CRIMINOLOGIA.IT RIVISTA INTERNET DI TEORIA E SCIENZE CRIMINALI

 

La crisi non era “psicologica” ma Equitalia è crudelmente esistente
IL LUOGO DELLA POLITICA E’ DESERTO
Finché le agenzie di rating saranno pagate dalle banche le sommosse aumenteranno
di Dr. Marco Capparella
(Capitano Arma dei Carabinieri)

 






Un popolo disinformato non sa vivere né decidere. La crisi è stata a lungo minimizzata, sdrammatizzata, facendo evaporare negli italiani la capacità di guardarla in faccia con coraggio, intelligenza e saggezza.
Fino all’altro ieri, gran parte della popolazione riteneva, e qualcuno lo ritiene tutt’ora, che la crisi fosse psicologica perché tutti abbiamo i telefonini, i ristoranti sono pieni e per strada c’é traffico.
Questa è la conseguenza del potere fine a se stesso: non importa ciò che fai, con il potere, importa solo possederlo.
Attaccarsi al potere in questo modo, disinformando, promettendo l’impossibile e manipolando le menti con strumenti arcinoti quanto efficacemente devastanti, è la via più sicura per perderlo (come è accaduto), perdere la democrazia e tutto il resto.
La cosa più urgente da fare è divulgare i fatti veri, la realtà, alla larga da ogni interesse demagogico: sapere, ci farebbe vedere i pericoli che corriamo, quando accusiamo solo la casta politica e non anche le mille altre caste che usano il denaro pubblico a fini privati ed hanno solo l’interesse dello status quo.
Chi ci tiene all’oscuro lo fa anche con la nostra complicità, finché tutti continuiamo ad accettare di essere consumatori ciechi anziché cittadini vedenti.
Attualmente sono Sovrani i poteri non eletti, come gli speculatori di borsa o le agenzie di rating che stravolgono le nostre vite e sono i nuovi "Tribunali delle democrazie". O sono poteri che potrebbero rappresentarci, l’UE, la BCE, ma che non hanno vera autorità perché i vecchi Stati-Nazione gliela negano.
Il trono democratico nazionale è vuoto, e ancora non esiste il trono europeo.

E’ come se vivessimo l’angoscioso presente all’interno di un quadro di Magritte: sul dipinto vediamo disegnata la sovranità democratica e l’Europa. Ma, sotto, la didascalia dice, come sotto la pipa disegnata dal pittore:”Questo non è un sovrano. Questa non è l’Europa”.
L’opera d’arte pertanto ci trasmette la percezione di forze fosche, angoscianti e gelatinose, che si fanno scudo della sovranità regale dipinta.
Da una parte la forza finanziaria ed economica. Dall’altra le ribellioni che esplodono ai margini e al centro delle città più grandi.
La popolazione, all’oscuro da anni, ingannata da sogni di crescita e dall’immaginazione di un presente ed un futuro sereni, manipolata dai potenti messaggi televisivi attraverso tecniche di vere e proprie strategie di vendita camuffate da idee geniali di statisti del fare, molto sicuri e vincenti, illusa dai consumi a debito con finanziamenti spacciati per “gratuiti”, raggirata da promesse di lavoro correttamente remunerato, ora imbestialisce pur di farsi vedere, sentire, temere.
La potenziale bomba sociale che sta per esplodere è costituita da queste due forze (speculatori e agenzie di rating; ribelli delle periferie urbane abbandonate) le quali hanno gli stessi istinti, quelli del branco che s’avventa.
Tra le due violenze disordinate, avide da una parte e fameliche dall’altra, non vedo alcun mediatore credibile ma, appunto, l’immagine tradita di Magritte.
Il luogo della politica è deserto, improvvisamente eclissato e silenzioso, al capolinea.
I disordini europei e quelli italiani, quando li vediamo in tv potremmo commentarli con le stesse parole del crack finanziario. Stesso linguaggio, stesso stile di distruzione, annichilimento, umiliazione, guerra.
Stessa tendenza all’illegalità insomma, anche se gli Stati combattono l’uno e non l’altra.
Le agenzie di rating agiscono in maniera torbida, senza alcun controllo né sanzioni, sostenendo spesso banche e imprese americane fallite o crollate in borsa di lì a poco.
E’ necessario che nessuno dimentichi che la crisi è cominciata con un loro reato: furono loro a giudicare con ottimi voti (la famosa “tripla A”) titoli tossici che contenevano titoli cartolarizzati non esigibili.
Tali agenzie, da quando non sono più pagate dai risparmiatori-investitori, ma dagli Stati, dalle imprese, dalle banche che emettono titoli di debito, hanno prevedibilmente favorito chi le finanziava. E quando giudicano i debiti sovrani, la ricetta del risanamento è sempre la stessa e in linea con gli interessi delle banche creditrici: distruggere il contratto sociale e privatizzare i servizi pubblici a prezzi stracciati.
Il conflitto d’interesse è palese se sistematicamente le agenzie di rating promuovono compagnie e banche da cui sono finanziate.
Alle consultazioni elettorali, ai mercati mondiali e alle sommosse urbane la politica continua a rispondere decapitandosi. Togliendo sussidi alle famiglie disastrate, censurando internet, chiedendo ai giudici pene non commisurate ai reati, vivendo di privilegi assurdi e dandosi da fare per non perderli.
Neanche per un attimo, la politica, è sfiorata dal dubbio che i giovani delle sommosse, e delle gravi rivolte che avverranno, siano figli dei suoi errori, della sua latitanza, delle sue bugie e della sua scarsa lungimiranza.
La corruzione non fa più notizia, ma il debito pubblico, che ingiustamente dobbiamo caricarci tutti sulle spalle (tasse, benzina, pensioni ....), è cresciuto enormemente per alimentare proprio la corruzione e finanziare la criminalità organizzata nell’aggiudicarsi il 90 % degli appalti di grandi opere pubbliche. Di conseguenza assistiamo sempre più spesso ad investimenti diretti quali grandi opere pubbliche, infrastrutture nei settori strategici, che alla fine costano cento volte più del dovuto.
Si tende sempre a descrivere la modalità dei tumulti ma non la loro radice.
Dire che le rivolte sono nichiliste è una tautologia: è come dire che la politica muore perché è morta. Andare alle radici, invece, significa, per la politica, ripensare le proprie responsabilità, senza scuse.
In Italia significa appunto fare i conti con la corruzione, la criminalità organizzata e collusa con i poteri forti, la cultura dell’illegalità, del non riconoscimento del merito e del bene pubblico depredato: siamo in piena crisi, ma non ne siamo ancora capaci.
Il solo contratto sociale considerato sacrosanto, di questi tempi, è quello con il mondo dei criminali invisibili, quelli ben vestiti che colpiscono la collettività più duramente delle mafie.
Per prima cosa, la più eclatante, non si vogliono colpire gli evasori fiscali, ma anzi, nel 2009, è stato loro permesso di far rientrare il denaro rubato a costi irrisori, inimmaginabili in altri Paesi occidentali, oltre i periodici condoni e poco incisivi controlli attraverso i quali sarebbe impossibile evadere o eludere.
E il contratto con il contribuente onesto, con il giovane in cerca di lavoro, con l’elettore cui fu promessa una rivoluzione del merito?
Allora non credo ci sia tanto da stupirsi per i tumulti, le devastazioni e le bombe dentro le buste di Equitalia e banche.
Anzi, c’è da stupirsi che durino solo pochi giorni.
Ultimamente appunto ha fatto notizia il rinvio a giudizio di quattro persone: il direttore di Equitalia e dei suoi funzionari che si sono occupati della riscossione dei tributi di un pover’uomo, ammalato di Alzheimer, che per una multa da 63 euro, con una procedura di esecuzione immobiliare, gravemente viziata, andata avanti come un bulldozer, ha perso la casa.

Purtroppo, non è un caso isolato, ce ne sono a migliaia, soprattutto negli ultimi anni, senza contare i numerosi piccoli imprenditori che, facendo da elastico tra i ritardati pagamenti dei clienti ed il calcolo cinico delle banche, oltre le case, hanno perso anche le loro sane aziende, ipotecate per ottenere prestiti finalizzati a pagare, in tempi di crisi, fornitori e operai, in attesa di riscuotere i crediti.
I politici intanto, frenetici, corrono pazzamente qua e là per conquistare consensi e voti con false promesse, scortati e con mezzi molto costosi, senza che nulla cambi.
Oggi è la giornata dei Diritti Umani per ricordare la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo proclamata il 10 dicembre 1948 dall’Assemblea generale delle nazioni unite.
Per la prima volta veniva scritto che esistono diritti di cui ogni essere umano deve poter godere per la sola ragione di essere venuto al mondo.
Ma, dopo 63 anni, questo traguardo della dignità delle persone mi sembra ancora molto lontano. Personalmente confido molto nell’informazione vera e nel web oltre che nelle coscienze e nella lungimiranza di chi può decidere una partita da giocare con regole certe.
Intanto ricordiamo e riflettiamo sull’articolo 28 della citata Dichiarazione:“Ogni individuo ha diritto ad un ordine sociale e internazionale nel quale i diritti e le libertà enunciati in questa Dichiarazione possano essere pienamente realizzati”.

 
Condividi su Facebook

© Criminologia.it 10.12.2011