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A rischio di sembrare
schematico, è utile ordinare i principali tipi d' interpretazione in
una tabella sinottica. Vediamo in breve come la tabella è costruita.
La prima idea essenziale è che i vari tipi d' interpretazione
possano, tutti, distribuirsi anzitutto in coppie autentiche; che ci
sia, per così dire, tra le interpretazioni, un primo ordine
"binario". Le coppie antitetiche fondamentali da me accolte sono 6,
e cioè: 1. interpretazione "oggettiva"-interpretazione soggettiva;
2. interpretazione "storica" - interpretazione "evolutiva"; 3.
interpretazione "letterale" -interpretazione "fondamentale"; 4.
interpretazione fondamentale "concettuale" -interpretazione
fondamentale "teleologica"; 5. interpretazione "settoriale"-
interpretazione "sistematica"; 6. interpretazione sistematica
"parziale" -interpretazione sistematica "totale". La seconda
idea, su cui è costruita la tabella, è che le 6 coppie sono
sempre -o quasi sempre- mutuamente non esclusive, mutuamente
combinabili, e che è quindi un'astrazione considerare le singole
coppie isolatamente, come fa in genere la teoria
dell'interpretazione. Esistono invece tanti tipi di interpretazione
concreti quanti ne vengono elencati a destra della tabella, in
corrispondenza alla cifra 24; cioè ne esistono appunto 24, che è il
totale delle combinazioni logicamente possibili una volta che da
quel totale vengano sottratte le combinazioni che sembrano puramente
scolastiche o prive di senso. Queste ultime combinazioni sono
appunto quelle che figurano sbarrate (e sono: l'interpretazione
soggettiva-evolutiva e l'interpretazione
fondamentale-concettuale-settoriale). Uno dei 24 tipi concreti
d'interpretazione è per esempio (scelgo, a caso, l'ottavo dall'alto)
l'interpretazione
oggettiva-storica-fondamentale-teleologica-sistematica-totale,
definita in base a 6 qualificazioni. Ogni tipo concreto è definito
necessariamente in base a non meno di 4 e non più di 6
qualificazioni.
Le cifre in basso alla tabella indicano il numero di tipi concreti
d'interpretazione che risultano dalla progressiva combinazione dei
tipi astratti fondamentali. Il totale è 24; ciò significa che ogni
proposizione normativa è suscettibile di essere interpretata in 24
modi diversi. Ora, non è affatto detto che questi modi portino tutti
allo stesso risultato; è anzi probabile, per come i modi si
distinguono tra loro, che portino quasi sempre a risultati diversi,
che per esempio il significato "oggettivo" della norma sia diverso
da quello "soggettivo", il significato "storico" da quello
"evolutivo"; mentre è certo che il significato "fondamentale" è
diverso da quello "letterale", quello "concettuale" da quello
"teleologico". Quindi, se postuliamo (e facendolo non andiamo molto
lontano dal vero) che per ciascun metodo ci sia un risultato
diverso, abbiamo che ogni proposizione normativa può avere, in
media, a seconda del tipo d'interpretazione che si voglia adottare,
24 significati diversi.
Questa cifra presuppone però che ogni singolo metodo porti a un
solo risultato. La verità è invece che per ogni tipo
d'interpretazione i risultati possibili sono più di uno. Nella
tabella, a destra, il segno R indica appunto i risultati di ciascun
metodo. Supponendo che ciascun metodo dia in media 3 risultati
accettabili, abbiamo che ogni proposizione normativa può avere, in
media, 24 X 3 = 72 significati accettabili. L'ulteriore
moltiplicazione per 2 di tale cifra all'estrema destra della tabella
si riferisce al fatto per cui ogni proposizione giuridica, una volta
interpretata, può venire utilizzata, di fronte a un caso nuovo, o
ragionando per analogia o ragionando a contrario: ciò che
apre al giurista una media di 144 usi possibili di ogni proposizione
normativa. Non ho bisogno di dire che la tabella va presa con
giudizio. Le cifre indicate non sono una specie di "cabala
assoluta", così come non sono concetti assoluti i tipi
d'interpretazione accolti. Si trattava solo di rendere
"visualizzabile" un insieme di problemi piuttosto complesso,
evitando che la complessità facesse perdere di vista l'insieme, e di
dare un'idea dell'ordine di grandezza approssimativo di quello che
si potrebbe chiamare lo "spazio ermeneutico" in cui è chiamato e
autorizzato a muoversi il giurista. |