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Sui bambini dimenticati in auto
di Dott. Marco Capparella
(Capitano Arma dei Carabinieri)

 

Blackout mentali che stanno accadendo sempre più spesso a persone perbene solo casa e lavoro.
Mentre la maggioranza li condanna chiedendo la loro lapidazione, io mi chiedo:”Perché?”
In Italia, la profonda trasformazione dell’universo produttivo, ha condotto finora a ignorare lo sfruttamento e il mobbing.
Eppure, i fenomeni sembrano diventare sempre di più una strategia gestionale rilevante, una nuova versione aggiornata dell’antico ricatto lavorativo.
Nel nostro Paese, la ridefinizione dei rapporti lavorativi per adeguarsi alle nuove tecnologie e alle nuove richieste del mondo globalizzato, sembra, purtroppo, aver dato via libera ad uno schiacciamento della componente forza-lavoro.
Col ricatto della disoccupazione, il lavoro è oggi da noi meno tutelato non solo rispetto ai decenni precedenti, ma anche in confronto ai nostri partner europei.
A voler essere indulgenti, diciamo che alcuni imprenditori poco scrupolosi hanno buon gioco se, per massimizzare i profitti, comprimono all’estremo i costi del lavoro. Del resto, è significativo che gli infortuni sul lavoro, anche quelli mortali, abbiano raggiunto un livello assolutamente intollerabile e molto più alto della media europea così come il potere d'acquisto dei nostri stipendi è sempre più basso.
Tra le infinite conseguenze, tra le più gravi, in questi giorni stiamo piangendo la morte di 2 neonati "dimenticati" in macchina dai rispettivi genitori che tutti vorrebbero al rogo.
Analizzando a livello sociologico e non con l'emozione di punire questi 2 poveracci per esorcizzare l'eventualità che ci possa capitare anche a noi, ritengo invece che i due gravissimi incidenti siano un'ulteriore sfaccettatura e conseguenza del fenomeno sopra evidenziato.
Posto che la loro condotta è palesemente colposa e non dolosa, ritengo che nessuno aspiri a sacrificare l'affetto più caro e quindi sé stesso senza alcuna possibilità di tornare indietro o sanare alcunché anche per l'intero nucleo familiare che sarà distrutto per sempre (mi riferisco chiaramente ai due papà con i quali, solo per un attimo, devo immedesimarmi per comprendere).
Perché i neonati sono diventati "pacchi postali"?
Perché non è più possibile crescerli a casa ma bisogna portarli al nido già a 11 mesi?
Non certo per divertimento, superficialità o scarso senso materno, ma, per sopravvivere.
Una coppia per vivere normalmente e avere un tetto sulla testa è costretta a fare 4 lavori sottopagati.
Non c'è più il tempo per riposare e quindi per essere lucidi.
Si deve rinunciare addirittura alle ore di sonno e spesso quando si va a letto in tali condizioni non ci si addormenta nemmeno perché si pensa, perché l'ansia ci assale e si è spaventati di perdere uno dei lavori o di non riuscire a pagare una bolletta salata ......
Mi viene in mente la triste figura del criceto affamato, costretto a correre sempre più veloce dentro la sua piccola ruota per arrivare ad un traguardo prestabilito ovvero per mangiare il suo piccolo seme di girasole non sufficiente però a rimpiazzare le energie consumate per far girare la ruota, movimento che a sua volta crea profitto per chi è alla regia!
Dover sbarcare il lunario, può portare la persona a sentirsi davvero precaria, anche rispetto alla propria identità.
Stiamo passando dalla precarietà del lavoro o del salario alla precarietà della vita!
Non si sa bene quale sia il proprio posto nella società. Ci si sente sottovalutati e costretti ad impegnarsi in qualcosa in cui non si crede, eternamente in bilico fra il desiderio di mollare tutto e l’ansia di essere mollati.
Si è costretti ad accettare tutto pur di non rischiare il licenziamento, il mancato rinnovo di un contratto o un’assunzione, a dire sempre di sì, a non lottare più per i propri ideali corrodendo a poco a poco l’autostima.
Le continue preoccupazioni e frustrazioni sono fonte di notevole stress, che spesso si traduce in un disturbo d’ansia, come il disturbo di panico, o addirittura in depressione.
Ecco come commenta la sua situazione un qualsiasi 30/40enne di oggi: “Delusione totale! Mi sono laureato, ho studiato, pagato le tasse, mi sono negato i divertimenti e che ho ottenuto? Una vita di privazione negli anni più belli e un futuro nero fino a sentirsi precari dentro!”
Provare rabbia, paura e tristezza è del tutto normale quando ci si confronta con situazioni stressanti, ma quando non si trova alcuna soluzione chiunque è destinato a diventare vittima delle proprie emozioni spiacevoli. In una società tanto complessa, che sta diventando sempre più incoerente ed ingiusta, quando si è arrabbiati e scoraggiati, quasi paradossalmente, si finisce con l’attribuirsi tutta la colpa dell’insuccesso professionale. Nei momenti di crisi, quando ci si lascia prendere dallo sconforto, dire a chi sta soffrendo, di reagire, di trovare la forza interiore e fare come fanno tutti gli altri, serve solo a peggiorare la situazione, perché non si tiene presente che “tutti gli altri”, grazie ad un sistema per niente meritocratico, fanno “diversamente” e si ritrovano realizzati (non si realizzano) senza alcuno sforzo grazie alle “premure” del potente di turno …..
Conosco tantissime persone che hanno le carte in regola per vivere una vita più soddisfacente, più completa e più ricca, ma pochissimi possono raggiungerla.
E’ un lusso per pochi fortunati che vengono anche ammirati da chi, passando molte ore davanti alla televisione e quindi dis-informato ad hoc, o che guarda solo col microscopio perdendo la panoramica, dà la colpa proprio a quelle persone serie, ricche di onestà, di formazione, sposando la tesi che la colpa è loro oppure di tutti noi perché noi siamo la società, come se ci auto amministrassimo!
Conosco coppie molto affiatate e solidali, capaci di grande intesa, disponibili a gestire insieme orari e soldi con estrema lungimiranza, ma costrette a mettere la loro vita in stand-by, aspettando giorni migliori.
Questo non è giusto né umano così come è pazzesco dover far crescere dei neonati in mezzo al traffico.

 

 
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© Criminologia.it 28.05.2010