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Il Dio denaro è forte proprio perché non
tutti ce l’hanno!
Sembrerebbe un paradosso, ma la gente
aprirebbe più facilmente gli occhi se non fosse succube del denaro.
Più manca e più la gente fa di tutto per
averne.
Da una parte il denaro non manca per il
superfluo e l’inutile, il lusso impazzito, barche sempre più costose,
Suv, escort d’elite, droga, la bella vita o altri surrogati per
combattere la triste noia. Dall’altra manca per avere una vita
dignitosa.
La gente per mille euro al mese
svolge qualsiasi lavoro a qualsiasi condizione, se è fortunato a
trovarlo. E’ la cifra necessaria appena a
pagare l’affitto di un piccolo appartamento in periferia di una grande
città dove ci si sposta perché ci sono più occasioni di trovare lavoro o
che permette di comprarselo nell’arco di 3 o 4 vite da lavoratori e
risparmiatori.
La
nostra politica deve fare in modo che sia sano solo il lavoro che fa
produrre cose utili e che queste non distruggano in maniera
irreversibile il pianeta.
Per assurdo, se tutti
avessero molti soldi, saremmo pieni di gente che rinuncia
consapevolmente al superfluo per un mondo migliore, che non spreca.
Diversamente, un povero disgraziato con famiglia e senza lavoro, diventa
criminale.
I voti di scambio pescano tra la gente che
ha bisogno di un “posto” di lavoro e questo lavoro fa girare
soldi.
Do ut des:
il potere politico e il potere economico non possono che vivere in
simbiosi mutualistica, a meno che non vogliano rovinarsi a vicenda.
E’ pertanto inevitabile che, tra chi rappresenta i due
poteri, si stabilisca un clima di
“reciproca cortesia”
dalla quale deriva tutto il resto!
La
società è diventata interesse, adulazione, ingiustizia, tradimento,
intrigo, doppio gioco.
Ovunque ormai governa una combriccola pronta ad ogni tipo
di collusione, ed ogni suo componente si sottomette al peggio con
compiacenza.
Per assurdo, se tutti avessero molti soldi,
saremmo pieni di gente che rinuncia consapevolmente al superfluo per un
mondo migliore, che non spreca. Diversamente, un povero disgraziato con
famiglia e senza lavoro, diventa criminale.
I voti di scambio pescano tra la gente che
ha bisogno di un “posto” di lavoro e questo lavoro fa girare
soldi.
Do ut des:
il potere politico e il potere economico non possono che vivere in
simbiosi mutualistica, a meno che non vogliano rovinarsi a vicenda.
E’ pertanto inevitabile che, tra chi rappresenta i due
poteri, si stabilisca un clima di
“reciproca cortesia”
dalla quale deriva tutto il resto!
La società è diventata interesse, adulazione, ingiustizia, tradimento,
intrigo, doppio gioco.
Ovunque ormai governa una combriccola pronta ad ogni tipo
di collusione, ed ogni suo componente si sottomette al peggio con
compiacenza.
C’è
chi riesce a fare molta strada facendo affari sporchi,
con mille trucchi infami, digrignando i denti e con sorrisi falsi, fino
a sguazzare nel lusso, come il maiale nel suo porcile, come ”La
fattoria degli animali” di George Orwell ripresa dai mitici
Radiohead nel testo della canzone “2+2=5”.
Queste sono offese all’umanità ed al merito non senza conseguenze
vergognose.
Sembra come se tutti sappiano chi sono i disonesti, da tenere alla
larga, ma, basta un sorriso, qualche promessa populistica anche se molto
difficile da mantenere, fatta con voce mielata, e tutti s’inchinano
pronti a far loro occupare la prima poltrona disponibile.
La
purezza d’animo, l’integrità morale diventa quasi comica, sconcertante.
Si
rimane spesso sorpresi dalle parole che esprimono i governanti, dalle
loro asserzioni gratuite per mezzo delle quali si accattivano le
simpatie di tutte le lobby. Autorità appartenenti ad una sottocultura
per di più male assimilata. Gli adulatori sono le cause di tante
sfortune. Per raggiungere la felicità, ci si butta in politica, senza
essere a capo di nulla per non avere responsabilità, ci si abitua a
servire con tattica e abilità per scansare i conflitti, ci si mette
continuamente in gioco tra un esonero e l’altro sempre pronti a prendere
all’amo premi e ricompense.
Le
rispettive verità spesso non coincidono ma le passioni si fingono.
In
questa maniera tutto si opacizza sempre di più e non c’è più
trasparenza.
Su
tutto prevale il mero interesse, la frode, la politica negativa, e il
diritto viene continuamente infranto.
Vorrei che gli uomini fossero diversi da quelli che descrive F.
Pessoa nella seguente poesia:
“Nella vita odierna il mondo appartiene agli stolti agli indifferenti
agli arrivisti. Oggi il diritto di vivere e di trionfare si ottiene
praticamente con gli stessi requisiti con cui si ottiene il ricovero in
manicomio”.
La
crisi ed i bassi salari hanno fermato tutta l’economia. Le persone che
hanno difficoltà con la spesa alimentare, scuola e università, cure
sanitarie, svaghi, tempo libero eccetera versa in uno stato di bisogno
che, coniugato con l’assenza di prospettive e di immaginazione del
futuro, conduce inevitabilmente a criminalità e delinquenza, a violenza
verso l’esterno o verso se stessi.
“Il peggior analfabeta è
l’analfabeta politico. Egli non sente, non parla, né s’interessa degli
avvenimenti politici. Egli non sa che il costo della vita, il prezzo dei
fagioli, del pesce, della farina, dell’affitto, delle scarpe e delle
medicine, dipendono dalle decisioni politiche. L’analfabeta politico è
talmente somaro che si inorgoglisce e si gonfia il petto nel dire che
odia la politica. Non sa, l’imbecille, che dalla sua ignoranza politica
nasce la prostituta, il minore abbandonato, il rapinatore e il peggiore
di tutti i banditi, che è il politico disonesto, il mafioso, il
corrotto, il lacchè delle imprese nazionali e multinazionali”.
Bertolt Brecht
C’è
urgente bisogno di una nuova difesa sociale,
iniziando con l’eliminare il più possibile l’uso del denaro contante per
controllarne i flussi, con il pubblicare tutti i redditi in rete, con il
reprimere seriamente l’evasione fiscale, con l’educare alla legalità, ai
valori, al rispetto del pubblico, col premiare il merito e l’impegno,
altrimenti si rischia di vivere in una società di “furbi” sempre
più caratterizzata da enormi arricchimenti criminali (che impoveriscono
lo Stato e lo rendono vulnerabile riuscendo a distorcerne le stesse
Istituzioni), una società contraddistinta da vuoto interiore, esempi
diseducativi e tanti altri punti di non ritorno, insomma “riciclata”
anch’essa come prodotto da mostrare, dalla confezione apparentemente
integra ma dal contenuto nocivo, con l’organizzazione criminale che
fornisce i modelli presi ad esempio da chi deve ancora formarsi un
carattere.
Tutto
ciò si rispecchia nelle parole di Tyler, il quale nel romanzo
Fight Club
di Chuck Palaniuk dice:
”Porca puttana, un’intera generazione che pompa benzina, serve ai tavoli
o schiavi con i colletti bianchi. La pubblicità ci fa inseguire le
macchine e i vestiti. Fare lavori che odiamo per comprare cazzate che
non ci servono ….. Siamo
cresciuti con la televisione che ci ha convinto che un giorno saremmo
diventati miliardari, miti del cinema, rock stars. Ma non è così. E
lentamente lo stiamo imparando. E ne abbiamo veramente le palle piene”.
Questo ce lo anticipa già Platone nel “Mito della caverna e le
ombre percepite” spiegandoci che la conoscenza delle idee avviene
nel mondo intellegibile delle forme conosciute dalla ragione e non dalla
percezione che attiene ai sensi, perché avere la percezione di qualcosa
non è conoscenza.
Oggi,
capita spesso che la caverna sono la televisione e i media, i quali
rappresentano una falsa conoscenza della rappresentazione della realtà
che i cittadini hanno, scambiando la ricchezza di alcuni soggetti con la
ricchezza di tutti, i vizi e i difetti di uno con i vizi e i difetti di
tutti.
La
ragione viene man mano abbandonata, sostituita dalle idee che
suggeriscono percezioni suggestive e stereotipate.
Così, la maggior parte delle persone “corre” per
andare avanti senza guardarsi alle spalle. La vita sfugge di mano per
dare la precedenza alla logica del profitto e all’inseguimento dei
requisiti dello status
sociale.
Per pigrizia ci si affida alle rappresentazioni della realtà diffuse dai
mass-media per attribuire "senso" alla nostra realtà. Chissà, forse
basterebbe solamente ridurre la velocità per avere il tempo di
riflettere di più, di sviluppare il pensiero autonomo e dare un senso
più “reale” e coerente alla nostra condizione di essere umano
libero.
Per
Einstein: “Le
gravi catastrofi naturali reclamano un cambio di mentalità
che obbliga ad abbandonare la logica del puro consumismo e a promuovere
il rispetto della creazione”.
Le
gravi crisi che stiamo affrontando hanno scosso equilibri economici e
sociali e mostrato tutti i limiti dei vecchi strumenti. In una
fase come questa è improrogabile la necessità di rivedere la gerarchia
dei valori di vita e di lavoro.
La crisi porta dunque alla ribalta di nuovi protagonisti, nuovi scenari,
nuovi riferimenti, anche ideali. L’individuo incomincia di nuovo a
progettare, a intendere la propria presenza come parte di un obiettivo
corale maggiore, e anche il suo consumo diviene creativo, consapevole ed
evoluto: contraddistinto da una dimensione etica e da una estetica, si
orienta verso modelli compatibili con le proprie attuali possibilità,
verso servizi primari, ancor prima che oggetti o beni.
Insomma, ritengo che quando sarà passata la tempesta il cielo non sarà
più lo stesso.
Tutti i giorni assistiamo a timidi tentativi
di riforme economiche, delle pensioni, della sanità ma nessuno propone
di lavorare sulla risorsa più preziosa: l'essere umano.
Dobbiamo migliorare le metodologie di
istruzione e non solo i contenuti, integrando la teoria con la pratica e
lo sport, stimolando le capacità individuali, motivandole, facendo
crescere i nostri giovani con lo studio e l’esperienza insieme.
L’obiettivo è far emergere i talenti delle persone, trasformandone i
limiti in preziose risorse creative e produttive.
Dal
punto di vista politico, poco prima della Rivoluzione Francese,
all'affermazione, “Maestà, il popolo ha fame”, veniva fornita la
soluzione “aumentate lo stipendio agli
Ufficiali!”
Oggi
la risposta sembra essere “aumentate lo stipendio alla nuova
aristocrazia politica e alle caste”.
Ma
questa non può certamente essere la soluzione, anche perché con la
comunicazione e l’informazione in tempo reale (Vds. Nord Africa) ci si
rende facilmente conto che sembra non esserci più abbastanza “acqua”
da travasare, a fronte di immensi e quasi inquantificabili patrimoni in
bella vista all’estero o semplicemente nei porti turistici.
Ancora Bertold Brecht:
“Ci sono molti modi di uccidere una persona. Gli si può
infilare un coltello nella pancia, togliergli il pane, non guarirlo da
una malattia, ficcarlo in una casa inabitabile, massacrarlo di lavoro,
spingerlo al suicidio, farlo andare in guerra, ecc. Solo pochi di questi
modi sono proibiti nel nostro Stato”.
Da
rifletterci bene!
“Per
noi guerrieri non siamo quello che voi intendete. Il guerriero non è chi
combatte, perché nessuno ha il diritto di prendersi la vita di un altro.
Il guerriero per noi è chi sacrifica sé stesso per il bene degli altri.
E’ suo compito occuparsi degli anziani, degli indifesi, di chi non può
provvedere a sé stesso e soprattutto dei bambini, il futuro
dell’umanità.”
Toro Seduto
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