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Superuomini... Super Io: “high hopes”
di Dott. Marco Capparella
(Capitano Arma dei Carabinieri, cultore universitario, Vicepresidente CSI-Periti e Consulenti Forensi)
 

Credevo fossi rimasto solo ad ascoltare ancora album dei Pink Floyd anziché playlist a base di “Techno” ed “Elettronica”, ma sono rimasto veramente meravigliato dai commenti favorevoli che mi sono pervenuti per aver citato ”The dark side of the moon” nel precedente articolo pubblicato l’8.1.07. Come vedete dal titolo, anche questa volta non ho deluso gli appassionati del grande gruppo musicale che ha trascinato dietro le sue magiche note musicali, fatto sognare ed esultare intere generazioni: oggi ho pensato ad un “33” più recente, in cui David Gilmour ed i suoi mitici tornano sul campo con “The Division Bell”. Il tema principale del disco è l'incomunicabilità tra gli individui, tra Superuomini appunto, che si sono montati la testa, che si sono chiusi verso il mondo a causa della mania di protagonismo, ed il Super Io, il sentimento che dà lo spunto e lo stimolo per la stesura del nuovo magnifico capolavoro del 1994. Io, chiaramente tifo per quest’ultimo, con “high hopes”!
Se, nell’indagine “Unabomber”, unificando più Procure, la Procura diventa “Superprocura”, più investigatori interforze diventano “Super detectives”, più periti diventano “Super periti” perché realizzano “Super-perizie”, “Super-specializzate”, finalizzate ad influenzare, di conseguenza, “Super-inchieste”.

Se, alcuni “Super-professori” nel campo della medicina, ognuno con il rispettivo “Super-staff”, realizzano interventi chirurgici “Super-tecnologici”, “Super-trapianti” e “Super-diagnosi”, fino a qualche decennio fa impensabili, ma, se c’è un guasto all’ambulanza a poche decine di metri dall’ospedale, non riescono ad intervenire su un paziente infartuato e quest’ultimo muore, ripeto, a poche decine di metri dall’ospedale, muore, senza che i “Super-medici” riescano a vederlo e a somministrargli un semplice, questa volta non “super”, ma un normale farmaco “salvavita” d’urgenza per via orale o venosa (magari mentre i dottori sostengono che infermieri e portantini avrebbero dovuto prendere loro in braccio il paziente e portarlo dentro l’ospedale e gli altri accusano i primi che sarebbero dovuti uscire dal nosocomio).

Se, alcuni “Super-genitori” affermati, realizzati nel mondo del lavoro, dal punto di vista economico e personale, dotati di cultura, insomma senza scuse, non riescono più a dialogare con i propri figli e, per controllarli durante i loro rave party a base di sostanze stupefacenti, pagano “Super-agenzie” di investigatori privati.

Se, alcuni “Super-esperti” specializzati su specifiche tematiche mettono in crisi, sempre più di frequente, gli esiti di processi penali e civili.

Se,……(potrei andare avanti all’infinito ma diventerei noioso)……, è d’obbligo domandarsi: cosa sta accadendo? Cosa possiamo fare per fermare questa spirale? Di chi è la colpa?

Continuiamo a dare la caccia alle singole “tigri” pericolose che si aggirano nei centri abitati o individuiamo e sanzioniamo coloro i quali ne hanno prelevato i cuccioli dal loro habitat naturale, conoscendo bene e confidando ex ante su quali sarebbero stati i loro bisogni istintivi da adulte, le hanno cresciute, educate, formate in gabbia ed hanno aperto quest’ultima monitorando e correggendo le loro azioni secondo fini meramente utilitaristici?

Se tutti si sentono Superuomini dotati di Superpoteri, dove è andato a finire il Super Io freudiano?

Il censore della nostra mente, l’ideale dell’io che, con i suoi divieti e permessi tende a disciplinare i nostri pensieri e comportamenti. Dov’è quell’archetipo collettivo, universale ed impersonale junghiano rappresentante dei più alti ideali etici e morali che noi esseri umani dobbiamo coltivare anteponendoli a tutto il resto? E l’imperativo categorico kantiano? Il comando, universale, necessario, assoluto, al quale, in quanto esseri morali, non si può sfuggire?

La legge morale comanda non ciò che si deve volere, bensì come si deve volere quel che si vuole: ordina dunque non il contenuto, ma la forma del volere. La volizione di questa forma è ciò che rende moralmente buono il nostro volere.

Il Superuomo, secondo il pensiero di Nietzsche, deve liberarsi da ogni morale che, a suo avviso, non significa altro che l'asservimento alla volontà dei vinti e degli schiavi, l'uccisione di ogni spirito vitale, superando la "morale del gregge", quella che costringe l'uomo a rinunciare a vivere pienamente la propria esistenza. Il Superuomo si pone così al di là del bene e del male, si colloca oltre l'uomo. Persino Dio deve morire per non costituire un limite alla riaffermazione della libertà dell'uomo e della sua volontà di potenza. Il vero carattere del Superuomo, di colui cioè che, annunciando la morte di Dio e ponendosi al di là del bene e del male, riconquista la sua autenticità e la sua libertà, è invece la volontà di potenza, irrazionalità assoluta, tensione perenne, ansia di dominio. L’Oltreuomo, in senso negativo chiaramente, è simbolo dell'aspirazione dell'uomo a creare un tipo superiore di umanità, capace di affermare la sua volontà di potenza in modo libero da ogni asservimento morale. Così facendo, cioè rifiutando qualsiasi trascendenza in nome della quale sarebbe costretto a rinunciare a se stesso ed alla vita, entra in una dimensione caratterizzata dal problematico, dalla mutevolezza dei valori e dall'incertezza.

In effetti, man mano che si perdono i valori e l’etica, si amplificano il dolore, la povertà in tutti i sensi, lo smarrimento, l’incertezza, la mancanza di punti di riferimento sani e certi, la solitudine, il bisogno di tenerezza, la nostalgia ecc. Tutto ciò si tende a ricercarlo e compensarlo nel potere e nella ricchezza conquistati ad ogni costo fino a mettere da parte la coscienza individuale. Quando ci si accorge che non è abbastanza, quando ci si sente comunque vuoti dentro, allora c’è il ricorso agli anestetizzanti chimici quali gli stupefacenti, l’abuso di alcool o di psicofarmaci. Sotto l’effetto di essi, senza freni inibitori e con le menti polarizzate verso felicità effimere, come cavie da laboratorio, non c’è alcuna esitazione a commettere gravi delitti, soprattutto contro la persona e contro il patrimonio…..per compiere “un altro giro di giostra”. Ma il sentimento dominante è la paura. Ciò che guida le decisioni allora non è più tanto la valutazione morale tra bene e male, quanto la difficile scelta tra l’essere scoperti o subire il dolore fisico e psichico del fermarsi, del guardarsi dentro, il dolore di non avere più i gettoni per far girare la giostra!
Se però a tutto questo togliamo anche il senso di colpa e la conseguente espiazione, se tutto diventa un banale incidente di percorso senza possibilità di prevenzione o di riscatto, assisteremo presto al trionfo del crimine e, parallelamente, allo sprezzo delle regole, delle Istituzioni, al soffocamento, all’oppressione delle persone più deboli, più rispettose del prossimo, le quali verranno anche derise e chiamate “gregge”, e che, nonostante abbiano il dono della serenità e quindi della felicità vera, non sarà loro concesso godersela perché non potranno confidare in alcuna potente Associazione di “SUPERVALORI” che le rappresenti e le difenda.
L'uomo veramente grande è colui che non vuole esercitare il dominio su nessun altro uomo, ma che non vuole neanche essere dominato da nessun altro.
L'onestà non dovrebbe essere un optional, una virtù di pochi eletti, ma il minimo che si possa richiedere ad un individuo normale e la stessa etica, non si dovrebbe occupare degli affari del mondo, ma dovrebbe essere la condizione sostanziale del mondo.
Ritengo che il miglior modo di amare una cosa sia pensare di poterla perdere!


Pubblicato in rete il 30.1.2010