CRIMINOLOGIA.IT, RIVISTA INTERNET DI TEORIA E SCIENZE CRIMINALI

 

La politica è diventata una branca della criminologia
La politica la spiega il criminologo, non più il politologo

di Dott. Marco Capparella
 













 

Stiamo vivendo un particolare momento storico in cui non è più il politologo a spiegarci la politica, ma occorre il criminologo.
E' il criminologo che deve occuparsene, studiare la genesi di alcune anomalie per formulare una criminoprognosi prevedendo i risvolti più sommersi, attraverso l’analisi delle sue specifiche dinamiche e diagnosticando nuovi particolari fenomeni man mano che questi si manifestano o tentando di evitare quelli più negativi suggerendo relativi correttivi.
Oggi tutti i Paesi sono in crisi o, peggio ancora, in guerra, alla fine per motivi economici se non addirittura per sopravvivenza.
E’ la politica che si sovrappone all’
economia

Non esiste una senza l’altra e sono costantemente interdipendenti fino a diventare un beneficio reciproco.

La politica è una delle industrie più importanti di un Paese con decine di miliardi di giro d’affari annuo perché i soldi ormai servono per fare politica ed i politici servono per sviluppare l’economia, come ben sanno i piccoli e medi imprenditori che chiudono per fallimento e le grandi multinazionali, i banchieri e i costruttori che continuano ad arricchirsi sempre di più.

Il grosso problema è che così, questo tipo di industria ed economia “individuale”, a fronte di costi altissimi, non produce nulla di concreto né idee creative che rendano migliore la vita della collettività nel rispetto dell’ambiente.

Diceva Ronald Reagan: “La politica è stata definita la seconda più antica professione del mondo. Certe volte trovo che assomigli molto alla prima”.

Possiamo ancora permetterci il politico-economico?

Il politico-economico può aspirare a qualsiasi cosa, a qualsiasi punto di arrivo sociale interdipendente col fatturato crescente. Se nessuno di noi conosce né ha mai sentito parlare di politici poveri, è perché la politica stessa è un affare.

I “comitati d’affari”, chiamati partiti, per avere successo hanno bisogno di sedi pagate con soldi pubblici, di mass media finanziati pubblicamente, di funzionari e coordinatori pagati con soldi pubblici, di impiegati ai loro ordini in Parlamento, nelle Regioni, nelle Province, nei Comuni, nelle Comunità pubbliche, nelle Authority e, l’elenco sarebbe lunghissimo, pagati dalla collettività.

Le elezioni sono un grande investimento.

Chi può permettersi una buona campagna elettorale vince, gli altri, nonostante cultura, impegno, professionalità, idee geniali, onestà e merito rimarranno sconosciuti per sempre.

Pertanto, la differenza tra politica ed economia diventa sempre più sottile.

Gli Stati, anziché essere basati sul lavoro, sono basati sul capitale. Chi lo gestisce si fa Stato.

La politica è carriera, chi riesce ad entrarci non ne esce più, diventa automaticamente indispensabile alla collettività, nazionale e internazionale, o, comunque, ottiene un posto di grande rilevanza mediatica con un ottimo stipendio sicuro e molto potere da gestire per ottenere, in cambio, i voti dagli elettori che hanno ottenuto favori ed avanzare nuovamente di carriera (politica) in un giro a tutto tondo.

Ne deriva che i rapporti umani stanno passando sempre più in secondo piano rispetto al volgarissimo business del consumismo.

La cosa più importante è il profitto che si ricava da tutto ciò che viene fatto, soprattutto se è inutile. Ma tale contesto crea precari e lavoratori mal pagati che, pur lavorando, pian piano non riescono più ad avere un tetto dignitoso sulla testa o a soddisfare i bisogni primari.

Accettare questa nuova forma di oppressione imposta da chi tira i fili e ne beneficia non significa salvare i Paesi dal default ma solo accelerarne la morte sia sociale che economica e di conseguenza anche fisica.

Tale situazione, dal punto di vista criminologico, genera odio verso il prossimo e verso noi stessi, poiché ci rendiamo conto di essere individui ormai incapaci di pensare e prendere iniziative, senza più alcun valore se non quello di fare la parte di pedine sacrificabili a beneficio di pochi auto-eletti.
Proprio come quei quattro poveri capponi di Renzo, portati all’Azzeccagarbugli, con il fine di ottenere da lui consiglio legale su come convolare a giuste nozze con Lucia. I capponi vengono legati in fretta e furia per le zampe da Agnese e, a testa in giù e con tanti scossoni, vengono portati attraverso i campi fino allo studio dell’Azzeccagarbugli. Le povere bestie, così bistrattate, oltre a sopportare un viaggio penoso si beccano tra loro, esattamente come fanno le persone quando non arrivano a capire che la causa del loro male non dipende da loro stessi, bensì dall’esterno.

 

















 

Il Dio denaro è forte proprio perché non tutti ce l’hanno!
 

Sembrerebbe un paradosso, ma la gente aprirebbe più facilmente gli occhi se non fosse succube del denaro.

Più manca e più la gente fa di tutto per averne.

Da una parte il denaro non manca per il superfluo e l’inutile, il lusso impazzito, barche sempre più costose, Suv, escort d’elite, droga, la bella vita o altri surrogati per combattere la triste noia. Dall’altra manca per avere una vita dignitosa.

La gente per mille euro al mese svolge qualsiasi lavoro a qualsiasi condizione, se è fortunato a trovarlo. E’ la cifra necessaria appena a pagare l’affitto di un piccolo appartamento in periferia di una grande città dove ci si sposta perché ci sono più occasioni di trovare lavoro o che permette di comprarselo nell’arco di 3 o 4 vite da lavoratori e risparmiatori.

La nostra politica deve fare in modo che sia sano solo il lavoro che fa produrre cose utili e che queste non distruggano in maniera irreversibile il pianeta.
Per assurdo, se tutti avessero molti soldi, saremmo pieni di gente che rinuncia consapevolmente al superfluo per un mondo migliore, che non spreca. Diversamente, un povero disgraziato con famiglia e senza lavoro, diventa criminale.

I voti di scambio pescano tra la gente che ha bisogno di un “posto” di lavoro e questo lavoro fa girare soldi.

Do ut des: il potere politico e il potere economico non possono che vivere in simbiosi mutualistica, a meno che non vogliano rovinarsi a vicenda.

E’ pertanto inevitabile che, tra chi rappresenta i due poteri, si stabilisca un clima di “reciproca cortesia” dalla quale deriva tutto il resto!
La società è diventata interesse, adulazione, ingiustizia, tradimento, intrigo, doppio gioco.
Ovunque ormai governa una combriccola pronta ad ogni tipo di collusione, ed ogni suo componente si sottomette al peggio con compiacenza.

Per assurdo, se tutti avessero molti soldi, saremmo pieni di gente che rinuncia consapevolmente al superfluo per un mondo migliore, che non spreca. Diversamente, un povero disgraziato con famiglia e senza lavoro, diventa criminale.

I voti di scambio pescano tra la gente che ha bisogno di un “posto” di lavoro e questo lavoro fa girare soldi.

Do ut des: il potere politico e il potere economico non possono che vivere in simbiosi mutualistica, a meno che non vogliano rovinarsi a vicenda.

E’ pertanto inevitabile che, tra chi rappresenta i due poteri, si stabilisca un clima di “reciproca cortesia” dalla quale deriva tutto il resto!

La società è diventata interesse, adulazione, ingiustizia, tradimento, intrigo, doppio gioco.
Ovunque ormai governa una combriccola pronta ad ogni tipo di collusione, ed ogni suo componente si sottomette al peggio con compiacenza.

C’è chi riesce a fare molta strada facendo affari sporchi, con mille trucchi infami, digrignando i denti e con sorrisi falsi, fino a sguazzare nel lusso, come il maiale nel suo porcile, come ‎”La fattoria degli animali” di George Orwell ripresa dai mitici Radiohead nel testo della canzone “2+2=5”.

Queste sono offese all’umanità ed al merito non senza conseguenze vergognose.

Sembra come se tutti sappiano chi sono i disonesti, da tenere alla larga, ma, basta un sorriso, qualche promessa populistica anche se molto difficile da mantenere, fatta con voce mielata, e tutti s’inchinano pronti a far loro occupare la prima poltrona disponibile.

La purezza d’animo, l’integrità morale diventa quasi comica, sconcertante.

Si rimane spesso sorpresi dalle parole che esprimono i governanti, dalle loro asserzioni gratuite per mezzo delle quali si accattivano le simpatie di tutte le lobby. Autorità appartenenti ad una sottocultura per di più male assimilata. Gli adulatori sono le cause di tante sfortune. Per raggiungere la felicità, ci si butta in politica, senza essere a capo di nulla per non avere responsabilità, ci si abitua a servire con tattica e abilità per scansare i conflitti, ci si mette continuamente in gioco tra un esonero e l’altro sempre pronti a prendere all’amo premi e ricompense.

Le rispettive verità spesso non coincidono ma le passioni si fingono.

In questa maniera tutto si opacizza sempre di più e non c’è più trasparenza.

Su tutto prevale il mero interesse, la frode, la politica negativa, e il diritto viene continuamente infranto.

Vorrei che gli uomini fossero diversi da quelli che descrive F. Pessoa nella seguente poesia:

“Nella vita odierna il mondo appartiene agli stolti agli indifferenti agli arrivisti. Oggi il diritto di vivere e di trionfare si ottiene praticamente con gli stessi requisiti con cui si ottiene il ricovero in manicomio”.

La crisi ed i bassi salari hanno fermato tutta l’economia. Le persone che hanno difficoltà con la spesa alimentare, scuola e università, cure sanitarie, svaghi, tempo libero eccetera versa in uno stato di bisogno che, coniugato con l’assenza di prospettive e di immaginazione del futuro, conduce inevitabilmente a criminalità e delinquenza, a violenza verso l’esterno o verso se stessi.
 

“Il peggior analfabeta è l’analfabeta politico. Egli non sente, non parla, né s’interessa degli avvenimenti politici. Egli non sa che il costo della vita, il prezzo dei fagioli, del pesce, della farina, dell’affitto, delle scarpe e delle medicine, dipendono dalle decisioni politiche. L’analfabeta politico è talmente somaro che si inorgoglisce e si gonfia il petto nel dire che odia la politica. Non sa, l’imbecille, che dalla sua ignoranza politica nasce la prostituta, il minore abbandonato, il rapinatore e il peggiore di tutti i banditi, che è il politico disonesto, il mafioso, il corrotto, il lacchè delle imprese nazionali e multinazionali”. Bertolt Brecht
C’è urgente bisogno di una nuova difesa sociale, iniziando con l’eliminare il più possibile l’uso del denaro contante per controllarne i flussi, con il pubblicare tutti i redditi in rete, con il reprimere seriamente l’evasione fiscale, con l’educare alla legalità, ai valori, al rispetto del pubblico, col premiare il merito e l’impegno, altrimenti si rischia di vivere in una società di “furbi” sempre più caratterizzata da enormi arricchimenti criminali (che impoveriscono lo Stato e lo rendono vulnerabile riuscendo a distorcerne le stesse Istituzioni), una società contraddistinta da vuoto interiore, esempi diseducativi e tanti altri punti di non ritorno, insomma “riciclata” anch’essa come prodotto da mostrare, dalla confezione apparentemente integra ma dal contenuto nocivo, con l’organizzazione criminale che fornisce i modelli presi ad esempio da chi deve ancora formarsi un carattere.
 

Tutto ciò si rispecchia nelle parole di Tyler, il quale nel romanzo Fight Club di Chuck Palaniuk dice:

”Porca puttana, un’intera generazione che pompa benzina, serve ai tavoli o schiavi con i colletti bianchi. La pubblicità ci fa inseguire le macchine e i vestiti. Fare lavori che odiamo per comprare cazzate che non ci servono ….. Siamo cresciuti con la televisione che ci ha convinto che un giorno saremmo diventati miliardari, miti del cinema, rock stars. Ma non è così. E lentamente lo stiamo imparando. E ne abbiamo veramente le palle piene”.
 

Questo ce lo anticipa già Platone nel “Mito della caverna e le ombre percepite” spiegandoci che la conoscenza delle idee avviene nel mondo intellegibile delle forme conosciute dalla ragione e non dalla percezione che attiene ai sensi, perché avere la percezione di qualcosa non è conoscenza.

Oggi, capita spesso che la caverna sono la televisione e i media, i quali rappresentano una falsa conoscenza della rappresentazione della realtà che i cittadini hanno, scambiando la ricchezza di alcuni soggetti con la ricchezza di tutti, i vizi e i difetti di uno con i vizi e i difetti di tutti.

La ragione viene man mano abbandonata, sostituita dalle idee che suggeriscono percezioni suggestive e stereotipate.
 

Così, la maggior parte delle persone “corre” per andare avanti senza guardarsi alle spalle. La vita sfugge di mano per dare la precedenza alla logica del profitto e all’inseguimento dei requisiti dello status sociale.
Per pigrizia ci si affida alle rappresentazioni della realtà diffuse dai mass-media per attribuire "senso" alla nostra realtà. Chissà, forse basterebbe solamente ridurre la velocità per avere il tempo di riflettere di più, di sviluppare il pensiero autonomo e dare un senso più “reale” e coerente alla nostra condizione di essere umano libero.

Per Einstein: Le gravi catastrofi naturali reclamano un cambio di mentalità che obbliga ad abbandonare la logica del puro consumismo e a promuovere il rispetto della creazione”.

Le gravi crisi che stiamo affrontando hanno scosso equilibri economici e sociali e mostrato tutti i limiti dei vecchi strumenti. In una fase come questa è improrogabile la necessità di rivedere la gerarchia dei valori di vita e di lavoro.

La crisi porta dunque alla ribalta di nuovi protagonisti, nuovi scenari, nuovi riferimenti, anche ideali. L’individuo incomincia di nuovo a progettare, a intendere la propria presenza come parte di un obiettivo corale maggiore, e anche il suo consumo diviene creativo, consapevole ed evoluto: contraddistinto da una dimensione etica e da una estetica, si orienta verso modelli compatibili con le proprie attuali possibilità, verso servizi primari, ancor prima che oggetti o beni.

Insomma, ritengo che quando sarà passata la tempesta il cielo non sarà più lo stesso.

Tutti i giorni assistiamo a timidi tentativi di riforme economiche, delle pensioni, della sanità ma nessuno propone di lavorare sulla risorsa più preziosa: l'essere umano.

Dobbiamo migliorare le metodologie di istruzione e non solo i contenuti, integrando la teoria con la pratica e lo sport, stimolando le capacità individuali, motivandole, facendo crescere i nostri giovani con lo studio e l’esperienza insieme.

L’obiettivo è far emergere i talenti delle persone, trasformandone i limiti in preziose risorse creative e produttive.

Dal punto di vista politico, poco prima della Rivoluzione Francese, all'affermazione, “Maestà, il popolo ha fame”, veniva fornita la soluzione “aumentate lo stipendio agli Ufficiali!”

Oggi la risposta sembra essere “aumentate lo stipendio alla nuova aristocrazia politica e alle caste”.

Ma questa non può certamente essere la soluzione, anche perché con la comunicazione e l’informazione in tempo reale (Vds. Nord Africa) ci si rende facilmente conto che sembra non esserci più abbastanza “acqua” da travasare, a fronte di immensi e quasi inquantificabili patrimoni in bella vista all’estero o semplicemente nei porti turistici.

Ancora Bertold Brecht: “Ci sono molti modi di uccidere una persona. Gli si può infilare un coltello nella pancia, togliergli il pane, non guarirlo da una malattia, ficcarlo in una casa inabitabile, massacrarlo di lavoro, spingerlo al suicidio, farlo andare in guerra, ecc. Solo pochi di questi modi sono proibiti nel nostro Stato”.

Da rifletterci bene!

“Per noi guerrieri non siamo quello che voi intendete. Il guerriero non è chi combatte, perché nessuno ha il diritto di prendersi la vita di un altro. Il guerriero per noi è chi sacrifica sé stesso per il bene degli altri. E’ suo compito occuparsi degli anziani, degli indifesi, di chi non può provvedere a sé stesso e soprattutto dei bambini, il futuro dell’umanità.” Toro Seduto
 

© Criminologia.it - Pubblicato in rete il 2.4.2011 - Tutti i diritti riservati