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LEO E KATE
IN TITANIC, OSSIA LA FINZIONE |
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Erika ha scritto delle lettere nel '98 a Marco Nicoletta, presidente del
“Fans Club Leonardo Di Caprio”, nell’intento che fossero destinate al
divo di Hollywood, del quale ne era una perduta ammiratrice. Dal
contenuto delle lettere e dei disegni allegati, emerge un innamoramento
non corrisposto, quindi, del tutto immaginario verso il mito Leonardo Di
Caprio (come era tipico riscontrare due anni fa, tra le adolescenti, che
affollavano le sale cinematografiche per vedere il superkolossal
Titanic, durata 194 min., vincitore di 11 premi Oscar).
Addirittura, un'alunna della Scuola Media "G. Pascoli" di Catanzaro, mi
ha confidato di averlo visto 40 volte, tenendo conto che durava tre ore,
quella ragazzina (dai genitori ignari degli effetti dei media) ha
trascorso ben 1200 ore davanti al Grande Schermo per ammirare la
drammatica storia d'amore, tra Leonardo Di Caprio e l'attrice Kate
Winslet!
Nel film la bella protagonista s'innamora di Di Caprio, contro il volere
della sua famiglia, che combatte e disprezza. Insieme lottano ed
affrontano ogni difficoltà, fino alla morte fisica di lui, che si si
sacrifica per lei, che si lascerà consumare nel tempo dai ricordi
struggenti del passato. |
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ERIKA E OMAR A
NOVI LIGURE, OSSIA LA REALTA' |
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Erika di questa finta storia di celluloide (probabilmente) ha
introiettato dentro di sé il ruolo di Kate, identificandosi. Ha poi
proiettato questo falso innamoramento vero Di Caprio, ma essendo
immaginario e non reale, nell'immaginazione c'è posto anche per Marco,
quale figura di ripiego di Di Caprio (in assenza dell'originale si
accontenta, diciamo così, della "brutta copia"); ed, in seguito,
nell'immaginario, l'innamoramento è stato spostato totalmente verso Omar,
forse perché è sempre lì, a portata quotidiana di mano, nella cittadina
di Novi.
Omar, potrebbe ricordare il Di Caprio idealizzato da Erika, non per
l'impareggiabile bellezza del divo, ma perché, come il personaggio del film,
anch'egli non è ricco, è un po' ribelle e, soprattutto, trasgressivo al
punto giusto, ossia, quanto basta per essere antipatico alla famiglia di lei,
benpensante e borghese, proprio come la famiglia di Kate.
L'immaginario di Erika diventa realtà deviata e deviante, complotto e psicosi,
amore, vita e morte in un cocktail paranoico, che coinvolge e affonda Omar,
distruggendolo sia come inconsapevole vittima (del falso innamoramento di lei)
sia come carnefice. |
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FILM E
REALTA', PARALLELISMO TRA LEO E KATE / ERIKA E OMAR |
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Nel film Kate sfida la propria famiglia innamorandosi di Di Caprio,
insieme, lottano su quella nave, teatro e patibolo del loro amore,
manifestandosi ripetute prove d'amore (lei che lo libera dalle manette,
superando il pericolo dell'acqua dell'oceano che la nave imbarca; lui
che supera ogni ostacolo tenendola per mano, prima, per salire dalla
stiva alla prua, poi, nelle gelide acque a trovare una zattera, un
appiglio galleggiante per non affogare e una volta reperito, lo offre
eroicamente a lei, morendo assiderato ed in silenzio). Insieme, dunque,
lottano tra la vita e la morte, in nome del loro amore promesso.
Erika s'innamora di Omar sfidando il volere contrario della propria
famiglia. A lui, nello scenario teatrale di Novi Ligure, chiede
ripetute prove d'amore, come segno di sfida e braveria, a conferma del
loro amore. Gli chiede di picchiare un ragazzo e Omar lo fa per lei, per
sentirsi il suo eroe. Gli chiede di fare sesso a casa sua e lui ci va
sfidando il pericolo che possano sopraggiungere i genitori di Erika. In
tal caso, non apprezzandolo come fidanzato, ne scaturirebbe inevitabilmente
una furibonda lite. Omar, però, si offre sprezzante del
pericolo, calato -suo malgrado- in quel ruolo "eroico" alla Di
Caprio. E' sempre pronto
a sacrificarsi per la sua amata: bella, ricca, passionale, invidiata e
invidiabile. Un rapporto di falso innamoramento, alimentato dal gioco
pericoloso della cocaina.
Nel film, ossia nell'arte della finzione per eccellenza, Kate riesce a
sopravvivere alle fredde acque dell'oceano, ma poi affonda nella
solitudine della vita, fino alla vecchiaia, lasciandosi dietro le spalle
solo morte e ricordi, insormontabili e strazianti.
Erika - fatte le debite proporzioni- è sopravvissuta allo scenario di
morte e tradimenti da lei stessi pianificati e realizzati, lo scenario
ha visto come vittime reali, purtroppo, sua madre e il fratellino, poi
è affondata dietro una fredda maschera
diabolica, nel tentativo di lasciarsi dietro le spalle solo morti e ricordi,
insormontabili e strazianti. |
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PSICOANALISI DELL'INNAMORAMENTO |
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La capacità di vivere
l'innamoramento nasce dalla famiglia d'origine. Da una parte, il modello
della coppia genitoriale funge da riferimento (per esempio, il modo di
manifestare l'affetto, di essere coppia, i ruoli assunti), dall'altra i
bisogni personali di ciascun genitore possono limitare il campo d'azione
del figlio, vincolandolo nella sua libertà di decidere. Ed è
quest'ultimo aspetto che può condurre a patologie criminogene. Il falso
innamoramento è proprio quello in cui la scelta affettiva è stata frutto
di una scelta razionale, calcolata, fissata da criteri precisi: "L'altro
rappresenta la realizzazione dei nostri bisogni" (Witaker, 1990). "Il
far innamorare o innamorarsi rappresentano una prima conferma alla
propria identità personale, determinato da come sono state organizzate
soggettivamente" (Imbasciati, 1989). Nel caso di Erika c'è un falso
innamoramento verso il mito e un altro verso la figura di ripiego, Omar.
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L'INNAMORAMENTO E IL DELIRIO |
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L'innamoramento verso il mito è un falso innamoramento,
dato che sin dalla cultura primitiva il mito esplica una funzione
indispensabile: è l'espressione, la valorizzazione, la codificazione di
un credo. "Il mito è una storia sacra difficile da scardinare" (Pace,
1984). Possiamo dire, dunque, che "il mito programma il destino di
una persona" (Andolfi; Peluso, 1987).
I riti familiari, invece,
hanno il compito di trasmettere ai partecipanti valori, attitudini e
modalità comportamentali nei confronti di situazioni specifiche o di
vissuti emotivi ad essi collegati.
I riti familiari sono influenzati
dalle convenzioni e dai valori dell'ambiente culturale esterno. Essi
hanno una chiara funzione di apprendimento: "Sono lo strumento per
conoscere gli altri e per comportarsi in maniera adeguata nei loro
confronti" (A. Peluso, 1992). Nell'innamoramento lui e lei portano
con sé anche le rispettive storie sui grandi temi della vita (il
modo di superare piccoli e grandi eventi, il senso della morte o
della nascita, la religiosità); insieme devono trovare ideali comuni
o un rispetto |
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vero verso gli ideali e le idealità non condivisi dell'altro.
L'uomo del XX Secolo -diceva Pirandello- non fa altro che
costruirsi una personalità illusoria: crede di essere quello che non è e
non si accorge di come in lui giochi l'influenza alienante della società,
che lo costringe a mentire a se stesso, ad accettare una falsa morale e
ad adattarsi all'ideologia dominante, impedendogli, così, di conoscere
la sua vera individualità. In famiglia, per esempio, non bisognerebbe mai sottovalutare la prima
cotta del figlio adolescente. In essa si vivono le prime
emozioni, le delusioni. Occorrerebbe, invece, rendere la crescita
biologica in sintonia con quella psicologica.
L'adolescente vuoto, senza pensieri, che ripete ruoli rigidi appresi
soprattutto dai mass-media (Titanic in testa), che costruisce
un'identità basata sull'apparenza, sulla finzione e sull'inganno verso sé e gli altri, crea le basi di un adulto superficiale,
sballottato dagli eventi, alla ricerca di una pseudofelicità che non
raggiungerà mai e che lo porterà, invece, ad affogare non nelle acque
dell'oceano, ma nel proprio vuoto e nella disillusione alimentata dalla
solitudine che trova nella cocaina e nella trasgressione uno stimolo
ancora più illusorio, che, come in un vortice, lentamente porta al corto
circuito del cervello. |
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