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Un popolo
disinformato non sa vivere né decidere. La crisi è
stata a lungo minimizzata, sdrammatizzata, facendo
evaporare negli italiani la capacità di guardarla in
faccia con coraggio, intelligenza e saggezza.
Fino all’altro ieri, gran parte della popolazione
riteneva, e qualcuno lo ritiene tutt’ora, che la
crisi fosse psicologica perché tutti abbiamo i
telefonini, i ristoranti sono pieni e per strada c’é
traffico.
Questa è la conseguenza del potere fine a se stesso:
non importa ciò che fai, con il potere, importa solo
possederlo.
Attaccarsi al potere in questo modo, disinformando,
promettendo l’impossibile e manipolando le menti con
strumenti arcinoti quanto efficacemente devastanti,
è la via più sicura per perderlo (come è accaduto),
perdere la democrazia e tutto il resto.
La cosa più urgente da fare è divulgare i fatti
veri, la realtà, alla larga da ogni interesse
demagogico: sapere, ci farebbe vedere i pericoli che
corriamo, quando accusiamo solo la casta politica e
non anche le mille altre caste che usano il denaro
pubblico a fini privati ed hanno solo l’interesse
dello status quo.
Chi ci tiene all’oscuro lo fa anche con la nostra
complicità, finché tutti continuiamo ad accettare di
essere consumatori ciechi anziché cittadini vedenti.
Attualmente sono Sovrani i poteri non eletti,
come gli speculatori di borsa o le agenzie di rating
che stravolgono le nostre vite e sono i nuovi
"Tribunali delle democrazie". O sono poteri che
potrebbero rappresentarci, l’UE, la BCE, ma che non
hanno vera autorità perché i vecchi Stati-Nazione
gliela negano.
Il trono democratico nazionale è vuoto, e ancora non
esiste il trono europeo.
E’ come se vivessimo l’angoscioso presente
all’interno di un quadro di Magritte: sul dipinto
vediamo disegnata la sovranità democratica e
l’Europa. Ma, sotto, la didascalia dice, come sotto
la pipa disegnata dal pittore:”Questo non è un
sovrano. Questa non è l’Europa”.
L’opera d’arte pertanto ci trasmette la percezione
di forze fosche, angoscianti e gelatinose, che si
fanno scudo della sovranità regale dipinta.
Da una parte la forza finanziaria ed economica.
Dall’altra le ribellioni che esplodono ai margini e
al centro delle città più grandi.
La popolazione, all’oscuro da anni, ingannata da
sogni di crescita e dall’immaginazione di un
presente ed un futuro sereni, manipolata dai potenti
messaggi televisivi attraverso tecniche di vere e
proprie strategie di vendita camuffate da idee
geniali di statisti del fare, molto sicuri e
vincenti, illusa dai consumi a debito con
finanziamenti spacciati per “gratuiti”, raggirata da
promesse di lavoro correttamente remunerato, ora
imbestialisce pur di farsi vedere, sentire, temere.
La potenziale bomba sociale che sta per esplodere è
costituita da queste due forze (speculatori e
agenzie di rating; ribelli delle periferie urbane
abbandonate) le quali hanno gli stessi istinti,
quelli del branco che s’avventa.
Tra le due violenze disordinate, avide da una parte
e fameliche dall’altra, non vedo alcun mediatore
credibile ma, appunto, l’immagine tradita di
Magritte.
Il luogo della politica è deserto, improvvisamente
eclissato e silenzioso, al capolinea.
I disordini europei e quelli italiani, quando li
vediamo in tv potremmo commentarli con le stesse
parole del crack finanziario. Stesso linguaggio,
stesso stile di distruzione, annichilimento,
umiliazione, guerra.
Stessa tendenza all’illegalità insomma, anche se gli
Stati combattono l’uno e non l’altra.
Le agenzie di rating agiscono in maniera torbida,
senza alcun controllo né sanzioni, sostenendo spesso
banche e imprese americane fallite o crollate in
borsa di lì a poco.
E’ necessario che nessuno dimentichi che la crisi è
cominciata con un loro reato: furono loro a
giudicare con ottimi voti (la famosa “tripla A”)
titoli tossici che contenevano titoli cartolarizzati
non esigibili.
Tali agenzie, da quando non sono più pagate dai
risparmiatori-investitori, ma dagli Stati, dalle
imprese, dalle banche che emettono titoli di debito,
hanno prevedibilmente favorito chi le finanziava. E
quando giudicano i debiti sovrani, la ricetta del
risanamento è sempre la stessa e in linea con gli
interessi delle banche creditrici: distruggere il
contratto sociale e privatizzare i servizi pubblici
a prezzi stracciati.
Il conflitto d’interesse è palese se
sistematicamente le agenzie di rating promuovono
compagnie e banche da cui sono finanziate.
Alle consultazioni elettorali, ai mercati mondiali e
alle sommosse urbane la politica continua a
rispondere decapitandosi. Togliendo sussidi alle
famiglie disastrate, censurando internet, chiedendo
ai giudici pene non commisurate ai reati, vivendo di
privilegi assurdi e dandosi da fare per non
perderli.
Neanche per un attimo, la politica, è sfiorata dal
dubbio che i giovani delle sommosse, e delle gravi
rivolte che avverranno, siano figli dei suoi errori,
della sua latitanza, delle sue bugie e della sua
scarsa lungimiranza.
La corruzione non fa più notizia, ma il debito
pubblico, che ingiustamente dobbiamo caricarci tutti
sulle spalle (tasse, benzina, pensioni ....), è
cresciuto enormemente per alimentare proprio la
corruzione e finanziare la criminalità organizzata
nell’aggiudicarsi il 90 % degli appalti di grandi
opere pubbliche. Di conseguenza assistiamo sempre
più spesso ad investimenti diretti quali grandi
opere pubbliche, infrastrutture nei settori
strategici, che alla fine costano cento volte più
del dovuto.
Si tende sempre a descrivere la modalità dei tumulti
ma non la loro radice.
Dire che le rivolte sono nichiliste è una
tautologia: è come dire che la politica muore perché
è morta. Andare alle radici, invece, significa, per
la politica, ripensare le proprie responsabilità,
senza scuse.
In Italia significa appunto fare i conti con la
corruzione, la criminalità organizzata e collusa con
i poteri forti, la cultura dell’illegalità, del non
riconoscimento del merito e del bene pubblico
depredato: siamo in piena crisi, ma non ne siamo
ancora capaci.
Il solo contratto sociale considerato sacrosanto, di
questi tempi, è quello con il mondo dei criminali
invisibili, quelli ben vestiti che colpiscono la
collettività più duramente delle mafie.
Per prima cosa, la più eclatante, non si vogliono
colpire gli evasori fiscali, ma anzi, nel 2009, è
stato loro permesso di far rientrare il denaro
rubato a costi irrisori, inimmaginabili in altri
Paesi occidentali, oltre i periodici condoni e poco
incisivi controlli attraverso i quali sarebbe
impossibile evadere o eludere.
E il contratto con il contribuente onesto, con il
giovane in cerca di lavoro, con l’elettore cui fu
promessa una rivoluzione del merito?
Allora non credo ci sia tanto da stupirsi per i
tumulti, le devastazioni e le bombe dentro le buste
di Equitalia e banche.
Anzi, c’è da stupirsi che durino solo pochi giorni.
Ultimamente appunto ha fatto notizia il rinvio a
giudizio di quattro persone: il direttore di
Equitalia e dei suoi funzionari che si sono occupati
della riscossione dei tributi di un pover’uomo,
ammalato di Alzheimer, che per una multa da 63 euro,
con una procedura di esecuzione immobiliare,
gravemente viziata, andata avanti come un bulldozer,
ha perso la casa.
Purtroppo, non è un caso isolato, ce ne sono a
migliaia, soprattutto negli ultimi anni, senza
contare i numerosi piccoli imprenditori che, facendo
da elastico tra i ritardati pagamenti dei clienti ed
il calcolo cinico delle banche, oltre le case, hanno
perso anche le loro sane aziende, ipotecate per
ottenere prestiti finalizzati a pagare, in tempi di
crisi, fornitori e operai, in attesa di riscuotere i
crediti.
I politici intanto, frenetici, corrono pazzamente
qua e là per conquistare consensi e voti con false
promesse, scortati e con mezzi molto costosi, senza
che nulla cambi.
Oggi è la giornata dei Diritti Umani per ricordare
la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo
proclamata il 10 dicembre 1948 dall’Assemblea
generale delle nazioni unite.
Per la prima volta veniva scritto che esistono
diritti di cui ogni essere umano deve poter godere
per la sola ragione di essere venuto al mondo.
Ma, dopo 63 anni, questo traguardo della dignità
delle persone mi sembra ancora molto lontano.
Personalmente confido molto nell’informazione vera e
nel web oltre che nelle coscienze e nella
lungimiranza di chi può decidere una partita da
giocare con regole certe.
Intanto ricordiamo e riflettiamo sull’articolo 28
della citata Dichiarazione:“Ogni individuo ha
diritto ad un ordine sociale e internazionale nel
quale i diritti e le libertà enunciati in questa
Dichiarazione possano essere pienamente realizzati”. |