina passata alla Camera, quando il magistrato processerà uno che conta, si troverà esposto ad una tempesta di azioni risarcitorie, possibili grazie a un cumulo di formule generiche, imprecise e subdole. Proprio per questo pericolose: in quanto la loro somma dà come risultato un vuoto tecnico intrecciato col nulla, il dominio della confusione e dell’incertezza, una prateria sconfinata per cavilli d’ogni genere, l’ennesima variante della difesa non “nel” ma “dal” processo. Un concreto pericolo per l’indipendenza della magistratura, che essendo chiamata, per sua natura, a scegliere fra opzioni diverse, possibili nel perimetro della legge, sarà inesorabilmente spinta verso la scelta più “tranquilla”, che espone di meno al rischio di ritorsioni da parte di coloro (politici e potenti) che non accetteranno mai di uscire dal cerchio magico dell’impunità.

             

Pertanto, si sacrifica ulteriormente la speranza di uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, rinunciando ad una magistratura indipendente e trasformandola in un corpo burocratico facente blocco unico col potere dominante così come qualche telegiornale o quotidiano esistenti ormai da oltre mezzo secolo.
Uomini (come ha scritto Italo Calvino) “appartenenti alla razza delle persone ammodo; una razza dalla pelle liscia e floscia, dai peli nel naso e nelle orecchie, dalle natiche stabili come fondamenta sulle poltrone imbottite; una razza che sa fare le leggi e applicarle e farle rispettare nella misura che gli fa comodo” (ogni singola parola pesa come un macigno perché troppo vera quanto scomoda, fino a descrivere, in una frase, un sistema che fa davvero paura).


Uomini che saranno strapagati e stra-premiati ma che si annoieranno per la monotonia del loro posto fisso.
Allora, ripeto la domanda:”Come se ne potrebbe uscire?”
Mi rendo conto che in realtà manca qualcosa di fondamentale alla base: la insufficiente presa d’atto dell’esistenza di una massiccia corruzione, materiale e finanziaria, ma anche morale e civile, diffusa in larghi strati della popolazione, trasversale al censo, all’età, al livello di istruzione, al luogo di residenza, alle mansioni.



C’è un forte senso di impunità anche nei gradini più bassi della scala sociale, riscontrabile a partire dai comportamenti quotidiani.
La casta riempie quotidianamente giornali, Tg e conversazioni; si grida contro i politici ed i loro innumerevoli e odiosi privilegi. In gran parte a ragione. Esistono anche molte altre caste e corporazioni, tutte tenacemente resistenti a qualsiasi tentativo di riforma.
Ma, è necessario prendere atto che, se abbiamo tanta corruzione, nepotismo e criminalità, una pubblica amministrazione elefantiaca e società pubbliche o private zeppe di parenti, amici e “amiche”, dipende da un’intensa e continua “richiesta dal basso (voto per te e ti faccio votare se mi fai ottenere la tal cosa o il tal posto).
La politica è degradata e screditata. Ma noi cittadini cosa vogliamo dalla politica?
Prospettive, una classe dirigente capace, una gestione trasparente, uno sviluppo sostenibile e più equilibrato, risposte ai bisogni collettivi, oppure scorciatoie, favori e singoli privilegi indebiti?
Certo manca l’esempio dall’alto. Latita però l’esercizio di cittadinanza. Manca la consapevolezza di essere soggetti a doveri e portatori di diritti. La rovina che si diffonde e il privilegio che invece si addensa in quella super elite che si nutre di politica e finanza.
Sembra di essere tornati indietro di un secolo quando la classe media ancora non esisteva.
I “moderni” servi del potere si sentono spregiudicati. Si giudicano moderni. Già si preparano a riabilitare don Verzè: non contano i debiti, le minacce ai vicini, il jet, le ville, il luogotenente suicida, e neppure quella croce esibita sulla giacca a mo’ di oscena copertura.
Perché tra un bancarottiere e i truffati non hanno mai esitazioni, vanno a presidiare il malloppo, elogiando la furbizia di chi lo ha accumulato, e chiamano moralisti i fessi che chiedono giustizia.
Tra un miliardario e la minorenne, scelgono sempre dove sta il potere, accanto alla tavolata del giocoliere galante.
Tifano per Tanzi che imbosca il Matisse. Ammirano Lavitola in fuga. Trovano simpaticissimi Alfonso Papa che compra Rolex e Scilipoti che si vende l’anima. Chiedono libertà per Lele Mora.
Sono liberi pensatori che odiano e sono infastiditi dal carcere, ma solo se riguarda i bianchi ricchi, non i pezzenti o gli albanesi che quando si suicidano usano il vetro, non i cerotti.

Chi è in pensione con 1283 euro netti, così come è stata congelata, su ogni mensilità, per il blocco dell’indicizzazione del 3,50%, più quasi il raddoppio dell’addizionale regionale, più quella comunale irpef e dell’acconto sull’addizionale comunale, perde circa 46 euro netti, 57 lordi, ogni mensilità. Totale circa 600 euro annui.

Viva l’equità: colpita una pensione di 1283 euro netti! Pagano quelli che hanno sempre pagato. Se non si revocano subito le misure sul blocco delle pensioni e sui pensionandi, vedi sette anni in più, nonché sul blocco degli stipendi degli statali, in un momento in cui è prevedibile l’arrivo di una enorme inflazione, temo che vedremo ben presto gli effetti della manovra: grave recessione.

 

 

Pertanto ci vuole intelletto, onestà e coscienza per combattere l’estrema disuguaglianza sociale, il degrado dell’ambiente e dare inizio allo sviluppo sostenibile,  alla necessità di costruire delle alternative e di guardare al domani perché abbiamo l’obbligo di lottare per ricostruire la nostra società in maniera più pulita, rispettosa dell’ecosistema e meritocratica, contrapponendola a quella attuale caratterizzata dalle caste contrapposte alla solitudine, sofferenza, disperazione ed emarginazione di chi cerca di sostenere se stesso e la propria famiglia con il più antico dei mezzi, il lavoro.
Per le persone perbene, integre e corrette, fra malati immaginari, morti viventi e finti poveri, la “pulizia etica” sembra un’impresa disperata.
Se te lo puoi permettere, fai l’evasore fiscale. Se non hai un reddito abbastanza ghiotto da guadagnarci occultandolo, puoi sempre frodare lo Stato.
E gli onesti? Dove li mettiamo?  “Santi subito”. Altrimenti, rallentati dallo scrupolo di non nuocere agli altri e impoveriti da una rigorosa condotta fiscale, gli onesti rischiano di restare al palo, mentre l’orda degli egoisti compulsivi vincerà tutte le gare.

     

 
 

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