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Umiltà, modestia e riservatezza non sono sinonimi
di Dr. Marco Capparella
(Capitano Arma dei Carabinieri)

 







Il significato delle parole è molto importante come lo sono le sfumature dei colori e i dettagli.
Saper utilizzare l’aggettivo giusto aiuta ad esprimere meglio la nostra sensibilità.
Prendendo ad esempio tre parole che spesso vengono usate una per l’altra, ovvero modestia, riservatezza e umiltà, ci accorgiamo dei diversi concetti o idee che vogliono significare.
La modestia è un modo d’essere che ha la sua essenza nel non voler essere superiore agli altri e nel non dar loro disturbo. Il modesto non si pone mete troppo elevate, non entra in competizione, non pretende di aver grandi riconoscimenti. Non si mette in mostra, non opprime, non si vanta. Evita tutto ciò che ha a che fare con la superbia, la presunzione, la vanità. E’ misurato in ogni cosa, nel parlare, nel vestire, anche nelle emozioni. Non ha passioni violente.
La persona riservata, taciturna, ha molte qualità della modestia. Parla poco, non si mette in mostra, non entra in competizione e, se ha delle passioni, non le fa trasparire. La sua essenza però è di chiudersi agli altri esseri umani. Non s’interessa a loro e non vuole che loro s’interessino a lei. Non parla di sé, non si confida, non cerca la confidenza e la simpatia degli altri. I motivi possono essere diversi: timidezza, diffidenza, paura.
L’umiltà, invece, non è un modo stabile di essere.

L’umiltà nasce dalla drammatica e totale consapevolezza, dopo molte esperienze e riflessioni, che niente ha realmente valore oggettivo

Per questo possono essere umili i grandi uomini della storia, i grandi filosofi, i grandi scienziati. L’essenza dell’umiltà ce la indica Shakespeare quando nella sua ultima opera, “La Tempesta”, Prospero (il mago che rappresenta Shakespeare stesso) spezza la bacchetta magica e dice la famosa frase:”Noi siamo fatti della stessa sostanza dei sogni”.
Il potere, la fama e la gloria sono solo effimeri applausi degli uomini. E’ perciò solo vanità cercare elogi, onori, potere.
Per molti anni ho osservato il prossimo con attenzione ed ho anche provato sulla mia pelle, che, quando togli di mezzo il tuo ingombrante io, non t’interessano più i riconoscimenti e non ti ferisce più nemmeno l’ingiustizia che hai subito: questa è la felicità


L’umiltà però non rende indifferenti

Anzi, lascia posto a tutto ciò che è virtuoso, purché non sia invadente, altezzoso, arrogante. La persona umile può apprezzare l’abilità di un giocoliere, la gentilezza del barista che lo serve, il gioco di un bambino, il sorriso di una ragazza innamorata, la cura che l’insegnante mette nella sua lezione.
Parlo di Umiltà come valore fondamentale perché abbiamo vissuto una lunga fase politica caratterizzata da comportamenti arroganti derivanti dall’intraprendenza della stupidità che si è spacciata per intelligente e furba, dall’ignoranza consapevole nelle rispettive competenze ma sprezzante delle conoscenze altrui, dalla manifesta mancanza di cultura generale, di umanità, rispetto ed onestà, che hanno sminuito sempre di più le Istituzioni, l’educazione, la civiltà e la nostra storia fino a fargli toccare il fondo (ci vorrà molto tempo per far dimenticare i gravi eventi divulgati a livelli mondiali).

Alcune fronde fasciopiduiste e nazileghiste soprattutto, caratterizzate da egoismo, avarizia, viltà, intolleranza, paura del diverso con rigurgiti di razzismo abominevoli e anacronistici, voglia di secessione, con federalismo forse non tanto chiaro proprio a chi lo pretendeva, nepotismo, corsa alle poltrone e ai privilegi, hanno messo in pericolo la base di tutte le società civili ed evolute: la convivenza pacifica.
In questi giorni si sta aprendo un nuovo clima politico umile, serio, autorevole, sobrio e dignitoso, che promette equità.
Ciò che mi ha dato notevolmente fastidio, nel frattempo, e che stride maggiormente con il mio pensiero e modo di essere, è stato il comportamento, del tutto fuori luogo e stonato, di due personaggi. L’opportunista ateo-devoto (vicino al potere della Chiesa ma credente nel “suo” Dio personale), sessantottino PCI, poi PSI ma spia retribuita dalla CIA, poi Forza Italia-liberale, ma neoconservatore, poi PDL, poi ..... ci sta pensando e tra poco “partorirà” ..... insomma, sempre schierato col più forte nel momento in cui i vecchi transatlantici stanno per affondare, e l’altro opportunista, definito il re dei “peones dentro” (ce ne sono moltissimi in politica di vuoti gregari senza né arte né parte, ma soprattutto senza carattere, onestà e dignità). Coloro cioè che si vendono al Capo che offre di più al momento. Stiamo parlando dell’ex dipietrista, poi PDL e datore di lavoro occasionale, di immigrati che sventolavano striscioni in suo sostegno davanti le telecamere a Piazza San Silvestro, vicino al Parlamento, credendo di poter comprare a sua volta il consenso di scelte camaleontiche, poi a favore degli ultimi referendum nello stesso momento in cui il suo partito del momento era contro, e poi ancora, di nuovo, contro il PDL in toto, prima contro la Costituzione ora pro-Costituzione, pignorato per centinaia di migliaia di euro per insolvenza, poi indagato per Calunnia e Falso, poi allontanato dall’Amministrazione Comunale quale Assessore perché giudicato dalla Prefettura colluso con le più importanti cosche mafiose.
Questi pericolosi personaggi continuano a collezionare imbarazzanti figuracce con numeri da pagliacci degni del peggiore avanspettacolo.
Certamente non hanno capito, né ritengo ci riusciranno mai, come sia importante, soprattutto in questo momento, scambiarsi riflessioni, dialogare, filosofare in totale libertà e rispetto per Governare anziché generare sterili conflitti, insultare e recitare parti vergognose che inducono i cittadini a disinteressarsi della cosa pubblica.
Viceversa, è proprio questa dialettica costruttiva una delle vie per uscire dal nostro buio tunnel con amor proprio e di Patria senza andare a ledere in continuazione la nostra dignità e prestigio con effetti devastanti su finanza ed economia fino al rischio default, ognuno col proprio pensiero critico e con la propria individualità creativa, in Parlamento come in ogni altro luogo o non luogo.
Poi, dopo le riflessioni, sono i fatti concreti, non le promesse demagogiche, e la loro onesta interpretazione a doverci indirizzare man mano e, con umiltà, darci il coraggio di ammettere l'evidenza senza accettare passivamente tutto ciò che ci viene propinato dal subdolo ed irreversibile processo innescato dal “Quinto Potere” che ha desertificato la gran parte dei cervelli più “vulnerabili”.

 
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© Criminologia.it 27.11.2010