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rivista internet di Teoria e Scienze criminali

 

CASISTICA DI CRIMINOLOGIA E POLITICA CRIMINALE
 
Pubblichiamo in esclusiva atti del processo (che noi definiamo "Peritopoli?") : la requisitoria dell'avv. Luigi Vanni, difensore  del padre accusato ingiustamente d' abuso sessuale sulla sua bimba.  Nel processo un Pubblico Ministero illuminato, (dott.ssa Tiziana Siciliano) ha chiesto l' assoluzione del padre e di processare, invece, chi ha condotto le indagini con assoluta incompetenza (assistenti sociali, poliziotti, periti d'ufficio...). (S. Fortunato)


DALL'ERRORE INVESTIGATIVO ALL'ERRORE GIUDIZIARIO
 

 Sull'incompetenza dei periti, assistenti sociali, poliziotti...
Se basta la denuncia
di avv. Luigi Vanni *
[*Difensore penalista dell' (ingiusto)imputato]

<<Non resta che prendere atto, con profonda amarezza, anche oggi, della realtà che in questa città, o forse in questo Paese, chi viene denunciato per qualsiasi ragione o per qualsiasi caso della vita, per un reato così infamante ha comunque la vita devastata, e la vita devastata ce l' hanno anche sua moglie e ce l' hanno anche i suoi figli. Non ci sono risarcimenti da chiedere rispetto ad eventi di questo genere >> (Luigi Vanni)


MILANO
21 dicembre 2000. Aula Penale del Tribunale. Viene data la parola all'avv. Vanni.

APPRENDO oggi dall'avv. Micheli (avv. di parte civile, ndr)  che la signora sarebbe ancora sotto pressione da parte degli assistenti sociali del Comune di Milano. Posso produrre al Tribunale se ha qualche rilevanza -ma credo che non ce l'abbia, le darò semmai a Micheli- le convenzioni che il Comune di Milano ha rinnovato ancora nel 2000 con il Centro Bambino Maltrattato, al quale anzi ha ampliato i finanziamenti consentendogli di avere altri 318 milioni per l'installazione di una hot line, così la chiamano loro. E quindi gli assistenti sociali del Comune di Milano in questo settore vuol dire assistenti sociali del CBM. Questa è la ragione per la quale, probabilmente, avv. Micheli, la signora si trova ancora nelle condizioni di dover subire gli interventi di questo genere, anche perché la bambina figura ancora essere affidata al Comune di Milano. Apprendo in questa occasione che il curatore speciale nominato, appunto, non so se dal Comune di Milano o dal Comune attraverso il Tribunale dei Minorenni, del minore chiede la condanna del mio assistito dopo 4 anni di istruttoria, alla quale sostanzialmente il curatore non ha partecipato perché non ha mai presentato istanze di alcun genere, neanche in sede d'incidente probatorio. Bene, chiede la condanna sulla base di una valutazione di verosimiglianza delle dichiarazioni di Y.  Io mi limito a ricordare alla collega, che sulla base delle dichiarazioni di verosimiglianza nel nostro Codice di procedura penale non si può condannare nessuno; o i fatti provati sono veri, fatti esposti nel capo di imputazione, oppure la valutazione di verosimiglianza non può fondare alcuna affermazione di responsabilità. Quella che viene definita del resto valutazione di verosimiglianza è il prodotto di affermazioni ascoltate soltanto de relato attraverso il filtro necessariamente rappresentato dalla madre, e attraverso il filtro assai più pregnante rappresentato dalle verbalizzazioni fatte in sede di squadra Mobile della Polizia. Contengono, fra l'altro, queste affermazioni delle incongruenze spaventose.
La prima, la più grave forse l' ha messa in evidenza già il Pubblico Ministero, quando ha detto: "Non è possibile materialmente che una creatura di tre anni riferendo di violenze sessuali nella cavità orale non riferisca anche di un senso di angoscia, di orrore, di disgusto". E invece la bambina quando ha parlato di questi argomenti ne ha sempre parlato con assoluta tranquillità e con assoluta serenità. E' privo di senso anche il discorso, o meglio ha un senso nel gioco verbale tipico dei bambini di tre anni, il discorso di "papà mi pungeva col pisello". Perché è sufficiente riflettere un attimo su quello che distingue, quanto a forma e quanto a dimensione, diciamolo pure, il pisello di un adulto da quello di un bambino di pochi anni, come erano quelli che la bambina aveva visto nell'altro bambino, con cui giocava nella piscina del giardino della casa, per capire che un pene di un adulto non può pungere.
Non può pungere e soprattutto non può pungere senza suscitare paura in una bambina che ha le dimensioni, diciamolo pure, all'età di tre anni, non molto superiori rispetto all'organo che ipoteticamente avrebbe dovuto pungerla. Quindi affermazioni in sé poco attendibili. A un certo punto la bambina parla di "pisello piccolo". Ma come è possibile che un uomo dell'età e della struttura dell'imputato abbia un pisellino piccolo? Quali altre ipotesi si possono fare su questo tema? Ad esempio che, ed è la più scolastica, la più ovvia, quella che il dottor Freud avrebbe sicuramente sottoscritto dall'inizio di questa storia se l'avesse letta, la bambina ben può aver visto nottetempo in un appartamento assai piccolo, come è quello che occupavano i genitori, che ci vivevano in 4 in una stanza da letto sola se non erro, può ben avere tra il conscio e l'inconscio, tra il sonno e la veglia, assistito o percepito un rapporto sessuale fra i genitori. E' un'ipotesi che nessuno ha fatto, perché non pareva necessario farla, oggi mi sento dire dalla collega che assiste il curatore, o curatore essa stessa, non lo so, che questo è verosimile. Dico è verosimile anche che in una casa piccola un bambino di tre anni percepisca qualcosa, magari confusamente, di un rapporto sessuale tra i genitori. Ma questo non ha nulla a che fare con il carattere di prova penale che qualunque affermazione deve avere per essere considerata in sede giudiziaria, che provenga da un bambino o da un adulto.
Particolare attenzione va data, però, alle dichiarazioni di un bambino, soprattutto quando sono de relato, perché come giustamente dice una notissima sentenza del tribunale Sezione Sesta del 1995: "I bambini in sé non sono né credibili né non credibili. Le loro dichiarazioni sono da considerarsi come elementi indizianti, e soltanto un'attività approfondita di valutazione psicologica o di valutazione medico-legale può  attribuire a queste dichiarazioni un carattere di verità oppure di fantasia. I bambini -dice questa sentenza- sono in quanto tali -a tre anni, ed è ovvio- soggetti oggettivamente suggestionabili, e soggettivamente e psicologicamente -leggo- inadatti in quanto tali a fornire una prova piena di quanto affermato". Dice il Tribunale sesta sez.: "Non si può, cioè, disquisire con finezza in termini psicologici sulla credibilità del bambino-testimone, ma di consentire che la credibilità di quanto dallo stesso affermato sia ridotta aliunde, senza forzature innocentiste o colpevoliste o suggestioni inquisitorie o inquinatorie. Va osservato -questa è la massima- che i bambini in età prescolare sono soggettivamente e oggettivamente né credibili né incredibili, in quanto la struttura formale, morale e psicologica della loro personalità non ha una definizione tale da consentire una valutazione così netta dei comportamenti e delle affermazioni agli stessi riportabili in termini di assoluta normalità esistenziale".
Allora -e chiudo questo discorso che pensavo anche di non dover fare- quando la bimba parla del gioco del "caccia" (riferimento all' aereo caccia, ndr) racconta di qualcosa che appartiene alla sua esperienza perché ha visto gli aerei. E il fatto di immedesimare suo padre in oggetti tanto vistosamente  forti, tanto vistosamente potenti, tanto vistosamente pungenti, può essere, ben può essere l'esercizio di una giocosa fantasia, come qualunque altro bambino può fare alla sua età senza aver subito molestie di alcun genere. Con lo stesso spirito giocoso e con lo stesso atteggiamento giocoso, e niente affatto angosciato,  preoccupato, tormentato, colpevolizzato o vergognoso, dicevo lo stesso atteggiamento col quale può riferire tranquillamente di avere visto i topi blu che partivano per le ferie. E con lo stesso atteggiamento giocoso con il quale riferiva di immedesimarsi nelle figure dei personaggi che di volta in volta vedeva sfilare sullo schermo televisivo. Chiudo questo capitolo della verosimiglianza per dire che l'immagine dibattimentale è stata molto utile a mio parere, perché ha consentito prima di tutto di sgombrare il campo, almeno in parte, di quell'ipotesi che io avevo fatto all'inizio dell'apertura del processo, sulla particolare inclinazione della signora X (moglie dell'imputato) a vedere reati sessuali dappertutto. Ecco, su questo voglio dare atto al mio collega Micheli, che l'ipotesi che io ho fatto, a partire dalle dichiarazioni originarie fatte nel settembre 1996 dal mio assistito (imputato) e dalle dichiarazioni di quella sua amica di famiglia, che purtroppo il Tribunale non ha sentito, amica di famiglia, che la si ritrova poi nelle intercettazioni telefoniche, circa ipotetiche violenze subite dalla moglie dell'imputato, ad opera del padre, erano delle ipotesi, come tali andavano verificate. Il Pubblico Ministero non ha ritenuto mai, (il Pm della fase delle indagini, dico) né di verificarle e né di smentirle, le ha lasciate così com'erano giacere nella memoria che io presentai all'epoca, e che probabilmente non è stata nemmeno letta visto che chiedevo otto accertamenti istruttori e che sono stati eseguiti solo in parte e solo a due anni di distanza dal momento in cui fu presentata. Non avrà subito violenze da parte del padre la signora, quantomeno violenze sessuali. Sicuramente, come diceva qui il Pm, ha avuto una figura paterna particolarmente tormentosa però, per il suo temperamento e per i suoi comportamenti. Abbiamo appreso anche dalla signora X, moglie dell'imputato, che non di violenza sessuale subita ma di violenza sessuale tentata si è trattato quando ha denunciato quei due ragazzotti di Rovigo, dei quali uno è stato anche condannato perché ha effettivamente invece perpetrato la violenza sulla cugina. Noi non potevamo, non abbiamo la sfera di cristallo, non potevamo sapere che soltanto la cugina fosse stata violentata e lei no. Noi sapevamo soltanto, per sentito dire del nostro cliente, che c'era stata una denuncia per violenza sessuale in seguito alla quale uno degli imputati era stato assolto e l'altro condannato, abbiamo detto quello che sapevamo.
Su quell'episodio non c'è niente da dire. L'abbiamo sentito dai testimoni, è quello che è, forse non porta nessun elemento di novità all'interno di questo processo, però certamente mostra delle ansie particolari della signora legate forse alla sfera sessuale -per carità non tutte le ansie sono legate alla sfera sessuale, ci mancherebbe- ma legate alle condizioni di salute gravissime di quel bambino che pure le è stato inopinatamente sottratto, quanto all'affidamento, proprio in seguito a questa tormentosa vicenda il Pm vi ha descritto. Sgombriamo il campo, quindi, anche da questo,nessuno qui ritiene che la signora X (moglie dell'imputato) sia meno che una buona madre e che abbia fatto tutto quello che umanamente poteva per far fronte ai problemi che la sua famiglia ed i suoi due figli le presentavano. Con gli strumenti che aveva. Ecco, con gli strumenti che aveva. Ciascuno di noi genitori certe volte riesce da solo ad affrontare i temi e le preoccupazioni che i bambini, i ragazzi propongono, certe volte ha bisogno di aiuto. La moglie dell'imputato, mio cliente, ha avuto bisogno di aiuto, ed è capitata in una situazione di grave disastro. Perché a fronte della sua richiesta di poter conferire con una psicologa, richiesta peraltro condivisa dal marito. E qui, e qui, A.L. devi cercare di capire che se il mio cliente, se l'imputato, avesse avuto alcunché da nascondere avrebbe cercato di indurre la moglie a non portare la bambina dalla psicologa. Ha fatto esattamente il contrario, secondo quanto la moglie ci ha detto. Altroché cortina di silenzio. L'imputato si è invece trovato d'accordo con la moglie per cercare di provocare un contatto fra la bimba e una psicologa, perché la  bambina potesse parlare liberamente di queste sue fantasie di natura sessuale o d'altro tipo. Perché potesse affrontare veramente con aiuto terapeutico al di fuori della famiglia anche il tema della sua strabiliante vivacità che evidentemente metteva in crisi un pochino la madre già troppo occupata con l'assistenza al figlio maggiore (portatore di handicap, ndr).Quindi nessun tentativo di coprire alcunché. Non c'era niente da coprire all'interno del nucleo familiare, massima apertura verso gli aiuti, da qualunque parte venissero.
Abbiamo una signora, quella fantomatica signora "Marchesa", che io, io dico con un artificio retorico, mi auguro che non esista. Mi auguro che non ci sia nessuna signora "Marchesa". Mi auguro che sia un nome d'arte, che la donna delle pulizie del centro bambino maltrattato adotta quando vuole ricevere qualcuno, quando riceve qualcuno e si trova lì da sola, e non sa come qualificare la sua presenza, forse è una donna delle pulizie e dice "sono la signora Marchesa" come potrebbe dire "sono la signora Brambilla" o la "signora Colombo". Mi auguro che non esista. Perché se questa donna esiste, questa donna ha nel caso concreto realizzato, a mio parere, quantomeno, un esercizio abusivo di attività professionale. Perché di fronte ad una signora che ti chiede di parlare con una psicologa, tu che forse sei un'assistente sociale, ma forse non lo sei neanche, -non è emerso questo dato- tu ti prendi da sola la responsabilità di dirle "la via dell'incontro con la psicologa e la via giudiziaria all'accertamento della verità sono la stessa cosa"? La stessa cosa? Ma Vi rendete conto, signori Giudici, della gravità di un'affermazione di questo genere fatta a una donna che cerca aiuto psicologico per capire se sua figlia ha dei problemi? Ma Vi rendete conto?
Dicevo, questa signora Marchesa, che mi auguro non esista, si è assunta la responsabilità terribile di occultare tutte le psicologhe e tutti gli psicologi del Centro Bambino Maltrattato, che ha trenta persone al suo interno. Questo risulta dalle convenzioni stipulate con il Comune di Milano. Dei quali molti sono psicologi e psicologhe, e risulta anche dall'organigramma del CBM, almeno nella parte in cui costoro confluiscono nel più ampio Consorzio dei Centri, di cui abbiamo documentato l'esistenza attraverso quel documento che abbiamo prodotto oggi. Decine di psicologi ci sono.
C'è un'altra ipotesi sull'assenza della psicologa e sull'attività sostitutiva data dalla Marchesa che è più agghiacciante di quella che ho fatto.Ed è che fossero tutte in ferie. Se voi notate la scansione delle date, la signora X, moglie del mio cliente, si presenta al CBM nella prima settimana di settembre. Ora, per quello che so io, ma posso sbagliare, quindi non Ve lo voglio presentare come un fatto notorio o come una massima d'esperienza, accade che spesso gli psicologi e le psicologhe che si occupano di bambini stanno in vacanza fino a tardi, perché sono i bambini che stanno in vacanza, e quindi rientrano soltanto quando inizia il periodo scolastico. Ecco, io non vorrei che da un'indagine più accurata sull'inizio di questa sciagura, -che pure qualcuno dovrà pagare e che comunque faremo, lo dico con sincerità perché mi sono ormai appassionato a questo caso che seguo da 4 anni- non vorrei che si venisse a scoprire l'assoluta banalità dell'inesistenza temporanea di psicologhe in servizio, ancorché magari retribuite o semplicemente in ferie, dovuto al fatto che si era ai primi di settembre.
Certo è che per un motivo o per l'altro, perché erano in ferire o per gelosia professionale della marchesa -perché vedremo fra quei documenti che Vi ho dato sul Centro nazionale di questi servizi per la protezione dei bambini, segnalano loro stessi che uno dei problemi è quello della competizione fra operatori di diversa formazione, lo segnalano loro stessi al loro interno dico- certo è che la Marchesa fa tutto da sola. Fa tutto da sola e si arroga il diritto di dire a questa donna "o tu fai la denuncia entro lunedì..." Stabilisce anche un termine del tutto arbitrario. Vi rendete conto che è del tutto arbitrario, perché nessuna legge stabilisce che una denuncia debba essere fatta in una certa data piuttosto che in un'altra. La denuncia anche dal pubblico ufficiale che ha obbligo di denuncia deve essere fatta quando ci sono almeno delle indicazioni precise su elementi costitutivi di reato. E invece questa donna stabilisce un termine completamente arbitrario entro il quale, prendere o lasciare, la signora X, moglie dell'imputato, deve decidere se inchiodare il marito o inchiodare se stessa e sua figlia, e sopratutto sua figlia, sulla base di poche parole dette con serenità, tranquillamente, senza angoscia, giocando e senza sofferenza alcuna, da sua figlia.
Ovviamente in quel momento la moglie dell'imputato non trova altro che consultarsi con l'avvocato civilista che abita nello stabile. In tutti gli stabili abita un avvocato civilista e in tutti gli stabili l'avvocato civilista dà pareri legali a tutti. A quel punto lì presenta la denuncia e si innesca questo meccanismo, che è quello che Vi è stato ampiamente descritto dal Pm.
Io credo che sia interessante considerare in questa vicenda come il fanatismo, che secondo me è la vera chiave di lettura di questa storia, il fanatismo connesso alla certezza già raggiunta dell'esistenza del mostro-padre, perché la certezza era già stata raggiunta dalla signora Marchesa -che ci auguriamo che non esista all'interno di quel Centro- produce poi a cascata tutte le conseguenze che il fanatismo, inteso come azzeramento dell'intelligenza, può produrre in un processo.
Vale a dire, l'assenza dell'incidente probatorio sulle ipotetiche lesioni. Perché se di lesioni si fosse trattato, e non c'erano, ma se ci fossero state avrebbero dovuto essere accertate con incidente probatorio, se è vero quello che poi ci viene detto che alcune lesioni possono guarire rapidamente e addirittura non lasciare traccia. Quindi l'incidente probatorio non viene fatto.
Non viene fatta neanche una consulenza in contraddittorio ex art. 360 del cpp, che avrebbe dato meno garanzie dell'incidente probatorio però avrebbe consentito ai nostri tecnici di interloquire per far notare quantomeno quello che emergerà solo due anni dopo, cioè che c'era un imene settato, e che quindi l'ipotesi dell'allargamento dell'imene settato; e che quindi l'ipotesi dell'allargamento dell'imene era un'ipotesi completamente campata per aria. Ancora il fanatismo inteso come certezza raggiunta prima di qualsiasi accertamento induce, già nella prima fase, a ritenere che debba essere preso immediatamente il provvedimento di allontanamento da parte del Tribunale dei Minorenni, addirittura con l'uscita di tutti da casa. -Permettetemi, se qualche merito ho avuto in questa causa, questo me lo voglio arrogare, di consigliare all'imputato "vada via Lei di casa per consentire a sua moglie di tornarci dentro e di continuare ad occuparsi di suo figlio, e continuando a lavorare, se non oltre le sciagure che già sono capitate a quella povera donna perderà anche il posto di lavoro, con le conseguenze rovinose che si possono immaginare".- Quindi il Tribunale dei Minorenni non fa nessun accertamento, come non aveva fatto nessun accertamento e sulla base del presupposto non verificato della colpevolezza del "mostro" lo manda via di casa.
La sequenza continua poi fino a che -per fortuna, per fortuna anche nelle disgrazie ci sono questi aspetti- la bimba viene seguita con molta attenzione da questa psicologa del CAF -che è un centro diverso rispetto al CBM dove le psicologhe non ci sono, là invece c'erano- e nel passare del tempo si rendono conto che questa bambina non ha nessuna delle caratteristiche psicologiche che i bambini abusati hanno. Ma il marchingegno come abbiamo visto non si ferma, c'è un'altra visita medica. E questa visita medica dà dei risultati falsi tanto quanto la prima, anzi più falsi ancora, e su questo purtroppo non c'è stata, ma forse non era nemmeno necessario, la possibilità di andare sufficientemente a fondo in fase dibattimentale. E da lì si è creata l'orfana, nel senso che da quel punto in poi, dalla visita medica segnalata dal Pm della fase di indagine al tribunale di Milano con una comunicazione puramente verbale, che però viene recepita come esistenza di dati obiettivi dai quali si può desumere che la bambina è sottoposta a trattamento improprio. Ecco, quelle valutazioni sbagliate tecnicamente, ma lo dimostreranno poi solo i periti d'ufficio in sede di incidente probatorio, dei consulenti tecnici del Pm -sempre gli stessi, sono sempre quelli- a partire da lì si crea la bambina orfana, tuttora, che si è probabilmente già dimenticata a distanza di 4 anni di avere avuto un padre nella sua prima infanzia. Insomma, una vicenda di una gravità assolutamente notevole. E però devo dire che in questa vicenda ha giocato molto anche una totale sottovalutazione della dialettica che può esserci, ci deve essere sempre fra Accusa e Difesa in fase di indagini. Perché molti accertamenti noi li avevamo chiesti per tempo: avevamo chiesto per tempo sia di verificare quelle circostanze che riguardavano la madre, sia l'incidente probatorio. Che ci è stato concesso invece soltanto in sede di udienza preliminare, e addirittura con il parere contrario del Pm; avevano aderito invece a questa richiesta di incidente probatorio le Parti Civili.
Cosa resta allora di questa Causa? Resta l'amarezza di vedere che si è proceduto senza tenere conto minimamente delle esigenze di vita di questa famiglia in tutti i suoi componenti, secondo un programma prestampato, perché il programma di questo tipo di interventi lo si ritrova negli atti di un convegno del 1995 in una pubblicazione curata da Franco Angeli editore, che si chiama sarcasticamente " Minori Giustizia, intervista interdisciplinare". In questa sarcastica pubblicazione c'è un sarcastico articolo di un operatore della giustizia, in cui si spiega esattamente cosa bisogna fare in questi casi. Cioè far sparire il bambino, fare tutti gli accertamenti tecnici senza che la difesa sia interpellata perché la difesa potrebbe pur sempre inquinare le prove, e si dicono cosette di questo genere: " Pericolosissimi al riguardo gli allontanamenti congiunti della figlia con la madre, spesso presa da repentini rimorsi, e ancor più quelli che portano all'affidamento temporaneo del minore ad altro famigliare". Perché secondo queste note sono le madri i complici principali dei padri in questo tipo di abusi. Leggo alla pagina 74: "I soggetti con maggior capacità inquinanti sono le madri delle minori abusate dal padre o patrigno", quindi c'è il mostro e l'alleato del mostro. E tutto questo viene dato tutto per presupposto; e anzi si dice che è un bene che sia così perché con il nuovo Codice l'indagine può restare per sei mesi totalmente segreta. E questa era stata proprio segretata. E quindi non si mandano gli avvisi per le consulenze tecniche. E concludersi senza alcun clamore con un'archiviazione all'insaputa dello stesso indagato. Ma quale archiviazione? Ma per carità di Dio! Qui ci sono state delle proroghe, assolutamente superflue perché non è stato fatto assolutamente nella per un anno e mezzo in queste indagini, che sono state rimesse in movimento soltanto dal Giudice preliminare in fase di udienza preliminare.
Un programma, quello compreso in questa pubblicazione, che è stato quindi seguito alla lettera; tranne che in una parte, e questo è inspiegabile. Tranne nella parte in cui questo è inspiegabile. Tranne nella parte in cui questo programma prescriverebbe, quantomeno, che la bambina, o il bambino, da questo punto di vista non cambia la situazione, sia sentito con le cautele dovute alla sua età e in maniera tale che resti una traccia documentata di quello che ha detto. E allora questo è un interrogativo che io non so sciogliere. Ma per quale ragione pur disponendo la Polizia di specchi unidirezionali nelle stanze della squadra Mobile -lo so perché li ho visti io, e penso che qualsiasi Pm che sia stato una volta nella vita alla Squadra Mobile o qualsiasi avvocato penalista sanno che ci sono- non sono state fatte delle riprese del colloquio con la bambina attraverso lo specchio unidirezionale? Ma per quale ragione, se non c'erano i nastri per videoriprendere, ma per quale ragione quantomeno non è stato utilizzato un registratore Philips di quelli che costano trentamila lire, per raccogliere su un nastro queste dichiarazioni. Così come analogamente abbiamo chiesto alla consulente tecnica di oggi per quale ragione non ha fatto le fotografie, e questa ci ha detto, come se la cosa avesse un senso, "non avevo la macchina fotografica". Ecco, io credo che questa straordinaria superficialità legata a non documentare l'atto, documentarlo soltanto attraverso la biro che corre su un foglio, sintetizzando quello che può, quindi rinunciando a priori a qualsiasi mezzo tecnico, non si dice a qualsiasi garanzia perché anche l'esame della bambina avrebbe potuto e dovuto essere condotto con incidente probatorio. Ma lasciamo perdere questo; almeno la documentazione tecnica, Ecco, io credo che anche la totale clamorosa superficialità con cui sono stati documentati gli atti tragga il suo fondamento in quel vizio intellettuale che è il fanatismo del quale parlavo prima. Perché se si dà per scontato che il "mostro" esiste e che si tratta soltanto di trovare il mezzo più spedito per inchiodarlo, beh, allora non ci si pongono neanche problemi di documentazione degli atti, la necessità di un incidente probatorio, la necessità del contraddittorio anche in fase di indagini, sono tutte attività mentali, prima ancora che codicistiche, la cui necessità sorge nel momento in cui si riconosce che quella di partenza contenuta nella denuncia è un' ipotesi e che l'ipotesi deve essere verificata. Se si parte invece dalla premessa che non c'è nessun bisogno di verificare nessuna ipotesi, perché l'ipotesi si è già verificata con il riferimento da parte di una madre di un racconto impreciso e confuso, ma di un racconto, ad un'impiegata o alla donna delle pulizie del Centro Bambino Maltrattato, e allora tutto il resto è superfluo. E' superfluo. Infatti di tutto il resto non c'è stato specificatamente niente di regolare da un punto di vista processuale, proprio in quanto evidentemente si è ritenuto che fosse superfluo. Loro vedono, alla fine scopriamo in questa vicenda documenti veramente inquietanti, come quello che ho prodotto oggi dal quale risulta che all'interno della Congregazione dei Centri dei bambini maltrattati -congregazione all'interno della quale quello di Milano ha una funzione di leadership perché ha la presidenza e la tesoreria, per dire - loro stessi riconoscono di avere una percentuale clamorosamente alta, il 14,7% di casi falsamente positivi. E si pongono il problema nel 2000 - il centro esiste dall'84- di abbattere la soglia di questi falsi casi positivi per farli rientrare in quel limite che considerano non si sa perché fisiologico, dal 2% all' 8% che viene riscontrato in analoghe esperienze straniere. In altri termini se dobbiamo applicare la loro statistica ci sono su 100 padri ipoteticamente, o adulti, accusati di stupro, 15 innocenti ci sono. Secondo loro. Secondo me saranno molti di più, se le tecniche di indagine sono quelle lì, secondo il buon senso... Ma secondo loro ce ne sono 15. E considerano fisiologico che i falsi casi positivi siano invece dal 2 all'8%. A me sembrano anche tanti, devo dire, mi sembrano tanti. E comunque troppi. Vuol dire che c'è qualcosa di sbagliato proprio alla radice nel modo di operare: che la tecnica della fabbricazione del "mostro" a partire dalle frasi dette senza angoscia, senza tormento, giocando, da una bambina, è una tecnica che in sé desta le maggiori preoccupazioni per le conseguenze rovinose che può avere, come ha effettivamente avuto in questo caso. Lo riconoscono quindi anche loro che esiste questo problema. E allora dilungarsi su cose marginali diventa inutile. Non resta che prendere atto, con profonda amarezza anche oggi, della realtà che in questa città, o forse in questo paese, chi viene denunciato per qualsiasi ragione o per qualsiasi caso della vita per un reato così infamante ha comunque la vita devastata, e la vita devastata ce l' hanno anche sua moglie e ce l' hanno anche i suoi figli. Non ci sono risarcimenti da chiedere rispetto ad eventi di questo genere. Però sia pure con molto ritardo, perché anche i tempi della Giustizia convergono nell'aumentare il danno, sia pure con molto ritardo almeno qualche punti fermo andrebbe messo. E in questo caso sarebbe importante, è importante, che venga pronunciata adesso questa sentenza alla quale abbiamo aspirato da tanto tempo. Anche per consentirci poi di riferire dell'esistenza di questa sentenza al Tribunale dei Minori per la revoca di quei provvedimenti così draconiani che sono stati presi contro questa famiglia. Mi pare che l'essenziale della questione sia questa, per il resto gli argomenti sono stati presentati con grande cura dal Pm. Ritengo in questo momento di non dovere aggiungere altro per chiedere l'assoluzione del mio assistito dall'imputazione che gli è stata ascritta, non avendo commesso i fatti che sono stati attribuiti.