MILANO 21 dicembre 2000. Aula Penale del Tribunale. Viene data la
parola all'avv. Vanni.
APPRENDO oggi
dall'avv. Micheli (avv. di parte civile, ndr)
che la signora sarebbe ancora sotto pressione da parte degli assistenti
sociali del Comune di Milano. Posso produrre al Tribunale se ha qualche
rilevanza -ma credo che non ce l'abbia, le darò semmai a Micheli- le
convenzioni che il Comune di Milano ha rinnovato ancora nel 2000 con il
Centro Bambino Maltrattato, al quale anzi ha ampliato i finanziamenti
consentendogli di avere altri 318 milioni per l'installazione di una hot
line, così la chiamano loro. E quindi gli assistenti sociali del Comune
di Milano in questo settore vuol dire assistenti sociali del CBM. Questa
è la ragione per la quale, probabilmente, avv. Micheli, la signora si
trova ancora nelle condizioni di dover subire gli interventi di questo
genere, anche perché la bambina figura ancora essere affidata al Comune
di Milano. Apprendo in questa occasione che il curatore speciale
nominato, appunto, non so se dal Comune di Milano o dal Comune
attraverso il Tribunale dei Minorenni, del minore chiede la condanna del
mio assistito dopo 4 anni di istruttoria, alla quale sostanzialmente il
curatore non ha partecipato perché non ha mai presentato istanze di
alcun genere, neanche in sede d'incidente probatorio. Bene, chiede la
condanna sulla base di una valutazione di verosimiglianza delle
dichiarazioni di Y. Io mi limito a ricordare alla collega, che sulla
base delle dichiarazioni di verosimiglianza nel nostro Codice di
procedura penale non si può condannare nessuno; o i fatti provati sono
veri, fatti esposti nel capo di imputazione, oppure la valutazione di
verosimiglianza non può fondare alcuna affermazione di responsabilità.
Quella che viene definita del resto valutazione di verosimiglianza è il
prodotto di affermazioni ascoltate soltanto de relato attraverso
il filtro necessariamente rappresentato dalla madre, e attraverso il
filtro assai più pregnante rappresentato dalle verbalizzazioni fatte in
sede di squadra Mobile della Polizia. Contengono, fra l'altro, queste
affermazioni delle incongruenze spaventose.
La prima, la più grave forse l' ha messa in evidenza già il Pubblico
Ministero, quando ha detto: "Non è possibile materialmente che una
creatura di tre anni riferendo di violenze sessuali nella cavità orale
non riferisca anche di un senso di angoscia, di orrore, di disgusto". E
invece la bambina quando ha parlato di questi argomenti ne ha sempre
parlato con assoluta tranquillità e con assoluta serenità. E' privo di
senso anche il discorso, o meglio ha un senso nel gioco verbale tipico
dei bambini di tre anni, il discorso di "papà mi pungeva col pisello".
Perché è sufficiente riflettere un attimo su quello che distingue,
quanto a forma e quanto a dimensione, diciamolo pure, il pisello di un
adulto da quello di un bambino di pochi anni, come erano quelli che la
bambina aveva visto nell'altro bambino, con cui giocava nella piscina
del giardino della casa, per capire che un pene di un adulto non può
pungere.
Non può pungere e soprattutto non può pungere senza suscitare paura in
una bambina che ha le dimensioni, diciamolo pure, all'età di tre anni,
non molto superiori rispetto all'organo che ipoteticamente avrebbe
dovuto pungerla. Quindi affermazioni in sé poco attendibili. A un certo
punto la bambina parla di "pisello piccolo". Ma come è possibile che un
uomo dell'età e della struttura dell'imputato abbia un pisellino
piccolo? Quali altre ipotesi si possono fare su questo tema? Ad esempio
che, ed è la più scolastica, la più ovvia, quella che il dottor Freud
avrebbe sicuramente sottoscritto dall'inizio di questa storia se
l'avesse letta, la bambina ben può aver visto nottetempo in un
appartamento assai piccolo, come è quello che occupavano i genitori, che
ci vivevano in 4 in una stanza da letto sola se non erro, può ben avere
tra il conscio e l'inconscio, tra il sonno e la veglia, assistito o
percepito un rapporto sessuale fra i genitori. E' un'ipotesi che nessuno
ha fatto, perché non pareva necessario farla, oggi mi sento dire dalla
collega che assiste il curatore, o curatore essa stessa, non lo so, che
questo è verosimile. Dico è verosimile anche che in una casa piccola un
bambino di tre anni percepisca qualcosa, magari confusamente, di un
rapporto sessuale tra i genitori. Ma questo non ha nulla a che fare con
il carattere di prova penale che qualunque affermazione deve avere per
essere considerata in sede giudiziaria, che provenga da un bambino o da
un adulto.
Particolare attenzione va data, però, alle dichiarazioni di un bambino,
soprattutto quando sono de relato, perché come giustamente dice
una notissima sentenza del tribunale Sezione Sesta del 1995: "I bambini
in sé non sono né credibili né non credibili. Le loro dichiarazioni sono
da considerarsi come elementi indizianti, e soltanto un'attività
approfondita di valutazione psicologica o di valutazione medico-legale
può attribuire a queste dichiarazioni un carattere di verità oppure di
fantasia. I bambini -dice questa sentenza- sono in quanto tali -a tre
anni, ed è ovvio- soggetti oggettivamente suggestionabili, e
soggettivamente e psicologicamente -leggo- inadatti in quanto tali a
fornire una prova piena di quanto affermato". Dice il Tribunale sesta
sez.: "Non si può, cioè, disquisire con finezza in termini psicologici
sulla credibilità del bambino-testimone, ma di consentire che la
credibilità di quanto dallo stesso affermato sia ridotta aliunde,
senza forzature innocentiste o colpevoliste o suggestioni inquisitorie o
inquinatorie. Va osservato -questa è la massima- che i bambini in età
prescolare sono soggettivamente e oggettivamente né credibili né
incredibili, in quanto la struttura formale, morale e psicologica della
loro personalità non ha una definizione tale da consentire una
valutazione così netta dei comportamenti e delle affermazioni agli
stessi riportabili in termini di assoluta normalità esistenziale".
Allora -e chiudo questo discorso che pensavo anche di non dover fare-
quando la bimba parla del gioco del "caccia"
(riferimento all' aereo caccia, ndr) racconta di qualcosa che
appartiene alla sua esperienza perché ha visto gli aerei. E il fatto
di immedesimare suo padre in oggetti tanto vistosamente forti, tanto
vistosamente potenti, tanto vistosamente pungenti, può essere, ben può
essere l'esercizio di una giocosa fantasia, come qualunque altro bambino
può fare alla sua età senza aver subito molestie di alcun genere. Con lo
stesso spirito giocoso e con lo stesso atteggiamento giocoso, e niente
affatto angosciato, preoccupato, tormentato, colpevolizzato o
vergognoso, dicevo lo stesso atteggiamento col quale può riferire
tranquillamente di avere visto i topi blu che partivano per le ferie. E
con lo stesso atteggiamento giocoso con il quale riferiva di
immedesimarsi nelle figure dei personaggi che di volta in volta vedeva
sfilare sullo schermo televisivo. Chiudo questo capitolo della
verosimiglianza per dire che l'immagine dibattimentale è stata molto
utile a mio parere, perché ha consentito prima di tutto di sgombrare il
campo, almeno in parte, di quell'ipotesi che io avevo fatto all'inizio
dell'apertura del processo, sulla particolare inclinazione della signora
X (moglie dell'imputato) a vedere reati sessuali dappertutto. Ecco, su
questo voglio dare atto al mio collega Micheli, che l'ipotesi che io ho
fatto, a partire dalle dichiarazioni originarie fatte nel settembre 1996
dal mio assistito (imputato) e dalle dichiarazioni di quella sua amica
di famiglia, che purtroppo il Tribunale non ha sentito, amica di
famiglia, che la si ritrova poi nelle intercettazioni telefoniche, circa
ipotetiche violenze subite dalla moglie dell'imputato, ad opera del
padre, erano delle ipotesi, come tali andavano verificate. Il Pubblico
Ministero non ha ritenuto mai, (il Pm della fase delle indagini, dico)
né di verificarle e né di smentirle, le ha lasciate così com'erano
giacere nella memoria che io presentai all'epoca, e che probabilmente
non è stata nemmeno letta visto che chiedevo otto accertamenti
istruttori e che sono stati eseguiti solo in parte e solo a due anni di
distanza dal momento in cui fu presentata. Non avrà subito violenze da
parte del padre la signora, quantomeno violenze sessuali. Sicuramente,
come diceva qui il Pm, ha avuto una figura paterna particolarmente
tormentosa però, per il suo temperamento e per i suoi comportamenti.
Abbiamo appreso anche dalla signora X, moglie dell'imputato, che non di
violenza sessuale subita ma di violenza sessuale tentata si è trattato
quando ha denunciato quei due ragazzotti di Rovigo, dei quali uno è
stato anche condannato perché ha effettivamente invece perpetrato la
violenza sulla cugina. Noi non potevamo, non abbiamo la sfera di
cristallo, non potevamo sapere che soltanto la cugina fosse stata
violentata e lei no. Noi sapevamo soltanto, per sentito dire del nostro
cliente, che c'era stata una denuncia per violenza sessuale in seguito
alla quale uno degli imputati era stato assolto e l'altro condannato,
abbiamo detto quello che sapevamo.
Su quell'episodio non c'è niente da dire. L'abbiamo sentito dai
testimoni, è quello che è, forse non porta nessun elemento di novità
all'interno di questo processo, però certamente mostra delle ansie
particolari della signora legate forse alla sfera sessuale -per carità
non tutte le ansie sono legate alla sfera sessuale, ci mancherebbe- ma
legate alle condizioni di salute gravissime di quel bambino che pure le
è stato inopinatamente sottratto, quanto all'affidamento, proprio in
seguito a questa tormentosa vicenda il Pm vi ha descritto. Sgombriamo il
campo, quindi, anche da questo,nessuno qui ritiene che la signora X
(moglie dell'imputato) sia meno che una buona madre e che abbia fatto
tutto quello che umanamente poteva per far fronte ai problemi che la sua
famiglia ed i suoi due figli le presentavano. Con gli strumenti che
aveva. Ecco, con gli strumenti che aveva. Ciascuno di noi genitori certe
volte riesce da solo ad affrontare i temi e le preoccupazioni che i
bambini, i ragazzi propongono, certe volte ha bisogno di aiuto. La
moglie dell'imputato, mio cliente, ha avuto bisogno di aiuto, ed è
capitata in una situazione di grave disastro. Perché a fronte della sua
richiesta di poter conferire con una psicologa, richiesta peraltro
condivisa dal marito. E qui, e qui, A.L. devi cercare di capire che se
il mio cliente, se l'imputato, avesse avuto alcunché da nascondere
avrebbe cercato di indurre la moglie a non portare la bambina dalla
psicologa. Ha fatto esattamente il contrario, secondo quanto la moglie
ci ha detto. Altroché cortina di silenzio. L'imputato si è invece
trovato d'accordo con la moglie per cercare di provocare un contatto fra
la bimba e una psicologa, perché la bambina potesse parlare liberamente
di queste sue fantasie di natura sessuale o d'altro tipo. Perché potesse
affrontare veramente con aiuto terapeutico al di fuori della famiglia
anche il tema della sua strabiliante vivacità che evidentemente metteva
in crisi un pochino la madre già troppo occupata con l'assistenza al
figlio maggiore (portatore di handicap, ndr).Quindi
nessun tentativo di coprire alcunché. Non c'era niente da coprire
all'interno del nucleo familiare, massima apertura verso gli aiuti, da
qualunque parte venissero.
Abbiamo una signora, quella fantomatica signora "Marchesa", che io, io
dico con un artificio retorico, mi auguro che non esista. Mi auguro che
non ci sia nessuna signora "Marchesa". Mi auguro che sia un nome d'arte,
che la donna delle pulizie del centro bambino maltrattato adotta quando
vuole ricevere qualcuno, quando riceve qualcuno e si trova lì da sola, e
non sa come qualificare la sua presenza, forse è una donna delle pulizie
e dice "sono la signora Marchesa" come potrebbe dire "sono la signora
Brambilla" o la "signora Colombo". Mi auguro che non esista. Perché se
questa donna esiste, questa donna ha nel caso concreto realizzato, a mio
parere, quantomeno, un esercizio abusivo di attività professionale.
Perché di fronte ad una signora che ti chiede di parlare con una
psicologa, tu che forse sei un'assistente sociale, ma forse non lo sei
neanche, -non è emerso questo dato- tu ti prendi da sola la
responsabilità di dirle "la via dell'incontro con la psicologa e la via
giudiziaria all'accertamento della verità sono la stessa cosa"? La
stessa cosa? Ma Vi rendete conto, signori Giudici, della gravità di
un'affermazione di questo genere fatta a una donna che cerca aiuto
psicologico per capire se sua figlia ha dei problemi? Ma Vi rendete
conto?
Dicevo, questa signora Marchesa, che mi auguro non esista, si è assunta
la responsabilità terribile di occultare tutte le psicologhe e tutti gli
psicologi del Centro Bambino Maltrattato, che ha trenta persone al suo
interno. Questo risulta dalle convenzioni stipulate con il Comune di
Milano. Dei quali molti sono psicologi e psicologhe, e risulta anche
dall'organigramma del CBM, almeno nella parte in cui costoro
confluiscono nel più ampio Consorzio dei Centri, di cui abbiamo
documentato l'esistenza attraverso quel documento che abbiamo prodotto
oggi. Decine di psicologi ci sono.
C'è un'altra ipotesi sull'assenza della psicologa e sull'attività
sostitutiva data dalla Marchesa che è più agghiacciante di quella che ho
fatto.Ed è che fossero tutte in ferie. Se voi notate la scansione delle
date, la signora X, moglie del mio cliente, si presenta al CBM nella
prima settimana di settembre. Ora, per quello che so io, ma posso
sbagliare, quindi non Ve lo voglio presentare come un fatto notorio o
come una massima d'esperienza, accade che spesso gli psicologi e le
psicologhe che si occupano di bambini stanno in vacanza fino a tardi,
perché sono i bambini che stanno in vacanza, e quindi rientrano soltanto
quando inizia il periodo scolastico. Ecco, io non vorrei che da
un'indagine più accurata sull'inizio di questa sciagura, -che pure
qualcuno dovrà pagare e che comunque faremo, lo dico con sincerità
perché mi sono ormai appassionato a questo caso che seguo da 4 anni- non
vorrei che si venisse a scoprire l'assoluta banalità dell'inesistenza
temporanea di psicologhe in servizio, ancorché magari retribuite o
semplicemente in ferie, dovuto al fatto che si era ai primi di
settembre.
Certo è che per un motivo o per l'altro, perché erano in ferire o per
gelosia professionale della marchesa -perché vedremo fra quei documenti
che Vi ho dato sul Centro nazionale di questi servizi per la protezione
dei bambini, segnalano loro stessi che uno dei problemi è quello della
competizione fra operatori di diversa formazione, lo segnalano loro
stessi al loro interno dico- certo è che la Marchesa fa tutto da sola.
Fa tutto da sola e si arroga il diritto di dire a questa donna "o tu fai
la denuncia entro lunedì..." Stabilisce anche un termine del tutto
arbitrario. Vi rendete conto che è del tutto arbitrario, perché nessuna
legge stabilisce che una denuncia debba essere fatta in una certa data
piuttosto che in un'altra. La denuncia anche dal pubblico ufficiale che
ha obbligo di denuncia deve essere fatta quando ci sono almeno delle
indicazioni precise su elementi costitutivi di reato. E invece questa
donna stabilisce un termine completamente arbitrario entro il quale,
prendere o lasciare, la signora X, moglie dell'imputato, deve decidere
se inchiodare il marito o inchiodare se stessa e sua figlia, e
sopratutto sua figlia, sulla base di poche parole dette con serenità,
tranquillamente, senza angoscia, giocando e senza sofferenza alcuna, da
sua figlia.
Ovviamente in quel momento la moglie dell'imputato non trova altro che
consultarsi con l'avvocato civilista che abita nello stabile. In tutti
gli stabili abita un avvocato civilista e in tutti gli stabili
l'avvocato civilista dà pareri legali a tutti. A quel punto lì presenta
la denuncia e si innesca questo meccanismo, che è quello che Vi è stato
ampiamente descritto dal Pm.
Io credo che sia interessante considerare in questa vicenda come il
fanatismo, che secondo me è la vera chiave di lettura di questa storia,
il fanatismo connesso alla certezza già raggiunta dell'esistenza del
mostro-padre, perché la certezza era già stata raggiunta dalla signora
Marchesa -che ci auguriamo che non esista all'interno di quel Centro-
produce poi a cascata tutte le conseguenze che il fanatismo, inteso come
azzeramento dell'intelligenza, può produrre in un processo.
Vale a dire, l'assenza dell'incidente probatorio sulle ipotetiche
lesioni. Perché se di lesioni si fosse trattato, e non c'erano, ma se ci
fossero state avrebbero dovuto essere accertate con incidente
probatorio, se è vero quello che poi ci viene detto che alcune lesioni
possono guarire rapidamente e addirittura non lasciare traccia. Quindi
l'incidente probatorio non viene fatto.
Non viene fatta neanche una consulenza in contraddittorio ex art. 360
del cpp, che avrebbe dato meno garanzie dell'incidente probatorio però
avrebbe consentito ai nostri tecnici di interloquire per far notare
quantomeno quello che emergerà solo due anni dopo, cioè che c'era un
imene settato, e che quindi l'ipotesi dell'allargamento dell'imene
settato; e che quindi l'ipotesi dell'allargamento dell'imene era
un'ipotesi completamente campata per aria. Ancora il fanatismo inteso
come certezza raggiunta prima di qualsiasi accertamento induce, già
nella prima fase, a ritenere che debba essere preso immediatamente il
provvedimento di allontanamento da parte del Tribunale dei Minorenni,
addirittura con l'uscita di tutti da casa. -Permettetemi, se qualche
merito ho avuto in questa causa, questo me lo voglio arrogare, di
consigliare all'imputato "vada via Lei di casa per consentire a sua
moglie di tornarci dentro e di continuare ad occuparsi di suo figlio, e
continuando a lavorare, se non oltre le sciagure che già sono capitate a
quella povera donna perderà anche il posto di lavoro, con le conseguenze
rovinose che si possono immaginare".- Quindi il Tribunale dei Minorenni
non fa nessun accertamento, come non aveva fatto nessun accertamento e
sulla base del presupposto non verificato della colpevolezza del
"mostro" lo manda via di casa.
La sequenza continua poi fino a che -per fortuna, per fortuna anche
nelle disgrazie ci sono questi aspetti- la bimba viene seguita con molta
attenzione da questa psicologa del CAF -che è un centro diverso rispetto
al CBM dove le psicologhe non ci sono, là invece c'erano- e nel passare
del tempo si rendono conto che questa bambina non ha nessuna delle
caratteristiche psicologiche che i bambini abusati hanno. Ma il
marchingegno come abbiamo visto non si ferma, c'è un'altra visita
medica. E questa visita medica dà dei risultati falsi tanto quanto la
prima, anzi più falsi ancora, e su questo purtroppo non c'è stata, ma
forse non era nemmeno necessario, la possibilità di andare
sufficientemente a fondo in fase dibattimentale. E da lì si è creata
l'orfana, nel senso che da quel punto in poi, dalla visita medica
segnalata dal Pm della fase di indagine al tribunale di Milano con una
comunicazione puramente verbale, che però viene recepita come esistenza
di dati obiettivi dai quali si può desumere che la bambina è sottoposta
a trattamento improprio. Ecco, quelle valutazioni sbagliate
tecnicamente, ma lo dimostreranno poi solo i periti d'ufficio in sede di
incidente probatorio, dei consulenti tecnici del Pm -sempre gli stessi,
sono sempre quelli- a partire da lì si crea la bambina orfana, tuttora,
che si è probabilmente già dimenticata a distanza di 4 anni di avere
avuto un padre nella sua prima infanzia. Insomma, una vicenda di una
gravità assolutamente notevole. E però devo dire che in questa vicenda
ha giocato molto anche una totale sottovalutazione della dialettica che
può esserci, ci deve essere sempre fra Accusa e Difesa in fase di
indagini. Perché molti accertamenti noi li avevamo chiesti per tempo:
avevamo chiesto per tempo sia di verificare quelle circostanze che
riguardavano la madre, sia l'incidente probatorio. Che ci è stato
concesso invece soltanto in sede di udienza preliminare, e addirittura
con il parere contrario del Pm; avevano aderito invece a questa
richiesta di incidente probatorio le Parti Civili.
Cosa resta allora di questa Causa? Resta l'amarezza di vedere che si è
proceduto senza tenere conto minimamente delle esigenze di vita di
questa famiglia in tutti i suoi componenti, secondo un programma
prestampato, perché il programma di questo tipo di interventi lo si
ritrova negli atti di un convegno del 1995 in una pubblicazione curata
da Franco Angeli editore, che si chiama sarcasticamente " Minori
Giustizia, intervista interdisciplinare". In questa sarcastica
pubblicazione c'è un sarcastico articolo di un operatore della
giustizia, in cui si spiega esattamente cosa bisogna fare in questi
casi. Cioè far sparire il bambino, fare tutti gli accertamenti tecnici
senza che la difesa sia interpellata perché la difesa potrebbe pur
sempre inquinare le prove, e si dicono cosette di questo genere: "
Pericolosissimi al riguardo gli allontanamenti congiunti della figlia
con la madre, spesso presa da repentini rimorsi, e ancor più quelli che
portano all'affidamento temporaneo del minore ad altro famigliare".
Perché secondo queste note sono le madri i complici principali dei padri
in questo tipo di abusi. Leggo alla pagina 74: "I soggetti con maggior
capacità inquinanti sono le madri delle minori abusate dal padre o
patrigno", quindi c'è il mostro e l'alleato del mostro. E tutto questo
viene dato tutto per presupposto; e anzi si dice che è un bene che sia
così perché con il nuovo Codice l'indagine può restare per sei mesi
totalmente segreta. E questa era stata proprio segretata. E quindi non
si mandano gli avvisi per le consulenze tecniche. E concludersi senza
alcun clamore con un'archiviazione all'insaputa dello stesso indagato.
Ma quale archiviazione? Ma per carità di Dio! Qui ci sono state delle
proroghe, assolutamente superflue perché non è stato fatto assolutamente
nella per un anno e mezzo in queste indagini, che sono state rimesse in
movimento soltanto dal Giudice preliminare in fase di udienza
preliminare.
Un programma, quello compreso in questa pubblicazione, che è stato
quindi seguito alla lettera; tranne che in una parte, e questo è
inspiegabile. Tranne nella parte in cui questo è inspiegabile. Tranne
nella parte in cui questo programma prescriverebbe, quantomeno, che la
bambina, o il bambino, da questo punto di vista non cambia la
situazione, sia sentito con le cautele dovute alla sua età e in maniera
tale che resti una traccia documentata di quello che ha detto. E allora
questo è un interrogativo che io non so sciogliere. Ma per quale ragione
pur disponendo la Polizia di specchi unidirezionali nelle stanze della
squadra Mobile -lo so perché li ho visti io, e penso che qualsiasi Pm
che sia stato una volta nella vita alla Squadra Mobile o qualsiasi
avvocato penalista sanno che ci sono- non sono state fatte delle riprese
del colloquio con la bambina attraverso lo specchio unidirezionale? Ma
per quale ragione, se non c'erano i nastri per videoriprendere, ma per
quale ragione quantomeno non è stato utilizzato un registratore Philips
di quelli che costano trentamila lire, per raccogliere su un
nastro queste dichiarazioni. Così come analogamente abbiamo chiesto alla
consulente tecnica di oggi per quale ragione non ha fatto le fotografie,
e questa ci ha detto, come se la cosa avesse un senso, "non avevo la
macchina fotografica". Ecco, io credo che questa straordinaria
superficialità legata a non documentare l'atto, documentarlo soltanto
attraverso la biro che corre su un foglio, sintetizzando quello che può,
quindi rinunciando a priori a qualsiasi mezzo tecnico, non si dice a
qualsiasi garanzia perché anche l'esame della bambina avrebbe potuto e
dovuto essere condotto con incidente probatorio. Ma lasciamo perdere
questo; almeno la documentazione tecnica, Ecco, io credo che anche la
totale clamorosa superficialità con cui sono stati documentati gli atti
tragga il suo fondamento in quel vizio intellettuale che è il fanatismo
del quale parlavo prima. Perché se si dà per scontato che il "mostro"
esiste e che si tratta soltanto di trovare il mezzo più spedito per
inchiodarlo, beh, allora non ci si pongono neanche problemi di
documentazione degli atti, la necessità di un incidente probatorio,
la necessità del contraddittorio anche in fase di indagini, sono tutte
attività mentali, prima ancora che codicistiche, la cui necessità sorge
nel momento in cui si riconosce che quella di partenza contenuta nella
denuncia è un' ipotesi e che l'ipotesi deve essere verificata. Se si
parte invece dalla premessa che non c'è nessun bisogno di verificare
nessuna ipotesi, perché l'ipotesi si è già verificata con il riferimento
da parte di una madre di un racconto impreciso e confuso, ma di un
racconto, ad un'impiegata o alla donna delle pulizie del Centro Bambino
Maltrattato, e allora tutto il resto è superfluo. E' superfluo. Infatti
di tutto il resto non c'è stato specificatamente niente di regolare da
un punto di vista processuale, proprio in quanto evidentemente si è
ritenuto che fosse superfluo. Loro vedono, alla fine scopriamo in questa
vicenda documenti veramente inquietanti, come quello che ho prodotto
oggi dal quale risulta che all'interno della Congregazione dei Centri
dei bambini maltrattati -congregazione all'interno della quale quello di
Milano ha una funzione di leadership perché ha la presidenza e la
tesoreria, per dire - loro stessi riconoscono di avere una percentuale
clamorosamente alta, il 14,7% di casi falsamente positivi. E si pongono
il problema nel 2000 - il centro esiste dall'84- di abbattere la soglia
di questi falsi casi positivi per farli rientrare in quel limite che
considerano non si sa perché fisiologico, dal 2% all' 8% che viene
riscontrato in analoghe esperienze straniere. In altri termini se
dobbiamo applicare la loro statistica ci sono su 100 padri
ipoteticamente, o adulti, accusati di stupro, 15 innocenti ci sono.
Secondo loro. Secondo me saranno molti di più, se le tecniche di
indagine sono quelle lì, secondo il buon senso... Ma secondo loro ce ne
sono 15. E considerano fisiologico che i falsi casi positivi siano
invece dal 2 all'8%. A me sembrano anche tanti, devo dire, mi sembrano
tanti. E comunque troppi. Vuol dire che c'è qualcosa di sbagliato
proprio alla radice nel modo di operare: che la tecnica della
fabbricazione del "mostro" a partire dalle frasi dette senza angoscia,
senza tormento, giocando, da una bambina, è una tecnica che in sé desta
le maggiori preoccupazioni per le conseguenze rovinose che può avere,
come ha effettivamente avuto in questo caso. Lo riconoscono quindi anche
loro che esiste questo problema. E allora dilungarsi su cose marginali
diventa inutile. Non resta che prendere atto, con profonda amarezza
anche oggi, della realtà che in questa città, o forse in questo paese,
chi viene denunciato per qualsiasi ragione o per qualsiasi caso della
vita per un reato così infamante ha comunque la vita devastata, e la
vita devastata ce l' hanno anche sua moglie e ce l' hanno anche i suoi
figli. Non ci sono risarcimenti da chiedere rispetto ad eventi di questo
genere. Però sia pure con molto ritardo, perché anche i tempi della
Giustizia convergono nell'aumentare il danno, sia pure con molto ritardo
almeno qualche punti fermo andrebbe messo. E in questo caso sarebbe
importante, è importante, che venga pronunciata adesso questa sentenza
alla quale abbiamo aspirato da tanto tempo. Anche per consentirci poi di
riferire dell'esistenza di questa sentenza al Tribunale dei Minori per
la revoca di quei provvedimenti così draconiani che sono stati presi
contro questa famiglia. Mi pare che l'essenziale della questione sia
questa, per il resto gli argomenti sono stati presentati con grande cura
dal Pm. Ritengo in questo momento di non dovere aggiungere altro per
chiedere l'assoluzione del mio assistito dall'imputazione che gli è
stata ascritta, non avendo commesso i fatti che sono stati attribuiti.
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