CRIMINOLOGIA.IT, RIVISTA INTERNET DI TEORIA E SCIENZE CRIMINALI

CRIMINOLOGIA.IT, RIVISTA INTERNET DI TEORIA E SCIENZE CRIMINALI

 


Il ruolo positivo dell'associazione CSI
Le strutture che si occupano di criminalistica in Italia
di Marco Capparella
(Capitano Arma dei Carabinieri, Cultore all'Università di L'Aquila)
 

Le strutture che in Italia si occupano di criminalistica sono:

- organizzazioni scientifiche delle FF.PP., le quali effettuano analisi tecniche per Pubblici Ministeri e Giudici per le Indagini Preliminari, ma non possono svolgere attività di indagine scientifica per la difesa o per altre parti processuali;

- Università, ovvero tecnici e professori universitari che svolgono accertamenti tecnici giudiziari su richiesta della Magistratura;

- organizzazioni private, un fenomeno di scarsa rilevanza in Italia ma che inizia a palesarsi da qualche anno, purtroppo in negativo (così come ho commentato nei miei due precedenti articoli giornalistici pubblicati su Criminologia.it), perché nascono come grandi Associazioni private di parte che nulla hanno a che vedere con le Consulenze e le Perizie imparziali di cui ha bisogno il Giudice, anche in considerazione delle materie trattate, altrimenti non vi sarebbe neanche il bisogno di tali figure, e della loro complessità, specificità e del veloce continuo divenire delle tecnologie.

Le branche della criminalistica sono diverse ed in genere dovrebbero corrispondere, a mio avviso, ai vari laboratori organizzati all’interno di una struttura forense, sia essa pubblica che privata.

In realtà, al di fuori delle organizzazioni scientifiche delle FF.PP., studi professionali o laboratori specificatamente forensi, non mi risultano in gran numero.  

Dopo 20 anni di professione trascorsi in indagini ed anche come conseguente teste dell’accusa e, a volte della difesa, ma anche sulla base di ricerche ovvero in internet, posso asserire che mi è capitato di trovare esperti sia CTU sia CTP: grafologi, informatici, edili, psicologi e psichiatri, ecc., i quali, al momento della testimonianza, hanno rischiato di demolire gli esiti di complesse attività investigative, a causa di vari motivi, tra cui:

- incertezze e dubbi proprio in fase di testimonianza stessa, perché spaventati dal dibattimento, giacché ignari di elementi basilari del diritto e della procedura penale;

- lacune professionali esaltate (come le impronte) dalla parte contraria;

- assenza di rispetto dei protocolli previsti, per cui contestabili per vizio di forma;

- incompatibilità non dichiarata ex ante, ecc.

Insomma, qualche esperienza negativa vissuta con singoli individui che hanno sbagliato per colpa e mai per dolo, con danni che è stato sempre possibile recuperare, seppur con supplementi d’indagine, escussione di altri testimoni o lampi di genio giunti, fortunatamente, al momento giusto.

Di fronte questo deserto culturale, mi sembra estremamente interessante il ruolo di CSI-Periti e Consulenti Forensi. I suoi Seminari di studio sulle scienze criminali, i corsi di formazione per periti grafologi, a causa della selezione con cui si concede l’accesso, per la qualità dei programmi e l’alta professionalità dei docenti (magistrati, docenti universitari, specialisti in scienze criminali) credo che senza dubbio rappresentano uno spiraglio di luce positiva, al servizio della Giustizia e della cultura della legalità.

L’attività di CSI è positiva per limitare quel fenomeno paradossale che la stessa iscrizione all’Albo di una Procura per un certo numero di anni, va a fare curriculum ad un perito, anche se non titolato e non aggiornato, anziché essere il contrario!

Le macchine sono sempre state e rimarranno un valido ausilio per combattere la lotta alla criminalità così come possono essere i più moderni strumenti della diagnostica per il medico: ciò per evitare che innocenti vengano incolpati ingiustamente (possono essere costruite false identità e lasciate tracce sul luogo del reato da parte del colpevole appartenenti ad innocenti) e che soggetti attivi la facciano franca. Parallelamente, quando il medico non colloquia più col paziente né lo visita, ma si affida solo ad una lettura fredda e distaccata degli esami clinico-strumentali clinici, scelto lo specialista, purtroppo avrà scelto anche il tipo della sua patologia. Ne deriva, dalla iper specializzazione totalmente distaccata dal fattore umano, che un paziente con lo stesso sintomo, per l’oculista dovrà curare gli occhi che non hanno abbastanza lacrimazione, per il cardiologo la micro-circolazione, per l’endocrinologo il metabolismo, per l’allergologo dovrà eliminare i sintomi con degli antistaminici, per lo psicologo dovrà superare qualche trauma infantile che gli procura, quale effetto psicosomatico, il disturbo agli occhi e così via!!

Nelle scena criminis dei delitti più efferati, più gravi o più difficili da risolvere, infatti, oltre a repertare tutto ciò che ho sopra descritto, è importante usare tutti e cinque, direi sei sensi [l’intuito serve sempre di più del DNA e delle tracce ematiche e la confessione con le garanzie difensive alla fine di un ottimo interrogatorio evita addirittura di andare in dibattimento!].

Bisogna ascoltare con udito esperto, immediatamente, a caldo, quante più persone possibili (testimoni, vicini di casa, esercenti, bambini, clochard, amici, nemici, parenti, prossimi congiunti, tossicodipendenti, pregiudicati, alcolisti, la rete informativa e confidenziale preesistente che ogni buon investigatore deve coltivare in tutti gli strati della società per moltiplicare i propri occhi ecc.) la loro tonalità ed il timbro della voce, colpi di tosse immotivati e ripetuti in determinati momenti di stress nelle risposte, esitazioni nel parlare, ripetizioni delle parole, tempi o troppo veloci o troppo lenti.

Tale attività non deve mai essere rimandata a repertamento ultimato ovvero quando il coinvolgimento emotivo di tutti è svanito, quando ormai è la razionalità che ha preso il sopravvento, quando ognuno si è fatto i propri calcoli e preferisce rimanerne fuori, quando alcuni si sono fatti condizionare da ipotesi altrui.

Bisogna saper vedere con i nostri occhi oltre che attraverso la videocamera e la macchina fotografica. E’ necessario soffermarsi anche sulle piccole sfumature ma deduttivamente, dal generale al particolare, per sillogismo e per intuizione; non devono passare inosservati i gusti musicali, video, il tipo di letture, gli hobby della vittima, il suo armadietto farmaceutico, ricette o indirizzi indicanti chi siano il medico di base, specialisti e altre persone utili alle indagini da sentire subito, contatti e-mail ed ancora le espressioni facciali delle persone con cui parliamo, la semiotica del linguaggio, le posture assunte, l’abbigliamento indossato e le attività lavorative svolte, gli ammiccamenti, i sorrisi od i pianti immotivati o falsi, sorrisi asimmetrici, dilatazione pupillare, gesti di adattamento.

Bisogna saper fiutare incoerenze, sguardi d’intesa tra i presenti, finalizzati ad essere reticenti su qualche particolare, a far capire a chi domanda che potrebbero dire di più ma se ascoltati individualmente, a cambiare qualche versione a volte per vergogna o per motivi insignificanti.

Non è mai superfluo inoltre infiltrare in tali contesti, sia in concomitanza con i rilievi tecnici che nelle 48 ore successive, personale sotto copertura che si alterna sotto diverse identità, dal motociclista che passa per caso e si ferma da curioso, al rappresentante che si ferma al bar per vendere polizze (ai colleghi) relazionandosi con gli esercenti e con i clienti per tutta la giornata, al venditore ambulante ecc., onde interfacciarsi con quante più persone possibili, le quali si aprono più facilmente con sconosciuti insospettabili ed esterni all’evento criminoso, fino alla captazione di quelle di maggior interesse operativo che verranno avvicinate, a seconda della situazione contingente, con estro, veloce flessibilità e genialità nei modi più opportuni e più approfonditi, in questo caso anche con l’ausilio della tecnologia: quest’ultima, insomma, anche per un’economia ed un favorevole rapporto costo-beneficio, deve essere utilizzata dopo vari filtri, ovvero quando l’esperienza investigativa ci indica il binario giusto da percorrere, senza sprechi, ma focalizzando le energie su obiettivi certi: mettere sotto controllo 30 telefoni in maniera rituale, come da protocollo e senza una preventiva, coscienziosa attività d’indagine, significa invece sprecare denaro pubblico, personale e risorse in genere che non possono più essere destinate ad altri casi; significa andare a ledere il diritto alla privacy di cittadini totalmente estranei ai fatti oggetto dell’indagine.

Quanto sopra descritto, l’esperto detective deve compierlo con passione, come un’esteta, facendo della sua indagine un’opera d’arte, partendo dal postulato base del rispetto nei rapporti umani, della tolleranza per le diversità di opinioni, di comportamenti, di idee. Non può pretendere collaborazione dagli altri soltanto perché è in divisa o perché mostra la “placca”.

Rispettare significa, altresì, avere tatto, garbo, porre in essere un comportamento educato verso tutti coloro con cui ci si relaziona nel contesto criminoso evitando sempre l’arroganza ed usando un linguaggio giusto, adeguato alle circostanze, considerato che, la stessa cosa, detta in cento modi diversi, può provocare cento diverse reazioni.

Il medesimo dovrà sempre chiedersi quale obiettivo vuole raggiungere, quale sarà l’effetto della sua azione nell’entrare in empatia con gli interlocutori ricordando che comportarsi con tatto, maturità e riservatezza non è affatto segno di debolezza o d’ipocrisia ma tutt’altro. Seguendo tali sottili accortezze l’investigatore non si potrà che distinguere positivamente: tutti tendiamo sempre a preferire persone che hanno gradevolezza formale. Quando dietro l’autorevolezza conferita dalla preparazione professionale esistono anche cortesia e garbo nel parlare e nell’agire, ciò viene doppiamente apprezzato e diventa esponenzialmente utile nelle indagini perché tutti coloro che avranno a che fare, a questo punto, con l’esperto, preparato, equilibrato e gradevole investigatore, abbatteranno le loro barriere difensive inconsapevolmente, si fideranno e collaboreranno.

L’ottimo detective inoltre non è mai eccessivamente sicuro, non sposa mai con assoluta certezza una sola tesi accusatoria ma è sempre pronto ad analizzare ogni piccolo dubbio che gli si palesa durante lo svolgimento delle indagini al fine di evitare quanto più possibile l’errore: d’altra parte se non dev’essere arrogante e superbo è proprio il dubbio con l’umiltà che devono caratterizzare il suo operato.

Avere sempre ragione, farsi sempre strada, calpestare tutto, non avere mai dubbi: non sono forse queste le grandi qualità con le quali la stoltezza governa il mondo?"  (William Makepeace Thackeray).


Pubblicato in rete il 2.3.2010

 

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