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Repressione
narcotraffico: il cap. Capparella con la sua squadra
Si
ritiene comunemente che l’uso e l’abuso delle droghe siano problemi tipici della
società contemporanea e che le droghe vengano usate solo nel tentativo di
risolvere o di eludere le difficoltà. Questa convinzione trova conforto nella
attuale grande diffusione delle sostanze che modificano il funzionamento del
sistema nervoso e modulano o controllano gli stati del cervello e della
personalità: psicofarmaci e droghe.
Ma la problematica è molto più complessa.
Le indagini storiche, etnologiche e geografiche, hanno infatti dimostrato che la
ricerca della manipolazione della coscienza, dell’alterazione degli stati della
personalità e del controllo del comportamento, sono costanti della storia
dell’umanità.
Lo psicotropismo si presenta, con metodologie e percorsi diversi, in tutte le
epoche nonché a tutte le latitudini geografiche e sociali.
Attraverso le droghe l’uomo ha sempre cercato di curare il male, di fuggire gli
affanni, le preoccupazioni, la tristezza, di rompere i vincoli della
quotidianità, di acquisire una percezione mistica e giungere all’esperienza del
sacro.
Ma quali sono le ragioni di un fenomeno così vasto e radicato nella storia
dell’umanità?
Perché l’uomo ricerca con tanto accanimento di agire sugli stati di coscienza e
di modificare artificialmente i processi mentali, nonostante tutti i rischi e i
danni che ciò comporta? Il
paradosso dello psicotropismo forse si risolve se si tiene presente il fatto che
l’uomo è un animale intelligente e dotato di coscienza. Vivendo l’esperienza
della propria coscienza, l’uomo sembra portato a controllare gli stati emotivi e
le sensazioni che percepisce, a riprodurre in maniera artefatta tonalità
piacevoli e a fugare, con ogni strumento valido ad un determinato scopo, le
afflizioni e il dolore.
In quanto essere intelligente, l’uomo, oggi più che mai, intende controllare la
sua coscienza con strumenti artificiali, le droghe, così come controlla, con
utensili da lui messi a punto, i fenomeni naturali e le cose che maggiormente lo
coinvolgono |
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Mi capita spesso di
sentire le seguenti espressioni:
“... Ci sono delle giornate in cui non vuole assolutamente girare.
Allora è necessario bloccarsi, cercando di dare una priorità, per
mettere un po’ di ordine nel proprio caos…; Se ti guardi in giro, il
più delle volte ti accorgi che chi ti circonda è affogato nel suo
egoismo, che l’inferno è intorno a te, che le fondamentali regole di
sopravvivenza sembrano dimenticate, che il rispetto altrui è un
sentimento di altri tempi ….; Ci si aspetta sempre un qualcosa dagli
altri, senza dare nulla in cambio ..; Quando intraprendi
un’avventura con un gruppo di amici ed uno di loro improvvisamente
ti lascia ti senti smarrito…”.
La droga e l’alcol sono diventati uno status symbol, però chi le usa
è un perdente.
Alcuni credono di essere felici, ma non è così. Diventano schiavi di
un’illusione e prima o poi si distruggeranno.
Quando decidi di guardare dentro di te, riesci a sorprenderti nello
scoprire quanto tu sia utile a te stesso e agli altri!
Ecco allora che non esiste più uno smarrimento, un disordine, ma la
lotta contro l’uso delle sostanze stupefacenti, per spezzare quelle
catene che hanno ridotto in schiavitù tantissime persone, e per
evitare a tanti altri ragazzi di essere dominati.
A volte noto una società un po’ intontita, che si stordisce per
impegnare il tempo e comunicare, perché anche se si sta vicini in
piazza, accalcati per un aperitivo, o stretti in discoteca a ballare
per ore, non si riesce a dire niente a nessuno. |
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Bottoni di droga
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Spesso i pensieri e
le parole si affidano, anche attraverso il web, ad un pubblico
anonimo.
Emerge la necessità di raccontarsi su un blog, per affermare
un’identità resa incerta dalla mancanza di prospettive e dalla
privazione di quelle esperienze fondamentali, le quali rappresentano
un patrimonio nella vita di ciascuno, che genitori iperprotettivi o
indolenti cancellano dalla vita dei propri figli.
Insomma, ci sono sempre più soggetti ai quali viene a mancare la
cosiddetta “esperienza del sacrificio” volto ad uno scopo, ovvero
quel tipo di sacrificio che investe le nostre azioni di peso,
significato e calore emotivo, che ci mostra chi siamo e di cosa
siamo capaci.
Tutto si ottiene in fretta e senza sforzo, come cambiando canale col
telecomando e, di conseguenza, tutto perde significato. Le emozioni
si attutiscono. Serve qualcosa di forte per divertirsi e per
sentire.
L’intimità con i coetanei è assente, si esiste soltanto se si
appare, come su You Tube, nel videofonino, su Facebook, nel Grande
Fratello, nell’illusione che la popolarità, non quella guadagnata
sulla fiducia e sulle relazioni, ma quella imposta dalla presenza in
video, sia sufficiente.
I sentimenti più profondi si affidano al web diary, alla chat, alle
linee telefoniche dedicate e a pagamento o allo psicoterapeuta:
anche il sesso non è più il mezzo per raggiungere un’intimità, ma un
passatempo promiscuo fatto con leggerezza, senza una vera vicinanza.
La droga è diventata la causa di tutto e i giornali ne avvallano la
demonizzazione, trovando un facile capro espiatorio, grazie al quale
nessuno dovrà assumersi la responsabilità (Vds. l’omicidio della
studentessa inglese Meredith a Perugia il quale ha messo in luce un
ambiente giovanile fatto di divertimenti proibiti, di ambizioni
sfrenate, di assenza di valori e di sentimenti vuoti). |
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Ma,
responsabilizzare le persone, è un altro passo per renderle
persone mature e consapevoli.
Il concetto di responsabilità è un elemento fondante
dell’individuo che la società contemporanea ha perso, in
politica, negli affari, nella legge.
Il messaggio che arriva ai giovani è che c’è sempre un
“escamotage”, una via di fuga, che in fondo si può fare e dire
tutto e il contrario di tutto, perché rispondere delle proprie
scelte è diventato un gioco cui nessuno più si sottopone. E
allora, perché sorprendersi di tanta falsità?
D’altra parte, gli uomini sono portati a credere soprattutto ciò
che meno capiscono.
Quando si è sicuri di avere ragione, non c’è bisogno di
discutere con quelli che hanno torto, e, mentre la trasgressione
che spesso diventa crimine è una cosa comune, la logica è sempre
più rara.
E’ vero che non si può dire di aver vissuto se prima non si è
provato ciò che è proibito, ma solo se lo si fa consapevolmente,
senza sfuggire alla realtà e alle responsabilità.
E’ necessario guardare le piccole cose, le sfumature, i
dettagli, perché, solo a posteriori, si capirà che erano grandi.
Non si può fuggire in cerca di libertà quando la nostra più
grande prigione è dentro di noi.
Non ci si può isolare, chiudere in se stessi autoalienandosi:
“può darsi che per il mondo tu non sia nessuno, ma per qualcuno
tu sia tutto il mondo”.
Un uomo solo è sempre in cattiva compagnia!
E’ da queste riflessioni che bisogna partire per prevenire il
consumo di droga, ma anche per mettere a punto una specifica
terapia individualizzata per il recupero dei tossicodipendenti.
Drogarsi non è più un fatto elitario ma riguarda sempre più
ampie fasce della popolazione. È un consumo “discreto”, quindi
anche più difficile da monitorare.
Il fatto che diminuisca sempre di più l’età di inizio del
consumo e che il fenomeno è ormai diventato dilagante, coinvolge
in pieno la responsabilità dei genitori oltre che la società.
Una persona che si apprezza, che è soddisfatta di ciò che è e
ciò che fa, che ha una consapevole e sana accettazione di sé,
che si sente amata, non si butta via, non si auto-annienta, non
vuole fuggire dalla realtà.
Qui stiamo parlando delle origini dell’autostima, che nasce con
la sicurezza, con una positiva autoimmagine e con la capacità di
stare al mondo, trasmesseci quando eravamo bambini creativi e
fragili.
I genitori spesso disimparano la lettura creativa del mondo,
necessaria per un tempestivo avviamento delle emozioni, come la
paura e la gioia, utili per padroneggiare esperienze
esistenziali, senza deviare nelle dipendenze autolesive.
Per accogliere i figli occorre non “sapere tutto” ma
comprendere, non negare le esperienze ma accompagnare la
crescita emotiva insegnando a gestire un margine d’insicurezza.
Si devono evitare i dogmi di falsa autostima, come “io so un
sacco di cose”, “io sono questo e quello”; “devi essere così”,
“diventa come io volevo essere”, eccetera. |
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L'omicidio di Meredith a
Perugia ha come sfondo l'uso di droga


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La maggior parte delle
famiglie non è pronta a mettersi alla prova con un adattamento
flessibile, a seconda dei contesti.
Le ansie sono perpetuate da adulti mai indipendenti, che non hanno
lavorato sulla loro personalità. Si finisce per avere bisogno di
rassicurazioni esterne, appartenenze conformistiche, possessi e fughe:
incapaci di valorizzare il proprio potenziale.
Si indossano maschere dietro alle quali non c’è un volto.
Si deve essere equilibrati, sicuri e consci sia delle proprie risorse
sia dei propri limiti, per saper affrontare gli insuccessi. La sicurezza
non è il chiudersi nella torre d’avorio o l’illusione di sapere. E’
proprio con un’accettata insicurezza, in tal contesto intesa come essere
consci dei propri limiti, ma equilibrati per affrontare gli insuccessi,
che non ci si cristallizza nelle certezze che ostacolano il libero
divenire.
Superato questo limite, è necessario creare uno spazio di fiducia, che è
qualcosa in più dell’accettata insicurezza, e quindi, anziché
trasferire, o continuare sul falso binomio sicurezza-insicurezza, è
necessario spostarsi verso una dimensione di apertura che si offre come
creatività, mutazione continua, accettazione di tutto ciò che è e che
diviene: questa è la fiducia nell’Altro e nella realtà, perché è in
questo aprirsi fiduciosi che accade l’amore, inteso come energia
positiva e di comunicazione, in questo lasciarsi andare...... (e che è
anche accettarsi/amarsi, accettare/amare….).
Questa apertura fiduciosa ha un gran ritorno di positività, genera
importanti gratificazioni e valori, facendo venire meno la necessità di
fuggire dalla realtà, dalle afflizioni e dal dolore, che invece viene
combattuto, anche con sacrificio, da persone consapevoli del loro
spessore e fiduciose del loro saper pensare in un giro tutto tondo che
si autoalimenta.
Se invece si procede sempre in discesa o non si procede neanche perché
si sta fermi e non ci si mette in gioco si entra in una spirale negativa
che travolge.
Di conseguenza, il movente misterioso che non si riesce né a trovare né
a comprendere, ma che spesso è causa dei crimini più violenti commessi
dalle persone cosiddette “perbene”, non è altro che l’uso o l’abuso di
sostanze stupefacenti psicostimolanti.
Queste, possono portare a comportamenti psicotici, caratterizzati da
paranoia intensa, allucinazioni visive, uditive ed incontrollabili
attacchi di rabbia che possono a loro volta sfociare in comportamenti
estremamente violenti (non mancano nella cronaca nera attuale, purtroppo
quasi quotidiana, la consumazione di crimini violenti, spesso senza
alcun movente, stigmatizzati e giustificati come atti di bullismo, atti
politici, razziali, sessuali, commessi per noia (vds. sassi cavalcavia,
violenze in famiglia), posti in essere da persone, di entrambi i sessi,
che non versano in uno stato di bisogno.
Tra tutte le molecole abusate dall’umanità la cocaina ha un posto unico
ed è la più pericolosa.
E’ il più potente stimolante del Sistema Nervoso Centrale presente in
natura.
Coltivata da 2.500 anni in Perù, Ecuador, Bolivia, le foglie vengono
macerate ed amalgamate sino a formare una pasta da cui, per
raffinazione, si ottiene una polvere cristallina biancastra che contiene
il cloridrato di cocaina.
La Coca-Cola utilizza ancora oggi il prodotto decocainizzato delle
foglie come aromatizzante.
Amerigo Vespucci fu probabilmente il primo europeo a descrivere la
masticazione di foglie di coca in uso presso le popolazioni del Nuovo
Mondo.
Nel 1860, Albert Niemann riuscì ad isolare una sostanza, cui diede il
nome di “cocaina”. Nel 1880 le foglie di coca entrarono nel Prontuario
Farmaceutico degli Stati Uniti d’America, mentre la cocaina fu approvata
come medicinale nel 1890. Sei anni prima, in Europa, l’allora giovane
neurologo viennese Sigmund Freud aveva applicato i suoi studi sulla
sostanza, che egli raccomandava come toccasana per moltissime malattie,
tra cui la depressione di cui era afflitto e dalla quale diceva curarsi
con basse dosi croniche di cocaina.
Nel medesimo anno, Koller, un oculista amico di Freud, sperimentò la
cocaina come anestetico in diversi interventi chirurgici all’occhio,
creando le basi razionali per l’anestesia locale.
Questo potentissimo stimolante agisce direttamente sul cervello. La
cocaina è stata etichettata come la droga degli anni Ottanta e Novanta
per la sua popolarità in quel periodo. Ad ogni modo non è una droga
“nuova” ma una delle droghe conosciute da più tempo. La cocaina pura è
una sostanza usata da oltre 100 anni.
Ci sono essenzialmente due forme chimiche in cui si presenta: il
cloridrato e la base libera.
Il cloridrato si presenta come una polvere, può essere sciolto in acqua,
iniettato in vena o inalato. La base libera si presenta invece sotto
forma di scaglie o tavolette di varia forma e dimensione e di colore dal
bianco sporco al marrone (Crack). La base libera normalmente viene
fumata mentre la polvere sottile, bianca e cristallina, spesso viene
tagliata dagli spacciatori con sostanze come l’amido di granturco, lo
zucchero a velo, la mannite, il bicarbonato, il talco o anche con altre
droghe e stimolanti come procaina (anestetico locale) o anfetamine.
Crack è il nome in gergo che viene dato ai cristalli di cocaina (base
libera) quando viene trasformata dalla sua forma in polvere in una
sostanza che può essere fumata. Il nome “crack” deriva dal particolare
rumore che questa sostanza produce quando viene fumata producendo una
forte euforia in meno di dieci secondi. Questo effetto euforico
immediato ha originato l’enorme popolarità di questa sostanza nella metà
degli anni ’80. Un’altra ragione della sua popolarità è da ricercare nei
bassi costi di produzione e di acquisto.
Alcuni tossicodipendenti combinano la cocaina con l’eroina ottenendo lo
“Speedball”.
Il consumo di cocaina può variare da occasionale a ripetuto e
compulsivo, con una varietà di sfumature entro questi due estremi. Non
esiste una modalità sicura o priva di rischi di utilizzarla. Tutti gli
usi della cocaina possono portare all’assunzione di quantità tossiche di
sostanza, provocando seri problemi cardiovascolari o cerebrali che
possono causare anche una morte improvvisa.
La cocaina provoca effetti sulle strutture profonde del cervello. Gli
scienziati hanno scoperto alcune aree del cervello che, se stimolate,
producono una sensazione di piacere. Uno dei sistemi neurali che sembra
maggiormente stimolato dall’utilizzo della cocaina si trova in una
regione situata molto in profondità nel cervello, chiamata Area Ventrale
del Tegmento (AVT). Le cellule nervose che partono dall’area ventrale
del cervello si estendono alla regione del cervello conosciuta come
“Nucleus accumbens”, uno dei centri del piacere chiave del cervello.
Attraverso studi effettuati su animali, si è appreso che tutti i tipi di
stimoli che producono piacere, come il cibo, l’acqua, il sesso e molte
droghe da abuso, originano un incremento di attività del “nucleus
accumbens”.
I ricercatori hanno scoperto che lo svolgimento di un’azione che provoca
piacere è accompagnato da un grande aumento della dopamina rilasciata
nel “nucleus accumbens” dai neuroni originati nella AVT. Nel normale
processo di comunicazione, la dopamina è rilasciata da un neurone nella
sinapsi (la connessione fra due neuroni), dove lega con particolari
proteine (chiamate “recettori di dopamina”) del neurone vicino e quindi
invia un segnale a tale neurone. Le droghe riescono ad interferire
proprio con questo processo di comunicazione. Gli scienziati hanno
scoperto, ad esempio, che la cocaina impedisce l’eliminazione della
dopamina dalla sinapsi provocandone un accumulo. Questo origina una
continua stimolazione dei neuroni e produce l’euforia notoriamente
riconosciuta fra gli effetti della cocaina.
L’uso continuo di cocaina crea tolleranza. Perciò saranno necessarie
dosi sempre maggiori ed un uso più frequente della stessa perché il
cervello registri lo stesso livello di piacere sperimentato durante i
primi tempi di utilizzo. |
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Recenti ricerche
hanno evidenziato che, durante il periodo di astinenza dall’uso di
cocaina, il ricordo dell’euforia associata all’uso di tale droga, o
anche il semplice contatto con situazioni e indicazioni che hanno
delle relazioni con la cocaina, può causare il desiderio
incontrollabile di assumere nuovamente la droga, anche dopo lunghi
periodi di astinenza.
Gli effetti della cocaina si manifestano quasi subito dopo una
singola dose e possono scomparire dopo pochi minuti oppure dopo ore.
Presa in piccole quantità (fino a 100 milligrammi), la cocaina fa
solitamente sentire chi la usa euforico, energico, disposto alla
conversazione e mentalmente attento alle sensazioni visive, uditive
e tattili. La cocaina può anche diminuire temporaneamente il bisogno
di mangiare e dormire. Molti consumatori affermano che la droga gli
consente di effettuare sforzi fisici ed intellettuali più
rapidamente.
La durata degli immediati effetti euforici della cocaina deriva dal
modo in cui è stata utilizzata. Quanto più veloce è l’assorbimento
della droga, tanto più intenso sarà il suo effetto e più breve la
sua durata.
Gli effetti fisiologici a breve termine prodotti dalla cocaina
comprendono: contrazione dei vasi sanguigni, dilatazione delle
pupille, aumento della temperatura corporea, del ritmo cardiaco e
della pressione sanguigna. Grandi quantità (diverse centinaia di
milligrammi o più) intensificano gli effetti sul consumatore ma
possono portare a comportamenti strani, insensati e violenti. Questi
consumatori possono provare tremori, vertigini, spasmi muscolari,
paranoia e, dopo ripetute assunzioni, una reazione tossica. Alcuni
consumatori di cocaina riferiscono sensazioni di agitazione,
irritabilità ed ansietà. I decessi per cocaina sono spesso originati
da un arresto cardiaco o da convulsioni seguite da blocco
respiratorio.
La cocaina origina una forte dipendenza. Una volta provata, un
individuo incontrerà molte difficoltà nel controllarne o limitarne
l’uso. Alcuni consumatori aumentano di frequente le loro dosi per
intensificare e prolungare gli effetti euforici. Insieme alla
tolleranza, alcuni soggetti possono diventare maggiormente sensibili
agli effetti convulsivi ed anestetici della cocaina, senza aumentare
le dosi consumate. Questa accresciuta sensibilità può causare
decessi dopo apparentemente poche dosi di cocaina. L’uso
continuativo della cocaina e a dosi sempre più elevate, conduce a
stati di crescente irritabilità, agitazione e paranoia e può portare
a situazioni di paranoia psicotica in cui l’individuo perde il
contatto con la realtà e sperimenta situazioni di allucinazioni
uditive. |
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Alcune delle più frequenti complicazioni mediche derivanti dall’uso
di cocaina sono: irregolarità nella frequenza del cuore e malattie
cardiache; problemi respiratori come dolori al petto ed
insufficienza respiratoria; ictus, convulsioni ed emicranie; dolori
addominali e nausea.
La regolare inalazione di cocaina può provocare una perdita di
sensibilità dell’olfatto, emorragie nasali, problemi di
deglutizione, raucedine ed una irritazione del setto nasale che può
condurre ad una condizione cronica di infiammazione del naso.
L’ingestione di cocaina può provocare cancrena all’intestino, dovuta
ad un ridotto afflusso di sangue. Chi si inietta la cocaina tramite
endovena può sviluppare reazioni allergiche, sia alla cocaina sia ad
alcune sostanze da taglio presenti in essa, che possono, nei casi
più gravi, portare al decesso. Siccome la cocaina tende a far
ridurre l’assunzione di cibo, molti consumatori abituali di cocaina
perdono l’appetito e possono sperimentare significative perdite di
peso e malnutrizioni.
Delle ricerche hanno rivelato un’interazione potenzialmente
pericolosa tra cocaina e alcol. Quando sono assunte
contemporaneamente, le due droghe vengono trasformate in cocaetilene.
L’azione del cocaetilene sul cervello ha una durata superiore ed è
più tossica delle due droghe prese autonomamente. Anche se devono
essere effettuate ulteriori ricerche, è assodato che la commistione
di cocaina ed alcol è la più comune combinazione di due droghe, e
porta a numerosi decessi.
Non a caso, la cocaina, è considerato il terzo flagello dell’umanità
dopo l’alcool e la morfina.
L’assunzione di cocaina per via nasale è quella preferita dai
consumatori abituali. Ciascuna striscia contiene da 10 a 40 mg di
cocaina in relazione al grado di purezza. L’effetto euforizzante
inizia entro pochi minuti e continua per altri 20-45 minuti. Al
termine di questa prima fase appare una sindrome caratterizzata da
irritabilità, agitazione e depressione che rinforzano la tendenza a
riassumere la cocaina e quindi fanno ricominciare il ciclo. Queste
“abbuffate” di cocaina possono anche durare diversi giorni sino
all’esaurimento fisico o finanziario.
Molto spesso persone che usano abitualmente sostanze psicoattive per
via endovenosa provano la cocaina in modo saltuario e non
continuativo. Ciò è dovuto all’eccesso di iperattività psicomotoria
causato dalla cocaina che porta alla necessità di combinare la
cocaina con dei narcotici (eroina o morfina). L’uso endovenoso della
sostanza per le sue caratteristiche farmacocinetiche provoca effetti
associabili a quelli del crack.
Le più alte concentrazioni di cocaina in caso di intossicazione al
momento dell’autopsia, sono riscontrabili nelle urine, reni,
cervello, plasma, fegato e bile (in ordine decrescente), mentre
livelli plasmatici di cocaina sono rintracciabili solo per 4-6 ore
dopo l’ultima assunzione per via nasale.
Un’altra sostanza che sta facendo crescere lo sballo di gruppo con
gravi conseguenze spesso irreversibili per chi la usa e per la
società tutta, è contenuta nelle pasticche che “sorridono” e poi
uccidono: l’Ecstasy.
Sembra quasi che ormai non se ne riesca a fare a meno per
trascorrere qualche ora insieme divertendosi.
Per alcuni ragazzi una festa non è tale se non si è sballati. Gli
amici non sono così spassosi se non sono “fatti”. Si è fuori dal
gruppo, se non si rispettano le regole. Una delle quali impone la
droga o l’alcool per divertirsi e a nulla serve vedere con i propri
occhi un coetaneo morto o in coma per colpa di una pasticca. La
festa deve continuare. Adesso, in Italia, è sbarcato anche il “morbidone”,
l’ecstasy sotto forma di minuscoli cristalli che si sciolgono nelle
bevande. Prima era una droga da rave party, adesso è possibile
comprarla a 15 euro per strada. Si chiama così perché tutto sembra
più “morbido” intorno a chi lo assume. I principali consumatori
hanno un’età che va dai 15 ai 20 anni. Poi c’è l’Adrenalina, un
ormone che ci si spara direttamente in vena. Può provocare attacchi
di panico, vertigini, emorragie cerebrali, convulsioni e nausea.
Morbidone e Adrenalina sono le ultime arrivate delle “smart drugs”,
le droghe della disco.
Sono dette anche “droghe furbe” perché, pur provocando effetti su
chi le assume, non compaiono neanche sull’elenco delle sostanze
stupefacenti e psicotrope proibite dalla legge.
Si possono acquistare liberamente nelle erboristerie, su internet o
nei cosiddetti smart shop. Ma il loro consumo è estremamente dannoso
per la salute. Sono una serie di composti di origine naturale e
sintetica che contengono vitamine, principi attivi ed estratti
vegetali.
Si distinguono dalle tradizionali per il loro effetto particolare.
Non isolano dal mondo come l’eroina, ma sballano e rendono euforici.
Non agiscono su una sola parte del cervello, ma su tutti i recettori
cerebrali, creando pericolosi effetti allucinogeni.
Il problema principale di queste sostanze non è la dipendenza
fisica, ma quella psicologica: una volta assunte, non ci si riesce
più a divertire senza. Si perde ogni freno inibitorio, si commettono
azioni incoscienti.
Ad aggravare poi la situazione è anche un nuovo modo di assumere
queste sostanze, il cui effetto non è in grado di reggere un’intera
notte di sballo. Per questo, si passa da una droga all’altra senza
pensarci tanto. Dopo aver inalato il popper, si passa alla chetamina
e poi ad una pasticca di ecstasy. Il consumo combinato delle droghe
rende tutto più difficile. Al Pronto Soccorso si complica anche
l’individuazione di quale sia il singolo principio attivo che sta
avvelenando ed uccidendo il paziente.
Le miscele hanno poi effetti devastanti sull’organismo e creano
problemi sociali perché abbassano la soglia della prudenza,
incoraggiando comportamenti spericolati. Dietro gare di auto,
stupri, violenze tra le mura domestiche, litigi violenti, risse,
accoltellamenti, omicidi, quasi sempre c’è l’effetto di questi
psicostimolanti. I prezzi scendono sempre di più: una pasticca di
ecstasy, ogni estate, costa in media 5-6 euro di meno. Dai 25 euro
del 2006 siamo arrivati ai 15 euro di adesso. Con pochi euro in più
si trova anche una dose di eroina nera e, con 30-40 euro una di
cocaina o Lsd.
Ciò, nonostante i sequestri di tali sostanze aumentino sempre di
più. E il consumo aumenta enormemente sia per numero di persone sia
per intensità e frequenza di assunzioni individuali.
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L’unica cosa che
non vedo aumentare è l’investimento sulla prevenzione,
sull’educazione dei giovani, sulla costruzione della loro
personalità, dell’autostima, della gratificazione meritocratica,
sull’ascolto dei disagi che hanno da esprimere derivanti dalla
famiglia atomizzata (Si veda l’articolo “LA
FAMIGLIA ATOMIZZATA” del Prof. Saverio Fortunato), su un
aiuto sociale che offra loro un modo diverso di godersi la vita!
L’adolescente appicca un incendio nei boschi e dice ai
carabinieri: l’ho fatto per provare un’emozione. L’adulto
tradisce la compagna con una persona a pagamento e confessa alla
posta del cuore: l’ho fatto per provare un’emozione.
Anch’io di recente devo aver provato qualcosa di simile: è stato
quando sono sceso dall’auto, a Campotosto (AQ), dopo aver
percorso delle curve che sembrano essere state disegnate apposta
per percorrere delle traiettorie tecniche, e davanti a me ho
visto incombere il Gran Sasso, sopra lo splendido lago azzurro e
pulito, tra meravigliosi colori dalle infinite sfumature avvolti
dal silenzio e da fragranze indescrivibili. Mentre lo scrivo, so
già che qualcuno mi prenderà per presuntuoso e qualcun altro per
scemo. Invece vorrei soltanto capire quale appellativo meriti il
sentimento che mi ha invaso il cuore durante quell’atto di pura
contemplazione della maestà universale.
Ci si può emozionare su un capolavoro della natura o della
cultura, senza esserne per forza i protagonisti? Oppure è
indispensabile interpretare il ruolo principale dello
spettacolo, anche se stupido e superficiale, purché inedito e
carico di adrenalina?
Ho sempre creduto che l’incapacità diffusa di godere le
meraviglie della vita, quasi tutte gratis, dipendesse da un
deficit di educazione estetica, deteriorata dal linguaggio
violento e volgare della comunicazione di massa. Come se alcune
persone non possedessero più le sfumature sensoriali per
cogliere certe prelibatezze del cosmo e fossero costrette a
provocarsi dei piccoli elettrochoc per illudersi di essere vive.
Avevo sottovalutato un’altra molla non meno fatale: il desiderio
disperato di sentirsi qualcuno, diffuso soprattutto in chi teme
di essere nessuno!
Dice Albert Einstein: “La mente è come un paracadute. Funziona
solo se si apre.”
Ma per aprirsi deve avere degli obiettivi, che la società, la
famiglia e lo stesso individuo non devono sabotare.
Il pensare ed il fare allontanano da noi tre grandi mali: la
noia, il vizio e il bisogno.
Pertanto, per dirla seguendo le mie inclinazioni: fai l’amore
sotto le stelle, segui le tue passioni senza limiti, fai salire
l’adrenalina a mille smanettando in moto sulle piste più belle
fino a toccare con le ginocchia a terra, ragazzo ribelle, ma non
bucarti mai la pelle, perché dietro ogni problema c’è
un’opportunità. |
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ECSTASY
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